RTW 133-134: la rotta per Bai Tu Long

Ce l’hanno detto tutti, se andate in Vietnam non potete perdervi Ha Long Bai. Anzi, visto che ormai è super inflazionata, andate a Bai Tu Long, che essendo più lontana, è meno affollata di barche e di turisti.

“Certo, richiede due notti in barca, ma a due lupi di mare come noi questo non spaventa affatto!”, esclama Paolo mentre mettiamo piede al porto. A me questo dettaglio era stato proprio omesso fino a quel momento… tipo clausola con asterisco scritta piccolissima. Io che soffro il mal di mare solo a disegnare le onde su un foglio. Mi faccio ingolosire però dal fatto che il lupo di mare (che, come noto, perde il pelo ma non il vizio) abbia trovato una barca tutta per noi per una cifra irrisoria! Niente tour turistici, niente party alcolici con gente che svomitazza giù dalla barca, il che vuol dire nessun tic isterico della sottoscritta o sguardo della tigre incazzoso da lanciare, così accetto l’idea di salire a bordo della tinozza! Il natante parte da Cát Bà, un porto un po’ defilato rispetto alla partenza classica.

Ma facciamo un passo indietro. Siamo ad Hanoi e dobbiamo raggiungere Cát Bà. Semplice: svegliati alle 5:00, prendi il bus, schiva la mucca in autostrada; sali sulla barca, facendoti lanciare dal marinaio perché tra il molo e la passerella devi fare uno zompo che neanche Fiona May ha mai saltato, se questo ti riesce e non sei caduta in acqua lo devi ripete all’arrivo; poi sali a bordo di altro bus tutto tappezzato di centrini e in 5 ore sei arrivato a destinazione.

Arriviamo alla fase hotel: con la bellezza di 9 euro a notte avremmo dovuto avere stanza doppia, vista baia e aria condizionata. Piccolo dettaglio, la nostra stanza è ancora occupata da una coppia che ha deciso di prolungare la sua permanenza a Cat Ba in attesa che il tempo migliori. Mi sorge spontanea una domanda: “esticaxxi?!”. Quindi per noi, con sconto di 2 euro, c’è la stanza nel sottoscala. Vuoi non approfittarne?

I punti di forza del nostro alloggio sono:

  • Finestra murata. Oh, ma dietro c’è la baia eh! Parola del proprietario!

  • Condizionatore rotto, lo deduciamo da un piccolo particolare: il ventilatore montato strategicamente sotto.

  • Secondo ventilatore nell’angolo della stanza. Mi sa proprio che questo condizionatore è un soprammobile.

  • Sottofondo sonoro di vibrazione tipo suoneria del cellulare. Ogni 40 secondi circa (cronometrato) dalla stanza a fianco si sente un bruu-bruu… Esattamente la stessa vibrazione della sveglia di Paolo, infatti di primo acchito, dopo la “quinta” sveglia, parte la cazziata a lui.

Prendiamo la stanza, alla fine non è la peggiore in cui abbiamo dormito, e ci facciamo due passi per il paese. Oggi piove, fa freddo, c’è la nebbia e soprattutto l’umidità te la senti subito addosso!

Appena arrivati verso la spiaggia inorridiamo, questo posto fa parte del patrimonio dell’UNESCO, ma sembra che qualcuno abbia girato lo sguardo dall’altra parte, visto che stanno sorgendo o sono già stati costruiti mega palazzoni.

Andiamo in cerca di un posto dove cenare… ci basta l’azzardo dell’hotel per oggi, non vorremmo rischiare anche sul cibo, quindi all’insegna del gatto tiriamo dritto, a scanso di equivoci. Che poi se Francesca vede che abbiamo mangiato pure il gatto, dopo il porcellino d’india, la traumatizziamo a vita.

Torniamo in hotel, piuttosto bagnaticci, ma anche la stanza e tutto quello che c’è all’interno sono umidi. Così tentiamo di far partire il catorcio del condizionatore per togliere un po’ di umidità, ma niente da fare, non dà segni di vita! Mi guardo allo specchio e ho i capelli di Slash dei Guns N’ Roses, mi autoconvinco che non sto poi così male.

Ci buttiamo a letto stanchi per il viaggio, ma avevamo rimosso dalla mente il bruu-bruu.. “Vabbè Vale, adesso smett… bruu-bruu… massí sarà un malato di Whatsapp che sta chattand… bruu-bruu… o forse è l’asciugatric… bruu-bruu…” spero di addormentarmi in 39 secondi stanotte, tra un bruu-bruu e l’altro. Sarà una lunga notte.

Bruu-bruuon giorno! Piove. Governo vietnamita ladro. Le foto che ci hanno attirati qui erano tutte rigorosamente con cielo azzurro e mare smeraldo. Dalle previsioni meteo ci prepariamo ad una versione alternativa, visto che c’è più nebbia qui questa mattina che in Val Padana a novembre.

In fondo il viaggio è anche questo: accettare i luoghi per come sono, senza volere a tutti i costi vivere in una cartolina. Che poi finiamo sempre per amarli di più imperfetti. Alla faccia di chi photoshoppa le foto delle vacanze… anzi, ora gira pure un’app che aggiunge soffici nuvole bianche, cielo azzurro e sole splendente.

L’omino della Cat Ba Island Cruises si presenta al nostro hotel con consueti 30 minuti di ritardo. Non ha il nostro nome. Gli hanno solo detto di recuperare due tizi a questo hotel. Ottimo. Sperando di essere noi quei due, arriviamo all’imbarco di Ben Beo (che sembra in veneto, ma non lo è) e una barca in effetti ci sta aspettando al largo.

Tutto sommato non è malaccio. Galleggia quanto basta per salpare. E così salpiamo.

Inizia il nostro viaggio tra villaggi di pescatori, piccole abitazioni galleggianti dai colori pastello, barche di tutte le forme e dimensioni, pesci giganti e kayakate alla ricerca di grotte che non abbiamo mai trovato.

Ci siamo fatti così prendere la mano a pagaiare che per poco non ci devono recuperare in Cina. Ci ha fermato solo il fatto di non avere il visto… e il fatto che io usavo il remo al contrario, quindi tutta la fatica la stava facendo Paolo. Questo però lo scopriremo solo il giorno dopo.

Torniamo sulla barca e inizia a piovere di nuovo. Il panorama così malinconico non ci dispiace. Quello che cercavamo sulla slow boat in Laos l’abbiamo trovato qui, attraversando la baia di Lan Ha e costeggiando quella di Ha Long: i panorami ci passano davanti come in un film. Paolo è una molla, saltella da un lato all’altro della barca, ammaliato da queste formazioni rocciose uniche, in cerca di uno scatto da ricordare. O forse queste suggestive baie gli ricordano qualche scena tratta da un film fantasy e aspetta da un momento all’altro che sbuchi Gandalf il Grigio… io spero che compaia più Orlando Bloom (anche senza orecchie a punta).

La pioggia si fa sempre più fitta e il picchiettio dell’acqua sul legno ha un non so che di rilassante. La brezza entra dalla finestra, accarezzandoci il viso. Assorti nei nostri pensieri ci dimentichiamo quasi quanto siamo umidi.

Io faccio una sola ed unica foto, poi il diario di viaggio mi chiama, così iniziò a scrivere e le parole escono dalla penna una dopo l’altra, quasi senza pensare tutto fluisce in quel quaderno rosa, persa tra le note di Tracy Chapman e tra i profili delle numerose isole di Ha Long Bai, nascoste tra nuvole e nebbia, come guardiani vigili. La leggenda vuole che Halong Bay sia stata creata dal serpeggiare della coda di un gigantesco drago. Non è stato arduo cogliere il senso di questo mito osservando queste isole velate da una lussugerante vegetazione e scavate dal vento e dalle onde.

La poesia viene interrotta quando mi rendo conto di aver lasciato la giacca e le scarpe sulla piccola terrazza della barca. Le ultime parole famose: “sono sotto la tettoia”. Le riporta dentro Paolo e mi dice che per la cena siamo a posto: “una colonia di vongole ha preso dimora lì, da quanto sono bagnate”. Il cuoco della barca festeggia. Butta quelle congelate e via di vongole veraci appena pescate. Mangiamo, molto bene direi, in quei dieci minuti in cui ha smesso di diluviare. Quasi quasi stanotte lascio ancora fuori le scarpe, però magari domani cozze al posto delle vongole. Grazie.

Arriva la notte e attracchiamo. La nostra barca è a bassissimo impatto ambientale. Ha un piccolo led e tanti saluti, a differenza delle navi da discoteca che sono attraccate vicino a noi con luci strobo, che però sono obbligate a tenere i motori accesi. Noi manco il cellulare possiamo caricare. Ma che ci dobbiamo fare col cellulare? Quindi alle 20:00 spaccate siamo a nanna. Noi e le vongole che nel frattempo si sono infilate nel letto, che se strizzo le coperte allago la barca.

Domani dovremmo salpare verso Bai Tu Long, come da programma. Spero in un po’ di sole per far asciugare il mio unico paio di scarpe e la mia unica giacca pesante. Altrimenti sarò costretta a girare con le pinne per tutto il Vietnam.

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