RTW day 143-144: Hoi An, same same but different

Ci svegliamo a Sa Pa, inutile dire quale sia il tempo che troviamo fuori dalla finestra. Mentre aspettiamo l’ora X per lasciare questo ridente paesino, facciamo due passi nel mercato locale, tra zampe di gallina all’insù e donne delle tribù con cesti stracolmi di ortaggi.

Al costo di ben 8 euro prendiamo il bus-loculo (se raddrizzavamo completamente il sedile toccavamo il soffitto) alle 8:00 spaccate e in 5 ore e 30 nette ci troviamo ad Hanoi.

Abbiamo giusto il tempo per un pranzetto prima di fiondarci in aeroporto. Scegliamo il Duong’s 2, un ristorante niente male nel quartiere vecchio.

Suggestivo il negozietto di fianco… un po’ ligubre, ma la ritrattistica fotografica è ai massimi livelli.

Durante il nostro primo giro ad Hanoi avevo detto a Paolo che volevo vedere la bottega di ceramiche… non intendevo esattamente questa però!

È tempo di volare! Siamo pronti a decollare e mentre sfoglio la rivista di bordo noto che un vecchio amico è tornato a farmi visita… sembra si trovi in Corea del Sud! Aggiungere subito alla lista dei paesi da visitare, please!

Arriviamo in tarda serata ad Hoi An, che sembra solo un giro di lettere della già nota Hanoi. Come direbbero qui, same same but different. Check-in al nostro hotel e a nanna. Il meteo promette bene, ma rispetto a Sa Pa anche Vizzola Ticino a novembre sembrerebbe un paradiso.

Il giorno seguente ci svegliamo con il sole, solo questo fatto regala 10 punti alla città e 3 tacchette di gioia a noi. Mettiamo a lavare e ad asciugare tutti vestiti, che ormai sanno di cantina (come le nostre ossa), e ci aggiriamo senza una precisa meta tra le viuzze del quartiere vecchio.

Attraversiamo il Ponte Giapponese che è il simbolo della città. Il nome originale è Lai Vien Kieu, che significa “ponte per passare da lontano”. E’ stato costruito dai giapponesi per connettere il lato ovest, in cui vivevano i Giapponesi, con il lato est, dove abitava una comunità cinese. All’ingresso ci sono due statue: una scimmia e un cane. Sembrano indicare che il ponte sia stato iniziato nell’anno della scimmia e sia stato concluso in quello del cane. Tuttavia, secondo altri, esse mostrano il fatto che i Giapponesi e i Cinesi non si amino alla follia e che in Giappone il nostro “essere come cani e gatti” sia “essere come cani e scimmie”.

Sempre seguendo il filo della leggenda arriviamo al tempio di Chau Cau, in cui sembra vivesse un enorme mostro chiamato Cu, così grande da avere la testa adagiata in India, la coda in Giappone e il corpo in Vietnam; quando questo mostro si muoveva, causava disastri in Vietnam. Fu così che venne eretto un altro ponte, noto come ponte cinese, per colpire il punto debole del mostro, che così morì. Gli abitanti della cittadina però, dispiaciuti e colpiti dalla tragica fine di Cu, costruirono nel 1719 questo piccolo tempio per potere pregare per la sua cattiva sorte e per la sua anima! Degni di nota sono i mega zampironi cerimoniali appesi al soffitto, che le zanzare svengono solo a vederli. Ma io sono riuscita a farmi mozzicare dalle zanzare pure qui!

C’è pure una piazza intitolata al mitico nonno di Heidi, che scopriamo aver ispirato i piani agricoli del partito comunista Vietnamita.

Oltre al sole, che finalmente splende sui nostri capoccioni, un sacco di particolari regalano a questa città tanti punti per la sua unicità. Hoi An, ex capitale imperiale, è un vero gioiello anche perché è una delle poche località scampate ai bombardamenti della guerra del Vietnam ed è quindi rimasta così com’era. Le stradine strette e tortuose del centro storico sono ricche di antiche case in legno e di molti altri edifici, i quali mostrano una fusione unica di tradizione locale ed influenza straniera. Le abitazioni in legno hanno ancora il simbolo rotondo sopra la porta per proteggere chi vi abita, i portoni si chiudono con assi orizzontali e le tegole del tetto posizionate concave e convesse simboleggiano lo yin e lo yang.

Lanterne colorate appese ovunque, muri gialli, anzi ocra (ma per Paolo va semplificato il colore con uno primario), botteghe e laboratori di artigianato in ogni portone… è la città per me, starei ore a guardare dipingere una tela o scolpire un pezzo di legno.

Tappa immancabile: la libreria. Entriamo e chi ti trovo? Il piccolo principe seduto vicino la sua volpe, lo prendiamo come un segnale di buon auspicio, come se questo viaggio stia continuando a tessere un filo conduttore che non voglia accennare a fermarsi.

Durante il giorno il pigro fiume che scorre a Hoi An è pressoché vuoto, le barche sono legate alla riva e riposano in attesa del turno di notte. Le lanterne sono spente, ma decorano delicatamente gli angoli della città.

Come sempre, quelle sgualcite e rotte a me affascinano di più, mi danno l’idea di vissuto e mi piace pensare che abbiamo illuminato il passaggio di milioni di viaggiatori.

La sera quel calmo corso d’acqua si trasforma in uno spettacolo di luci, grazie alle lanterne appese alle case che lo fiancheggiano e a quelle che vengono immesse nelle acque del fiume Thu Bon da minute vecchine.

Il fiume trasporta così sogni e desideri di innamorati, di viaggiatori e di persone del luogo.

Ceniamo nella cucina della signora Ha Lan, uno Street food di cucina tipica vietnamita. Tra tutte le bancarelle, lo scegliamo per un validissimo motivo: il marito è il sosia di Marrabbio di “kiss me Licia” in versione gentile, con il suo quaderno inseparabile da ragioniere.

Qui diversi ristoranti condividono lo stesso spazio e cercano di accaparrarsi i clienti al grido di “same same“! Noi ci sediamo a uno degli ultimi banconi di street food, ordiniamo pesce e wonton fritti. Sembra tutto tranquillo, ma, mentre siamo quasi al termine della cena, sale la tensione all’ultimo ristorante per via di un gruppo di turisti scippato dallo stand vicino. Sedie rotte, insulti in vietnamita, volano parole grosse… e chi interviene per calmare gli animi del proprietario imbestialito? Ovviamente le donne, con tanto di mestoli e padelle in mano. Marrabbio passeggia, mentre la moglie fa da guardia al nostro tavolo e ci guarda le spalle. Tutto torna tranquillo e noi ci sbafiamo le banane offerte dalla casa.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    pure la rissa vietnamita…..viaggio ricco sotto ogni aspetto….

    ciao ragazzi!!!! ma tra quanto ci vediamo???

    lo so che la cosa non vi rende allegri….ma io volevo iniziare ad organizzare le sere a tema !!!
    bacissimi

    1. la Vale ha detto:

      Non ci facciamo mancare nulla! La data è top secret, non abbiamo ancora il biglietto di rientro in realtà! 😜

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.