RTW day 14: Torres del Paine 2 – La vendetta

Tutto asciutto al mattino, tranne i calzini di Paolo, questa sera parte il corso: “una volta lavati, gli indumenti vanno anche strizzati!” Ora odorano di cadavere, li mettiamo un po’ vicino alla stufa, così magari sapranno di carne asada.

Colazione a buffet, nessun danno oggi… Paolo comodamente seduto al tavolo e io procaccio il cibo, tentando di fare colazione; peccato che tutte le volte che torno al tavolo il cameriere ha già portato via tutto. Paolo questa mattina non è in grado di fare nemmeno il guardiano, lui mangia solo a profusione. Io prendo il pane, scaldo il pane, mi ciulano il pane dal fornetto, ritaglio il pane, riscaldo il pane, curo il pane per non fare la fine di prima, prendo la frittata (mentre il cuoco da lontano mi fa segno che sto usando la pinza contrario), porto tutto al tavolo ed è sparita la marmellata.

Si ricomincia dal via…capito in prigione e sto ferma un turno, come nel Monopoli.

Ma una volta non era l’uomo che andava a procacciare le cibarie? Dopo la colazione del campione, continuiamo l’esplorazione del Parco Nazionale Torres del Paine (che si legge con l’accento sulla “e”).

Facciamo il viaggio insieme a Peter, un simpatico e alquanto strambo spilungone olandese, che ci racconta dei suoi viaggi e dell’amore che ha per le città italiane. Ci chiede se nella nostra compilation abbiamo anche le canzoni della Pausini e di Ramazzotti, noi lo stupiamo con “Edge of seventeen” di Stevie Nicks, sulle cui note non riesco a stare ferma.

Arrivati alla meta, il vento soffia così forte che non riesco neppure ad aprire la portiera, a fatica esco dal trabiccolo. Oggi fa ancora più freddo di ieri, aggiungiamo un paio di strati di vestiti e ci incamminiamo…mi chiedo come faccia Peter a non avere freddo, ma poi ci tiene a farci sapere che ieri girava con dei bermuda con disegnate le palme perché, a suo dire, faceva caldo… Oggi il suo abbigliamento è un po’ più da inverno, ma non troppo; il nostro, come sempre, da polo nord.

Dopo una breve passeggiata raggiungiamo una cascatella, non molto alta, ma suggestiva in questo contesto.

Obiettivo della mattina: raggiungere il “Mirador los Cuernos”. Il sentiero è semplice e dura un’ora, ma senza calcolare il vento a 50 km/h e il fatto che io pesi appena quanto una piuma bagnata. Noi proseguiamo sino alla fine del sentiero, mente il nostro pazzo amico spilungone va a prendere il traghetto che lo porterà al sentiero “W”. Tralasciando il fatto che sono già le 11 e che dovrà farsi 28 km a piedi (vale a dire 9-10 ore di camminata), temiamo che dormirà nella pampa insieme ai puma stanotte. Ci lasciamo con una foto ricordo… Vogliamo ricordarlo così, con il suo cappello con gli Alpaca disegnati, fatto di lana grezza che punge, muffole alle mani rigorosamente coordinate, i mutandoni del pigiama, scarpe da tennis con suola liscia, uno zainetto con dentro la merenda e sul viso stampata la gioia di chi non aspetta altro che girare il mondo, senza un piano preciso, seguendo le correnti gravitazionali… Noi invece seguiamo le folate di vento immancabili che ci portano dove vogliono loro.

Vai Peter sei il nostro idolo!

Ovviamente tutto il sentiero è stato controvento, acquisiamo un assetto aerodinamico e facciamo un passo alla volta ancorandoci ai sassi, tanta fatica ripagata da una maestosa vista del massiccio.

Ammiriamo il paesaggio e la vista del lago seduti per terra e guardiamo le tre cime che coronano il Macizo del Paine, scolpite dall’erosione glaciale.

La Laguna Amarga ci regala, invece, un po’ di sole e uno specchio d’acqua color verde- bluastro, decidiamo che è il posto giusto per goderci il nostro meritato panino.

Il nome “amara” gli è stato attribuito per via del suo particolare sapore, dovuto alle sue acque con alto PH. Le pietre bianche che coronano le sue rive sono calcio carbonato, formazioni rocciose che si trovano in pochi luoghi al mondo, come nel Salar de Llamara e in alcune lagune australiani.

Questa notte si dorme in un posto speciale, uno di quei posti che vedi solo nei documentari. Siamo all’interno di questo parco meraviglioso, ovunque si diriga lo sguardo si vedono montagne dai picchi aguzzi; un po’ di nubi coprono le cime, ma nascoste là dietro ci guardano silenziose.

Le tende a forma di igloo all’interno del parco sono autosufficienti ed ecologiche, entriamo nella nostra e sentiamo subito il profumo del legno e un bel teporino ci scalda in un attimo. Notiamo che il soffitto è trasparente: si vede il cielo e questa notte, forse, vedremo le stelle!

A darci il benvenuto un’aquila, che se ne sta placida davanti al nostro alloggio…esco, ci guardiamo per un po’ e, sempre con fare tranquillo, si gira e passeggia sul prato. Anche lei è in piena attitudine cilena.

Devo ammettere che mi faceva un po’ ridere, perché io le aquile (quelle poche che ho visto) me le ricordo regali e leggiadre, ma questa quando zampetta muove il suo sederotto, ciondolando a destra e a sinistra e si muove goffamente.

La seguo a distanza, senza disturbarla, ovviamente mi perdo nel Camp e Paolo sta già appendendo i cartelli con la mia foto segnaletica con scritto sotto: “cercasi Vale disperatamente, dispersa mentre seguiva un’aquila” (o forse festeggia?!).

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Paolo dice che in questo viaggio sembro una fotografa del National Geographic, oggi pomeriggio ho fotografato un centinaio di guanachi tra cui:

  • guanaco seduto
  • guanaco che sbadiglia
  • guanaco con moccio al naso
  • guanaco impertinente
  • guanaco timido
  • guanaco che si gratta la chiappa

Più altre decine di combinazioni, introducendo il loro avvistamento con: “uh, guanachino…” come se lo vedessi per la prima volta, ma che ci posso fare, mi stanno troppo simpatici!

 

BANDIERA DEL CILE

Oggi la promessa la onoriamo con la bandiera del Cile fotografata proprio all’ingresso del parco.


a bandiera del Cile è del 1817 e ha un disegno ispirato a quella americana, infatti venne disegnata dall’americano Charles Wood, che prestava servizio volontario presso l’esercito cileno.

La bandiera può essere issata in orizzontale o in verticale, ma la stella deve sempre trovarsi nell’angolo in alto a sinistra e ogni colore ha un significato:

  • il rosso rappresenta il sangue dei patrioti che combatterono per l’indipendenza
  • il bianco è la neve delle Ande
  • il blu raffigura il blu del cielo e il mare (oceano Pacifico)
  • la stella a cinque punte sottolinea il fatto che il Cile è una repubblica unitaria e non una repubblica federale.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Luigi ha detto:

    Vediamo con piacere che il vostro viaggio continua ricco di esperienze e di visioni appassionanti. I paesaggi e gli animali che incontrate devono essere proprio impressionanti dal vivo. Certo che anche l’airone e il cigno del laghetto al Parco Nord hanno il loro fascino!!!…Baci da mamma e papa’😁
    😗😗

    1. la Vale ha detto:

      Ogni paese la sua bestiola… lo zimbaro rimane sempre il più divertente!

  2. LUIGI SANDRA ha detto:

    Mi associo a tutto quello che ha scritto qui sopra papà.P.S. Spediscimi un guanaco che lo utilizzo a Natale al posto delle renne.Carichiamo a turno i bimbi del quartiere così papà si impegna in una attività al posto dell’orto:conducente di guanachi.!!!!!

    1. la Vale ha detto:

      Bella idea!! 😂

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