RTW day 123: l’argento degli Akha

Cambio di guida oggi. Leng ha un impegno con il suo vecchio maestro, monaco buddhista, e ci lascia nell mani di Sai Lo, una giovane guida proveniente dalla tribù Shan. Visiteremo quattro villaggi Akha, a circa un’ora di auto da qui. Una volta abbandonato il pulmino in circa quattro ore passeremo da un villaggio all’altro. L’approccio di Sai Lo è diverso: prima di partire visitiamo il mercato di Keng Tung dove ognuno compra il pranzo per sé. A quanto pare niente pranzo a casa dello sciamano oggi… d’altronde mica tutti possono avere agganci altolocati come Leng! Mentre noi abbiamo appena fatto colazione e prendiamo il cibo per il pranzo, qui é tutto un bollire e arrostire; la gente del luogo mangia a qualsiasi ora noodles o riso cucinato in ogni modo. È un bel mercato vivo, dove è bello perdersi.

Giriamo tra le bancarelle e vediamo le prelibatezze del luogo: tra i cibi più costosi e richiesti ci sono larve e vermi. Che peccato che abbiamo speso tutti i soldi per i noodles fritti e per i ravioli alla bancarella vicina, sennò li avrei comprati sicuramente… anzi tenetemeli da parte che quando torno passo e mi faccio una bella scorpacciata… aspettatemi che arrivo, eh!

Il mercato centrale ha comunque il suo fascino: è un caleidoscopio di dialetti e costumi tradizionali tutti da ammirare. Un miscuglio di gente proveniente da villaggi di varie etnie giunge dalle colline vicine per vedere prodotti, a volte, anche insoliti.

Ovviamente le spezie, nel regno dello spicy, la fanno da padrone e l’accoppiata aglio-peperoncino si trova ad ogni angolo del mercato… anche sulla bancarella dei fiori!

Il banco del pesce è ordinatissimo e i tonni disegnano geometrie regolari, quasi Escheriane.

Prima di uscire dal mercato una bella e anziana signora, vestita di bianco, mi regala un dolcissimo sorriso.

Oggi faremo visita a quattro villaggi della tribù degli Akha. Le donne indossano elaborati copricapi fatti di monete d’argento e di perline di pietra, gli uomini invece hanno un ciuffo di capelli più lungo, entrambi servono, secondo le convinzioni animiste, per impedire che gli spiriti malvagi prendano possesso delle persone. Si racconta che l’usanza dei copricapi d’argento ebbe inizio quando la tribù trovò le monete d’argento che gli inglesi sotterrarono prima di fuggire dal paese. Da allora le donne di questi villaggi continuano ad aggiungere monete (ora principalmente indiane) e sfere d’argento per arricchire sempre di più il copricapo, che viene poi passato di generazione in generazione. Nei giorni di festa indossano completi interi di argento, che possono valere anche milioni di kyat. Anche perché questo popolo non si fida della moneta di “carta”, visto che il governo anni fa mise fuori corso la moneta cartacea e molte persone si impoverirono all’improvviso.

Questa signora ci tiene a mostrarci le sue monete degli inizi del 1900.

Arrivati al primo villaggio si nota subito che questa tribù è decisamente più agiata. Si vedono già costruzioni di mattoni e pregiate coltivazioni di alberi da frutta, the e caffè. Il fiuto per gli affari degli Akha appare subito evidente, anche se il disboscamento selvaggio ci incute il timore che qualcosa stia cambiando troppo velocemente. Decidiamo di non fermarci alla prima casa e proseguiamo fino quasi all’estremo opposto del villaggio. Due signore anziane, sorelle, ci invitano a sederci in casa loro. Accettiamo e con allegria ci ringraziano, perché tutti sostano sempre all’inizio del villaggio a scambiare due chiacchiere e da loro non arriva mai nessuno.

La due donne sono molto simpatiche e la più anziana (più che dal viso lo si capisce dal copricapo più elaborato e ricco) ci mostra le foto dei suoi 4 figli. Grazie al suo lavoro è riuscita a farne laureare 3, mentre il quarto è rimasto nel villaggio e ha messo su famiglia qui. Ci racconta che il copricapo è sempre al centro delle relazioni sociali di questa tribù. Quando un uomo vuole prender moglie deve prepararne uno e portarlo in dono. Guardo Paolo e ringrazio il cielo di non essere nata in questo villaggio: già me lo vedo ad infilare migliaia di perline, che poi le sparge per la capanna e si incastrano nell’aspirapolvere della suocera. Finisce che alcune non si trovano, poi ci scivola sopra, cade, si spacca una gamba e già partiamo col piede sbagliato. Anche questa ce la siamo scampata!

Al terzo villaggio ci fermiamo per pranzo, giochiamo con i bimbi di quella capanna e parliamo un po’ con la loro nonna, poi ripartiamo.

Portare il nostro cibo e non condividerlo o non poterlo cucinare insieme, come nei giorni scorsi, ci fa riflettere sul potere di aggregazione dello spignattamento. Forse è questo il vero segreto degli italiani, ovunque siano nel mondo. Spaghetti, aglio, olio e peperoncino e via, tutti amici… anche con i noodles funziona!

All’ultimo villaggio conosciamo una donna di 32 anni con 7 figli al seguito. Svengo alla parola 7… eppure son tutti tranquilli. Ognuno di loro tiene d’occhio il fratello più piccolo e nella calura del pomeriggio si divertono tra di loro, giocando con piccoli sassi e legnetti.

Il marito della donna cerca di carpire qualche trucco dalla nostra guida su come allevare i pesci nel suo stagno. Sai Lo segue un progetto di sviluppo proprio sull’itticoltura e gli suggerisce di aggiungere nello stagno dello sterco di bufalo o di gallina per favorire la crescita delle alghe e di conseguenza un’alimentazione più nutriente per i pesci, che altrimenti resterebbero piccoli. L’uomo è perplesso, teme che i membri della tribù non accetterebbero mai di mangiare quei pesci per timore di mangiarsi pure lo sterco. Sai Lo nicchia: “fallo e non dire niente al villaggio”… ha colto nel segno, gli occhi dell’uomo brillano, il fiuto degli Akha per il commercio ha avuto la meglio.

Questa volta si torna col sole a picco facendo lo slalom per i sentieri per trovare un po’ di ombra. Purtroppo però gli alberi sono sempre meno. Queste tribù stanno a poco a poco sostituendo gli alberi originari con piante di the o caffè, disboscando interi terreni, con tutto ciò che ne consegue. Storia già vista.

Ma il valore di mercato alto del caffè fa troppo gola da queste parti. Alle frane e alla siccità ci penseranno più avanti. Chissà i saggi (e poveri) Lahu Shi cosa direbbero.

INFO UTILI

A conclusione di questa tre giorni di villaggi, sciamani, camminate ed emozioni, ecco qualche informazione utile per pianificare gli itinerari. Il nostro primo contatto è stato Leo (khunwin81@gmail.com). Lui ci ha aiutato nello stilare l’itinerario e ha chiarito molti dei nostri dubbi, è molto attivo nel rispondere alle email, non esitate a contattarlo. Non essendo disponibile come guida nei giorni in cui noi eravamo a Keng Tung ci ha messo in contatto con Mr. Leng, la guida di cui avete letto nei primi due giorni. I suoi contatti sono:  sairoctor.htunleng@gmail.com, telefono 09458030511. Non aspettatevi risposte veloci, Leng non fa più da guida a tempo pieno. Resta sempre una delle guide senior e la qualità degli incontri è decisamente di un’altro livello, quindi vale la pena insistere.

Il costo, comprensivo di guida, pranzi e di mezzo di trasporto da e per i sentieri (che partono tutti fuori dalla città) per noi è stato di 70$ al giorno a coppia. A posteriori spesi benissimo, anche se all’inizio ci sembrava un costo superiore alla media delle altre guide e allo standard del posto. Leng, come le guide del posto devolvono parte del ricavato per progetti con le tribu che visitano (scuole, acquedotti…).

Arriviamo allo sforzo fisico per i trekking: noi non siamo grandi camminatori e siamo sopravvissuti. Tenete presente che vale l’assunto sentiero facile=basso impegno=tanti turisti=meno genuinità. E viceversa. Ad esempio i 4 villaggi Akha, che sono relativamente agevoli da raggiungere, sono anche decisamente i più turistici e meno genuini. Il villaggio dei Lahu Shi è un buon compromesso, 14km in tutto (a/r), noi ci abbiamo messo 6 ore. Ma il migliore è stato quello degli Eng, dove ci si arriva solo in motorino tra i sentieri montuosi (non proprio la cosa più tranquilla del mondo) e solo se convincete la vostra guida che siete le persone giuste. E se la vostra guida è in grado di organizzare il tutto, cosa non scontata, per cui ripeto il consiglio sopra: affidatevi ad una guida senior, anche se spendete qualche dollaro in più.

BANDIERA

Questo è l’ultimo giorno in Myanmar e, come da tradizione, scatta il momento bandiera per la gioia di Filippo.

La nuova bandiera del Myanmar fu adottata il 21 ottobre 2010 per sostituire quella della repubblica socialista della “vecchia” Birmania. E’ stata introdotta insieme alle modifiche della denominazione ufficiale del Paese, Repubblica dell’Unione del Myanmar, all’inno nazionale e alla nuova Costituzione, prima delle elezioni generali previste per novembre 2010. La bandiera si sarebbe dovuta rivelare solo dopo la conclusione delle elezioni del 7 novembre. Ha tre strisce orizzontali: il colore giallo simboleggia la solidarietà, il verde la pace e la tranquillità e il rosso il coraggio e il valore, con una stella bianca a cinque punte nel mezzo.

In Myanmar si vede ancora più spesso sventolare un’altra bandiera, quella buddhista, in passato “causa” di numerosi scontri da parte dei colonizzatori cristiani europei, desiderosi di sradicare e sostituire il Buddhismo.

È formata da sei colori, che secondo la tradizione furono emanati dal corpo del Buddha quando raggiunse l’illuminazione: il blu dai capelli, il giallo oro dall’epidermide, il rosso dalla carne e dal sangue, il bianco dalle ossa e dai denti, il rosa/arancione dal palmo delle mani, dai talloni e dalle labbra. Inoltre, i cinque colori si sarebbero poi fusi a formare una colorazione indescrivibile e molto brillante.

Quanto al significato delle strisce orizzontali, ogni colore corrisponde ad un insegnamento del Buddhismo:

  • il blu la compassione verso tutti gli esseri, la benevolenza e lo spirito di pace;
  • il giallo la via di mezzo, lontana dagli estremi;
  • il rosso i doni della pratica; il bianco la purezza e l’emancipazione; l’arancione (in Birmania sostituito dal rosa) la saggezza del Buddha-Dharma;

La sesta striscia presenta i colori orizzontalmente per indicare la loro completa fusione.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mara Todde ha detto:

    Eccola! Qui qualcuno aspettava con ansia la bandiera! Anche quella Buddhista ha suscitato curiosità ed entusiasmo! Pare non ci sia nella Bibbia delle bandiere e di conseguenza siete diventati più attendibili del suo libro preferito!
    Come sempre Filippo ringrazia e fa domande…tante domande…troppe!!!! Quando sarete di nuovo a tiro lo abbandono davanti alla vostra porta di casa e scappo via!!!😘

    1. la Vale ha detto:

      Abbiamo superato il sacro tomo delle bandiere?! 😱 Non facciamo scherzi, inizia a raccogliere le domande e passacele sottobanco così ci prepariamo all’interrogatorio! La cosa che scappi abbandonando Filippo davanti alla nostra porta ci ha fatto morire dal ridere! 😂😂

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