BOC Day 7-8: in viaggio verso il Natale tra Mostar e Kotor

Mi alzo di buon’ora e piena di entusiasmo, ma il mio morale viene subito scosso: scopro che salteremo il Kosovo. Paolo farfuglia motivazioni confuse… la carta verde… la guerra… le cavalleeeetteeee, i timbri sul passaporto, che se te li mettono i kosovari poi i serbi ti menano e vai in prigione senza passare dal via. Sembra infatti che se si entra in Kosovo da un territorio non serbo, il timbro apposto dalla polizia di frontiera kosovara non venga riconosciuto da quella serba. Alla frontiera serba viene apposto poi un contro-timbro per annullare quello del Kosovo e ti rispediscono al paese da cui sei entrato, in quanto, secondo loro, immigrato irregolare.
Ma c’è ancora molta strada da fare prima di affrontare la questione Kosovo, dobbiamo prima attraversare il Montenegro, l’Albania e la Macedonia.

Lasciamo Sarajevo con un po’ di malinconia, ci manca già… La salutiamo sulle note di “Miss Sarajevo” degli U2 e Pavarotti, mentre la città scompare pian piano alle nostre spalle.

Sarajevo è così tante cose che non si può spiegare. Il solo nome è bello. Città del pianto e della gioia. Andateci con rispetto, dedicandole tutto il tempo che vi chiederà. Non ne rimarrete delusi. L’aria di Sarajevo è diversa. La gente di Sarajevo è diversa. Guardateli negli occhi gli abitanti di Sarajevo, ma guardateli bene, a fondo.

La guerra fratricida nei balcani, che ha funestato questo piccolo stato, è finita da molti anni, ma le ferite da essa provocate sono ben visibili anche in altre città. Prima di lasciare la Bosnia-Herzegovina, facciamo tappa a Mostar.

Questa cittadina ci accoglie con il sole e ci invita ad entrare nelle sue viuzze acciottolate passando vicino ai suoi guardiani. I custodi del ponte, che danno anche il nome alla città, sono le due torri medievali alle estremità, Helebija e Tara, chiamate mostari.

Le due metà della città, divise dal fiume Neretva, furono unite per cinque secoli dallo Stari Most, il “Ponte Vecchio”. Questo ponte di blocchi di pietra bianca resistette anche attacchi del 1992, quando croati e bosniaci avevano combattuto insieme contro il nemico comune ed erano riusciti ad allontanare l’esercito serbo. Sei ponti su sette nell’area di Mostar furono distrutti dai serbi. Solo lo Stari Most restó in piedi.

La situazione cambiò nel corso del 1993, quando le sue antiche pietre crollarono nel fiume a causa delle cannonate delle forze croate. Ma non erano alleati? Eh ve l’ho detto che capire le guerre balcaniche non è semplice…
La distruzione del ponte aveva poca utilità dal punto di vista strategico e militare, ma l’effetto psicologico sulla popolazione musulmana di Mostar fu enorme, tanto che questo evento è rimasto, tuttora, il simbolo delle devastazioni di quel terribile conflitto.

Ancora oggi si racconta che il rumore di un oggetto in ferro contro un blocco originario faceva sì che la pietra rispondesse con un suono cristallino e che nei Balcani l’unico ponte vecchio riconosciuto fosse appunto il quello di Mostar. Da qualche anno per fortuna questo ponte a schiena d’asino è rinato per tornare a unire le due sponde del fiume e, forse, le tante etnie di questa parte del mondo.

Decidiamo di perderci tra i vicoli e i colori pastello del suo centro storico.

Ci fermiamo per pranzare in un piccolo ristorante scelto solo per un motivo: mangiare il Burek, una sorta di torta ripiena salata fatta con la pasta fillo.

Appena ci sediamo il proprietario mostra a Paolo l’immagine di un mega Ćevapčići, quella specie di panino con salsiccia, formaggio e una badilata di cipolle che abbiamo già testato ieri e che dobbiamo ancora digerire…

Io sfodero il mio peggior sguardo della tigre, perché non vorrei fare il bis pure oggi. Anche se la fiatella che stordisce potrebbe venirci utile in frontiera, scegliamo due torte salate locali e un dolce, che ancora non ho capito come si chiama, ma è diventato il mio preferito. Ogni morso 7.000 calorie.

Proseguiamo verso il Montenegro, tra un pisolino e una ronfata vera e propria (mia)… miii, ma è più pesante la torta con gli spinaci della salsiccia?!

Paolo ha scovato un passaggio di frontiera con il Montenegro che sembra essere meno fiscale degli altri, ma richiede una deviazione tra le montagne. Il panorama è sempre più desolato, troviamo più pecore e mucche sulle strade che auto!

Dopo 6 ore di viaggio dalla partenza da Sarajevo arriviamo al momento della verità… come ci disse il tizio dell’assicurazione a Sarajevo: “siete nelle mani dei montenegrini!”. Slavi brava gente, pensiamo noi. E lo speriamo proprio…

Paolo va in avanscoperta in uno dei baracchini presenti prima della frontiera, ma quell’aureola sulla sua testa con la scritta “STOP” non promette nulla di buono.

Così tiriamo fuori la nostra migliore faccia compita e attendiamo il turno per capire quale sarà il nostro destino.

Ci avviciniamo ai controlli con il panettone artigianale, che ci portiamo da Milano, appoggiato sulle ginocchia… Vuoi mettere il caffè insieme al panettone con le uvette e i canditi? Ci accostiamo e proprio in quel momento parte la canzone di Elio “panettone is on the table…!”.

La guardia di turno è magnanima, ci fa una piccola ramanzina e nonostante capisca chiaramente l’italiano, ci dice tutto in inglese… Così io sudo sette camicie per l’impegno di comprendere, mentre tamburello con le dita sulla scatola del panettone. Ci timbra i passaporti, e ci dice “next time green card” e via… Alziamo i finestrini, parte la ola, il panettone artigianale è ancora con noi!

Siamo in Montenegro!! Evviva!

Ora via verso Kotor, che il solo nome sembra uscito dalla trilogia del Signore degli Anelli. Anche lo stesso nome della repubblica in lingua locale, Crna Gora, che significa Montagna nera, è un appellativo che evoca suggestioni letterarie ed epiche. Cattaro, in italiano, suona meno suggestivo e Montenegro mi ricorda l’amaro.

Ci accoglie al nostro ingresso alle mura della città, oltre ad una improbabile renna, anche un leone in pietra di origine veneziana. Visto quanto ci costa il parcheggio, anche i prezzi ci sembrano in linea con Venezia.

Ci consegnano le chiavi della stanza, che, come da fotografie sul sito, dovrebbe avere una splendida balconata tutta piena di lucine con vista sul porto… Apriamo la porta e la terrazza è svampata e al suo posto c’è una mansarda gelida con un gradevole profumo di cane bagnato. Nessuno dei proprietari parla una parola di inglese, fuori è già buio e noi siamo troppo stanchi per protestare, anzi per festeggiare decidiamo di cucinarci una pasta.

Tiro fuori sale, olio, un litro di sugo, il famosissimo “Campo Largo” (mah?). Già che è nel cartone del latte è tutto dire…

Metto l’acqua a bollire… E la pasta? Svampata pure lei, insieme alla terrazza con le lucine! Lo sapevo che non dovevo lasciare preparare i viveri a Paolo… le patatine non mancano mai, ma la pasta ora dove la recuperiamo alle 9:00 di sera? Faremo fonzies al sugo! Il Picanello parte in spedizione e incredibilmente ritorna con un pacco di pasta Barilla e due scatolette, che dichiara essere tonno. Una volta aperto ci sembra più cibo per gatti. Cenetta rapida a base di pappa di gatto e tutti a letto.

Il mattino seguente parte lo scampanamento alle 6:00… 60 tocchi! Capiamo subito che al posto delle lucine ci hanno montanto una campana sul tetto e che per le successive due mattine non avremo un sveglia molto soft. Apriamo la finestra e ne abbiamo la certezza. Non uno, ma ben due campanili.

Parte lo sclero-cenerentola… I nostri vestiti sanno di cipolle e olio fritto e necessitano di una pulita. La giornata carbura lentamente, anche perché da programma volevamo andare al Forte in cima alla montagna (nera, in tutti i sensi) che sovrasta la città, ma piove. Decidiamo così di aggirarci tra le viuzze della città e le sue 12 piazze!

Ricordo che in fase di scelta delle mete, dopo aver digitato “Montenegro” su internet, a parte l’amaro, sono apparse foto di imponenti montagne che circondano le strette vie delle città vecchie; quelle immagini mi hanno attirato così tanto da volere assolutamente venire a vedere di persona. Secondo il folklore popolare quando Dio finì di creare il mondo si rese conto che mancavano le pietre. Prese quindi un grande sacco pieno di sassi e iniziò a distribuire le pietre intorno alla terra. Giunto proprio in Montenegro il sacco si ruppe e le pietre caddero sulla terra, andando a creare l’aspro territorio montenegrino.

La Stari Grad, ovvero la Città Vecchia fortificata di Kotor, non potrebbe avere posizione più scenografica: le sue mura possenti, che si arrampicano per la montagna, racchiudono un dedalo di vicoli, celati nei suoi angoli più reconditi, dove chiese, negozi e palazzi si affacciano su piccole piazze nascoste.

Ad ogni svolta scopriamo un nuovo vicolo, anche quando torniamo sui nostri passi non riusciamo mai a tornare per la stessa strada, quasi come stessimo vivendo in un illusione.

Sbuca un raggio di sole e io sono pronta per la scalata, ma questa volta lo sguardo della tigre lo sfodera Paolo… in effetti lo spiraglio di blu è circondato da nuvoloni neri e bassi. Dove mi voglio arrampicare che inciampo anche nei miei stessi piedi?

Viene giù il diluvio universale da lì a poco, dedichiamo quindi l’intero pomeriggio a rilassarci e a scrivere la lettera a Babbo Natale.

“Caro Babbo Natale, quest’anno abbiamo fatto i bravi. Per favore portaci la carta verde. Che sennò non torniamo più a casa… tuoi fedelissimi, Picanella e Picanello. P.S.: se hai spazio per una stufetta non sarebbe niente male come bonus, te ne saremmo riconoscenti”

Menù della vigilia di Natale: spaghetti al pesto e biscotti ai fichi (non insieme ovviamente).

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. nino ha detto:

    A proposito di ponti, qualora non l’aveste già fatto, per approfondire la conoscenza storica e sociale della Bosnia, nonchè di tutta le regione circostante, suggerirei la lettura de “Il ponte sulla Drina” di Andric, utile anche per riflettere su temi universali.

    1. la Vale ha detto:

      Ho un ricordo del liceo di questo libro, non ricordo i particolari ma mi sovviene il racconto del protagonista durante l’addestramento militare e di uno spaccato di Impero ottomano ed Europa, di cultura occidentale cristiana e di cultura orientale musulmana. Forse all’epoca ho colto aspetti ed ora ne coglierei altri. Un grazie per gli spunti di riflessione!

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