RTW day 152: Amer-aviglia

Rumore di elicotteri… viet cong ovunque… siamo circondati… mi sveglio grondante di sudore. E realizzo che:

  • non siamo più in Vietnam anche se il clima nella stanza è quello della giungla tropicale
  • quello che sento non sono le pale degli UH-1, ma i tre ventilatori che vanno a tutta velocità, che ancora un po’ decolla il soffitto
  • non sto dormendo sul pavimento ma sul “soffice” divano del nostro anfitrione di couchsurfing

Ci riprendiamo dalla nottata rovente con una doccia altrettanto bollente. Acqua fredda non pervenuta, visto che le tubature hanno la stessa temperatura che c’è fuori, almeno 40 gradi. Lasciamo un bigliettino di buon giorno a Deepak e alla sua famiglia che ancora se la ronfano e ci spostiamo per una gita in giornata ad Amer, ex capitale imperiale, che si trova a pochi chilometri a nord di Jaipur.

Il nome ufficiale è Amer, ma deriva da Ambekeshwar Mahadao, un titolo di Shiva, una delle divinità maggiormente venerate qui, ma questo fu poi contratto con Ambiner o Amber o appunto Amer. È interamente circondata dalla catena dei monti Arawalie, si erge in una gola rocciosa, difesa da una potente cinta muraria. Anche questa città fu fondata dai potenti guerrieri rajput, dove il clan regnò per oltre otto secoli.

In posizione leggermente defilata, nel paesaggio di aride colline che circonda la città, su un versante roccioso, si staglia etereo il Forte di Amer, che fu finanziato con il bottino di diverse guerre. Lo splendido forte, che di fatto è un palazzo reale, è caratterizzato da una tonalità color miele.

Arriviamo davanti al suo cancello alle 8:30, il sole è ancora clemente e i turisti sono pochi.

Un ragazzo spagnolo attacca una pezza infinita alla Vale, sembrerebbe in cerca di un fotografo, visto che i locali gli “cortan la cabeza“, gli “cortan el monumiento“, gli “cortan los brazos” negli scatti, ovvero gli tagliano tutto tranne che la lingua. In cambio lui fa una foto a noi. “Cortandoci” le gambe…

A malincuore, vediamo degli elefanti inerpicarsi su per la salita del forte con le ceste colme di turisti. Dopo aver ascoltato i racconti dei ragazzi di Mandalao e aver passeggiato a fianco di queste maestose creature nella foresta laotiana, riusciamo a sopportare ancora meno questo “spettacolino”. Notiamo che questi pachidermi sono spossati e alcuni segnali, come la coda spelacchiata, fanno pensare che non siano nutriti a dovere.

Ci perdiamo per un’ora buona tra i corridoi e i balconi del palazzo. Ci ricordiamo che è Pasqua dal numero di italiani che scorrazzano in cerca di un selfie più o meno memorabile. Una simpatica fanciulla in particolare, blocca l’ingresso al tempio di Ghanesh per dieci minuti buoni non riuscendo a produrre uno scatto che la soddisfi. Cazzia pure due giapponesi che, a loro malgrado, hanno avuto il tempismo di passare di lì; chiedono scusa infinite volte e quasi fanno arakiri. Pure il fidanzato è visibilmente imbarazzato e alla fine esclama: “Giovanna, non è che possiamo passà la giornata a fare foto e a bloccà la gente, godiamocelo questo posto!”. Una comitiva francese alza gli occhi al cielo… “les italien”… noi ci fingiamo giapponesi.

Ci fermiamo un po’ davanti alla meravigliosa Ganesh Pol, questa porta è decorata con splendidi mosaici e affreschi bellissimi, al centro della facciata si trova il dipinto che raffigura Ganesha, il preferito dalla Vale. Al piano superiore si trovano delle finestre traforate, questo spazio veniva usato dalle donne reali per guardare nel cortile, senza però essere viste.

E se la Vale non viene con gli occhi chiusi nelle fotografie non è più lei!!

Il palazzo degli Specchi, il Seesh Mahal, ha intarsi elaborati e mosaici appunto a specchio. Si dice che una candela possa illuminare tutto il palazzo grazie alle sue decorazioni floreali e geometriche riflettenti.

Il forte Jaigarh, ci guarda dall’alto. Per raggiungerlo dovremmo inerpicarci per una scalinata che, a sensazione, ci accopperebbe già ad un quarto del percorso. Lasciamo il forte là dove sta e ci godiamo ogni particolare di questo luogo.

Anche perché la Vale ha visioni mistiche già alle 10:00 del mattino, vedendo polli arrosto dipinti, a suo dire, sulle pareti.

Una volta visitato il palazzo, ci dirigiamo nel cuore del paesino, al Panna Meena Ka Kund, un pozzo a pochi minuti dal forte. Questo luogo surreale è ancora fuori dalle principali rotte turistiche di massa. Qui è possibile scendere sul fondo, previo pagamento di una cifra variabile, sottobanco e probabilmente neanche dovuta, alla guardia che presidia il sito. È composto da una enorme pozza d’acqua, con attorno pareti piene di scale a zig zag; le ombre creano disegni astratti unici ed ipnotici. Una leggenda locale narra che sia impossibile usare le stesse scale per scendere e per risalire. Che dire, provare per credere!

Lasciamo il pozzo, la sua guardia, i contrasti di colore degli abiti delle donne, i bambini che vendono ombrellini e le mucche sacre che gironzolano per le strade circostanti.

Vicino al pozzo sorge un museo di tintura tessile, l’Anokhi Museum of Hand Printing: è segnato sulla nostra guida personale con tre stelline, quindi imperdibile. Nella scala delle priorità è tipo la Mecca per un mussulmano per capirci. All’ombra del forte, all’interno di in una haveli restaurata, il museo di stampa a mano documenta l’arte della stampa con blocchi di legno, dai motivi tradizionali fino ai disegni più attuali. Qui osserviamo un maestro artigiano all’opera, mentre intaglia gli intricati disegni nei blocchi di legno di teak. La Vale ha gli occhi a cuoricino. Al termine della dimostrazione della creazione di un timbro per la stampa, l’artigiano regala alla Vale il timbrino appena realizzato, dicendole a bassa voce “secret“, la mia dolce metà sviene per l’emozione.

L’artigiano ci dice che il suo punteruolo una volta era del padre, dal quale ha imparato il mestiere. Le sagome che crea sono davvero elaborate e ricche di dettagli!

Proseguiamo e abbiamo la possibilità di seguire da vicino le varie fasi della stampa dei tessuti, che, con la diffusione delle tinture chimiche e dell’industrializzazione del processo, rischierebbe di sparire se non fosse per queste iniziative. La Vale viene pure coinvolta nel processo di timbraggio e si dimostra più che abile. Io avrei sminchiato il lavoro di una settimana e mi avrebbero cacciato a pedate.

Come l’artigianato in tutto il mondo, l’arte della stampa a blocchi affronta enormi sfide cercando di tenere il passo con la produzione moderna. Il Museo fronteggia questa fragile situazione soprattutto attraverso l’istruzione, impegnandosi ad informare, sia gli specialisti del settore tessile che il pubblico in generale, quanto gli artigiani siano in grado di svolgere il loro mestiere in un modo unico e originale e sperando che i visitatori lascino il museo un pó più saggi e anche più sensibili alla necessità di proteggere questo mestiere come eredità per le generazioni future.

Ritorniamo a Jaipur, a casa di Deepak, dove ci rilassiamo creando un video di auguri per Pravati, come promesso a Varun qualche giorno fa.

Ci si presenta però un’ostacolo: la cartina dell’Italia ci viene una cosa improponibile.

  • Versione 1 – Vale

Commento di Paolo: ma questa è la cartina del Laos!

  • Versione 2 – Paolo

Commento Vale: adesso lo stivale ha pure lo sperone.

  • Versione 3 – ci ritenta la Vale

Commento Paolo: è l’Italia che si è mangiata la colomba per Pasqua ed è in sovrappeso.

  • Versione 4 – ci riprova Paolo

Commento Vale: qui l’Italia si è messa a dieta, è uno stecchino. Cassata!!

Alla fine la ricalchiamo dal cellulare e via!

Questa sera, a casa della famiglia di Deepak è festa e si terrà una specie di rito hindu con tutta la famiglia allargata. Noi siamo stati ovviamente invitati. Inizio programmato alle ore 17:00 fino ad oltranza. Impegnativo ma vogliamo esserci. Non sappiamo ancora quello che ci aspetta. Quella che sembra una serata tranquilla, si rivelerà una delle serate più incredibili della mia vita. E quindi merita un post a parte. Restate sintonizzati!

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