RTW day 12: Sconfiniamo in Cile… Puerto Natales

Ore 7:30 – raggiungiamo la stazione dell’autobus che da El Calafate (Argentina) ci porterà a Puerto Natales, in Cile… si passa un altro confine! Ovviamente la fermata dei bus pubblici è comodamente posizionata su un cucuzzolo, a dispetto di quelli privati che sono collocati comodamente nel centro del paesino.

Io sono in assetto sherpa, la Vale ha fatto la spesa e ha preso viveri per tutto il pullman.

Ci aspettano 5 ore di bus tra strade sterrate e semi asfaltate, per la giornata di oggi non volevo scrivere nulla, cioè dai! Sono 5 ore noiose di bus… alla fine vedremo “solo” i paesaggi scorrere dal finestrino, bellissimi, immensi come sempre, ma cosa mai potrebbe capitare?

Non avevo fatto i conti con la mia dolce metà, che è sempre pronta a combinarne una… lei va, va e guarda la farfalla, il filo d’erba, il nandù (immancabile), si perde via nei suoi pensieri, tanto che al controllo passaporti alla frontiera cilena quasi mi sale su un altro autobus. Il nostro era giallo e lei stava risalendo su uno blu, diretto in Antartide. Mi risponde: “ma sì, siamo elastici!”… forse devo provare con quei simil-guinzagli per bambini…

Alla frontiera con il Cile dobbiamo compilare un modulo a testa e alla domanda minacciosa: “trasportate cibo?” scatta il panico! Abbiamo 42 banane, 12 pere, 3 uova sode, una scatoletta di tonno, 2 kg di frutta secca, acqua per sopravvivere un mese nel deserto e una coca-cola… Tutte trasportate dal sottoscritto, questa mattina, per le vie ripidissime ed impervie di El Calafate. Alla vista di questa domanda la Vale si irrigidisce, inizia a mandar giù 2 uova sode, 3 banane e una pera alla velocità della luce! Prima che si soffochi la convinco a barrare “Sì” (solo suo modulo ovviamente)… Se la sgamano il piano è chiaro: io scappo urlando “la droga non è mia” e mi butto dalla finestra.

Ci mettiamo in fila, ma ancora non capiamo se possiamo portare cibarie, finché non ci accorgiamo che la tizia davanti a noi consegna tutti i viveri (c’è chi era più carico di noi); attanagliati dai sensi di colpa, buttiamo tutto prima che ci arrestino e barriamo, così, la casella “NO”. Ci resta solo una lattina di coca-cola e l’acqua.

Avendo visto la correzione sul foglio, la guardia chiede subito alla Vale che cosa trasporta. Lei risponde candida: “tiengo coca”.

Scatta il piano!! Io mi butto urlando la frase concordata (la druega no es mia!!!), mentre la Vale viene perquisita come neanche i boss del narcotraffico… Per fortuna, questo ultimo pezzo è solo frutto della mia immaginazione, perché saggiamente la Picanella aveva mimato l’azione del “bere a garganella”; però il cane la valigia della Vale se l’è snasata per bene, secondo me qualche banana era infilata pure lì.

Ascoltiamo il cartello che abbiamo visto questa mattina: prendiamo la vita alla leggera e ce la ridiamo!

Ci siamo: timbro del Chile sul passaporto e oltrepassiamo il confine, quello che si prospetta ai nostri occhi è questa immagine…

Arriviamo a Puerto Natales, un villaggio di pescatori situato sulle ventosissime coste cilene del Seno Última Esperanza (Stretto dell’Ultima Speranza). Ce la giriamo tutta in poche ore, in realtà c’è anche un molo da vedere, ma la Vale arriva con la batteria scarica, dopo aver curiosato ogni via per vedere le case colorate di lamiera ondulata, che si susseguono l’una accanto all’altra, e dopo aver fotografato tutti i davanzali e i muri di questa città.

Il suo fiuto non smentisce mai e punta una caffetteria tutta colorata, quasi in stile hippie: ordiniamo due hamburger, di cui uno vegan…buonissimi entrambi! L’ambiente è rilassato, i proprietari canticchiano e fanno simpatia. Amerindia approvata a pieni voti!

Raggiungiamo il nostro ostello, abbiamo una mini stanzetta con due letti, bagno in comune, un portachiavi gigante e 10 coperte a testa…non saranno troppe?

Al risveglio ci accorgiamo che appena mettiamo fuori il naso dal letto rischiamo l’assideramento. 10 coperte a testa: perfette!! Scopriamo poi, che negli alloggi economici della Patagonia cilena il riscaldamento centralizzato è una rarità, perché l’energia ha costi elevati. Ma noi adoriamo il camino e ci siamo goduti lo scoppiettio del legno.

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