RTW day 146: il trattato di Hoi An scatta con il cuore

Come da trattato di Hoi An, firmato ieri da me e dalla mia consorte, oggi è il turno del workshop di fotografia con un professionista del team di Hanoi Photo Tour. Sveglia alle 4:00 e via in pulmino verso il porto, dove Fred, il nostro tutor, ci dà qualche veloce nozione tecnica; tutti concetti semplici in scatti statici, in posa e in studio, ma che nella street photography non sono sempre facili da applicare. Forse il trucco sta nel conoscere le regole per poi stravolgerle, cercando un punto di vista tutto personale. Un po’ come faceva Picasso.

Siccome a noi le cose facili non piacciono, sia io che la Vale oggi scattiamo con lenti fisse (le uniche che abbiamo perché abbiamo rotto un obiettivo a testa in questo viaggio). Quindi per catturare la scena ed escludere ciò che non ci interessa non abbiamo la possibilità di zoomare, ma saremo noi stessi lo zoom, avvicinandoci o allontanadoci dal soggetto, con il rischio di perdere l’attimo, ma con il vantaggio di usare ottiche luminose. Il nostro gigante buono (così ribattezzato dalla Vale, visto che Fred sfoggia un sorriso contagioso e sfiora i 2 metri) ci consiglia di osservare la scena intorno a noi e di prevedere come si svilupperanno le azioni. Più facile a dirsi che a farsi.

Camminando lungo la riva, troviamo il porto in cui attraccano i pescherecci reduci dalla pesca notturna. Delle zattere a forma di scodella, fatte di bambù, fanno da spola avanti e indietro tra le barche più grandi ferme al largo. La riva è ricolma di gente in attesa di contrattare i carichi più prelibati.

Ci buttiamo subito nel pieno del mercato del pesce, che si sta svolgendo proprio sotto i nostri occhi. La concitazione del momento ci manda in confusione. Fortunatamente arriva il nostro guru che ci suggerisce di scegliere un soggetto interessante e di focalizzarci sulle sue azioni, dimenticando il resto. Di colpo, guardando nel mirino, trovo quello che cercavo, le scene sembrano al rallentatore e sento silenzio intorno a me. Mi sento un po’ come questo Buddha…

Click, click, click, scattiamo come forsennati 200 foto e passa in un’ora… se avessi una macchina fotografica analogica mi sarei dissanguato in rullini. Fred è molto sincero e dispensa consigli su come migliorare e ci sprona a guardare sempre le scene da un’altra prospettiva, magari la più inusuale. Ovviamente la più critica verso il proprio operato è la Vale, ma Fred, guardando una foto in cui la mia dolce metà trova mille difetti, le dice che quello scatto è meglio di migliaia di foto che ha selezionato facendo il giudice nei concorsi fotografici. Che un’altra freccia abbia fatto breccia nella sua autostima? La Vale è felice e Fred ci ricorda di divertirci, dicendoci anche che i nostri scatti devono raccontare, perché sono le storie che emozionano.

A riva sono tutti, o meglio tutte, in fibrillazione, tra le mani le cassette che sono pronte per essere riempite di pesce. Per prendere i posti in prima fila non si tolgono nemmeno il casco dalla testa e come giunge la barca gli corrono incontro agguerritissime, tra sgomitate e vociare!

L’atmosfera è unica, tutto intorno è un insieme caotico di urla, spintoni, odori e luci. Le trattative sul prezzo del pesce si fanno su pezzi di cartone e diventano sempre più serrate. Nessuno sembra curarsi di noi, le fotografie ne guadagnano, catturando tutta la veracità di questi attimi, anche se qualche spintone ce lo becchiamo anche noi… ma ne vale la pena!

Le casse sono piene di pesci di ogni tipo. Finita la ressa, una vecchina passa al setaccio tutta la riva in cerca dei pesci che sono caduti nella confusione. Ne riempie un sacchetto che riesce poi a vendere per intero al mercato.

A margine del mercato, pochi metri più in là, il clima è appena poco più calmo: c’è chi taglia il ghiaccio a mano, chi con un aggeggio collegato al motore di una lavatrice, che si surriscalda ad ogni blocco inserito, e c’è chi già è impegnato a pulire, impacchettare e rivendere il pesce.

I pescherecci ormai sono vuoti e i pescatori si godono un po’ di quiete in attesa di ripartire questa notte.

Fred continua con i suggerimenti, svettando sopra la folla con il suo stile hipster decisamente unico da queste parti. Insegnamento numero uno della giornata: “scegli la tela, inchiostro e soggetto… e segui il tuo cuore”.

Gli sfondi di questi luoghi sono ottime tele, la luce del sole che sorge si rivela un inchiostro superbo e i soggetti hanno tutti delle storie affascinanti incise tra le rughe dei loro volti e trovano anche il tempo di regalarci qualche sorriso.

È ora di colazione, a base di BanhMì rigorosamente piccanti e the allo zenzero puro. Giusto per risvegliarci un po’! Ne approfittiamo per parlare delle nostre vite e come tutti noi siamo finiti in Vietnam. Le sigarette degli uomini al bar finiscono sui bastoncini dell’incenso…

Una fabbrica vicina, che produce salsa di pesce, ci offre ottimi spunti per una nuova sessione. Questa volta abbiamo calma intorno a noi, pochi soggetti, luce soffusa e una puzza tremenda di pesce macerato nelle botti. Se queste foto potessero odorare, dovreste buttare il vostro cellulare in lavatrice. L’odore di acciuga marcia è pungente, ma non ci distoglie dalla nostra missione.

Nuova pausa, questa volta a base di banana pancake, cucinati da una graziosa coppia di anziani del villaggio. Me ne sbafo 5, uno dietro l’altro. La mia macchina fotografica è unta per bene e ora il pulsante di scatto finalmente funziona perfettamente. Il marito si ricorda di Roberto Baggio e finiamo a parlare di calcio in due lingue differenti, ma ci siamo capiti. La moglie ci saluta con un dolcissimo sorriso!

Finiamo poi in un cantiere navale, attraversando sentierini nascosti, e anche qui diamo sfogo alla nostra creatività, mentre anche le imbarcazioni ci scrutano con i loro occhioni dipinti sugli scafi.

Tempo di rientrare, non prima di aver fatto però visita all’omino che fabbrica le barche in bambù, a forma di ciotola, che i pescatori di qui ancora usano abilmente. Il suo vero nome non lo sa nessuno, tutti lo chiamano Bamboo Man ormai. Un piccolo uomo di 86 anni con la schiena ricurva e con le mani segnate dal lavoro, ma con un grande sorriso.

Alla fine del workshop riguardiamo le foto: non sono tecnicamente tute perfette ma, come dice Fred, se colpiscono e se emozionano allora hai fatto centro. E noi siamo di sicuro ancora emozionati nel rivedere quei momenti, sarà perché queste storie non le abbiamo solo fotografate, ma le abbiamo anche vissute dal di dentro. Abbiamo riso, abbiamo corso, ci siamo sporcati con sostanze non ben definite e abbiamo camminato mano nella mano anche oggi… abbiamo imparato a buttarci e toglierci un po’ di autocritica da dosso.

Nel pomeriggio torniamo tra le viuzze di Hoi An vecchia, ormai una sorta di droga per noi. Ci attrae la bancarella di uno scultore di radici di bambù, che crea visi rubicondi e barbuti. Troviamo qualcosa di veramente originale rispetto a tutte le bancarelle che vendono le stesse cose.

La mia dolce metà viene folgorata da una statuetta in particolare: un buddha dormiente. È piuttosto ingombrante, ma l’originalità e l’unicità del pezzo artigianale ne fanno un richiamo fortissimo… rinsavisce e ne trova una più piccola, partono le trattative prima con me e poi con il negoziante. La spunta lei con entrambi! Non abbiamo molto spazio in valigia e non vorrei che la storia finisse come la persiana intarsiata che si è portata a casa dal Marocco (di cui era sicurissima che sarebbe entrata in valigia, tanto che alla fine è passata ai controlli con la persiana sotto il braccio e per poco non faceva a pugni con il tizio alla dogana). Quindi le propongo un accordo: da qui al rientro, solo uno tra Buddha e Ganesh può tornare a casa con noi. Per ora se la vince Buddha, ma i bookmakers danno Ganesh ancora in partita, visto che ci aspetta un mese in India e che la ragazza è partita dall’Italia con l’obiettivo di agguantare la divinità zannuta. Prima cerca di farmi cedere con i sensi di colpa: “vuoi lasciare il buddha della Thailandia solo soletto sulla mensola di casa?” Poi cerca di far leva sul fatto che guardare il Buddha che dorme le mette tranquillità e penso che magari questa è la volta giusta. Sto per cedere alla mia ammaliatrice, ma tengo duro, alla fine quando penso di avere in pugno l’accordo, mi risponde: “eh, vedremo!”. Non so, ma mi vedo già tornare in Italia con indosso 5 magliette e 3 pantaloni per far spazio a Buddha e a Ganesha!

Mentre girovaghiamo tra le viuzze, chi incontriamo?! La nostra amica tedesca, che insieme a noi aveva fatto la giornata di volontariato in Laos e che avevamo anche ritrovato sul volo per Hanoi. Siamo entrambi sorpresi da questo terzo incontro inaspettato, visto che alla fine noi abbiamo cambiato tragitto 100 volte. Ci abbracciamo forte e ci auguriamo una reciproca buona continuazione dei nostri viaggi e ormai siamo certi di ritrovarci da qualche altra parte del mondo. Prima o poi!

Ultima cena con appuntamento fisso da Ha Lan, dispiaciuto di non vederci più da domani.

Ultima notte in questa città che ci ha rapito e da cui vorremmo non partire più, incantati dai suoi muri ocra resi vivaci dalle lanterne multicolore.

BANDIERA

Momento bandiera-time per l’ultimo giorno in Vietnam, Filippo preparati che questa volta ti devono defibrillare per quante ne vedrai!

Il Vietnam era integrato nei territori coloniali francesi. Nel 1945, il vittorioso movimento di resistenza guidato da Ho Chi Minh dichiarò l’indipendenza, continuando a combattere contro i francesi. Quando i francesi si ritirarono, nel 1968 il paese fu diviso in due stati: filosovietico al nord e filoamericano al sud.

Il Vietnam del Nord adottò una bandiera con i colori caratteristici dei paesi comunisti. La stella, dall’aspetto massiccio, era del tipo sovietico dell’epoca e simboleggiava la leadership del Partito Comunista del Vietnam.

Quella del Vietnam del Sud aveva la metà inferiore azzurro chiaro per simboleggiare la pace.

Nel 1976 i vietcong riuscirono a rovesciare il governo del Vietnam del Sud e il suo alleato americano; da allora il paese fu riunificato.

Inizialmente, dopo la conquista del Vietnam del Sud, la bandiera del Vietnam del Nord divenne quella dell’intera nazione. L’ultima e attuale versione differisce dalla precedente solo per il disegno della stella, le cui cinque punte ora simboleggiano gli intellettuali, gli operai, i contadini, i giovani e i soldati; lo sfondo rosso, invece, il successo e la rivoluzione.

Girando per questo paese abbiamo notato un’altra bandiera ricorrente a quadri concentrici colorati, che è un simbolo sacro e indica l’entrata al tempio.

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