RTW day 157: KOTAnta bellezza inaspettata

Dopo Bundi, anche oggi usciamo dalla tratta turistica del Rajasthan, ma elevata alla potenza. La Vale ha scovato, non so dove e non so come, un paio di posti promettenti dei suoi. Le famiglie che ci hanno ospitato finora alla parola “Kota” hanno fatto una faccia tra lo stupito e il perplesso, esclamando senza esitazione: “ma non c’è niente a Kota!” Pfiuuuu… voi non conoscete la mia dolce metà, è in grado trovare posti che neanche una guida esperta scoverebbe.

Iniziamo la mattinata con un avvenimento che poteva trasformare questa giornata in tragedia. Dobbiamo beccare Bobby tra le strette vie di Bundi, io e la Vale ci piazziamo a breve distanza dall’hotel per intercettare la mitica Suzuki tra le trafficatissime strade di questa città, dove le auto sono tutte, rigorosamente, bianche… quindi cerchiamo, tra il casino, il suo inseparabile berretto rosso. E siccome se non capitano tutte alla Vale non è felice, anche oggi assistiamo quasi ad una scenette da comiche. Ad un certo punto passa un santone che regge in mano un foglio di giornale, all’interno c’è qualcosa. Man mano che si avvicina si nota che è colmo di cacca di mucca. La Vale esclama: “se il santone cade, mi arriva tutta addosso!” Indietreggia di due passi, posizionandosi esattamente sopra la fogna a cielo aperto che scorre ai bordi della strada. Tempo zero l’uomo inciampa in una corda, vola lui, il giornale e la merda di mucca (sacra, precisiamo). L’espressione della Vale è tutto dire, perché se non avesse fatto quello zompo all’indietro a quest’ora sarebbe tutta smerdata e starebbe urlando per lo schifo come il personaggio di “noi e la Giulia”. “La merda porta fortuna, ma non se la stoppi di petto”, diceva. Mai citazione fu più adeguata.

Salva per miracolo, inizia una conversazione con un bimbo che dalla finestra si è goduto tutta la pantomima.

Arriva Bobby e impostiamo su Google Maps il tempio di Garadia Mahade, visto che neanche lui, indiano doc, ne è a conoscenza. Si trova a 22 km dalla città di Kota, ma in India anche per una manciata di metri ci si può mettere un’eternità. La nostra Suzuki procede a rilento su una strada sterrata e piena di buche. Il tempio si trova all’interno di una riserva naturale e Bobby deve aver letto su qualche cartello che ci sono le tigri: guarda a destra e a sinistra ininterrottamente, non so se per paura o se perché ne vuole vedere una. Comunque sono le 13:00 e le tigri se ne staranno a pisolare all’ombra.

Arriviamo al parcheggio e Bobby esclama “wow!”, di colpo si apre uno scenario magico che ricorda un pochino i Canyon americani… diciamo un luogo inusuale in India.

A Bobby, che tra l’altro ama i posti tranquilli, cade la mascella. Il suo cellulare è completamente scarico e cerca di rianimarlo con i cavi dell’auto per fare una foto ricordo… niente da fare, così gli scatto io un paio di foto nel pieno della sua goduria!

Il tempio di per sé non è niente di che, ma il luogo dove è situato questo santuario di Shiva fa decisamente la differenza. Si affaccia sul fiume Chambal, un habitat ideale per i coccodrilli. Da questo luogo, si può godere una vista panoramica della gola di Chambal e delle pianure intorno.

Scendo al tempio e trovo la Vale con un bollino arancione, che Bobby le ha stampato in fronte per buona fortuna… stessa cosa ha fatto sulle chiavi dell’auto, che, visto come guidano qui, male non fa. Ganesha ci benedice e la Vale è contenta di aver ritrovato anche qui quegli occhietti vispi che la guardano.

Il posto è remoto e isolato, silenzioso e un po’ più fresco, con una vista sicuramente memorabile. Si può stare seduti qui per ore, assorbendo la sua tranquillità, la pace e la bellezza incontaminata. Si narra che poeti, buddisti, scrittori e artisti siano stati ispirati delle sue acque blu e da questa natura selvaggia. Bobby sta meditando di trasferirsi qui. Se non fosse che arrivano un gruppo di ragazzi con lo stereo a palla sulle spalle e il nostro socio ci lancia un inequivocabile segnale di fuga. Sazi di questi panorami, ci dirigiamo verso il centro di Kota, dove la Vale ha segnato un altro posto sconosciuto a tutti. Se è come quello di prima abbiamo fatto bingo!

Da un giardinetto contiguo riusciamo a riconoscere dall’alto quello che potrebbe essere lo Shar Bagh (anche detto Kshar Bag), in parte sommerso dalla vegetazione e circondato da alte e imponenti mura, da qui non capiamo dove sia l’ingresso.

Ormai siamo ingolositi da questo posto, ma tutti quelli che fermiamo per un’informazione ci chiedono una foto e non sanno darci indicazioni.

E siccome la maledizione della merda non ha colpito la mia dolce metà questa mattina, ci riprova con me e fa centro con un piccione che mi lascia la sua benedizione sulla spalla. Ehi Bobby, la prossima volta me lo stampi pure a me il bollino di Ganesha in fronte però.

Mentre siamo alla ricerca di un modo per entrare, alcuni ragazzi dall’altro lato della strada ci fanno segno che stiamo sbagliando, che è tutto chiuso e di raggiungerli… siamo troppo determinati ad entrare lì, a costo di scavare un tunnel sotto le mura a mani nude, tiriamo dritti in cerca di un ingresso. Siamo anche mezzi storditi dai clacson che ci rimbombano in testa… come se non bastasse dietro ai camion scrivono pure di strombazzare a piacimento! Blow horn, mi raccomando!

Su un angolo delle mura di cinta troviamo una porta a rete con dei santoni seduti, la Vale si butta dentro a chiedere. Ne spunta fuori uno vestito con una divisa verde che ci guarda con sguardo severo. La Vale insiste, nonostante il suo sguardo sembri dire di no. Parte una telefonata non sappiamo con chi, mi passa il cellulare, parlo con uno sconosciuto per un paio di minuti senza capire niente, ma alla fine ci danno l’ok. Compiliamo il registro e, giusto per la cronaca, dal 2017 ad oggi ci sono stati solo altri 4 turisti esauriti come noi! Ottimo, siamo nel posto giusto!! Ci giriamo tutto il complesso in solitudine, una sorpresa anche per la Vale che annovera questo posto tra i top 10 del Rajastan assegnandogli 3 stelline con lode e bacio accademico.

La guardia ci controlla a distanza, che se facciamo qualcosa di sbagliato ci “slama” con le sue unghie arcuate dei pollici, almeno lunghe 5 cm l’una, di cui una pittata di rosso. Noi quelli in sagoma non li troviamo mai, eh?! Continuo a far foto, che mi devono abbattere con il curato per farmi smettere.

Questi cenotafi di 66 re e regine di Bundi sono ornati da meravigliose e intricate incisioni di elefanti e cavalli.

Il maharaja Satru Sele, a quanto pare aveva 64 consorti, ma sul suo cenotafio ne sono scolpite ben di più… birbante! A rendere tutto ancor più suggestivo il fumo di due falò accesi per bruciare le foglie secche.

Tappa pranzo in un ristorante della zona, temperatura esterna 45 gradi, interna -10, con aria condizionata sparata. A riscaldarci ci pensano i piatti super piccanti. Impietositi dalle fiamme che ci escono dalle orecchie e dai nostri colpi di tosse continui per via del peperoncino in gola, ci cambiano il piatto con una versione meno spicy. Probabilmente il riso è stato sciacquato sotto l’acqua, ma non importa, ora riusciamo a mandarlo giù.

Torniamo a Bundi per la notte con in tasca un paio di posti unici da ricordare! Ma c’è un’ultima cosa da fare ancora qui, prima di raggiungere Munnar domani: la Vale, con la sua vista radar, ieri ha beccato tra le vie la bottega di un pittore e fumettista e vuole assolutamente passare di lì per vederlo all’opera. Per fortuna non ha lo stesso amore per i gioielli… e anche solo per questo risottoscrivo la mia scelta!

E sapete come è andata a finire?

Il viaggio dei Picanellis intorno al mondo diventerà un fumetto, riassunto tutto in una pagina (o molto più probabilmente due)… sarà un’impresa scegliere un solo aneddoto per ogni Stato visitato. Potremmo aprire un sondaggio sul blog per scegliere i momenti clou da far disegnare a Yug!

Ultima serata tra le strade di Bundi e domani sarà un’altra avventura.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    siiiiiii viaggio, fumetto, autografato!!! llo aspetto!!!

    1. la Vale ha detto:

      Lo pubblicheremo quando sarà pronto… fotogramma X fotogramma

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