RTW day 110: inseguendo le mongolfiere a Bagan

Ormai ci abbiamo preso gusto. Invece che stare a rotolarci nel letto, alle 5:00 siamo in piedi e pronti per affittare la nostra e-bike da “Ciccio Bello”, che però questa mattina se n’è stato bello bello nel letto a dormire.

Alle 5:30 abbiamo la nostra e-bike: oggi è arancione e ha la targa 01, insomma la versione a due ruote del Generale Lee… sono pronto per prendere i dossi allo stesso modo dei fratelli Duke…

Ingrano la terza e supero la velocità della luce, a 30 km/h le foglie che cadono sulla mia faccia sembrano delle lame, ma io non me ne curo, inebriato da questa velocità adrenalinica che Valentino Rossi spostati che ho anche imparato come si mette la freccia. Nel cuore della notte abbandoniamo la strada asfaltata e ci dirigiamo verso la collina di O Bo Gon.

Lì aspettiamo il sorgere del sole.

Giriamo la sguardo dalla parte opposta ed ecco di nuovo in lontananza prima una e poi decine di mongolfiere alzarsi in volo. La Vale mi guarda e dice: “al diavolo tutti i piani di oggi, le inseguiamo?!” Il richiamo è troppo forte, abbandoniamo ogni guida o mappa e decidiamo di inseguirle. Come volevasi dimostrare il cuore e l’istinto valgono più di mille Tripadvisor o Lonely Planet. Ci seguono anche dei turisti che ci vedono inchiodare sulla strada e correre in mezzo ad un campo, facendoci i complimenti per il posto scovato!

Ormai ci siamo rassegnati al fatto che nessun tempio sia più scalabile, nemmeno quelli che hanno una scala interna sono stati risparmiati dal divieto. I motivi sono molti, comunicati in modo confuso:

  • il rischio di crolli dopo il terremoto del 2016
  • la volontà di far certificare dall’Unesco il sito archeologico come patrimonio dell’umanità
  • la tutela della moralità di questi luoghi (sembra in seguito a flash mob musicali organizzati l’anno scorso)
  • le cavalletteeeeeeee!

Possiamo essere d’accordo o meno (soprattutto dopo aver visto alcuni “restauri” da mettersi le mani nei capelli), ma fatto sta che il governo ha dato ordine di lucchettare tutto e quella parte di Bagan famosa per i suoi panorami noi non la vedremo. Abbiamo deciso però di non scoraggiarci e di cercare un nuovo punto di vista tutto nostro e la giornata è iniziata nel migliore dei modi, questo inseguimento di mongolfiere ci sta facendo scoprire posti unici!

Sicuramente qualche passeggero a bordo di questi magnifici palloni volanti starà insultando quei due fastidiosi puntini con il motorino arancione che compaiono sempre in tutte le inquadrature delle loro foto.

Noi siamo soddisfatti e decidiamo di rientrare alla base vista la sveglia aggressiva di oggi. Mentre usciamo da sentieri di cui credo nemmeno la gente di qui sappia dell’esistenza, incrociamo dei camioncini colmi di monaci che si dirigono al tempio di Manhua per raccogliere il cibo offerto loro dal villaggio. Li seguiamo e rubiamo qualche scatto divertito dei giovani novizi, che si lasciano frequentemente andare a saluti e sorrisi.

Nel pomeriggio ci fermiamo al Sulamani Pahto, un tempio buddhista che fu eretto nel punto in cui il re trovò un piccolo rubino, da qui il nome “gioiello supremo”. Ricchi affreschi di varie dimensioni adornano le sue pareti interrotte solo dai quattro statue di buddha rivolte verso i punti cardinali.

  • Una parola per il Sulamani Pahto: rosso porpora.
  • Voto: ⭐⭐⭐

I monaci centauri sono troppo dei grandi, li vedi sfrecciare sulle loro moto con le vesti rosso porpora che si gonfiano al vento.

Noi, invece fissi a 30 all’ora, ci fermiamo davanti ad un grosso tempio, il Beik Hmauk Gu Hpaya. La Vale si lascia affascinare dal sorriso di una bimba del posto… e finisce per giocarci a nascondino!

  • Una parola per la bimba: furbetta (il tempio non ce lo ricordiamo)
  • voto: ⭐⭐⭐😊 alla bimba!

Sosta pranzo sempre dal nostro amico Gyi Gyi… mi faccio fuori un piatto di arachidi mentre la Vale scrive il diario di bordo, pensando di passare inosservato, ma la faina mi sgama tempo zero!

Nel pomeriggio ci facciamo rapire dalle mura di un imponente edificio, il Dhammayangyi Pahto, visibile da qualsiasi punto di Bagan, la sua forma ci ricorda più una piramide atzeca, con le varie terrazze monumentali digradanti che si susseguono fino alla cima. Molti sono i misteri che avvolgono ancora questo tempio, a partire dalla storia cruenta che esso porta su di sé: si narra che il re Narathu lo fece costruire per espiare l’uccisione di mezza famiglia. Agli operai era stato ordinato di far combaciare perfettamente i mattoni della muratura a secco, in modo che tra l’uno e l’altro non potesse passare nemmeno uno spillo, pena il taglio delle braccia. Sulle pareti dell’ingresso occidentale vi sono anche delle pietre con incavi delle dimensioni di un braccio dove pare avvenissero le amputazioni. Il re fu assassinato (e non mi meraviglio… una personcina così a modo!) e, come ritorsione postuma da parte degli operai, l’interno fu riempito con detriti di mattoni. Questo è l’unico sito di Bagan in cui compaiono due Buddha, l’uno accanto all’altro: rappresentano il Buddha storico di Gautama affianco a quello futuro di Maitreya.

Il karma negativo dell’edificio potrebbe essere la ragione per cui il Dhammayangyi Pahto è rimasto uno dei pochi templi a non essere ancora stato sottoposto a un radicale intervento di restauro. E per fortuna, aggiungerei! Purtroppo qui la cultura della conservazione e del restauro non sanno cosa sia, i templi hanno tracce di malta qua e là e vicino a pagode antichissime ne vengono costruite altre super moderne, i Buddha in teak o in pietra sono sostituiti da effigi laccate con luci stroboscopiche alle loro spalle… il fascino dell’antico allo stato naturale non è molto di casa qui. Quindi dalla caccia ai tramonti siamo passati alla ricerca dei templi più genuini, in cui la modernità non sia passata a far danni!

Facciamo un altro giro in questo meraviglioso luogo, dove i soffitti sono talmente alti da far risuonare, come fossero grotte, lo stridio dei pipistrelli che volteggiano nel buio e scacazzano sulla mia testa!

Mentre io sono alle prese con la mia capigliatura, la Vale, oltre alle decine di foto alle bancarelle, si lascia andare ad un servizio fotografico ad un ragazzo biondo e teutonico, che medita nei corridoi del tempio. Epperfortuna che non voleva nemmeno portare la macchina fotografica oggi! Ha fatto fuori 3 batterie in 15 minuti… neanche con i surfisti tutto sto entusiasmo!

Ah bello, a che mi sfidi!?

Ferito nell’orgoglio mi metto in competizione assumendo la posa più yogica che mi riesce (il cane anchilosato a faccia in su). Finiamo la sfida con 127 selfie a 1 per lui… ma solo perché io non ho l’abito locale, il famoso longyi… prima o poi anche io ne avrò uno (quando capirò come si annoda) e allora non ci sarà storia… quindi mio caro biondino vedi di andare a meditare in un altro tempio a mille chilometri da qui.

Messe in chiaro le cose è tempo di pensare al tramonto e seguo le indicazioni della Vale, che ci portano da una mandria di mucche… ehm…

Ma l’istinto ci dice bene e ci piazziamo sulla strada che dal tempio di Bulethi arriva alla Tha Beik Hmauk Gu Hpaya (famosa per essere la pagoda dal nome più lungo e impronunciabile del mondo).

Da qui vediamo una collinetta piuttosto alta che permette una discreta visuale sulla valle, essendo molto vicina alla strada e accessibile con i pullman, la conseguenza di ciò purtroppo è un affollamento selvaggio. Mentre aspettiamo il nostro tramonto lontano da questo infausto luogo ad un chilometro circa più a nord, ne approfitto per un paio di considerazioni fantasy-antropologiche che Tolkien levati.

Il popolo dei visitatori della Terra di Bagan si suddivide in varie razze, ciascuna con particolarità ben definite, che vado testè ad elencare:

  • Nani delle Montagne

Razza dominante fino a pochi mesi fa, si potevano trovare abbarbicati sulle pagode ad ammirare i tramonti. Ora sono fuorilegge condannati all’esilio, visto che è stata vietata loro l’arrampicata selvaggia, dote tramandata da padre in figlio. Qualcuno si aggira ancora furtivo nei templi minori, ma la maggior parte si è rintanata sul Monte Popa, sognando di ritornare al proprio regno un giorno.

  • Gnomi delle colline

Esiliati i Nani, gli Gnomi hanno preso possesso in massa delle poche colline della Terra di Bagan. Il panorama da lì non sarà lo stesso delle pagode, ma per un selfie al tramonto con la birra in mano può andare più che bene. Si ammassano al calar del sole, in migliaia per metro quadrato, azionando l’arma definitiva di loro invenzione: il flash. Totalmente inutile, ma l’hanno inventato loro, che ci puoi fare… fortunatamente non capiscono una mazza di tramonti, quindi appena il sole sparisce si dileguano a bordo delle loro carovane di bus, lasciando godere ad altri le vere luci del tramonto.

  • Gli Elfi delle Foreste

Rarissimi, ma ci sono. Specializzati nell’arrampicata arborea e nella caduta carpiata con selfie. Salgono sugli alberi più alti e aspettano la protezione civile l’indomani per poter scendere.

  • Gli Uomini delle Pianure

Hanno rinunciato per sempre ai tramonti classici, ora vagano in cerca di pianure aride e senza vegetazione con un tempio isolato da fotografare da 158 angolazioni diverse. Specializzati nella fotografia di silohuette, in particolare della panza del marito.

  • I Raminghi

Poi ci sono quelli come noi che, a cavallo della loro e-bike, passano silenziosi da un posto all’altro, mimetizzandosi con le altre razze, alla ricerca dello scatto perfetto e della pace interiore. Non sono proprio molto compatibili con gli Gnomi. Tipicamente affittano la loro cavalcatura alle 5:00 di mattina e la riportano alle 22:00, tra le imprecazioni dello stalliere. Abilità distintiva: sgommata sulla sabbia durante autoscatto con mongolfiera sullo sfondo (e capottamento di potenza).

Ormai sta per diventare buio, torniamo verso casa, ovviamente prendendo la strada più polverosa.

Questa sera ceniamo in posto in cui ci vanno prettamente i locali, la Vale ieri sera ha adocchiato una griglia e sei tremendi pescioni. Seguiamo l’odore di brace e arriviamo da Harmony: la scelta si rivela vincente. Solo un po’ di difficoltà a pulire il pesce con le bacchette!

E poi una volta a casa ti accorgi che dopo quasi 4 mesi inizi a pensare nello stesso modo e a fare le stesse cose…

Stiamo per andare a letto quando, nonostante i siti bloccati e la rete ballerina, ricevo un messaggio da Cri: “Prima di partire per un lungo viaggio porta con te la voglia di non tornare più”….Irene Grandi.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.