RTW day 152 bis: la magia fuori dalla zona di comfort

Premessa: quello che sta per succedere questa sera è talmente folle che ha bisogno di un post a parte.

Sono le 17:00, abbiamo promesso a Deepak che parteciperemo alla festa organizzata con tutta la famiglia. Il tutto dovrebbe svolgersi attorno ad un rito hindu, in una delle tante sale della scuola attigua. Tutto tace, per ora.

Ore 18:00, nessuna novità…

Ore 19:00 fanno capolino Shreya, la figlia di Deepak, e sua zia con un fagotto in mano. Portano la Vale in un’altra stanza e capisco solo: “è troppo grande per me, non è che rischio di rimandare in mutande nel bel mezzo della festa?”. Solo dopo scopro i retroscena: la moglie di Deepak, Meenakshi, ha messo a disposizione il suo abito del venticinquesimo anniversario di matrimonio per vestire la Vale di tutto punto. La gonna è talmente grande che ci sta dentro due volte, ma la zia non si dà per vinta e inizia a stringere corde e cordine, aggiunge spille da balia finché la gonna è perfetta. Per il corpetto servirebbe una plastica lampo, ma Shreya è magra quanto la Vale quindi gliene presta uno, è perfetto. Poi si passa allo scialle e via!

Dopo mezz’ora riappare… a me sembra già una principessa, ma a quanto pare la trasformazione non è completata.

Io in 30 secondi mi infilo la maglia con gli elefanti disegnati (rigorosamente a maniche lunghe) di Deepak e i pantaloni della Decathlon, che in confronto a lei sembro un venditore di tappeti.

Il cognato di Deepak, nonché il marito della stilista della Vale, nel frattempo ha fatto il suo ingresso. A guardarlo bene sembra il cugino indiano di Pistarino. Ci riempie di complimenti con il suo inglese indecifrabile. Le ragazze non sono soddisfatte, così rapiscono di nuovo la Vale e la agghindano con bracciali, collana, orecchini. Poi passano al trucco e alle foto con le stiliste!

Pistarino mi guarda e, mentre Vale è nello stanzino, mi fa segno di prendere la macchina fotografica e di seguirlo.

“Ok, inizia il rito”, penso io.

Arriviamo alla sala, ma ancora fervono i preparativi, tra incensi e casse acustiche che neanche al concerto dei Metallica. Io nel frattempo sono a piedi nudi. Lo zio Pistarino mi guarda e mi fa segno di indossare le ciabatte di Deepak. 4 numeri più piccoli… dove vuole arrivare? Boh, eseguo e lo seguo.

Usciamo in strada, salta in sella ad un motorino e mi invita a sedermi dietro. E ora? Neanche il tempo di pensare e mi trovo catapultato nel traffico di Jaipur, che, tanto per la cronaca, non ha niente da invidiare a Delhi: clacson, mucche, bancarelle, tuk tuk, auto e pedoni, tutto insieme. Ad ogni chilometro fatto corrispondono due anni di vita persi, moltiplicati per due considerando che più ci allontaniamo e più mi tocca rivivere tutto al ritorno. Ma dove stiamo andando? Lo zio parla due parole di inglese in croce e per di più non mi sembra il caso di distrarlo mentre sfreccia a mille all’ora tra le macchine.

Solo dopo scoprirò che mezza famiglia sta cercando me e lo zio! Deepak, in più,cerca le sue scarpe! Dopo poco, si mettono l’anima in pace e parte il set fotografico e la cerimonia indù subito dopo. La moglie di Deepak, Meenakshi è felicissima di vedere la Vale con indosso il suo abito. La nonna l’ha presa in simpatia e le tiene la mano e la accarezza di continuo. Se la ghignano e si divertono, la Vale è incredula da così tanta ospitalità!

Ma torniamo sul motorino. Arriviamo sulle rive del lago Man Sagar, da cui emerge splendido il Jal Mahal. La vista a quest’ora è da far cadere la mascella. Parcheggiamo e provo a fare qualche foto. Purtroppo non ho portato le ottiche giuste (essendo praticamente stato rapito), quindi dopo qualche scatto che non rende giustizia, ripongo la macchina fotografica e mi godo il panorama. La luna è enorme e stupenda, proprio sopra il palazzo.

Le rive sono affollate di bancarelle di cibo locale. Lo zio mi guarda, mi chiede qualcosa che non capisco, e in meno di due minuti mi trovo in mano delle palline croccanti ripiene di non so che cosa. Versione no-spicy fortunatamente. Siamo in ballo e balliamo. Mi mangio le crocchette senza pensarci. Buone!

Ho ancora in mano l’ultimo boccone e siamo di nuovo in sella. Direzione ignota, ovvio! Dal traffico in aumento deduco che ci stiamo avvicinando al centro della città.

Oscilliamo come un pendolo impazzito, schivando lo schivabile, quand’ecco un posto di blocco! Con tanto di poliziotto con bastone in bella mostra! Come vorrei avere un turbante anti-manganellate ora… anche un semplice casco non sarebbe male… Pistarino incredibilmente cerca il dribbling, puntando sulla quantità di motorini dietro di noi, ma nulla da fare, ci hanno preso di mira e le maglie si stringono attorno a noi. A nulla valgono i tentativi di fuga del mio socio, i bastoni ci dirigono verso il lato della strada finché siamo costretti ad accostare. Seguono momenti concitati e discussioni. Io ovviamente sono uscito senza documenti e già mi vedo in qualche segreta di uno dei tanti palazzi governativi sotto interrogatorio. E invece sono quasi trasparente, non mi fila nessuno. Ora sembra che dobbiamo lasciare il motorino qui e tornare a piedi in quanto circolavamo senza casco (come altri milioni attorno a noi aggiungerei, inutile dire che la scusante non regge)… saremo ad almeno 10 chilometri da casa… e io penso a come farò a camminare con i sandali di Deepak. Partono le prime telefonate. Pistarino passa il telefono al poliziotto, che lo ripassa al frittellaro, che lo ripassa al collega del poliziotto, che lo ripassa al capo pattuglia. Sembra che dall’altro capo del telefono ci sia qualcuno di altolocato, forse un ministro. Fatto sta che dopo 5 minuti siamo di nuovo in sella e amici come prima. Lui col casco stavolta (semi-allacciato e semi-indossato), io sempre senza ovviamente. Ripartiamo circondati da altri milioni di persone sui motorini e senza casco!

Ci fermiamo davanti all’Hawa Mahal, il palazzo rosa, che di notte è giallo per via delle luci. Ora è chiaro che stiamo facendo un tour della città. Il palazzo, che avevamo saltato ieri, è ancora più bello la sera, con le sue vetrate colorate che risaltano vivacissime.

Ma non è ancora finita. Provo a far presente che ci stiamo perdendo tutta la celebrazione a casa di Deepak, ma lo zio insiste che saremo a casa in tempo. C’è ancora molto da vedere e la serata è lunga. Zigzaghiamo per altri 5 minuti e siamo davanti ad un tempio dedicato a Krishna. Aprirà alle 21:00 per l’ultima celebrazione della giornata e lo zio ci tiene a farmi assistere. Mentre aspettiamo mi mostra nell’ordine:

  • Il parco, con tanto di folla oceanica radunata che neanche ai concerti dei Rolling Stones
  • Un oca scagazzante (??!!??)

  • Un parco giochi per bimbi con tanto di trenino elettrico da cui escono scintille inquietanti, alla faccia della 626

Preciso che io continuo a camminare con le scarpe di Deepak, che sono 4 numeri in meno e ho i piedi gonfi come due zamponi.

Arrivano le 21:00 e tutti i fedeli si riversano nel tempio, tra canti e litanie. Anche noi ci tuffiamo, lui mi tiene per mano per non perdermi.

Mezz’ora qui e poi via, verso casa. Scendo dalla motoretta che sembro un fantasma. Bacio la terra come il Papa. Sicuramente ho almeno dieci capelli bianchi in più.

In quel momento la Vale esce dalla sala in cui si sta tenendo la celebrazione grondante di sudore. Dispensati dalla famiglia, per il troppo caldo, ci ritiriamo in camera per ripigliarci entrambi. Beh, più esperienza di vita locale di così non potevamo chiedere. Ora però un po’ di relax… sono grondante di sudore quindi levo i vestiti da venditore di tappeti. Meenakshi capisce che sfiguro vicino alla Vale, così recupera un abito scintillante anche per me. Lo indosso e mi trasformo da Aladino scappato di casa, per un autoscatto indimenticabile.

Ovviamente incrocio di nuovo Pistarino, che nel frattempo è stato cazziato alla grande dalla moglie e da tutte le sorelle per avermi rapito.

Sono le 22:30, non abbiamo ancora cenato, così Pistarino mette insieme un banchetto e ridiamo insieme al resto della famiglia sugli aneddoti della serata. Quando la moglie e le sorelle lo cazziano di nuovo, si gira verso di me in cerca di consensi: “vero, che ti sei divertito? Vero, che non hai preso bastonate dai poliziotti?”

Visto che è entrato di diritto tra le persone più folli e generose che io abbia mai incontrato gli chiedo una foto per immortalare la serata epica. Detto fatto. Notare che ho praticamente lo stesso colore del muro.

Ci mettiamo in pigiama per tuffarci nel letto, ma ci richiamano per un bis della cena, mangiamo ancora qualcosa in compagnia di altri membri della famiglia e della mitica nonna. La nonnina ci ha preso in simpatia e non manca mai di darci la sua benedizione. E dopo esserci rifocillati, finalmente crolliamo a letto, increduli di tutto quanto è successo questa sera. Chiudiamo gli occhi, il caldo ci assale, ma ridiamo nel letto come due matti a ripensare alla serata. Sto couchsurfing è una gran figata!

Come si dice… magic happens out of the comfort zone… la magia accade fuori dalle nostre aree di comfort… e qui siamo ad anni luce dalle nostre certezze!

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mara Todde ha detto:

    …in pratica Jasmine e uno dei 40 ladroni😂😂😂
    Scherzo!🤪
    Siete bellissimi! 😘

    1. la Vale ha detto:

      Ahahah!!

    2. Pablo ha detto:

      😑…

  2. Giuliana Gambino ha detto:

    Non ho resistito e ho sbirciato senza seguire l’ordine cronologico…troppo belli!!! 🙂Stasera faccio vedere le foto a Ruben. Adesso torno da brava in Nuova Zelanda 🙂

    1. la Vale ha detto:

      Che ridere che mi fai!! Grazie! La Nuova Zelanda proprio non te la puoi perdere, lì abbiamo vissuto una delle avventure più divertenti.

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