RTW day 17: Isla Magdalena e l’invasione dei pinguini (e dei paparazzi)

Ore 6:00, il nostro anfitrione (Fernando per me, Rodrigo per il resto il mondo) ci accompagna al minibus che ci porterà al molo, da dove inizierà la nostra avventura nello Stretto di Magellano, sulla barca per Isla Magdalena, isola popolata dalla più grande colonia di pinguini (50.000 coppie). Salutiamo il nostro amico innamorato dell’amore (non a caso la sua città preferita è Verona, per via della struggente e romantica storia di Giulietta e Romeo) e si parte.

Premessa: io non sopporto i tour organizzati e soffro le onde, ma su una cosa pone subito rimedio il capitano, comunicandoci che oggi il mare è una tavola e non c’è vento. Paolo, col tono del lupo di mare che ha combattuto mille tempeste, mi raccomanda di sederci a poppa perché lì le onde si sentono meno. Perfetto, noi abbiamo i nostri posti in fondo, così siamo tranquilli… Tempo tre minuti di navigazione e ci accorgiamo di essere a prua! Che giovani marmotte! Dopo mezz’ora di sobbalzi, io e la ragazza seduta vicino a me siamo verdi, con gli occhi sgranati (e con lo sguardo della tigre) verso i nostri rispettivi compagni. Io abbandono la mia postazione e mi dirigo a poppa, sto un po’ meglio, ma non troppo e, come se non bastasse, seduto accanto a me ho un esemplare di PDNA (paparazzo-de-noi-artri). Lo si riconosce a colpo sicuro, tra gli elementi distintivi:

  • corredo fotografico da 4.000 euro a salire e macchina reflex costantemente impostata sull’automatico
  • Super mega teleobiettivo che riesce a prendere pure i crateri della luna
  • flash sempre inserito, anche quando fotografa oggetti a 2 km di distanza
  • cellulare e selfie-stick sottobraccio (presente anche nella variante tamarra con ipad o sportiva con GoPro)
  • parlantina infinita e pulsante di spegnimento assente

Il nostro PDNA guida una compagnia di una decina di persone attempate, che lo seguono come oche starnazzanti in questo tripudio di foto sottoesposte, mosse e storte tra lampi di flash che sembra di essere nel cuore del maelstrom.

Sbarchiamo, finalmente, e io mi sento come Robin Hood che bacia la terra di Inghilterra al ritorno dalla crociata.

Distacchiamo la compagnia con uno scatto alla Usain Bolt e, guardando il primo pinguino che ciondola da una parte all’altra, mi ritorna il buon umore. Paolo osserva i pinguini, poi osserva me ed esclama: “siete troppo uguali, goffi allo stesso modo”. Eh sì, queste sono le soddisfazioni della vita dopo 14 anni di convivenza! È la prima volta che vedo i pinguini e sono davvero teneri, stanno vicini vicini e si coccolano a vicenda.

Ritorniamo a bordo, con l’allegra comitiva ancora più eccitata per aver fotografato anche l’ugola dei pinguini. Scatta la domanda da un milione di dollari dell’amico del logorroico: “ma se i pinguini sono monogami e se i maschi sono più delle femmine, cosa fanno i pinguini single?”

L’equipaggio cerca di sfuggire alla domanda, offrendoci un tè caldo e il gruppetto decide che è cosa buona e giusta correggerlo con del Pisco (un distillato cileno/peruviano da 40°). Fanno tre o quattro giri e diventa sempre di più un Pisco corretto con del tè; non riesco a trattenermi, le mie notorie facce iniziano ad uscire incontrollate. Sgrano gli occhi, mi acciglio, spalanco la bocca (tutto in modo inconsapevole ovviamente). Siamo in 10 metri quadrati di barca e c’è un casino che neanche ai concerti death metal. Paolo mi guarda e ride e in quel momento mi accorgo che sono un libro aperto di espressioni di sgomento e insofferenza.

Dopo un’altra ora di navigazione, che mi è sembrata un secolo, scendiamo a terra, liberi! I casinari salgono sul loro bus eeeee… ci sono due posti liberi con loro! Un passo avanti chi vuol salire! Io mi distraggo a guardare un guanaco, Paolo a guardare una bionda ed ecco che tutti fanno un passo indietro e ci candidano ad un’extra time di rottura di orecchie (e anche di altro). Tempo stimato per il rientro su 4 ruote: 30 minuti. Tempo effettivo: 1 ora e 30 minuti, in cui l’autista del bus è obbligato a gran voce a fermarsi davanti ad ogni minchiata deambulante e non (cartelli stradali, pali della luce, navi, porte, un allevamento di lama…), tutto condito ovviamente da una pioggia di flash. Capiamo che anche loro vanno a Santiago, ma non saremo così sfigati da averli sullo stesso volo??? Ci crogioliamo nel fatto che la statistica è dalla nostra, ci sono 5 voli giornalieri per Santiago…

Arrivati a Punta Arenas, abbiamo ancora qualche ora prima della partenza, vorremmo fare un pazzia e raggiungere, a 90 km da noi, il luogo più a sud del mondo: Cabo Froward, chiamato così per il suo aspetto ostile. Ci vogliono 12 ore di tour organizzato…ma anche no! Per oggi ne abbiamo abbastanza.

Decidiamo di passare le ultime ore in centro e quindi di pranzare al mercato del pesce, vicino al porto, con l’assunzione che il pesce sarà freschissimo.

Ora, Paolo ha un grossissimo problema (momento outing): quando sceglie un piatto da mangiare all’estero, le probabilità che questo sia una ciofeca, sia contaminato dalla peste bubbonica, sia indigeribile peggio di una mattonella fritta nella pece, sono altissime. Non dico 100%, ma ci avviciniamo… non so il motivo, semplicemente non ha fiuto… poi aggiungete il fatto che gli si spegne il cervello di fronte al menù e il danno è servito! Ad esempio, non digerisce la lattuga… potrebbe mangiare 12 panini di McDonalds e non fare una piega, ma se dimentica di togliere anche una sola fogliolina di lattuga dal panino è fregato… la digerirà nei due giorni seguenti. Ecco, il mio amato è consapevole che la lattuga per lui e come la kriptonite per Superman, eppure non comprendo per quale inspiegabile motivo finisca spesso per trovarsi sul tavolo una bella insalatona verde! Che poi, tra l’altro, i viaggiatori seriali sconsigliano proprio di mangiare verdura cruda… ma niente… e dice anche che la verdura gli fa tristezza!

Altro cibo sconsigliatissimo: frutti di mare. Ora, perché davanti a lui in questo momento c’è una cesar salad e un risotto (!!!) ai frutti di mare?

Sta guardando l’accoppiata e lo vedo che ha realizzato che ha fatto la cazzata atomica: già probabilmente si immagina sul water per i prossimi 3 secoli. Dovrà girare con il WC legato per il resto del viaggio e vallo a spiegare ai controlli in aeroporto.

A questo si aggiunge la beffa oltre al danno: io ordino sempre a caso (non capendo una parola né di inglese né di spagnolo) e mi arrivano delle squisitezze da chef stellato!

In quell’epocale, storico, unico 1% delle volte in cui è lui ad azzeccare il piatto, sono io invece a prendere la zozzeria. Ma lo sguardo a cuoricino da gatto di Shrek funziona sempre e alla fine si trova sempre lui il piatto-pacco da mangiare.

In questo caso però cadiamo male entrambi… al suo risotto ai frutti di mare, io rispondo con una zuppa di granchio, panna e formaggio indefinito. Un mappazzone che lo puoi usare al posto del calcestruzzo per farci le case. Quindi a questo giro ce tocca a entrambi… pancia mia fatti lavandino… ingurgitiamo il tutto sperando nel potere corrosivo della coca-cola, ma temo che questo saporino ci accompagnerà per i prossimi giorni.

Lasciamo questa città situata sull’orlo dello Stretto di Magellano, dove il sole compare raramente tra una pioggia e l’altra e in un solo giorno si possono avere 4 stagioni contemporaneamente!

Aeroporto please! Siamo al check in quando improvvisamente ho i sudori freddi (non per il granchio fortunatamente). Sento una vocina incessante e vedo dei flash dietro di me e già ho capito di che morte morirò… ma io cosa ho fatto di male nella mia vita passata? Altre 3 ore con il PDNA nel sedile dietro che flasha dal finestrino dell’aereo i guanachi a 12 mila km di altezza… dov’è il pulsante dell’eiezione del seggiolino? Una botola? E se urlo “ha una bomba!!!”???

Arriviamo a Santiago e sveniamo sul letto cotti come due zucchini!

Per la nostra piccola amica Francy una foto in più dei Pingu, che lei adora!!

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Caterina ha detto:

    Punto primo io e Aury eravamo in crisi d’astinenza per fortuna ne sono arrivate due da leggere. ……infatti stamattina si arriva tardi a scuola
    Punto due anch’io potrei morire con la lattuga il sapore mi perseguita per una settimana.
    Punto tre suggerimento Vale ………. per una testata sui denti non è mai morto nessuno. Il Corona dei poveri potresti stenderlo così. Ciao ragazzi buona vita.

    1. la Vale ha detto:

      Tra poco ne arriva un altro così super recupero delle puntate precedenti…e questo fa davvero ridere! Sulla giustificazione della scuola cosa hai scritto: causa lettura blog?!

  2. NINO ha detto:

    Si può proprio dire che gli italiani sono come il prezzemolo: sono dappertutto, persino in capo al mondo. Peccato che a volte siano un po’ rumorosi….Per fortuna danno anche qualche spunto per sorridere un po ! Buon proseguimento!

    1. la Vale ha detto:

      Tour organizzato non mi freghi più, la prossima volta ci vado a nuoto all’isola. 😜

  3. TARCI MANZONI ha detto:

    Ciao! il day 18 risulta illeggibile, forse solo a me?

    1. la Vale ha detto:

      C’è stato un errore nella pubblicazione, arriva tra poco…marcador parte 2! Fa troppo ridere.

  4. Mara Todde ha detto:

    Cit. Franci “Ma è bellissimo! Mamma ma qualche volta posso andare con loro?”😂😂😂 Venite a prendervela!!!!

    1. la Vale ha detto:

      Ahaha!! Ma solo se viene con il cappello con le orecchie alla Peter-style!

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