BOC day 16: anno nuovo, timbro nuovo (ma caffè vecchio)

Anche se ci fosse stata l’apocalisse, per le strade di Pristina, nella notte di capodanno, non l’avremmo sentita. Alle 22:00 eravamo già crollati, con buona pace dei fuochi d’artificio, del brindisi e del bacio sotto al vischio. Siamo contenti così! Chi viaggia a capodanno, viaggia tutto l’anno!

E quindi oggi ci spariamo 8 ore di auto per Belgrado con un paio di tappe sulla strada. Eh sì, perché non possiamo andare direttamente in Serbia da qui (Kosovo)… O meglio, potremmo se avessimo la carta d’identità, ma visto che per rifarla la Vale ha preso appuntamento con il comune nel 2027, siamo qui col passaporto. E il passaporto, signori, si timbra. Noi siamo entrati in Kosovo da una frontiera non serba e lì, per evitare casini, non timbrano.

Quindi ora stiamo tornando in Macedonia (lasciata appena due giorni fa) ed entriamo in Serbia da lì, con tanto di timbro regolare.

Il piano non fa una piega, allunghiamo la strada “solo” di 2 ore, ma per il Kosovo questo e altro.

Come da programma, sveglia presto e alle 7:00 spaccate siamo sul pianerottolo del nostro appartamento. Eseguiamo tutte le istruzioni per chiudere la porta (alza la maniglia in su, fai due giri a destra della chiave, poi abbassa la maniglia, poi rifai un mezzo giro di chiave)… Che la Vale alla seconda indicazione già alza gli occhi al cielo perché si sente in un labirinto di “Saw – l’enigmista“. Mi ricordo di sbloccare l’ascensore con la chiavetta magnetica e metto le chiavi nella cassettina delle lettere, sempre come da istruzioni della padrona di casa.

7:02 siamo davanti al portone del palazzo. Rigorosamente chiuso a chiave anche dall’interno. La stessa chiave che abbiamo appena buttato nella cassetta della posta (chiusa) della proprietaria di casa.

La Vale esclama: “ma cos’è sta casa, una fortezza inespugnabile?! Mo, pure per prendere l’ascensore e risalire al quarto piano ci serve la chiave?! Vedi te…”

Seguono:

  • 5 minuti di parolacce
  • 5 minuti di scassinamento del portone con una forcina, ma questo riesce solo nei film
  • 2 minuti di sconforto.. Ricordiamo che oggi è il primo dell’anno e nessuno del palazzo si alzerà prima delle 10:00 del mattino
  • 10 minuti per ingegnarsi per la libertà

Insomma, siamo cresciuti a pane e MacGyver, che costruiva un reattore nucleare con un’arancia e una graffetta per i fogli. Non ci faremo scoraggiare da così poco.

La Vale propone di utilizzare il cavalletto della macchina fotografica per ripescare la chiave, forse stiamo esagerando… A meno di non usarlo come piede di porco.

Serve qualcosa di più sottile, metallico, qualcosa che possa essere piegato… Abbiamo l’ombrello in valigia! Sacrifichiamo il, fin qui inutile, ombrello, stacchiamo un’asta di metallo, la pieghiano ad uncino ed ecco lo strumento perfetto con cui ripescare la chiave.

La Vale rimane a guardia dei bagagli e io, facendo gli scalini a due a due, arrivo al quarto piano che ho bisogno della bombola d’ossigeno. Smanetto un po’ e la chiave è di nuovo in mio possesso. Torno giù dalla Vale che mi acclama come eroe. È fatta!

7:20 siamo liberi, solo noi in strada e lanciati in direzione Skopje.

30 secondi prima di passare nuovamente il confine macedone mi sorge un dubbio: “ma vuoi vedere che questi ci rompono di nuovo i maroni con l’assicurazione? Dobbiamo solo passarci attraverso, senza soste, neanche un’ora di auto. In fondo non più di un paio di giorni fa abbiamo sconfinato senza problemi!”

E quindi, com’è che mi ritrovo di nuovo nello sgabbiotto a fare l’ennesima assicurazione??? Mi viene da piangere, anche perché ormai i contanti scarseggiano e ovviamente neanche l’ombra di una macchinetta per pagare con la carta di credito.

Mi apre un tizio assonnato, che evidentemente dorme qui e su un foglietto di carta mi scrive 50 € 1900 cc. Non ci sono tabelle o tariffari, tutto sull’onda dell’entusiasmo del cassiere.

Mortacci! 50 euro per transitare un’ora in Macedonia? Protesto. La cifra sale a 90 euro perché l’auto ha cilindrata superiore a 1900 cc… Non ci siamo.

Ho 20 euro in tasca. Parte una trattativa serrata, che si conclude mezz’ora dopo con:

  • 20 euro
  • 10 dollari (i 5 dollari li schifa)
  • 37 leke albanesi
  • 1000 dinari serbi
  • un caffè, immancabile
  • 2 goleador aperte
  • un pacchetto di cracker e un würstel crudo
  • Padoin e Ronaldo al fantacalcio
  • la figurina di Roberto Baggio ai mondiali del 1990

Sembra fatta, sto per andarmene, metto l’assicurazione fresca di stampa nella tasca della giacca e le monete, che giacciono sul fondo, tintinnano. Vuole anche quelle!

Alt! Dove andate? Cosa fate? Un fiorino! Direi che “non ci resta che piangere”.

Il tizio mi guarda e mi dice “coins!” Ciaone bello… Mangiati il würstel e i crackers. Fuggo mentre il mio amico non smette di scandagliarmi per capire se può estorcermi ancora qualcosa… Che ne so, un paio di mutande usate? Visto che mi ha praticamente svuotato di ogni contante…

Recupero i passaporti, solo dopo aver mostrato l’assicurazione, e ritorno in auto sempre più basito. Con questo credo di aver offerto caffè in ogni Stato attraversato. Un neanche tanto sottile filo conduttore di questo viaggio.

In meno di un’ora siamo al temutississimo confine serbo. Temiamo che la scenetta precedente sia stata solo un antipasto. È invece no… Tutto fila liscio, la Serbia accetta la copia della carta verde e, non avendo timbri kosovari sul passaporto, nessun problema.

Prima inchiostrata del 2019 sul passaporto fatto e in meno di 5 minuti siamo dentro. Ora è veramente fatta! I prossimi confini sono una pacchia… mamma… papà… Rimandate indietro i paracadutisti della folgore. Anche per questa volta torniamo!

La strada nella campagna serba è tutta nostra… Desolata… Come piace a noi: con quei rettilinei che sembrano portare all’infinito!

La prima tappa della giornata è in una tranquilla campagna, circondata da boschi e cascate. Siamo a Manasija, dove si trova l’omonimo monastero. Dall’esterno, questa struttura smentisce l’idea del monastero come luogo di pace e di spiritualità: ci accoglie un’imponente fortezza, risalente agli inizi del XV secolo, quando divenne il rifugio di una comunità venuta qui per sottrarsi al dominio ottomano sul Kosovo.
Gli affreschi superstiti sono frammentati, ma alcuni possiedono ancora vitalità e colore.

Purtroppo, essendo capodanno, l’accesso alle mura è chiuso.

Scopriamo che anche tutti i ristoranti della Serbia sono chiusi… attacco di panico, anzi attacco di fame… moriremo di stenti! Rovistiamo nella borsa del cibo e troviamo un pacco di pasta cruda, 2 pacchetti di crackers e 2 würstel crudi che sono riuscito a salvare dalle brame del frontaliere macedone.

Siamo salvi, ma sazi per poco. Per la strada incrociamo l’insegna KFC a 14 Km…

Dopo 20 Km ancora nulla.

Dopo 28 km eccolo spuntare da dietro ad un benzinaio! No, tragedia! È ancora in costruzione!

Almeno il baretto dell’Autogrill è aperto e ci consoliamo con due burek al formaggio e un muffin al cioccolato… Ah, e una specie di arbre magique commestibile alla prugna che ha voluto la Vale. Mah!

Ripartiamo verso Topola, dove si trova la chiesa di San Giorgio. Ci appare spoglia e grigia da fuori.

All’interno si svela a sorpresa, un tripudio di colore e decorata con più di 4 milioni di tessere di vetro di Murano, che ricoprono ogni centimetro quadrato della chiesa. Ne scaturisce un luogo con un numero impressionante di mosaici, che rappresentano 1500 scene
di altri monasteri serbi e chiese. L’enorme corona presente al centro della navata è stata costruita con le spade fuse della guerra contro l’occupazione ottomana.

Ormai 8 ore di viaggio sono scivolate via, tra un monastero, un doganiere e una chiesa. I 600 km di strada ci riportano più a nord nella capitale serba, la bianca Belgrado.

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