RTW day 153-154: le haveli – Nawalgarh batte Mandawa

Abbiamo ancora un’ultima cosa da fare prima di lasciare Jaipur e la famiglia che ci ha ospitato. Vogliamo vedere la scuola di Deepak e Meenakshi, guarda caso oggi è il primo giorno del nuovo anno scolastico. Prima però facciamo colazione con la mitica nonna, che ci parla rigorosamente in hindi. Non capiamo una parola quindi proviamo con Google Translate a fare una sessione di traduzione live. La cosa funziona alla grande e pure la nonnina ci prende gusto e urla nel microfono del telefono le parole da tradurre. Ci dice che ha 65 anni (seeeee… il resto mancia), 4 figli e che siamo invitati a casa sua per questa sera. Purtroppo però noi partiamo e non possiamo accettare… ci resta un po’ male, ma poi le promettiamo che quando torneremo in India passeremo a trovarla, così ci benedice, con il suo solito bellissimo e contagioso sorriso sdentato e mi accarezza stropicciandomi la faccia come lei solo sa fare.

A rivedere questa immagine ora, mi commuovo un po’, anche per ciò che il mio amico Sabby mi ha scritto guardandola: “cavolo Vale, hai portato in giro il tuo sorriso per il mondo!” Bisogna ammetterlo, non è una foto da National Geographic, ma a me dice tanto, mi ricorda di quanto il buttarsi nelle cose con spensieratezza, restando fedeli a se stessi, porti a far spuntare tanti sorrisi sul viso… che poi diventano contagiosi e alla fine non ne puoi più fare a meno! Prometto a me stessa che, una volta tornata a casa, terrò lontano anni luce da me musoni e persone negative.

Come da programma facciamo visita alle classi. La domanda più frequente che riceviamo? “Perché non avete le scarpe?”. È che ci siamo incasinati, via le scarpe davanti ai templi, via le scarpe nei negozi, via le scarpe nelle case, via le scarpe nelle stanze degli hotel, ecc… e alla fine le abbiamo lasciate fuori anche dal portone della scuola. In particolare passiamo a salutare due classi femminili di adolescenti, molto attente e curiose. Superato l’imbarazzo iniziale ci fanno un sacco di domande su di noi e sull’Italia. Parliamo loro dei monumenti più particolari del nostro paese, degli artisti che lo hanno reso famoso, della forma a stivale della penisola (ormai la disegno anche a occhi chiusi!), del cibo italiano, del mio amato Leonardo da Vinci e del suo essere geniale.

Una domanda la facciamo anche noi, chiediamo loro quali sono i sogni che inseguono: tutte queste ragazze hanno grandi progetti, chi vuole fare il medico, chi l’ingegnere, chi lo scienziato, chi il pilota di aerei. Paolo risponde loro con una frase che mi fa commuovere: “Credete sempre nei vostri sogni, siate uniche, credeteci fino in fondo e riuscirete a realizzarli. Non ascoltate chi vi dirà che il vostro posto nella società deve essere un altro, domandatevi sempre cosa vi rende felice e seguite quella strada. Voi potete e dovrete cambiare il mondo in meglio”. Ho gli occhi lucidi pure io. Steve Jobs scansati.

Auguriamo buona fortuna a queste fantastiche ragazze e andiamo a salutare Deepak e famiglia. La moglie mi offre una cattedra da insegnante. Sono lusingata e ci penserò… l’esperienza non mi dispiacerebbe. Ora una nuova meta ci chiama, dobbiamo inseguire il nostro di sogno, perché se avessimo ascoltato coloro che ci dicevano che eravamo folli o quelli che ci imbottivano di paure, non avremmo vissuto tutto questo! Come dicono qui: “chalo“, ovvero “andiamo”, non prima di aver legato i braccialetti, che Shreya ci ha regalato in segno di buona fortuna, sui nostri zaini da combattimento.

Lasciamo una lettera scritta su carta di riso per i nostri amici, un libro per la scuola e uno per la famiglia che ci ha ospitato, entrambi sull’Italia.

Abbandoniamo la città vestita di rosa per dirigerci verso la città vestita di affreschi, Mandawa, che si trova lungo la via della seta, avamposto per i lunghi viaggi che persone, merci e animali percorrevano per portare stoffe pregiate e oggetti esotici nel Vecchio Continente. Nel periodo d’oro di Mandawa verso metà ottocento, i commercianti (principalmente di oppio) inviavano i soldi alla famiglie, in modo che queste potessero ostentare la fortuna commerciale con gli affreschi più belli e gli stucchi più pregiati, trasformando le proprie abitazioni in “opere d’arte a cielo aperto” che tutti potevano ammirare.

Bellezza e decadenza, è l’insostenibile leggerezza dell’essere di Mandawa: le haveli, ovvero i sontuosi palazzi privati riccamente decorati, ora sono abbandonate a se stesse, la maggior parte è in cattivo stato, ma alcune sono state perfettamente ristrutturate e trasformate in hotel o musei, dove i loro colori vividi sono stati riportati alla luce.

Entriamo nella prima che troviamo, la porta è aperta e sono in corso dei lavori di sistemazione. Il proprietario vive a Mumbai e ha deciso di trasformarla in un hotel. Tutta la cittadina sembra orientata in questa direzione e fintanto che i lavori vengono fatti a regola d’arte, la cosa potrebbe portare beneficio a tutti.

Jhunjhunwala Haveli

Visitiamo la nostra prima haveli e scopriamo, attraverso la creatività degli artisti del Rajasthan, che le decorazioni sulle pareti sono come pagine di libri che ci riportano all’era Rajputana.

Maharajah barbuti e con i baffi all’insù, alcuni intenti a fumare oppio, altri con sciabole in mano, danzatrici, divinità indù e usanze del tempo… i muri parlano di un tempo non molto lontano, ma che sembra molto più remoto.

Qui incontriamo una guida che, per poche rupie, si offre di portarci in altre haveli della città. Parla pure italiano, decidiamo di fidarci e ci infiliamo in altre tre haveli spettacolari.

Golden Haveli

Chiamata haveli dorata per via del colore utilizzato negli affreschi sul soffitto, in effetti Krishna insieme alla sua amata Radha e Ganesha spiccano circondati dall’oro.

Chowkan double Haveli

Questa haveli è perfettamente simmetrica, con due ingressi che si aprono sul giardino, circondato da dipinti di Maharajah, donne bellissime, divinità indù, cammelli, elefanti e cavalli.

Sneh Ram Ladia Haveli

Le finestre di questi haveli sono riccamente scolpite ed erano la cornice con cui le donne del Rajasthan vedevano gli avvenimenti del mondo esterno. Anche qui gli affreschi sembrano narrare una storia antica con i loro colori vivaci.

Ormai sta calando il sole, ma la nostra guida insiste che dobbiamo visitare il negozio di artigianato del nonno. Il trappola-radar inizia ad emettere segnali inquietanti. Ormai svezzati dalle molteplici fregature in Marocco, paghiamo la nostra guida con tanto di mancia pur di liberarci velocemente. E tanti saluti al nonno.

E poi Paolo non vede l’ora di tornare all’haveli dove soggiorniamo, dove ha stabilito il suo nido in piccionaia. Da amante dei soppalchi questo per lui è un sogno! Si piazza lì con il diario di bordo cartaceo e tanti saluti anche a lui!

Il giorno seguente siamo a Nawalgarh, una città per nulla turistica, ma che ci cattura subito appena giriamo la prima via. Le haveli sono ad ogni angolo e abbiamo l’imbarazzo della scelta, così ci addentriamo nel “centro” per un’ulteriore dose di storie dipinte su questi muri.

Guardare queste pareti è come compiere un salto indietro nel tempo, di cui in ogni angolo si conserva intatto, se non la forma, almeno lo spirito. Andiamo un po’ a caso, seguendo l’istinto, così entriamo in una haveli che è anche un tempio.

Zampettiamo tra le viuzze e non vediamo l’ombra di un turista, l’ombra di una bancarella di souvenir, di personaggi insistenti che vogliono farci entrare nel loro negozio o di tuk tuk che ci pedinano, così più camminiamo e più capiamo di aver fatto la scelta giusta! Tra un venditore di santini indù e un cuoco di fritteline andiamo in cerca della prossima haveli da visitare.

Ci colpisce la Podar Haveli, sin dall’ingresso, per i suoi dettagli.

Il guardiano ci intrattiene con una lunghissima spiegazione su religioni, caste, divinità e affreschi. Io mi perdo tra le traduzioni e quello che mi rimane impresso sono soprattuto le sue espressioni buffe mentre sgrana gli occhi e si tocca la panza. La lezione sull’agopuntura è esemplare: ci dice che per combattere i problemi alla gola si è messo un orecchino proprio nel punto corrispondente, peccato che tossisca e scaracchi come un lama. Devo ammettere che il suo modo di raccontare, saltando di palo in frasca, ci fa simpatia e lo seguiamo in tutte le sue divagazioni.

Anche quando fa indossare a Paolo un turbante e gli dice che, con l’accoppiata barba, è un Maharajah perfetto.

Le haveli hanno tutte un enorme portale di legno di teak intagliato all’ingresso principale, così grande da poter far passare un elefante. Anche gli altri portali all’interno del cortile sono riccamente decorati. Parte l’autoscatto davanti a quello che, a detta del guardiano, è stato pubblicato sulla rivista di AirIndia. Guarderò nel prossimo volo.

Anche il giardino è bellissimo, qui i proprietari hanno impresso sui muri ciò che vedevano nei loro viaggi, ma che ancora non era comparso in questi paesi immersi dalle strade polverose… si sentiva parlare di treni e di donne e uomini europei con strani abiti, così per colmare la curiosità della popolazione vennero dipinti su questi muri, insieme ai soggetti della tradizione indiana.

In questa haveli gli affreschi sono ancora quasi perfetti e la ricoprono interamente: sono sulle facciate, sulle pareti del cortile, sui parapetti e sui soffitti.

Gli artisti locali furono molto abili a riuscire ad unire i soggetti tradizionali o religiosi e scene della vita quotidiana, avvenimenti di cronaca dell’epoca e nuove invenzioni. Ebbene, nonostante non le avessero mai realmente viste, molte volte erano frutto della loro immaginazione: per questo motivo, si possono vedere Krishna e Radha alla guida di automobili volanti o mentre giocano con degli aquiloni ed europei che gonfiano mongolfiere semplicemente soffiando.

Scatta il momento romantico grazie ad una serie di affreschi che raccontano la storia di Krishna (la divinità blu per capirci) e Radha, la sua sposa. Insomma, questi sono proprio due trottolini amorosi du-du-da-da-da, lui copre lei con il mantello quando piove, le fa vedere la luna, suona con il piffero le melodie più belle e chi più ne ha ne metta…

Quando, quatto quatto come un gatto selvatico, Krishna le copre gli occhi, Radha capisce subito che è il suo amato… la nostra guida dice di provare a farmi coprire gli occhi da tante persone e se azzecco il tocco di Paolo vuol dire che è vero amore.

Diciamocela tutta, Radha è facilitata dal fatto che Krushna è blu, come fai a sbagliare? Al massimo può chiede l’aiuto del “50 e 50” da casa se è indecisa con le mani del Grande Puffo. Io voglio la versione: “riconosci i piedi!” Tra un miliardo di persone beccherei i cotechini di Paolo!

Un affresco con un dio che sputa fuoco è uguale a me quando mangio spicy, ormai da tre mesi e ancora non mi sono abituata.

Ci perdiamo tra le stanze di questa struttura e notiamo un elefante fatto di donne… fantasia al potere!

O un bue ed un elefante che hanno la testa in comune, in base da che angolazione lo si guardi appare l’uno o l’altro…. provare per credere.

Con un cambio volante di guida vediamo altre due haveli, le cui stanze erano al centro degli affari, tanto che la persona deputata a sventolare i presenti era cieca e sorda. Nella Morarka Haveli la guida quasi mi strappa una pagina da un antico libro contabile, sostenendo che “ce ne sono tante”… Mah… Lo blocco appena in tempo.

Vediamo le stanze da letto, con annesse comode infradito, e saliamo al piano superiore, dove Babu si improvvisa fotografo, risparmiandoci per una volta la pantomima del cavalletto. Senza poterci vedere, per via delle persiane che ci separano, ci posizioniamo allo stesso identico modo… Krishna e Radha scansatevi!

Le haveli erano ormai così belle, che iniziò una specie di competizione a chi le arricchiva di più di particolari e a chi mostrava le invenzioni di paesi lontani o personaggi “famosi”, tanto che su questa fa capolino Gesù Cristo, se ne sentiva parlare e tutti volevano sapere come era fatto, così il proprietario di questa casa lo fece dipingere.

Il caldo sembra essere più forte rispetto agli altri giorni, così chiediamo a Babu di farci vedere un’ultima struttura; ci dà molte opzioni e noi scegliamo quella in cui è raffigurata Frida Kahlo.

Entriamo così nella Bansidhar Bhagat Haveli, un po’ decadente, ma che mantiene il suo fascino. È una delle poche ad avere 3 piani.

Autoscatto time davanti alle finestrelle azzurre, mentre degli angeli (altra raffigurazione inusuale) ci guardano con pazienza.

Poi qualcuno ha deciso che come avevo posizionato il cavalletto non andava bene… e per punizione la mia Olly gli ha troncato i piedi.

Sono le 14:00, decidiamo di mangiare al Bungli e scopriamo che, per coincidenza, è il ristorante della famiglia della nostra guida. Mangiamo molto bene, il proprietario ci fa assaggiare dei piatti che stava cucinando per se stesso. Al momento del conto ci dice che, se per noi è troppo alto, possiamo anche pagare quanto crediamo sia giusto. Decidiamo per una mancia generosa per premiare queste realtà genuine e uniche.

Lasciamo Nawalgarh per far ritorno al nostro hotel a Mandawa, prima che il sole finisca di cuocerci a puntino.

Ultimo scatto ad un’anziana signora e via.

Nawalgarh batte Mandawa 1-0, fuori casa. Anzi fuori Haveli.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    ciao ragazzi!
    innanzitutto grazie perchè oggi mi avete fatto entrare in India con voi! Sul treno leggo un libro che mi parla dell’India poi do un occhio alle trottole e le trovo viaggiare tra tutti i colori i visi e le storie di questa gente ! Quanto c’è da imparare e quanto è verò che uscire dai confini delle proprie sicurezze …li allarga fino a quasi a non vederlì più.

    un abbraccio grande…..

    1. la Vale ha detto:

      Ma il 153 non è la prima giornata sull’india, non mi dire che Ros ti sei persa qualche puntata!

  2. la Vale ha detto:

    Casualità o destino? Hai detto bene le allarga fino a QUASI non vederli più… a volte è difficile vedere e basta perché la nostra mente tende a rielaborare con gli occhi di un occidentale. Ma bisognerebbe essere nati qui per filtrare tutto ciò che per gli indiani è normale.

  3. ros ha detto:

    vale????? ma stai scherzando?????
    secondo te io mi perdo le tappe…..piuttosto vado a debito per una settimana e poi le leggo tutte in un giorno (come ho fatto ieri)…..

    comunque volevo dirmi grazie, perchè con i vostri racconti ho preso consapevolezza dell’esistenza dei punti di visione. i giudizi, i contrasti nelle differenze, nascono perchè come dice vale…..in alcuni casi dovresti nascerci un paese per capire cosa è normale per la gente che lo vivi. In molti altri di certo….basterebbe l’intelligenza di stare ad osservare/ascoltare, supportata dall’apertura di un sorriso per far crescere il rispetto..

    buona giornata….

    ps ma che dite comincio a preparare le domande per l’intervista che vi farò al rientro…..sempre che vogliate tornare…

    1. la Vale ha detto:

      Ah ecco, scoperto chi si è fatto un’infilata di letture una dietro l’altra…
      l’ho scritta io quella frase così intelligente?!? Grazie a te per seguirci e soprattutto per essere un’attenta viaggiatrice virtuale, per ora.
      Scrivi le domande! Baci

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