BOC day 1-2: bizzarre tradizioni di Natale in direzione Ljubljana

Deciso. Ex-Jugoslavia.

Che una volta andavi a Lubiana e potevi mettere la bandierina sul mappamondo che ti copriva tutta la Jugoslavia. Ora ci tocca visitarli tutti: Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo e Macedonia… e tutti in 2 settimane e mezzo, come il film (ah no, quello era 4 settimane e mezzo… dalla regia mi suggeriscono 9… intenditore!). E, intanto che ci siamo, aggiungiamo pure l’Albania. La cosa ovviamente non ci spaventa, anzi rende questa avventura on the road ancora più avvincente e folle… Soprattutto perché è inverno e la media della temperatura si aggira intorno ai – 5 gradi da queste parti!

Questi viaggi natalizi sono diventati il nostro rito, un po’ come l’immancabile “una poltrona per due” su Italia1 sempre in onda in tv in questo periodo.

E ogni anno, come da tradizione, accadono una serie di eventi a corollario, sempre nella stessa tragicomica sequenza:

  1. Una settimana alla partenza: il diario di bordo. Piuttosto si parte senza scarpe ma il diario è sempre il primo ad entrare in valigia.

    Tre giorni alla partenza: obiettivo svuotare il frigorifero. Finiamo sempre per fare combinazioni culinarie improbabili che Gualtiero Marchesi levati, ci siamo noi. Altro che olive ascolane con la Nutella, arriviamo a sfornare pesce in guazzetto di marmellata all’albicocca o mozzarella in carrozza su letto di impepata di cozze.

    1. Due giorni alla partenza: dozzine e dozzine di uova. Nonostante i suddetti salti mortali di prelibatezze cucinate alla rinfusa e da cagotto immediato, ci avanzano sempre uova in quantità industriale. Così scatta la maratona “colesterolo alle stelle” e via di carbonara, frittatone alla Bud Spencer, zabaione del campione, meringhe (vorrai mica buttare il bianco!). https://youtu.be/rj9V95bi49A
    1. Un giorno alla partenza: caccia alle scarpe. Ci accorgiamo immancabilmente che non abbiamo le scarpe adatte: o troppo estive o troppo invernali. Infradito hawaiane o moon-boot in pelo di yeti. Con la suola rigida tipo zoccoletti giapponesi o con la suola liscia che alle prime gocce d’acqua Carolina Kostner scansati, che te lo faccio vedere io il triplo axel doppio tolup carpiato indietro. Così, come da tradizione, caliamo come unni nei negozi di calzature sportive della Brianza, uscendo vincitori.
    2. La mattina della partenza: in un angolo del frigo saltano matematicamente sempre fuori altre 3 uova! Sospetto che ci sia una gallina nel motore del frigo che le cova a nostro spregio. Non mi spiego altrimenti il fenomeno, se escudo i buchi neri spazio-temporali. Così scatta il piano “uovo sodo da viaggio”. Metto il pentolino sul fuoco mentre faccio contemporaneamente doccia, valigia e peli delle gambe. E come da programma, dopo due ore sento la mia dolce metà agire con l’estintore in cucina perché me ne sono totalmente dimenticata. Si ricomincia dal via e questa volta metto le uova al momento giusto. Che toglierò però al momento sbagliato, dopo 70 minuti esatti al posto dei canonici 7.
    3. Tre ore prima della partenza: parte l’immancabile trittico lavastoviglie-lavatrice-ferro da stiro. La corrente di tutta la provincia di Milano viene assorbita da casa nostra con conseguente fusione termonucleare del contatore. Paolo è stanziato fisso nell’androne del palazzo davanti all’interruttore della corrente, visto che ormai salta ogni 3 minuti. Ma la funzione Eco non consuma meno? Mi è caduto un mito…
    4. Ora “x”: partenza! Come sempre sull’uscio di casa mi faccio prendere dall’emozione e devo rientrare a svuotare quella lattina di cocacola che mi hanno dato al posto della vescica. Ma di quelle lattine mignon… che un sorso è finita… ecco proprio quelle. “Inizia a tirar fuori la macchinaaaa” urlo a Paolo, mentre già mi immagino la scena fantozziana in cui salto in auto tuffandomi dal balcone con valigie, sacchetti e sacchettini, mentre Paolo sgasa in direzione Lubiana.

    Alla fine siamo partiti, anche se con le tasche piene di fazzoletti mocciati e gli occhi gonfi, ma stiamo seguendo i venti del cuore e il vento, si sa, non sempre soffia a favore. Nel turbinio di Zefiro e Favonio gli occhi si fanno grandi e si colorano guardando quel là che prima non si vedeva…

    Poi iniziamo questo viaggio in Slovenia, l’unico Paese il cui nome contiene la parola “LOVE”. E a noi i viaggi parlano sempre, qualcosa vorrà pur dire.

    Abbiamo un po’ di pensieri da portarci nella testa, tante cose in sospeso, qualcuna rimandata a quando saremo ancora più grandi e forti.

    Dobbiamo capire i nostri limiti. Iniziamo a far pratica con gli autovelox.

    Dobbiamo tirare fuori le emozioni. La prima vittima è una vecchina su una Panda che passa col rosso.

    Ci fermiamo per il pranzo, dove Paolo si concede una fesa di tacchino, pomodorini e finocchi, che ancora un po’ sembra che domani lo debbano ricoverare, mentre io mi tuffo su di un hamburger con provolone fuso, pancetta abbrustolita e patatine fritte. Da qui già si capisce chi guiderà e chi ronferà appena appoggiate le chiappe al sedile. E invece non dormo, ma parlo per 5 ore, forse era meglio la prima ipotesi?!

    Nonostante l’imprevisto di una deviazione, in poco meno di 5 ore siamo a Lubiana, in tempo per una cenetta sfiziosa a base di Fonzies e uova sode (o meglio quasi evaporate visti i 70 minuti di cottura). Questo nonostante la guida locale suggerisse un’ampia scelta di piatti tra: patate con cipolla, patate con lo stufato, omelette di patate, patate e crauti, tortino di patate e formaggio… mmm che voglia di… uova!

    La città, da quel poco che ho visto al buio, già mi ispira: piste ciclabili, alberi di biciclette, il castello in lontananza (anche se blu), le bancarelle che si riflettono con le loro luci nelle acque gelide del fiume Ljubljanica…

    Sì, avete letto bene… Alberi di biciclette, a simboleggiare lo spirito green della città! Sarà deformazione professionale, ma certe cose le noto subito e mi fanno impazzire di gioia: infatti Lubiana, è stata insignita del titolo di Capitale Verde Europea 2016. Dopo l’approvazione della prima legge contro l’inquinamento luminoso, la volta stellata della Slovenia appare più splendente, dato che qui i lampioni sono opportunamente oscurati e le luci pubbliche sono di intensità ridotta, cosa che sta portando ad una notevole riduzione dei costi e delle emissioni di gas effetto serra.

    Non abbiamo le energie per esplorarla, la giornata si fa sentire con tutto il suo peso. Abbiamo superato il confine, ma siamo ancora alla ricerca dei nostri limiti.

    Domani è un altro giorno, come diceva qualcuno.

    Prima di andare a letto, altre due tradizioni bussano alla porta:

    1. Ho chiuso male il thermos con la tisana e ho rovesciato tutto il contenuto in macchina… i tappi a vite, che invenzione malefica. Ho un brutto rapporto con loro, da sempre! Ora sembra di avere una confezione di 20 Arbre Magique alla camomilla in auto. Mi servirebbe un’idrovora per tirarla su tutta.
    2. Entriamo in camera e la stanza ha rigorosamente i letti separati e adatti solo all’altezza di un puffo.
    • Ora manca solo che io perda un guanto e poi le abbiamo collezionate tutte già al primo giorni. Si accettano comunque scommesse su quando avverrà.

    Il secondo giorno di viaggio, inizia con una mia esclamazione “andiamo a far colazione, ho fame!”, ma mi accorgo che sono solo le 4:00. Opss! Eh, che fuso orario c’è qui? Nella stanza affianco comunque alloggia il figlio di Satana, che alle 4:30 inizia a dare segni evidenti di possessione demoniaca, che perdurano fino alle 8:30. Poi o è passato l’esorcista o l’hanno imbavagliato. Fatto sta che la sveglia, puntata ottimisticamente alle 8:30, è stata completamente inutile.

    Il lato positivo della cosa è che, grazie alla mia fame e a Baby Belzebu, siamo già a girovagare tra i vicoli di Lubiana di primo mattino.

    La brina ricopre qualsiasi oggetto, pianta o animale (pure gli scoiattoli sono brinati). E in men che non si dica ricopre pure le orecchie di Paolo che da sborone è uscito senza cappello di lana.

    Dietrofront, recupero del berretto di lana, che pizzica più delle ortiche, e si riparte.

    La bandiera della città ci attira subito: un drago che si poggia su un castello.

    Così decidiamo di andare a capire il perché e scopriamo che Lubiana è conosciuta anche come la città dei draghi, grazie ad un’antica leggenda che affonda le radici in un passato lontano. La leggenda vuole che un tempo la città fosse una palude e il regno di un possente drago che Giasone poi sconfisse. Al posto della palude nacque la città di Lubiana e il drago rimase perennemente presente nel suo stemma.

    Saliamo al castello, arroccato sulla collina che domina la città. Atmosfera innaturale e nessuno in giro. Ci sarà un motivo perché questa non è una meta turistica rinomata in inverno…

    Sarà l’ora, saranno i -3 gradi, ma incredibilmente alla biglietteria del castello non c’è nessuna coda. La bigliettaia, intenta a dar fuoco alla scrivania per non assiderarsi, ci allunga due biglietti.

    Il castello sembra avere due padroni: il drago, simbolo della città, e un topolino, la mascotte del castello stesso.

    (N.d.a. Ma si può ridursi così per una foto??)

    Paolo si fionda subito nell’antro del drago, dove una scritta cita “fate piano o verrete mangiati”… Per farla breve, se Giasone non avesse accoppato il drago, Paolo sarebbe stato mangiato in un sol boccone.

    Io alla vista dell’uovo gigante so già che sto per far succedere un danno gigante. Infatti ci urto contro e lo spacco in due… ho un rapporto di odio-amore con le uova, ormai è chiaro.

    È dentro chi ci trovo? Un draghetto che si mette in posa per uno scatto (ehm… per 10 scatti… fortuna che i draghi bergamaschi hanno tanta pazienza…). Fatela voi una foto con l’obiettivo con messa a fuoco manuale e al buio, poi mi dite!

    Gironzoliamo per il forte e Paolo capisce subito che in questa città i gradini asimmetrici vanno di moda. Prima quasi mi capicolla dalla torre di osservazione, poi quasi mi rotola giù dal sentiero che costeggia i bastioni… pure alla cattedrale di S. Nicola, mancando clamorosamente il gradino di uno degli scranni nella navata principale, quasi mi finisce nell’acquasantiera.

    Cominciamo subito con la caccia fotografica alle creature alate a partire dal celebre ponte.
    Il luogo più famoso dove trovarle è il ponte dei draghi che in realtà è… piccolissimo! Quattro draghi in bronzo controllano il passaggio sul fiume Ljubljanica.

    Attraversiamo la zona del mercato e capiamo subito che il concetto di privacy è un po’ diverso dall’Asia. Al primo accenno di fotografia (alla verdura sulle bancarelle) una venditrice di zucche ci intima di allontanarci… per fortuna il pancettaro del bancone di fronte non si fa remore e ci saluta da lontano.

    Mentre i nostri vestiti hanno un odore tra l’affumicato e la verza, finiamo il giro della città varcando la soglia della biblioteca, dove due cavalli che simboleggiano Pegaso, ci fanno entrare. Ovviamente con il nostro tempismo perfetto ci arriviamo di martedì, quando tutti gli sloveni sanno che la sala di lettura è aperta al pubblico solo il sabato. Sembra di essere tornati ad Agra di venerdì. Fuoritempo come sempre.

    Ci accontentiamo dell’androne, della scalinata e di una sala di esposizioni artistiche.

    Usciamo e il freddo inizia veramente a farsi sentire, sono le 16:00 ed il sole inizia a sparire, lasciando dietro di sé una foschia gelida.

    Catturiamo l’ultimo raggio di sole, poi giusto il tempo per qualche scatto negli angoli più belli di Lubiana e via di nuovo in stanza.

    Ad un semaforo vedo la scritta “push to reset the world”… Che faccio, schiaccio? Pigio tempo zero!

    Domani si parte per Zagabria, quindi cenetta leggera… rinunciamo a malincuore ad una T-bone steak da 1kg, ma non alla creme brulee al caco, per far contento Paolo…

    6 commenti Aggiungi il tuo

    1. Paola ha detto:

      oh bellissimo siete tornati! Ehm, no… Ripartiti… Si insomma, ci siamo capiti.
      Come sempre vi si legge che è un piacere e qualche volta si commenta perché con i social in genere i cinquantenni di casa Preziati Scaglione hanno un rapporto un filo teso. Ma vi si segue, eccome se vi si segue. Buona nuova avventura 💜

      1. la Vale ha detto:

        Non abbiamo velleità da narratori, ma è bello rivivere il tutto due volte: durante la giornata e alla sera. 😘

    2. Rosanna Calandra ha detto:

      bentrovati!!!

      1. la Vale ha detto:

        Eccola qui… Tornata la Ros, subito al primo articolo!

    3. Giuliana Gambino ha detto:

      Bentornati che bello!

      1. la Vale ha detto:

        Ciao Giuly, per qualche settimana siamo di narrazione! 😘

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