BOC day 9: cornuti e alberati a Kotor

È Natale! Il nostro albero di natale da viaggio ha sotto due bigliettini e due pacchettini, vuol dire che Babbo Natale è passato pure qui! Olè!

Regali bellissimi, ma nessuna traccia della carta verde e della stufetta che avevamo chiesto nella lettera, devono essere rimaste incastrate nel camino. In compenso il Babbazzo ha dimenticato un cappello di Natale rosa, decorato con palline posticce e stella dorata in cima, e il kit della renna perfetta, con tanto di naso rosso da alcolizzata che si illumina. Non capisco da chi arrivi il pensiero, ma visto il colore ho un vago sospetto. Maaaaaraaaa!? E la Vale ha appena deciso che oggi gireremo per la città così addobbati. Pure la renna all’ingresso della città non ci crede…

Così come non ci crede l’onnipresente comitiva di turisti asiatici che ci immortala nelle loro foto, manco fossimo il Colosseo.

E dopo mezz’ora di gogna fotografica, decidiamo di cimentarci nella scalata del monte Sveti Ivan, una delle vette del massiccio del Levéen che si trova alle spalle della cittadina, per raggiungere la fortezza e ammirare Kotor dall’alto. Una scalinata percorre le mura fino alle fortificazioni e grazie al nostro sobrio abbigliamento non paghiamo neanche gli 8 euro di ingresso: al nostro passaggio tutte le porte si aprono magicamente, come neanche le star di Hollywood.

Dopo un bel po’ di tornanti, cogliamo la scusa di una foto insieme per fare una sosta a metà tragitto visto che abbiamo già la lingua di fuori… ci aspettano solo 1.350 gradini.

Durante il montaggio dell’aggeggio per l’autoscatto, la mia dolce metà si diverte alle mie spalle. Mascherina, ti sgamo guardandoti nell’obiettivo!

Oggi è sereno. Peccato che tira un vento pazzesco e che il versante che stiamo percorrendo è tutto in ombra. Iniziamo a pensare che qui la Terra giri in sincrono col sole, altrimenti non si spiega perché siamo sempre, costantemente, all’ombra e, di conseguenza, al gelo. Saliamo come stambecchi fino alla chiesa della Madonna della Salute, chiamata così perché per arrivare fino qui devi essere in perfetta forma, altrimenti stramazzi al suolo alla seconda rampa di scale.

Appena mi siedo davanti alla chiesa, tutto il gattame della zona viene a fare omaggio al mio copricapo rosa luccicante e alle palline colorate appese. Sono un tiragraffi umano deambulante, un parco giochi felino con le gambe.

Ma anche i gatti mi confessano di essere solidali con me…

Mentre sono intento a fotografare il gattame sulle scale della chiesa, un colpo di vento improvviso fa volare via il mio roseo copricapo, che si tuffa beffardo dalla balconata a strapiombo.

Devo ammettere di aver provato emozioni contrastanti: da un lato la gioia per essermene liberato, dall’altro la felicità per essermene liberato… Il mio angioletto sulla spalla per una volta era d’accordo con il collega diavoletto; stabiliamo che è stato il vento divino a porre fine alle mie sofferenze e ce ne facciamo una ragione. Il cappello poi ora è in una posizione inarrivabile… Però la Picanella insiste: “Se prendi un ramo lungo… Tipo quel tronco di quercia abbattuto… poi lo agganci… Lo tiri su”. Non me la sento di deluderla… “Vediamo quando scendiamo”… Confido che verso le 13:00, quando saremo di ritorno, la fame le starà annebbiando i ricordi.

Continuiamo la salita, siamo alla ricerca di una chiesetta che dovrebbe essere da queste parti (ma nessuno ha mai visto, tranne la Vale su Google Immagini ovviamente). La ragazza non molla, si mette in modalità segugio e come un rabdomante punta le corna da renna verso ogni pertugio. Cambiamo la direzione, come per istinto, lasciamo la scalinata ed ecco che da una delle finestre delle mura la scorgiamo in lontananza, lì in fondo alla stradina!

La Picanella, che è dotata anche di campanellini sulle corna, inizia a scampanare di maledetto dalla gioia. Scaliamo letteralmente le mura per uscire dal seminato e raggiungiamo la chiesetta, posta in un luogo silenzioso e baciato dal sole.

Ci avviciniamo e pian piano quel luogo incantato si svela ai nostri occhi!

Ci riscaldiamo immediatamente, non so se per l’arrampicata o per i raggi di sole, e diamo il via ai nostri autoscatti, in compagnia di un gatto molto impegnato a farsi il bidet.

Restiamo lì un po’ a goderci quell’ambientazione uscita da un libro fantasy, dove grigie pareti a strapiombo si levano alte e il loro colore freddo e metallico contrasta con la graziosa chiesetta in mattoni coperta di muschio. Altra perla unica scovata da quella volpe del deserto dei Balcani della Vale. Scopriamo che la chiesetta si chiama Sveti Joan.

Riprendiamo il percorso ufficiale e arriviamo al forte, che si trova in totale stato di abbandono.

A parte la vista, niente di che. Abbiamo fatto bene a dedicare la mattinata alla chiesetta.

Ore 12:00, fame! È il momento, scendiamo velocemente, prima che la Vale si ricordi del cappello. Invece appena passiamo il tronco di quercia, mi ricorda le mie promesse da marinaio. Trasporto il tronco fino alla chiesa del gattame, che sembro un boscaiolo montenegrino in pieno stile. Manovro sto ramo da 20 kg come fosse una canna da pesca, riesco a spostare l’alberello rosa… Ora ci credo anche io… Mi viene veramente voglia di recuperarlo! Ecco però un movimento affrettato, un altro colpo di vento (della provvidenza) e il cappello si incastra fuori della portata del ramo… Ora per prenderlo servirebbe uno dei cipressi che crescono lungo la scalinata… Desistiamo… Ecchepeccato! Resta solo la Vale col suo scampanellio a ricordarci che oggi è Natale e che i nostri amici ci pensano… E anche noi li pensiamo… li insultiamo anche a volte… Poche volte per fortuna… La Picanella lancia anche un appello: “Mara ti prego torna da tiger e recuperarne un altro!”. Non azzardatevi.

Tappa a pranzo al ristorante la Scala Santa, ma a me devono fare santo dopo questa mattina, altro che la scala!

Nel pomeriggio usciamo da Kotor per raggiungere, in 20 minuti, Perast, un altro borgo affacciato sul fiordo. Appena arrivati ci chiediamo se ci hanno teletrasportato nella Serenissima e non ce ne siamo accorti!? Questa piccola cittadina sembra un angolo di Venezia che si è staccato dall’Italia e ha navigato nel Mare Adriatico fino ad ancorarsi nella Baia di Kotor.

Dal suo piccolo molo partono pescherecci verso l’isola della Signora dello Scoglio e quella di San Giorgio.

Stando ad un’antica tradizione, la costruzione della chiesa della Madonna dello Scoglio (o Scarpello) risale ad un avvenimento accaduto a due fratelli che stavano pescando e che trovarono una foto della Madonna col bambino dipinta da Lovro Dobricevic adagiata su una roccia sporgente.

La portarono a casa e, durante la notte, uno di loro, che era malato da molto tempo, guarì. Lo considerarono un segno e promisero di costruire una chiesa sul luogo in cui avevano trovato il dipinto.
In città iniziò la tradizione di lanciare una roccia nel mare in quel punto ogni volta che si tornava sani e salvi da un viaggio.
Il tempo poi ha avvolto tutto nella leggenda, unica al mondo.

La chiesa originaria fu costruita verso la metà del XV secolo ed era di modeste dimensioni, anche perché lo scoglio sul quale poggiava era molto ristretto. La secca rocciosa, il punto in cui sorge l’attuale isola artificiale, è detta “Scarpel”, nome che la gente dava e tuttora dà ad ogni forma rocciosa emersa; da qui il nome slavo di Škrpjel dato all’isola.

Col passare dei secoli, la superficie dell’Isola venne ampliata gradualmente dai marinai, grazie al posizionamento intorno alla roccia di pietre e velieri in disarmo che venivano sommersi in quel punto. Finché nel 1603, vennero affondate non meno di un centinaio di navi, riempite di rocce e l’isola e la chiesa furono finalmente terminate quasi 200 anni dopo il ritrovamento del dipinto.

Speriamo siano affondate ben le navi, che conoscendo la Vale sbatte da qualche parte e l’isola viene inghiottita.

Facciamo giusto in tempo a prendere l’ultima barchetta e gli ultimi raggi di sole. Incredibilmente siamo gli unici sull’isola… Che strano… Chi lo avrebbe mai detto: il giorno di Natale, in Montenegro, su un’isoletta sperduta, con sopra solo una chiesa (chiusa!), al tramonto, con un vento gelido e il barcarolo che è sparito insieme alla barca… Però essere qui da soli ha la sua magia… Sarà folle, ma è unico.

Saliamo sulla nostra barchetta rossa e passiamo anche vicino al monastero benedettino dedicato a San Giorgio, ombreggiato dai cipressi, che si trova alle spalle della Madonna dello Scoglio.

Questa seconda isoletta è invece interamente opera della natura, ma non è aperta al pubblico.

Rientriamo a Cattaro, domani saluteremo questa cittadina che sorge alle pendici di un’alta scogliera, in perfetta armonia con la baia e il mare, incuneata tra montagne imponenti, con piccoli e preziosi diamanti incuneati nei posti più sperduti.

Saluteremo questo pittoresco centro medievale che sorge nel punto più interno e remoto delle Bocche di Cattaro.

Saluteremo la baia che fa di questo luogo l’unico fiordo del Mediterraneo e il più profondo dell’Europa meridionale.

Saluteremo anche gli scampanamenti nel cuore della notte.

Saluteremo, soprattutto, il nostro alloggio gelido che “profuma” di cane bagnato.

Manca poco, quindi, per sconfinare in Albania, anche se con qualche cambio di programma… Inizialmente, la prima meta prevista era Tethi… Peccato che la strada per arrivarci è sterrata e ci sono 2 metri di neve al passo più alto. Direi che non è il caso… Già la Vale mi sta convincendo a far rientrare nel programma il Kosovo (che avevo subdolamente escluso)…

Bandiera

Caro Filippo, anche se tua mamma mi ha fatto arrivare un cappello rosa luccicante, la bandiera te la metto lo stesso perché so che tu mi sei solidale.

La bandiera del Montenegro è stata adottata dal parlamento il 13 luglio 2004, insieme ad un nuovo stemma e ad un nuovo inno, il popolare canto montenegrino. La bordura giallo-oro del drappo inizialmente era una frangia; in seguito è diventata parte integrante della bandiera. Nella bandiera vengono reintrodotti alcuni simboli nazionali monarchici, quali l’aquila bicipite (di derivazione bizantina), che ha sul petto lo scudo della dinastia Petrovič con un leone passante, già utilizzati prima del 1918. L’aquila ha tra le due teste la Corona della dinastia Peejgoš e tiene tra gli artigli uno scettro e un Globo.

Filippo confido in te per il prossimo Natale!

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mara Todde ha detto:

    Vi amoooo! 😂😂😂
    Ho riso tanto da star male!
    Paolo, ma lo sai che seminare alberelli rosa porta bene? Sono convinta che raccoglierai i frutti al prossimo viaggio😜 ( Filippo è solidale ma non è ancora abbastanza forte per affrontare la pazzia materna😉).
    Grazie ragazzi, viaggiare con voi non ha prezzo😘😘😘

    1. la Vale ha detto:

      😂 😂 😂 La prossima primavera cresceranno tanti alberelli rosa… Me lo sento! 😘😘

      1. Pablo ha detto:

        🤬🤬🤬🎄🎄🎄🤬🤬🤬

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