RTW 135-136: sognando Bai Tu Long (e un giorno io verrò)

Ieri abbiamo attraversato Lan Ha Bay e costeggiato Ha Long Bay; il giro ci è piaciuto e anche molto, la pioggia ha reso tutto più suggestivo e solo quando ci avvicinavamo ai faraglioni di Ha Long la nebbia scopriva a poco a poco i loro surreali profili. Oggi, secondo il programma, dovremmo arrivare alla sospirata Bai Tu Long Bay.

Sono le 9:00 passate e tutto tace, la ciurma (capitano e cuoco) ronfa ancora, al timone il comandante non è pervenuto. Delle numerose barche ormeggiate ieri sera intorno a noi ormai non c’è più traccia, sono tutte salpate questa mattina presto.

Siamo gli ultimi a levare le ancore e stranamente andiamo in direzione opposta a quanto programmato. Dopo pochi chilometri scatta il momento kayakata, senza guida e senza giubbotti galleggianti. E chi siamo noi, i figli della serva? Guardiamo con invidia gli altri gruppi che ci sorpassano e ci accodiamo alle loro guide. Il nostro kayak deve avere problemi di convergenza visto che procediamo a zig zag. Nei passaggi stretti siamo dei fenomeni… da baraccone. E infatti ci areniamo ogni due pagaiate, creando ingorghi di kayak che neanche nel traffico ad Hanoi hanno mai visto.

La Vale mi perde le forze dal ridere e come sempre mi trovo da solo a remare. Almeno oggi, dopo varie disquisizioni, che quasi dovevamo chiamare gli Abbagnale, siamo riusciti ad arrivare ad un accordo su come tenere i remi! Indovinate un po’ chi li teneva al contrario?

Sono le 11:30, il cuoco è già ai fornelli, ma abbiamo fatto colazione 2 ore fa, non dovremmo essere lanciati verso nuovi orizzonti? Boh! Tentiamo di farci capire, ma nè cuoco e nè capitano parlano una parola d’inglese. Pranzo e siesta della ciurma. Cacchio neanche il koala australiano dorme così tanto. Nel frattempo è spuntato un pallido sole e mettiamo ad asciugare scarpe e giubbotto della Vale.

In attesa di capire quale sarà il nostro destino e la meta da raggiungere, decidiamo di prenderla con filosofia e riderci su. Come intermezzo ci pieghiamo dalle risate guardando tre turisti abbandonati su una spiaggetta a congelare, sembrano i nuovi protagonisti di “Cast away”. Tutti belli gasati si sono tuffati in mare col sole, ma una volta usciti hanno trovato solo nuvole e vento ad aspettarli. Fa oggettivamente freddo e la loro barca non se li fila proprio.

Partono gli esercizi di stretching stile Filini&Fantozzi. La donna del gruppo dà segni di cedimento e scava quasi una trincea andando avanti e indietro nervosamente per la spiaggia. Il marito scappa nella grotta temendo il peggio. Il terzo inizia a costruire un falò per fare segnali di fumo all’equipaggio della barca intento a cucinare.

Sono le 15:00 noi abbiamo mangiato e loro sono ancora lì. Iniziano atti di cannibalismo. La moglie ha il femore del marito in mano, colpevole di averla messa in quella situazione e se la ride col terzo incomodo, palesemente in combutta.

Mentre vengono prelevati ormai quasi assiderati, il nostro cuoco ci propone un’altra kaykata… rifiutiamo, vogliamo vedere qualche altra isoletta, siamo fermi qui da tutta la mattina.

Alle 15:30 siamo ancora qui, quindi intercetto il capitano. Capitano mio capitano, non dovremmo essere in rotta verso Bai Tu Long? Risposta: “ci siamo stati ieri!”. Ehm… pacco in arrivo… ammetto di essermi addormentato per mezz’ora, ma a meno di buchi spazio-tempo improbabili, dubito di aver fatto 50km ad andare e 50km a tornare in quel lasso di tempo. Casualmente ho tracciato il percorso tramite GPS e mostro l’itinerario al capitano:

  • Lan Ha – fatta
  • Dao Dau Be – fatta
  • Ha Long – sfiorata…
  • Bai Tu Long? Non pervenuta.

Scende il silenzio. Ora abbandonano anche noi insieme ai tre sfigati sulla spiaggia a congelarci. Dopo qualche minuto chiamano il boss, tale Mr. Luong, che mi dice che hanno cambiato l’itinerario all’ultimo momento per i seguenti motivi:

  • Il brutto tempo (e ci può stare, anche se magari potevi avvertirmi alla partenza e avremmo capito)
  • La bassa marea (ehm… ma non è ciclica?)
  • Le tasse (???!!!)
  • Le cavalletteeeeee (di mare!)

È chiaro che il pacco è stato servito. Riguardando l’itinerario proposto e date le distanze, era decisamente tutto infattibile soprattutto con i ritmi di navigazione tenuti in questi due giorni. Leggendo su internet sembra inoltre che solo poche agenzie siano autorizzate ad arrivare a Bai Tu Long. E la nostra non è tra queste, ovviamente. Dopo un’accurata ricerca in internet, avevo identificato la Cat Ba Island Cruises per la mini crociera. Sembrava l’unica senza troppi fronzoli turistici (niente spettacolino di marionette d’acqua), solo navigazione, spiaggie e isolotti. E poi con una cifra irrisoria avremmo avuto la barca tutta per noi! A posteriori questo già doveva farmi scattare l’allarme, ma niente, annebbiato dall’euforia di aver fatto l’affarone, ho pagato il cucuzzaro senza troppe domande. “Magari è perché siamo fuori stagione”, mi son detto. Un nostro saggio e caro amico di origini asiatiche qualche giorno dopo ci rincuorerà dicendoci che se non sei stato truffato almeno una volta non puoi dire di essere stato in Asia e di aver goduto appieno l’esperienza in oriente! Amen fratello, fatto!

Comunque a nulla valgono le nostre proteste e avendo già pagato tutto il cucuzzaro prima di salpare, non abbiamo nessuna leva. C’è poco da fare se non goderci il panorama della già nota Lan Ha.

Ci spariamo un’altra giro di kayak per passare il tempo, ormai siamo coordinatissimi!

Ci spostiamo di qualche chilometro, senza capire qual è il nuovo programma, visto che la guida che parla inglese, prevista nel pacchetto, probabilmente è rimasta a letto e non è mai salita a bordo. Alle 16:30 siamo già ancorati per la notte: qui stanno allungando il vino con l’acqua, siamo praticamente a pochi chilometri da dove siamo partiti ieri, ma abbiamo teoricamente ancora un giorno pieno di navigazione. Lo faremo in kayak? Nel frattempo, inaspettatamente, ci godiamo un tramonto suggestivo, arrivato a proposito per consolare i nostri occhi.

Ore 20:00 e siamo di nuovo a letto, sul nostro materasso di gommapiuma da 10 cm, che neanche Mastrotta riuscirebbe a rifilare, cullati dal rumore dei motori delle barche vicine, decisamente meno ecofriendly ed economiche della nostra. Riusciamo a ridere di questa situazione paradossale, sognando un letto asciutto e una doccia calda, perché qui abbiamo un bagno, ma in realtà è il deposito per le cozze.

Il terzo giorno si apre con la pioggia battente. Stesso copione di ieri con una piccola variante. Il capitano è sparito e non è più a bordo. Il cuoco è stato promosso! Ora è lui che guida la barca. Scattano le ipotesi sul destino di Capitan Findus: fuggito? Ce lo siamo mangiati fritto ieri (e io che pensavo fosse tofu)? Divorato da una vongola gigante uscita dalle scarpe della Vale? Boh…

Oggi l’itinerario è: girovagare negli stessi posti di ieri a 5 km all’ora tirando a sera, che io e la Vale in kayak andiamo più veloci. Siamo circondati dalla spazzatura, il mare è pieno di lattine del party serale delle altri navi e di plastica varia.

Guardando l’itinerario tracciato sulla mappa ci viene in mente che forse il neopromosso capitano/cuoco/tuttofare vuole mandarci un messaggio… o magari semplicemente si diverte a fare disegnini osceni.

Ne approfittiamo per rilassarci totalmente, visto che siamo ostaggi della barca a pochi chilometri dal porto. Nel frattempo passa una barca tutta nera, con il tetto nero e con i remi neri… scherziamo sul fatto che sia la barca della morte venuta a prenderci, con Caronte pronto a traghettare le nostre anime in pena.

Sbarchiamo finalmente, umidi fino al midollo, con un principio di reumatismo e un unico desiderio: rientrare in hotel per una doccia tiepida (non pretendiamo molto) e mezz’ora di phon sparato sulle ossa. Questa volta in hotel ci dicono che ci hanno tenuto la stanza con la vista bellissima (very beautiful come la giacca dell’altro giorno), quella che dà sulla montagna… diciamo che questa volta almeno abbiamo la finestra. Sull’acqua calda e sul phon che fa scintille lasciamo immaginare.

Poggiamo la testa sul cuscino e parte il karaoke a tutto spiano fino alle 2:00 del mattino.

Bai Tu Long resta sulla nostra lista dei posti da visitare, ma non ci diamo per vinti, ci addormentiamo mentre in lontananza ci sembra di sentire le note di un remake dei Dik Dik, provenire da uno dei karaoke che strimpellano qui sotto…

Cielo grigio su

Onde verdi giù

Cerco un po’ di blu

Dove blu non c’è

Sento solo umido

Fuori e dentro me

Ti sogno Bai Tu Long

E un giorno io verrò!

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Nicoletta Metta ha detto:

    Nuooooo che stroxxx!!!! Lo avrei buttato giù dalla barca!!! Però che tramonto!!!😍😍😍

    1. Pablo ha detto:

      Ahaha eh poi dovevamo tornare col kayak veramente!

    2. la Vale ha detto:

      Ormai siamo zen! Ridiamo sopra a tutto! 😜 e poi io uso i remi del kayak al contrario, Paolo si sarebbe fatto una gran sudata a remare fino al molo…

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