RTW day 102-103: Australia o Cina?

Questa mattina usciamo dal nostro ostello e troviamo il quartiere in festa… Aborigeni che danzano a piedi scalzi e banchettano a lucertole? No. Scozzesi in kilt che mangiano fish and chips? No. Stupiti, ci troviamo davanti lanterne rosse appese ad ogni angolo e draghi danzanti… Siamo stati catapultati nel bel mezzo della Cina con il teletrasporto questa notte!

Qui l’immigrazione cinese la fa da padrona e non si parla di un ghetto o di una Chinatown, ma di una grossa fetta della popolazione cinese integrata nel contesto sociale australiano.

Si avvicina il capodanno cinese, che per l’esattezza sarà il 16 febbraio, quando si festeggerà l’inizio dell’anno del cane.

C’è pure il cantante neomelodico, venuto direttamente da Pechino, che sconvolge con le sue mosse intere generazioni, dalle teenager alle nonne.

Io invece sono fibrillazione per un pacchetto di m&m’s distribuito gratuitamente ad una bancarella e quando vedo il cioccolato non capisco più nulla, cosi mi metto in coda sotto il sole allo zenit! Paolo, che si sta cuocendo il coppino, mi distrae con lo stand del Ministero del Turismo, dove un signore, che sembra il gemello cinese di Miyagi di Karate Kid, disegna ideogrammi a richiesta. Abbiamo il diario di bordo nello zaino, la sacra reliquia ora ha impresso sulle sue pagine “buona fortuna e prosperità”.

Ci fanno anche una foto ricordo con uno sfondo finto-panorama cinese, ma la cosa buffa è che dietro di noi ci sono altri 50 cinesi che si vogliono fare la stessa cosa… un po’ come se noi andassimo a New York e ci facessimo una foto con il Colosseo di cartone alle spalle. Paolo è troppo alto rispetto alla media della popolazione cinese, quindi deve compiere un plié alla Carla Fracci per entrare nell’inquadratura.

Il fotografo allo stand è italiano e ha la stessa fotocamera di Paolo… è nato un amore, i due iniziano a parlare mentre i cinesi si brasano sotto il sole di mezzogiorno in fila per la foto!

Nel frattempo ci scrive Lucia, la ragazza di Los Angeles che ci ha ospitato con il couchsurfing per una settimana, che ha cercato di replicare le zucchine ripiene al forno e la torta al cioccolato, ma con scarsi risultati. Ci chiede supporto culinario a distanza, così le inviamo le ricette passo passo… sappiamo già che quando cercheremo di replicare il suo pico de gallo, anche noi le manderemo un razzo di SOS.

Riceviamo anche un messaggio da Fernando, il ragazzo che invece ci aveva ospitato in casa sua in Argentina, sta viaggiando in autostop fino al sud del paese e ci manda qualche foto della sua avventura.

Sembra la giornata mondiale del couchsurfing… beh, a dire il vero si potrebbe inventare! L’aver creato legami con persone sparse qua e là è una cosa che ci fa sentire ancora più parte di questo grande mondo… grazie amici!

Per restare in tema questa sera si “couchsurfa” e Matt ci ospita in casa sua, a Newtown nei sobborghi di Sydney, insieme ai suoi due cani Sam e Molly. Uno di loro è un pastore australiano che, dopo aver puntato i miei stinchi, assaggia il pollicione di Paolo. Sembra che questa razza lo faccia come riflesso istintivo, è un retaggio di quando pascolavano le greggi e dirigevano le pecore mozzicando le caviglie. Fatta conoscenza, Sam decide che siamo amici… poggia il suo muso sopra i miei piedi e si addormenta, sono immobilizzata per le successive 2 ore. Sam è un cane sordo e comunichiamo con lui con i gesti, non se ne perde uno ed è dolcissimo!

Passiamo la serata e il giorno seguente con Matt, centauro doc, con tanto di Ducati parcheggiata in cucina e vespa nel retro di casa.

Ci racconta che è appena tornato da un viaggio in Honduras, lui è arrivato appena dopo che noi siamo partiti da lì… magari ci siamo anche incrociati in aeroporto. È esperto di cucina, infatti ci fa i quiz per vedere se siamo preparati. Ehi Matt, a due italiani non li freghi sul soffritto! Passiamo la prova e vinciamo tutta la raccolta delle ricette di Suor Germana più campo libero in cucina… cena approvata, con Matt che si sbafa quasi anche il piatto. Poi ci tira fuori la Vegemite, l’equivalente del burro di arachidi per gli Australiani… amico non ci puoi scadere così!

Il giorno successivo girovaghiamo per le viuzze di Newtown e ci rilassiamo in un parco, lì incontriamo un italiano che sta facendo una telefonata con la sua famiglia e grida: “mamma è una videochiamata, togli l’orecchio dallo schermo!”… “papà non devi urlare, non è che più siamo lontani e più devi alzare il tono della voce! Usa le cuffie, ma agganciale al cellulare.” Ci sembra di averla già vissuta questa scena.

Oggi ci aspetta un volo notturno piuttosto impegnativo (lungo e low cost) che ci metterà a dura prova, quindi nel pomeriggio ce la prendiamo con comodo… non so se tutti e tre abbiamo avuto un abbiocco improvviso o sono le scarpe di Paolo che ci hanno stesi tutti.

Oggi è l’ultimo giorno nel continente australiano e ci prepariamo per salpare in Asia, abbiamo già viaggiato in oriente ed è stato amore a prima vista e per noi il richiamo per quella parte del mondo è sempre molto forte!

L’Australia ci è piaciuta? Questa terra è sicuramente un sogno per molti immigranti, per la maggior parte dei viaggiatori è una destinazione che non può mancare. L’Australia è anche una terra di impressionanti contrasti e di spettacolare bellezza: è il più piccolo continente del mondo e, allo stesso tempo, la più grande isola; è immensa natura: costa, foreste pluviali, deserto e outback. È una terra in cui le sacre leggende degli aborigeni cercano di rimanerci aggrappate nonostante si stiano perdendo nella modernità frenetica dei “nuovi” Australiani.

È tutto ciò e anche di più, ma forse non è totalmente nelle nostre corde… abbiamo bisogno di paesi con una forte storia da ascoltare, una cultura affascinante alle spalle da scoprire in ogni passo che facciamo! Poi dato che Paolo ha il vizio maledetto di toccare qualsiasi cosa e qui c’è la densità di piante e bestie pericolose più alta al mondo, meno ci stiamo e meno mi rischia di stramazzare, perché si è strofinato le mani con la suicide plant, o ha accarezzato un simpatico casuario (grazie Daniele per averci messo in guardia, ma con Paolo non c’è speranza, non ce la fa! Ahahah). Quindi avanti tutta verso il Myanmar!

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