BOC day 13: dal pollo di Tetovo al soufflé di Matka

Ci congediamo da Tomič-Atomič, il quale prima di salutarci, con un’ultima estrema gentilezza, toglie la brina dal parabrezza della nostra auto versandoci sopra l’acqua bollente… Mi fa segno di azionare i tergicristalli, ma inserisco per sbaglio la velocità flash, partono schizzi d’acqua in ogni direzione e quasi lo ustiono. Miracolosamente il vetro è ancora integro, nonostante lo shock termico e il nostro amico non deve andare al centro grandi ustionati.

Si parte verso Nord, la prima tappa è Tetovo, caotica cittadina macedone conosciuta in tutto il mondo per le auto percheggiate ad michiam per le strade. In questo villaggio è situata la Moschea “Sharena“, che significa “piena di colore”. Non ci mettiamo molto ad individuarla, salta subito all’occhio per la sua particolarità e unicità.

La Moschea Sharena Dzamija è stata ideata da Xhamia e Larme, due sorelle amanti dell’arte.

Ogni suo centimetro è finemente decorato, tanto che non sembra reale, bensì quasi uscita da un disegno a pastelli.

Mentre la Vale sta facendo le foto, viene distratta di colpo da una folata di profumo di una delle sue più grandi tentazioni: il pollo arrosto… È mezzogiorno, le foto possono aspettare! In men che non si dica è già seduta nel baracchino con un’ala di pollastro in mano.

Ripartiamo e la lista della Picanella prevede come prossima meta il canyon di Matka. Sono dubbioso… l’equazione di Planck-Tomič applicata alle formazioni rocciose macedoni non lascia spazio ad interpretazioni: Canyon+Dicembre=freddo umido atomico.

Parcheggiamo all’inizio del canyon e in pochi minuti siamo al campo base da cui partono le escursioni. Elenco di seguito le opzioni disponibili:

  • Opzione 1: visita alle grotte con le lucine psichedeliche. Naaaa… Troppo umido… Anche se è un vero peccato perdersi le lucine, hanno un non so che di tamarro.
  • Opzione 2: Kayakata. Ma siamo matti?? Abbiamo già dato con il kayak l’anno scorso in Vietnam e ci basterà per tutta la nostra vita… Non a caso, solo un gruppetto di turisti asiatici pagaia nel fiume come se non ci fosse un domani.

  • Opzione 3: escursione alla chiesa di Sveti Nikola. Là in cima?!

  • Opzione 4: soufflé al cioccolato. La Vale inizia a sbavare non appena vede l’immagine del soufflé, che devo fermarla altrimenti mangia pure il cartello.

Le prometto che se visitiamo prima la Chiesa di Sveti Nikola (che tra l’altro ha inserito lei tra le cose da vedere dandole 3 stelline su 3) avrà come premio il dolce al cioccolato fuso. Ehy, carina… mi hai fatto arrivare fin qui? E mo devi pagare dazio… prima vedere chiesa, poi mangiare fognata.

Scelta l’opzione 3, dopo promesse e giuramenti, abbiamo due sotto-opzioni:

  • 3a: un sentiero tranquillo di un’ora e mezza di camminata dall’inizio del Canyon

  • 3b: un sentiero ripidissimo da 20 minuti di scarpinata. Uno stacco verticale di 160 metri di dislivello dal fiume, pendenza del 300%, con tanto di attraversamento in barca… Se c’è… altrimenti in canoa o a nuoto.

La Vale ormai pensa solo al soufflé e a come farlo suo nel minor tempo possibile, quindi sceglie la 3b!

Per superare ogni insidia e non capicollare giù si dota del bastone del potere che si tramanda di generazione in generazione da Gandalf, al Pope e finalmente alla streghetta Picanella.

Ora Balrog scansati che prima saliamo, prima scendiamo e prima pappiamo il soufflé. E chiunque si frapponga tra lei e il cioccolato è in serio pericolo!

Per la traversata del fiume, contattiamo la versione macedone di Caronte. Saliamo sulla barca, insieme ad altre 10 anime, che devono aver mangiato un po’ oltre misura visto che la bagnarola si incagla sul fondo (o forse siamo un troppi?), non riuscendo a staccarsi dalla riva. Io mi sposto a poppa e miracolosamente prendiamo il largo. Forse sono io che ho esagerato col cevapčići?

Arrivati sull’altra sponda, Caronte ci fa cenno di scendere. Io faccio uno zompo alla Yuri Chechi, la Vale invece fa un tuffo a volo d’angelo, che se non c’ero io a prenderla lasciava la sua sagoma per terra. Incredibilmente, scendiamo solo noi, gli altri vanno tutti alle Cave. Non avevo dubbi che saremmo stati in controtendenza… Ormai è un classico!

Ora la preoccupazione più grande è che i ragazzi finiscano prima di noi e si pappino tutti i soufflé a disposizione… Riprendo la Vale per la collottola e la piazzo sul sentiero.

Segue un’arrampicata che ci smorza il fiato per una buona mezz’ora, altro che 20 minuti come mostrato dal carrello.

La chiesetta di San Nikola però merita, isolata e protetta da alte rocce brune.

Soprattutto l’interno, semplice e informale, ci colpisce: è ricca di piccoli particolari rustici, come l’acqua santa messa in un pentolone.

Momento autoscatto, dopo aver osservato ogni suo più piccolo dettaglio.

La Vale inizia a dare segni di impazienza… “tra poco si fa buio… la barca non c’è più… incontriamo i lupi mannari dei balcani… alle 15:00 è prevista l’invasione delle cavallette… alle 15:30 devo celebrare la messa col bastone del pope… fa freddo!” Insomma, mille scuse, ma il motivo è solo uno: vuole papparsi il soufflé. Ci capicolliamo giù per il sentiero, dove lascio un menisco, mentre il barcarolo, che ha capito l’andazzo, si precipita a recuperarci. Ovviamente sempre fumando ad un millimetro dal motore.

15 minuti dopo siamo con le gambe sotto al tavolo e un soufflé al cioccolato davanti ai nostri nasi.

Giornata molto bella, pure il Cayon in dicembre siamo riusciti a farci! Arriviamo a Skopje in pochissimo, giusto in tempo per cenare a base di tisana e panettone, visto che il livello di glicemia già non era abbastanza alle stelle.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.