BOC day 14: Skopje scoppia di statue

E dopo un’infilata di bellezze naturali e artistiche abbiamo deciso che la prossima meta sarebbe stata Skopje, dandogli ben 2 stelline su 3.

Una stellina perché la città è tutta in pianura, ma riusciremo sicuramente a trovare qualche scalinata a picco che ci spezzerà il fiato. L’altra stellina perché non è una bella città, in senso stretto, è diversa e si distingue per questo. Siccome io sono una sostenitrice della diversità come valore e amo chi osa ed esce dagli schemi, penso che Skopje per questo meriti una visita, anche se fugace.

La nostra scoperta in questa città parte da uno dei suoi luoghi simbolo: la Vecchia Stazione Ferroviaria, uno degli edifici che sopravvisse al terribile terremoto che mise in ginocchio Skopje il 26 Luglio 1963, distruggendo il 75% dell’intera città. Lo stesso edificio della stazione, per metà crollato, è stato stato volutamente mantenuto in questo stato. Sulla sua facciata si trova l’orologio le cui lancette sono ferme all’ora in cui il sisma si abbatté letale; erano le 5,17 del mattino.

Davanti a questo monumento che racconta la storia, mi volto per osservare la città, ormai ricostruita. Al fianco di quelle lancette immobili, un orologio moderno che scandisce ogni secondo, come un battito inarrestabile, ci ricorda che Skopje sta rivivendo.

Di fronte a questo frammento vorrei fotografare un’auto rossa che sfeccia, ma mi congelo le mani nell’attesa che accada… qui vanno di moda le auto grigie, quindi vada per il nonno con la borsa rossa!

Skopje è quindi una città ricostruita. Tutto in Macedonia è “ricostruito”. Dalla storia nazionale alla bandiera.
Dal nazionalismo di un popolo metà slavo e metà albanese al suo nome, FYROM, assegnatole per distinguerla dalla Macedonia “vera” e “storica”, quella in Grecia.

Nel 1992, il paese si staccò dalla Jugoslavia, dopo un referendum per l’indipendenza, in cui il 74% dei macedoni votò a favore. Si dice che grazie alla diplomazia del presidente Macedone, questo è stato l’unico caso in cui l’esercito Jugoslavo si ritirò pacificamente da una delle sue ex repubbliche, senza che fosse versata una goccia di sangue. Nonostante l’indipendenza, la Grecia non riconosce il nome ufficiale della Macedonia, ma accetta solo il titolo di Former Yugoslav Republic of Macedonia o FYROM. Ecco perché sulle cartine si trova questa sigla, al posto della scritta Macedonia. Quest’ultima dovette cambiare addirittura l’iniziale bandiera per volontà della Grecia.
Solo nel 2018 arriva la decisione che porta la Macedonia a chiamarsi “Repubblica della Macedonia del Nord”, mettendo fine a una disputa che durava dal 1991 con la Grecia. Atene ha contestato al suo vicino,
per 27 anni, l’uso del nome Macedonia perché ha una sua provincia settentrionale con lo stesso nome, che nei tempi antichi era la culla dell’impero di Alessandro Magno.

Geograficamente l’antica regione Macedone comprende l’attuale Repubblica di Macedonia, la provincia greca di Macedonia, dove è nato Alessandro Magno, e un angolo di Bulgaria.

Capire la storia della ex-Jugoslavia si conferma sempre più un gran casino…

Ci rilassiamo con una passeggiata in centro, ma già dopo i primi passi abbiamo la sensazione di essere osservati.
È bastato poco per capire il perché.

Noi siamo italiani. Siamo abituati ad essere circondati da arte e le statue, dalle più imponenti alle più leggiadre, fanne parte della nostra storia. Insomma, come in Italia non ce n’è! Ma poi vieni a Skopje e non credi ai tuoi occhi: ci sono sculture ovunque, di tutti i tipi e tutte le rappresentazioni possibili, tutte di recente creazione. Poi, di leoni ne abbiamo perso il conto: stilizzati, moderni, che sbadigliano, che ruggiscono, che saltano fuori dalle fontane…

Chiunque le abbia commissionate doveva aver avuto una predilezione per Simba, il re leone. Così tanti che la gazzella, che ormai viaggia fissa in auto con noi, si sentiva quasi intimorita e ha temuto per la sua incolumità. L’abbiamo tranquillizzata promettendole la pompa di calore sparata a 30 gradi sugli zoccoli, anche questa sera. Più difficile gestire il nostro leone, che ora vuole una statua pure lui…

Il numero di statue è talmente elevato che, ad un certo punto, quasi mi venivano le convulsioni; ho addirittura pensato che fossero personaggi di fantasia, inventati apposta, perché è quantomeno improbabile che una nazione non molto popolata e così recente come la Macedonia abbia dato i natali a così tante persone degne di essere ricordate.

Siccome la piazza era già abbastanza gremita di bronzo, sono passati a riempire il fiume, dove un cartello ci sottolinea che questa è la realtà: j’existe.

Ah, quella che vedete nella foto è una persona vera, sono io. Parlando di Skopje non è una precisazione inutile.

Scopriamo che questo mondo parallelo fatto di statue, deriva da un vero e proprio progetto urbanistico fortemente voluto dai governanti nel 2014 per dare a Skopje un tocco di città d’arte, portando un concentrato di nuovi edifici e monumenti imponenti, dove non manca mai un capitello greco, e poi fontane e statue, numerosissime e onnipresenti, tipo una ogni dieci metri di raggio (non esagero). Il risultato finale? Un trionfo kitsch. La gente del posto non le ama particolarmente, perché tutti gli interventi sono stati realizzati con fondi pubblici. E poi finisce che non c’è un marciapiede in sagoma, infatti quasi casco in un tombino. Non a caso, nel 2016 alcuni designer portarono avanti una protesta pacifica, la cosiddetta Colour Revolution, coprendo i monumenti con grandi e vivaci macchie di colore. In alcuni casi, bisogna dirlo, migliorandoli!

Comunque una su tutte spicca (ma solo dopo l’uomo sbracato con la benda in testa): quella di Alessandro Magno, 30 metri di dubbio gusto.

Un vero e proprio pugno nell’occhio… Anzi, tiratemeli davvero due pugni negli occhi così non la vedo.
Tanto è imponente che non mi sta neanche tutta nell’obiettivo della Fuji, in poche parole ci siamo trovati di fronte ad un gigantesco monumento equestre su una colonna bianca circondata da una fontana,
decorata con altre statue, che di sera offre anche giochi d’acqua, luci colorate e musica sinfonica di sottofondo grazie ad alcuni altoparlanti sparsi per la piazza. Bello, eh?! E dal vivo, fidatevi, è addirittura meglio.

La gigantesca statua testimonia il passato e il presente di questa nazione. Il passato glorioso dove la Macedonia era una potenza mondiale e Alessandro Magno, l’uomo più importante della terra. Il presente, dove questo piccolo stato non può usare il nome di Macedonia perché la Grecia non glielo permette. Per evitare altri problemi il nome ufficiale di questa gigantesca statua è diventato “Guerriero a cavallo”.

Ma è facile capire chi rappresenti il guerriero… chiamatelo come volete, Alessandro il Grande, Alessandro il Conquistatore, Alessandro il Macedone, ma è lui, uno dei più celebri conquistatori e strateghi della storia, dotato di grande coraggio e carisma, sempre in prima fila a guidare il suo esercito. Come si direbbe ai giorni nostri “lead by example”.

Pranziamo in un ristorantino tipico di Skopje e Paolo non può rinunciare alla sua dose giornaliera di fognata e di badilata di cipolle. Tra poco farò anche io come la Grecia e inizierò a non riconoscerlo più come marito, causa impossibilità a stargli vicino.

In tutto questo peregrinare, passiamo e ripassiamo su ponti colmi di statue e oro, come se non ci fosse un domani, e ne vediamo anche altri in costruzione. Forse dopo il primato delle statue vogliono raggiungere quello dei ponti.

Skopje è accarezzata dalle acque del fiume Vardar, che divide in due parti la città, unite però dal ponte vecchio che collega anche simbolicamente passato e presente.

La diversità culturale di Skopje si palesa nei luoghi di culto, nelle moschee, chiese bizantine e monasteri presenti in città.

Una visita per le strade della città vecchia di Skopje, conosciuta come Casija, è d’obbligo. Vaghiamo senza meta per un po’…

Ma quindi cosa c’è di interessante per venire fino a Skopje? Non saprei… però strano a dirsi, la risceglierei tra le tappe di questo viaggio: è un po’ come a scuola, quando i professori dicono “si impegnava come un pazzo, ma non ci siamo”. Poi quando si passa alla tecnica tutto-a-memoria, non si va mai oltre il 5. È come se mancasse di una propria interpretazione e di una propria opinione, ma apprezzo la buona volontà… La grinta ce l’ha! È così particolare che le sue due stelline sul petto vengono riconfermate!

La voglio ricordare con queste lucine psichedeliche rosa fluo e le sue statue nascoste nel buio.

Torniamo nel nostro alloggio dotato di un originale letto sospeso… temo già per la mia incolumità. E pure qui… statue! Me le sognerò sicuramente stanotte!

Bandiera della FYROM

Fino al 1991, quando la Repubblica Socialista di Macedonia era parte della Repubblica Federale Socialista di
Jugoslavia, la bandiera era una bandiera rossa con una stella rossa bordata di giallo nel cantone superiore sinistro.

Dal 1991 al 1995, la bandiera ritraeva il Sole di Verghìna, il che portò a proteste della confinante Grecia a
causa delle origini del simbolo.

Ora la bandiera della Repubblica di Macedonia rappresenta un sole nascente giallo, con otto raggi che si
estendono fino ai bordi del campo rosso. Rappresenta il “nuovo sole della libertà”, evocato nell’inno
nazionale macedone Denes nad Makedonija (Oggi sulla Macedonia): “sulla Macedonia, è nato
il nuovo sole della libertà
I Macedoni combattono
per i loro diritti!”

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. nino ha detto:

    Ottimo racconto di una città visitata nel 1969, pochi anni dopo il terremoto, di cui mi erano rimasti nella memoria solo l’orologio della stazione e il ponte sul fiume Vardar, molto somigliante al ponte sulla Drina del romanzo di Andric.
    Condivido il giudizio complessivo, però non credo che la sceglierei fra le prossime mete….

    1. la Vale ha detto:

      Una volta nella vita va vista… Due no. Ci sta per la unicità kitsch.

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