RTW day 149: Agra fuoritempo

I 3 giorni a casa di Varun passano veloci e, prima di ripartire, il nostro amico ci chiede se possiamo inviargli un piccolo video per augurare buon compleanno alla cognata (che abita con lui), così come hanno fatto altri couchsurfer. Accettiamo con piacere e meditiamo a qualcosa di originale.

Salutiamo Varun e la sua splendida famiglia, che ci rinnova l’invito a tornare a casa loro per un nostro futuro passaggio in India. Abbiamo aggiunto un altro meraviglioso tassello di umanità nel puzzle di questo viaggio. Gli lasciamo una cartolina del Vietnam con i nostri ringraziamenti e due francobolli da aggiungere alla già ricca collezione di Varun.

Bobby, il driver che ci accompagnerà in queste settimane, è pronto in fondo alle scale, cappellino rosso sempre in testa, a suo dire indiano doc al 100%, ma atipico, essendo chiaro di carnagione e avendo gli occhi verdi. Sembra il cugino indiano di Natalino Balasso. Senza troppi indugi partiamo verso Agra, seconda tappa di questo viaggio nel nord dell’India.

Schiviamo mucche per la prima mezz’ora; essendo sacre sono libere di passeggiare per la città e ormai, abituate a clacson e bolgia, non fanno neanche caso alle auto, sapendo di avere la precedenza su tutto e tutti. Una è pure di servizio anti- incendio alla pompa di benzina in cui ci fermiamo. Troppo avanti.

Resistiamo 5 minuti senza aria condizionata in auto e quasi cuociamo vivi, la temperatura già alle prime ore del mattino sfiora i 40 gradi. Poi cediamo al lusso di questa Suzuki Dzire full optional e vai di aria fresca sparata. Arriviamo ad Agra e dopo questo primo tratto penso che, se non sei nato qui, è impossibile guidare senza finire contro qualcosa alla prima curva: capre, galline e tori per strada, carretti colmi di ogni cosa inimmaginabile, motorini che spuntano ovunque, camion con la scritta sul retro “suona il clacson” e auto in contromano. Comunque senza troppo intoppi arriviamo a destinazione e, per prima cosa, ci rifocilliamo. Scegliamo un caffè unico nel suo genere, lo Sheroes Hangout, che sostiene e aiuta le donne indiane sfigurate dall’acido. Questa pratica terribile è purtroppo in crescita in India. Gli attacchi rappresentano per lo più una forma di vendetta contro giovani donne che hanno avuto il coraggio di rifiutare la proposta di matrimonio di un uomo o per aver chiesto il divorzio o per aver sfidato il sistema di caste o addirittura per avere la “colpa” di essere troppo belle. Altre vengono colpite per aver commesso adulterio, altre senza alcun motivo, perché il marito magari vuole divorziare e non trova altro modo di sbarazzarsi della sposa “ingombrante”. Come se non bastasse gli aguzzini raramente vengono puniti, mentre le donne vengono isolate e ostracizzate dalla società e dalla propria famiglia. Perché se una donna quando nasce, in certi Paesi, non conta, diventa addirittura un peso, una disgrazia infinita, quando rimane sfigurata. Sheroes Hangout nasce per reinserire queste donne nella società, dando loro un lavoro, una casa e il supporto psicologico di cui hanno bisogno.

Eroine vere. La particolarità è che ognuno decide quanto pagare.

Non esiste un prezzo per i diversi piatti.

Non esiste un prezzo per le loro cicatrici.

Non esiste un prezzo per questi sorrisi.

Non esiste un prezzo per il loro coraggio.

Lo dice il nome stesso con un gioco di parole, Sheroes: she heroes. Loro, le eroine!

Se vi capita di venire ad Agra, passateci, l’ambiente è rilassato, il cibo è ottimo e le ragazze hanno molto da raccontare con i loro sorrisi.

https://www.sheroeshangout.com/

Arriviamo al nostro hotel verso le 14:00. Sole cocente e più di 40 gradi, non è proprio il periodo ideale per girare l’India, infatti dobbiamo rivedere i nostri ritmi di marcia e partiamo subito con il pisolino-time! Abbiamo scoperto che domani, venerdì, il Taj Mahal è chiuso, essendo un luogo di culto mussulmano. Ottima tempistica! Quindi, se vogliamo vederlo in tutto il suo splendore, dobbiamo armarci di pazienza e crema solare, mettendoci in coda questo pomeriggio. In teoria, poiché questa notte c’è la luna piena, è possibile visitare il mausoleo anche in notturna, ma stando alle seguenti condizioni:

  • Il biglietto va fatto a 30km dal nostro hotel, in un ufficio apposito, massimo 24 ore prima dell’ingresso. Niente prenotazione on line.
  • Il tempo di permanenza è di 30 minuti, senza potersi avvicinare al mausoleo, confinati al main gate.
  • I cavalletti fotografici sono confiscati, quindi solo scatti a mano libera.
  • Mentre lo guardi devi stare in equilibrio su un piede solo, possibilmente con una vescica sotto la pianta.

Essendo fuori tempo massimo anche per questo, decidiamo di aggregarci alla massa di gente sotto il sole, appena meno cocente rispetto a quando siamo arrivati poche ore fa. Fatto il biglietto e pagate le nostre 1.000 rupie a testa ci appropinquiamo all’east gate. La fila è chilometrica.

Le guide si offrono ad ogni passo, ci ingolosiscono dicendoci che con loro si salta la fila. Teniamo duro e cerchiamo con lo sguardo l’inizio di sta benedetta coda… camminiamo, camminiamo, camminiamo e non arriviamo mai alla fine, sembra che tutto il miliardo di indiani si sia riversato qui… mentre ormai siamo quasi tornati a Delhi camminando, una guida, un filo più onesta delle altre e impietosita, ci avvisa che la fila per i turisti stranieri è un’altra, avendo il biglietto che costa di più. In effetti, guardando bene, nei pressi del gate, un cartello segnala la fila per gli “high value tickets”. Ci intrufoliamo attraversando la linea dei general ticket. Tutte le file convergono alle stesse postazioni dei controlli di sicurezza, quindi riusciamo ad entrare solo dopo una buona mezz’ora. Noi due siamo in due file diverse: uomini e donne sono separati. In entrambe cercano di superarci adducendo la scusa “c’è là mio figlio!”. Iniziano gli spintoni per superare, il concetto di fila in India non è pervenuto, se non ci sono riusciti gli inglesi a disciplinarli in questo, il caso è disperato! Finalmente mi perquisiscono e sono libero… sono distrutto, perché tutti i figli delle sciure in coda con la Vale, hanno pianto ininterrottamente in braccio ai papà, strillando nelle mie orecchie.

Uno spettacolare muro in arenaria rossa, alto 30 metri e sul quale sono incisi alcuni versetti del Corano, circonda l’intero edificio e segna l’ingresso al Taj Mahal.

Dopo un po’ di spintoni e due bottiglie d’acqua ingurgitate siamo a pochi passi di quello che il poeta Rabindranath Tagore lo descrisse come “una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo” o lo scrittore Rudyard Kipling come “l’incarnazione di ogni purezza”, mentre il suo committente, l’imperatore Shah Jahan, sosteneva che facesse versare lacrime agli occhi del sole e della luna.

Ora ce lo troviamo davanti e, nonostante la folla oceanica, il Taj Mahal è davvero suggestivo. Candido, abbagliante, aggraziato, simmetrico. Questi ci sapevano veramente fare. La prospettiva all’ingresso, tra le più famose al mondo, è decisamente inflazionata, quindi decidiamo di gironzolare per il complesso e di tornarci al calar del sole.

La cosa più strabiliante sono i dettagli, la precisione e la cura adoperate nella costruzione del monumento gli conferiscono una raffinatezza imperiale.

Il Taj Mahal è un grandioso monumento, annoverato tra le meraviglie del mondo, ma anche una dichiarazione di amore eterno, infatti l’edificio fu fatto costruire dall’imperatore Shah Jahan in memoria della sua seconda moglie Mumtaz Mahal, che morì di parto, mentre dava alla luce il suo 14° figlio. L’imperatore fu talmente addolorato che, secondo quanto si narra, i suoi capelli imbiancarono dalla sera al mattino; la costruzione del Taj ebbe inizio quello stesso anno e fu completato soltanto 22 anni dopo. Poco dopo la realizzazione del Taj Mahal, Shah Jahan fu detronizzato dal figlio Aurangzeb e imprigionato nell’Agra Fort, dove trascorse il resto dei suoi giorni ammirando la propria creazione al di là delle sbarre. Alla sua morte Shah Jahan fu sepolto accanto alla adorata Mumtaz.

Man mano che i raggi di sole lo colpiscono, il Taj Mahal sembra emanare una forza propria. È la vita, la luce, che prende il sopravvento su questo edificio che è, in realtà, una delle più grandi tombe mai costruite dall’uomo. Da un uomo innamorato.

La posizione rialzata fa sì che l’edificio abbia come unico sfondo il cielo. Il poeta americano Bayard Taylor bene descrisse questa idea: “Avete mai visto un castello in aria? Qui ce n’è uno, portato giù sulla terra e fissato per la meraviglia dei tempi”.

Poiché negli edifici di natura sacra l’Islam proibisce la rappresentazione di figure antropomorfe di uomini e donne, il mausoleo venne abbellito con rappresentazioni floreali, motivi astratti e passi del Corano. E non a caso si diceva che l’imperatore avesse messo fiori di pietra nel marmo che per i loro colori sorpassassero i fiori veri.

Secondo la leggenda, una volta portata a termine la costruzione del Taj Mahal, Shah Jahan avrebbe ordinato di mozzare le mani agli artigiani che vi avevano lavorato, per impedire loro di realizzare qualcosa di altrettanto bello. Alcuni sostengono che l’imperatore si spinse addirittura fino al punto di strappare loro gli occhi. Non esistono fondate prove storiche a sostegno di questa teoria.

Ragazzi e intere famiglie indiane sono incuriosite della nostra presenza. Normalmente gli europei visitano questo monumento alle 6:00 di mattina, mentre gli indiani arrivano dopo mezzogiorno. Noi ovviamente siamo costantemente fuori tempo, ma non fuori posto. Anzi, gli sguardi curiosi e divertiti ci contagiano e ci troviamo in decine di autoscatti quasi senza accorgercene. Appena lascio un attimo sola la Vale, me la ritrovo a chiacchierare con qualcuno e abbracciata per qualche scatto richiesto tra timidi sorrisi o spavalde risate.

Entriamo nel mausoleo (ennesima coda), ma non siamo particolarmente colpiti dall’interno, quindi ci lasciamo trascinare fuori dalla corrente umana che ci sospinge. Dall’esterno tutto è decisamente più suggestivo. Ovunque ti posizioni qui, hai viste che ti tolgono il fiato, da quanto ti fanno sentire piccolo.

Il sole è tramontato, è tempo di andare, non prima però di aver depennato dalla lista lo scatto più inflazionato della storia della fotografia, la splendida immagine del Taj Mahal riflessa nell͛acqua.

Abbiamo visto Agra esattamente al contrario rispetto a quanto qualsiasi blog raccomanda, come sempre fuoritempo come direbbe qualcuno, ma ormai noi andiamo e basta, senza preoccuparci e prendendo le cose come vengono, sulle note del Liga…

Io non vado da nessuna parte

io sto andando e basta

dicono che se mi beccano

mi tagliano la cresta

Certa gente…

pensa solo a dire…

Sei fuoritempo

Sei fuoritempo

arrivi e parti troppo presto

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. NINO ha detto:

    Passare da Agra in India per noi sarà quasi impossibile, però abbiamo in alternativa la possibilità di raggiungere un’Agra in provincia di Varese nelle valli Luinesi dove si svolge la celebre festa della zucca e delle castagne. Per le ragazze dai bei sorrisi è tutto da verificare…..

    1. Pablo ha detto:

      Ahaha lascia stare che quasi stavo prenotando l’hotel lì! Ma ci mettono il peperoncino nella zucca? Qui lo mettono pure nel the…

  2. NINO ha detto:

    Ma, non si sa. Però siamo vicini alla Svizzera. Potremmo sconfinare per una scorta di buon cioccolato..😊😊😊

    1. la Vale ha detto:

      Ecco, quello fondente mi manca proprio… anzi sono ormai in crisi di astinenza!

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