RTW day 105: Yangon vecchia fa buon brodo

Prima notte a Yangon e occhi aperti già alle 4:30. Sarà l’emozione, sarà il cambio di fuso, ma siamo svegli come grilli nonostante l’ora. Oggi dedichiamo la giornata a passeggiare nella Yangon vecchia. Iniziamo col dire che la domanda di molti è stata: “cosa fate a Yangon? Non c’è nulla!”. Ecco, per l’appunto, noi ci staremo ben 4 giorni, come sempre per andare in controtendenza; infatti di turisti neanche l’ombra e per questo già ci sembra la scelta vincente! Qui, ogni tempio, statua o monumento ha nelle sue fondamenta una storia antica, una leggenda dalle radici profonde e molte volte anche dei capelli di Buddha (nel vero senso della parola)…

Vi sveleremo qualche mistero carpito qua e là, iniziando dalla Botataung Paya, chiamata così per i mille capi militari che oltre 2.000 anni fa scortarono otto capelli del Buddha dall’India al Myanmar, infatti tataung letteralmente significa 1.000. Una bomba durante la seconda guerra mondiale distrusse l’edificio, ma nella ricostruzione venne ritrovato un piccolo cilindro d’oro contenente un capello, che si crede essere di Buddha. Gli stupa generalmente sono pieni, mentre il cuore della Botataung è vuoto; incuriositi da questo particolare inconsueto ci togliamo i sandali ed entriamo. Appena fatti due passi rimaniamo a bocca aperta, al suo interno questa enorme “campana” è interamente rivestita d’oro, dal corridoio, al pavimento fino al soffitto. Sono talmente affascinata da questa gemma che faccio due giri del percorso, uno dietro l’altro, quasi in apnea. Monaci e persone comuni si siedono a pregare ad alta voce e a meditare nelle nicchie formate dalle pareti dagli angoli insolitamente acuti.

All’esterno, in una delle costruzioni laterali, troviamo una ruota girevole con delle ciotole distribuite in cerchio. Qui l’offerta va lanciata direttamente nella ciotola, esprimendo un desiderio e una preghiera. Per non sbagliare cambiamo una manciata di monetine e iniziamo il rito come manco un lanciatore di coltelli… peccato che la nostra mira e coordinazione lascino alquanto a desiderare. Ci rinunciamo, in fondo il nostro sogno più grande lo stiamo già vivendo!

E poi Buddha ormai è abituato che tutte le volte non capiamo bene cosa bisogna fare e gli sminchiamo tutti i rituali. Ma lo sappiamo che guardandoci si fa due risate pure lui, chiudendo un occhio per l’impegno! La cosa che mi piace della sua rappresentazione è la sua espressione serafica, niente dolore o sofferenza sul suo volto, il che mi predispone già per un sorriso!

  • Una parola per Botataung Paya: inimitabile
  • Voto: ⭐⭐⭐ con lode, la massima onorificenza.

Passeggiando, ci incuriosisce il tempio hindu, ma facciamo solo un breve giro al suo interno, tanto ci aspetta un mese in India per farne indigestione! Andiamo alla scoperta di altri templi buddhisti, ma non prima di aver fatto una foto al simbolo induista che preferisco, Ganesha, l’elefante panciuto con una zanna sola e, di solito, seduto su un topo, suo veicolo. Già questo fatto sa di bizzarro, ma forse rappresenta appieno il suo significato: distruttore degli ostacoli (anche quelli che a volte ci creiamo da soli) e colui che ha trovato il perfetto equilibrio, non a caso sta in equilibrio su un topo.

  • Una parola per Sri Varatha Raja Perumal: colore.
  • Voto: ⭐ per Ganesha.

Raggiungiamo un’altra pagoda, la cui storia è legata agli Spiriti Nat, adorati per secoli in Birmania, anche prima dell’arrivo del Buddismo. Questo tempio infatti fu costruito nel punto in cui visse lo spirito Sule, da cui prende anche il nome. Attraversare la strada per raggiungerla non è un’impresa da poco, infatti la cosa singolare è che la pagoda sorge in mezzo ad una rotonda a tre corsie super trafficata e questo è un po’ l’espressione di una città in piena espansione, che ingloba il suo passato nella modernità galoppante. L’apertura al mondo occidentale si vede decisamente, il primo segnale è la presenza di cartelli della Coca Cola, proibita fini a pochi anni fa durante il regime militare. Lo stupa dorato centrale, in lingua mon, significa lo stupa in cui è custodita la reliquia del sacro capello (pure qui, e ti credo che il Buddha era calvo!).

Ci ritorniamo anche alla sera per vederla brillare tra le luci delle auto che sfrecciano intorno a lei.

L’interno del complesso è particolare e, grazie ad un ragazzo birmano, che si offre di farci da guida, scopriamo alcuni riti buddisti.

  • Fase 1 – Fondamentale sapere in che giorno della settimana si è nati.

Siamo preparatissimi, Paolo di Lunedì (il ragazzo è nato stanco, già con tutta la settimana davanti), mentre io di Mercoledì.

Se volete scoprire anche il vostro cliccate qui:

http://m.paginainizio.com/calendario.php

  • Fase 2 – Recarsi all’angolo del tempio corrispondente al proprio giorno.

Per Paolo tutto fila liscio, invece nel mio caso già la situazione si complica, poiché esiste l’angolo del Mercoledì mattina e del Mercoledì pomeriggio/sera. E te pareva! Vado convinta per il mattino, salvo poi avere dei seri dubbi man mano che passano le ore… ora sarei certa di essere nata di sera. Per incasinare tutto mi dicono che devo convertire l’orario in base al fuso locale, quindi meno 6 ore e mezza.

  • Fase 3 – tutto torna.

Ad ogni giorno è associato un animale, un numero, un colore e un punto cardinale.

Paolo è una tigre, coraggioso e deciso, quando punta la preda (soprattutto se è bionda) non demorde fino a quando l’ha catturata. Il suo numero fortunato è il 15, il punto cardinale è l’est e il colore l’argento. Nemico del Venerdì, con cui non potrebbe mai sposarsi, anche qui ti è andata male mio caro maritino, niente giusta causa di annullamento.

Io sono l’elefante con le zanne (poi c’è anche la versione sfigata senza zanne, per il Mercoledì pomeriggio), forte ed entusiasta, colore giallo e oro, numero 17 (in Italia non ha proprio la stessa fama, eh…), punto cardinale sud. Adesso non voglio più sapere quando sono nata con precisione, perché se dovesse essere di pomeriggio non voglio mica essere l’elefante con i denti da latte. E poi ho parlato con Ganesha e Buddha e mi hanno detto che, in caso, ci pensano loro a sistemare tutto con l’anagrafe, quindi a posto così … Io mi ci sento pure elefante, soprattutto quando mi muovo, agilità pari a zero e supermemoria grazie al corso intensivo! Per non parlare dell’affinità con il mio amico Ganesha. Si dice che l’elefante con le zanne sia molto forte e che la tigre se non lo ascolta finisce infilzata come uno spiedino in tempo zero… chi ha orecchie per intendere…

  • Fase 4: i dubbi (fase che vale solo per me)

Ora, l’essere nata di sera più che un dubbio mi sembra quasi una certezza e quindi potrei avere le zanne mignon, mo vedi che ho sminchiato il rito come al mio solito…

  • Fase 5 – il rituale

Siamo davanti al Buddha con l’animaletto corrispondente al nostro giorno, bisogna versare 5 bicchieri di acqua sulla testa di ciascuna delle statuette. Uno per noi stessi, uno per la nostra salute, uno per lo spirito, uno per il lavoro, uno per il futuro (e quest’ultimo noi l’abbiamo fatto stracolmo). Poi si riempie di nuovo il bicchiere e si lascia lì come offerta di purificazione.

  • Fase 6 – scampanata della felicità

Siamo nella fase conclusiva, se sbagliamo questo salta tutto. Dobbiamo suonare le campanelle poste sopra il Buddha e la campanona, questo serve per comunicare a tutti la propria felicità e condividerla con gli altri fedeli presenti nel tempio. E via con gli scampanamenti! Il vento poi trasporterà il suono delle campane al di fuori del tempio per distribuire nel mondo questa felicità. Amici ve n’è arrivata un po’?

Vicino all’entrata è posta la karaweik, una piccola chiatta dorata reale a forma di un uccello mitologico sulla quale si può lasciare una preghiera, poi bisogna tirare la catenalla per far salire la chiatta e depositare la preghiera in un santuario situato più in alto nello stesso stupa.

  • Una parola per Sule Paya: scintillante
  • Voto: ⭐⭐⭐

Nel pomeriggio, io e il mio tigrotto di Mompracem ci dirigiamo verso la stazione centrale dei treni. Dobbiamo raccogliere informazioni e orari sulla Circle Line e sui mezzi per raggiungere Bago.

Tutti i cartelli sino piuttosto incomprensibili e come due piccioni, cadiamo subito tra le grinfie di un procacciatore di tour, che con poche parole in italiano ci adesca e con la scusa di portarci all’ufficio turistico ci recapita all’agenzia viaggi del cugino. Dopo 5 minuti di discussione sul tavolo abbiamo aperti contemporaneamente:

  • Depliant viaggio in bus a Bagan
  • Listino prezzi treno notturno per Bagan (solo 20 ore di viaggio… ma anche no!)
  • Libro fotografico di Bago
  • Brochure Lago Inle
  • Contratto di mutuo per acquisto sottoscala arredato in pieno centro a Yangon

Davanti a questo mare di informazioni e prezzi siamo storditi, se restiamo ancora qui per altri 5 minuti usciamo con 23 tour organizzati in saccoccia. Prendiamo la situazione in mano e ci limitiamo a prenotare un’auto per Bago per tutta la giornata. Ci sembra abbastanza in linea con i prezzi locali e ci dà il vantaggio di arrivare a destinazione in 2 ore (contro le 4 del treno), visto che abbiamo anche alle spalle quelle 20 ore di viaggio e un po’ di fuso orario, in più di gestirci la giornata in modo flessibile e gli spostamenti una volta là. Siamo solo dubbiosi sull’ora di partenza, non riusciamo a scendere sotto le 8:00, perché “l’autista deve fare colazione, poi trovate tutto chiuso, poi alle 7:00 c’è l’invasione delle cavallette”… ehm… vabbè ci fidiamo e ci diamo appuntamento all’indomani. Io già tremo alla parola tour e se parte il giro dei negozi torno a Yangon a piedi!

Tanto per esercitaci e tenerci in allenamento torniamo al nostro alloggio a piedi.

In un paese in cui dominano la povertà e molteplici problematiche sociali, abbiamo pensato che pranzare presso locali gestiti dalla popolazione birmana o aperti da imprese che operano nel sociale potrebbe essere un buon modo per rendere questo viaggio più sostenibile e aiutare i più bisognosi.

Pranziamo allo Shwe Sa Bwe, che si trova in periferia, nei pressi della sponda settentrionale del lago Inya. Il ristorante è stato aperto da un francese residente in città, François Stoupan; offre piatti di alta cucina a prezzi ragionevoli, ma allo stesso tempo è una scuola di ristorazione. Io locale accoglie 22 studenti l’anno che arrivano da tutto il Mynamar e che appartengono a famiglie dal background svantaggiato, ai quali vengono offerte lezioni gratuite sia per il lavoro in sala sia per i futuri cuochi, sotto la supervisione di chef provenienti dalla Francia. Coloro che si diplomano qui finiscano poi per lavorare nei migliori alberghi e ristoranti della città. Vogliamo contribuire nel nostro piccolo a incentivare queste iniziative e a dare una buona opportunità a questi ragazzi!

Becchiamo la settimana a tema svizzera, quindi via di rösti e strudel! Atipico per la Birmania, ma lo scopo nobile e il cibo comunque molto buono ci fa soprassedere dalla cucina non tipica!

Sulla strada del ritorno ci fermiamo in due templi periferici, poco noti al turismo di massa, ma molto noti ai locali.

Il Buddha seduto, che nonostante i suoi 14 metri di imponenza, ci accoglie con un’espressione placida e tranquilla, le sue vesti e il copricapo sono decorati in oro e pietre preziose e alle sue spalle notiamo una stupefacente parete in legno intagliato, che apprezziamo decisamente di più rispetto le luci psichedeliche.

  • Una parola per la Ngar Htat Gyi Paya: finemente decorata.
  • Voto: ⭐

Dopo il Buddha seduto, è il turno del Buddha disteso, il più grande di Bago con i suoi 65 metri di lunghezza, davvero impressionante. L’espressione del suo volto è quasi paciosa.

Ai piedi della statua è stato costruito un piccolo santuario dedicato a Ma Thay, un uomo pio che secondo la credenza abbia il potere di fermare la pioggia e assicurare ai naviganti un viaggio sicuro.

Ma il cartello “non sedersi, per favore” l’ha attaccato il gatto?

  • Una parola per Chaukhtatgyi Paya: peccato per le ciglia finte di Buddha.
  • Voto: ⭐⭐ al gatto irriverente.

Nel passare da un tempio all’altro passeggiamo tra i vicoli, approfittando per curiosare nella vita quotidiana di questa zona della città, tra monaci che fanno il bucato e uomini che aggiustano biciclette con meravigliosi freni a bacchetta.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    ciao…..
    ho sentito….arrivare con le campanelle tutta la vostra felicità….
    però mi avete creato un dilemma….io che sono nata di mercoledì alle 6 del mattino….visto il fuso dove mi colloco????

    volevo poi permettermi un suggerimento a questo bellissimo popolo che di oro…..o simil oro ha rivestito centinaia e migliaia di Budda…..

    glielo avete detto che “….il mattino ha l’oro in bocca?”

    bacissimi…..

    1. la Vale ha detto:

      Il detto calza a pennello… dorato pure lui! Ros tu sempre le domande più difficili, eh?! Sei mercoledì mattina: elefante dalle zanne lunghe, il segno più fico, come me! 😜

      1. ros ha detto:

        ecco cosa ci accomuna …..l’elefante dalla zanne lungheeee!

        1. la Vale ha detto:

          🐘

    2. la Vale ha detto:

      Dalle 12:00 diventa PM

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