BOC day 12: la perla di Mavrovo

Sono le 8:00 e siamo già in giro.

Ogni ora di sole è preziosa e non vogliamo sprecarla. Peccato che a quest’ora pure i molti monasteri e chiesette di Ocrida siano chiusi. Non c’è neanche un cane in giro… anzi no, ce ne sono ben tre che si avvicinano e iniziano a snasarci per bene.

Non abbiamo croccantini per loro, ma sembrano non curarsene, ci seguono comunque. Arriviamo alla Chiesa di Santa Sofia – chiusa. Next!

San Giovanni fatti sotto! Torniamo verso il promontorio che ieri sera ci aveva incantato, alla Chiesa Sveti Jovan Kaneo, che, come dice il nome, San Giuàn fa minga ingànn.

Nel tragitto la muta di cani che ci segue, decide di rompere le scatole ad un gattino e riesce nell’intento, salvo poi farsi umiliare nonostante la maggioranza numerica. Quando poi arrivano nel quartiere di Gattoggiaro, dove sono in palese minoranza passano con la coda tra le gambe, per poi andare a litigare con un bulldog in una casa vicina. Tutto sembra la metafora perfetta della storia recente di questi Stati.

Tornano da noi e si inseriscono in ogni foto, mostrandoci le chiappe.

Seguendo la mappa di Tomič-Atomič, percorriamo un sentiero nel bosco, che viene interrotto da un mega cantiere che si frappone tra noi e il Monastero di San Pantaleone. Per una città dichiarata parte del Patrimonio dell’UNESCO ci sembra tutto molto strano. Si tratta del università di Ocrida, che sorge letteralmente attaccata al monastero; in alcuni punti proprio sopra a dei reperti di chiese paleocristiane. Questo monastero fu costruito come edificio liturgico e luogo in cui insegnare ai discepoli del santi la sua variante dell’alfabeto glagolitico, nota come alfabeto cirillico come lo conosciamo oggi
(usato per tradurre la Bibbia in antico slavo ecclesiastico). Forse il collegamento con l’università deriva proprio da questo fatto? Comunque qualche metro più in là non sarebbe stato male. Visitiamo il monastero da fuori, mentre la parte interna è chiusa – Next!

Torniamo a Santa Sofia che nel frattempo ha aperto le porte, dribbliamo una guida che ci insegue al grido “Italiani Macedoni più che amici, fratelli!” e ce la giriamo con calma.

Secondo una leggenda, a Ocrida ci sarebbero ben 365 chiese, una per ogni giorno dell’anno. In realtà oggi se ne contano molte meno, ma questa credenza potrebbe avere un fondamento visto che, durante il Medioevo, la città era chiamata la “Gerusalemme slava”. Ovviamente ci fermiamo qui e non cederemo alla tentazione di vederle tutte!

Rientriamo in stanza, una pasta al pesto veloce e saltiamo di nuovo in auto… Siamo trepidanti perché oggi pomeriggio abbiamo un’altra potenziale perla da visitare. A due ore di auto, a Nord di Ohrid, c’è una chiesa abbandonata e semisommersa nelle acque del lago. La foto che la Vale ha scovato dai sacri archivi è questa…

Avremmo potuto vederla anche domani, visto che si trova nel tragitto per Skopje (prossima meta), ma i miei calcoli astrofisici indicano che la luce migliore bacia la chiesa di pomeriggio… E poi l’alternativa era il museo sull’acqua che cercano di propinarci ad ogni passo…

Ci spariamo 100 km tra stradine a curve e in due ore arriviamo a destinazione. Siamo a Mavrovo, una piccola cittadina arroccata tra le montagne.

La scena che ci si prospetta è ancora più bella di quella trovata su internet… Con la neve e la barchetta a pochi passi è ancora più suggestiva!

Premessa: in tutti i nostri viaggi arriva sempre il momento in cui io dimentico le batterie della macchina fotografica. In questo ho risolto il problema: mi sono portato una vecchia Pentax a rullino, un mattone di ferro fuso, elettronica ai minimi e meccanica di precisione. Uau, già mi pregusto l’accoppiata neve + chiesa abbandonata + pellicola bianco e nero… Datemi la mia macchina fotografica, che National Geographic scansati! Ehm… dalla regia mi dicono che il mattone è rimasto 100 km più a Sud, insieme a quattro obiettivi. Seguono la bellezza di 5 minuti di mutismo totale… l’incazzatura sfuma definitivamente quando la Vale capicolla dentro una barchetta in secca, in pieno momento creativo per l’autoscatto.

Lo scenario è surreale e luce è perfetta. Essendo il livello del lago basso, riusciamo anche ad entrare in quella chiesa malconcia ma affascinante, che al suo interno ha ancora l’altare.

Grazie alla sua storia e alla sua unicità, questa chiesetta senza nome, pur nella sua modestia, surclassa di gran lunga anche quella nuova, costruita qualche centinaio di metri più in alto. Il sole tramonta dietro le montagne ed è ora di rientrare. Siamo soddisfatti della nostra personale collana di perle balcaniche, che inizia ad essere consistente.

Lo dico sottovoce. (È uno dei posti più speciali).

Torniamo alla base e usciamo per una cenetta sul lungolago prima di andare a letto. Sul tragitto verso il ristorante inizia una discussione accesa sul cespuglio della piazza di Ocrida.

  • Opzione 1: per la Vale è un koala… I famosi Koaloskj della Macedonia
  • Opzione 2: per me è un orso… I temutissimi orsi grizzly che si aggirano tra queste terre.

Si apra il televoto!

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.