RTW day 145: inchiostro e seta ad Hoi An

Iniziamo la mattinata girovagando all’alba in questa bellissima cittadina, curiosando ancora tra angoli e viuzze, per ora liberi da turisti. Il paese lentamente prende vita.

Incontriamo sulla nostra strada un sacco di belle signore vietnamite che ci ispirano uno scatto.

Piano piano anche i primi pullman iniziano ad arrivare. Scopriamo che l’abbigliamento da “bananaro” qui spopola, orde di turisti indossano questo set di abiti e una famiglia asiatica sembra aver svaligiato il negozio… neanche l’unicorno ci vuole credere!

Ad Hoi An ci sono veramente un sacco di attività in cui tuffarsi. Noi andiamo per esclusione:

  • Niente spiaggia – vorrei evitare di rimanere a macchie come la Pimpa per il resto dei miei giorni e poi noi dopo 20 minuti sdraiati al sole iniziamo a sclerare.
  • Niente visita alle rovine di My Son – dicono essere simili ad Angkor Wat, chi è stato in Cambogia può capire che non esiste nulla di simile al mondo; in più sarebbe associato ad un tour turistico di gruppo: vade retro… non vorrei che le bolle della Pimpa venissero pure alla Vale.
  • Niente vestiti su misura fatti dai sarti della città – il nostro trolley da cabina sta esplodendo.
  • Niente giro in barca tra lanterne galleggianti – troppo inflazionato e siamo a posto così dopo le kayakate dei giorni passati.

Cerchiamo qualche attività a sostegno della popolazione locale, ne troviamo una che fa proprio al caso nostro. Niente volontariato questa volta, bensì un laboratorio artistico presso una fondazione che destina la quota di partecipazione a sostegno della popolazione locale, in particolare delle fasce più deboli. “Ma che tipo di laboratorio?” vi chiederete… Con tutte queste lanterne in giro, vuoi non imparare a crearne una? Mi lascio convincere dalla Vale… creazione di lanterne e pittura vietnamita, sembra sia giunto il momento di risvegliare la mia vena creativa che da secoli è in letargo (sempre che io ne abbia una). Accetto solo in cambio di un workshop di fotografia per il giorno seguente con sveglia a notte fonda. Sigliamo il patto! Ci sentiamo artisti nell’anima e diamo sfogo alle nostre passioni.

Arriviamo puntuali al Lifestart shop dove si tengono laboratori di vario tipo tutti i giorni. Intanto che attendiamo l’insegnante, parte il momento autoscatto: il problema fondamentale è che tra noi e la macchina fotografica c’è una strada e la Vale non fa in tempo a raggiungermi… che strano che anche questa volta ne scattiamo un’infilata prima di farne una buona?!

Entriamo e per le prossime due ore saremo affaccendati a spaciugare.

Il negozio è stato aperto da una fondazione locale che si occupa di inserire le persone diversamente abili nel mondo del lavoro. Ammiriamo le loro creazioni artigianali e capiamo perché definirli disabili sarebbe un controsenso. Soprattutto se paragoniamo le nostre lanterne e i nostri disegni ai loro! Dopo due ore di corso intensivo infatti, abbiamo imparato solo ad incollarci le dita e a macchiarci d’inchiostro come nessun altro sarebbe in grado di fare. I fili d’erba del mio quadretto sembrano tronchi di querce secolari e gli uccelli che volano assomigliano a dei tremendi rapaci pronti ad attaccare.

La Vale invece, avendo versato tutto l’inchiostro sui miei vestiti, non ne ha più per il sole, che infatti ricorda quello di Sa Pa qualche giorno fa.

Con le lanterne di seta va anche peggio. Il concetto di “mettete poca colla” non fa presa nella mia mente.

La Vale mi cazzia sostenendo che non ho mezze misure e, mentre lotto per salvarmi i polpastrelli, viene colpita da un attacco di sfiga acuta: il suo boccettino di colla si stappa di colpo, riversando una colata di cemento a presa rapida sulla stoffa della sua lanterna… giuro che non sono io il sabotatore… vabbè ma in fondo come dicono qui “lampada smerdata lampada fortunata”.

Alla fine ci siamo divertiti e abbiamo fatto il nostro show anche qui, ora la sfida più grande è come trasportarle in valigia per il prossimo mese e mezzo senza romperle. Ma non dovevano essere pieghevoli? La Vale qui mi ha gabbato alla grande…

Il diario cartaceo sta per finire le pagine, sono giorni che cerchiamo il successore e qui lo troviamo. È perfetto, con decine di facce sulla copertina, disegnate da un bimbo. Lo prendiamo al volo per ricordarci tutte le persone stupende che abbiamo incontrato fino ad oggi e quelle che dovremo ancora incontrare, che hanno reso o renderanno unico questo viaggio

Nel pomeriggio prendiamo la bici, per recarci nei tranquilli campi appena fuori dal centro abitato, dove si può gustare uno spaccato di vita rurale. Il primo tratto è piuttosto trafficato, tanto che i motorini ci pressano strombazzando a più non posso e facendo l’appoggino con le ruote.

Ma dopo una decina di minuti siamo già in aperta campagna.

Incontriamo molti bufali d’acqua, ma uno in particolare ci colpisce per la sua dentatura perfetta e per il fatto di essere coperto completamente di terra da metà busto in su. Ipotizziamo che sia caduto a gambe all’aria in una pozza di fango.

L’autoscatto con il bufalo d’acqua più stonato della storia è epico. La Vale mette il cavalletto e compone la foto mettendoci come sempre un’eternità, tanto che pure il bufalo si è seduto.

Notare la distanza di sicurezza tra lui e la Vale (si intravede uno spicchio di gomito sulla destra), mentre io mi trovo in piena traiettoria con le mega corna, perché “altrimenti Paolo non vieni nella foto”.

Dopo 47 tentativi e attimi di terrore ad ogni sbuffo, riusciamo a produrre un autoscatto valido… e comunque il bufalo guarda sempre me.

Come mai la Vale ha quell’espressione rilassata e io ho lo sguardo del terrore in tutte le foto?

Dall’ansia mi viene una fame incredibile, così ritorniamo da Ha Lan e da Marrabbio anche questa sera, che, quando ci vedono, quasi stendono il tappeto rosso.

Ultimo giretto lungo il fiume, dove incontriamo di nuovo le nonnine con le candele e poi via in hotel per un meritato riposo. Domani ci attende una sveglia impegnativa prima dell’alba.

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