RTW day 172: più fero che piuma a Kumarakom

Premessa: in questo articolo troverete pochissime fotografie, in quanto, nella maggior parte dei fatti descritti più sotto, eravamo ignudi come mamma ci ha fatto e quindi sprovvisti di macchina fotografica. Se inoltre siete sensibili e non sopportate le torture, saltate a domani. Io vi ho avvisato.

Questa mattina ci aspettano 4 ore di viaggio, sempre tra curve continue e indiani alla guida di mezzi improbabili. Che poi gli indiani sono così calmi quando ci parli, ma si trasformano in pazzi sclerati appena salgono su un mezzo di trasporto, anche in sella ad un triciclo, sul quale sono in grado di montare un clacson da tir. Ah, e non dimentichiamo la scritta che campeggia sul retro di ogni mezzo: “Please, blow horn!” Come se fosse necessario anche incitarli a strombazzare!

Arriviamo a Kumarakom all’ora di pranzo, siamo probabilmente nel posto più caldo e più umido visitato fino ad oggi. Come prima cosa sfrattiamo una famiglia di ragni che aveva preso residenza nella nostra valigia, costruendo una palazzina abusiva tra i nostri vestiti.

Mangiamo e attendiamo le 15:00 per il tour tra i villaggi della zona, ma leggendo attentamente il programma ci sembra una di quelle turisticate che a due come noi potrebbe provocare seri effetti collaterali:

  • Benvenuto al villaggio con collana di fiori intrecciata con le foglie di cocco, che poi finisce che hanno terminato i fiori e a me appendono una noce di cocco da 5 kg al collo
  • Dimostrazione di arrampicata sulla pianta del cocco
  • Sosta a casa di Gino Pino per assaggiare il cocco
  • Bottega che costruisce cestini in foglie di cocco
  • Sosta a casa di Pino Gino per assaggiare il latte di cocco

Rinsaviamo in tempo e decidiamo di saltare in tromba il “tour fuori di cocco”.

L’entroterra del Kerala è solcato da una miriade di canali, fiumi e lagune, le celebri Backwaters, lungo le quali si può percorrere questa regione per buona parte della sua longitudine.

Ci propongono un giro sulle houseboat, tipiche imbarcazioni in legno e paglia che percorrono lentamente le backwaters, che in italiano significa acque stagnanti. A vederle bene queste acque sono piene di rifiuti: come sempre, le attrazioni più inflazionate sono anche le più abusate. Tentiamo di avvicinarci alla riva e veniamo assaliti da uno sciame di zanzare grandi come elefanti. Paolo si è spruzzettato tutto di Autan Tropical Extreme Plus (quello che, oltre a proteggerti anche dai tirannosauri, ti scioglie i vestiti), ma nonostante ciò è già tutto bitorzoluto e minaccia di bersi l’antizanzare, come gesto estremo. Ormai l’abbiamo capito che non abbiamo beccato la stagione ideale in India e infatti si superano abbonamento i 40 gradi e l’umidità è del 90%.

Bocciamo anche il tour delle backwaters con tanto di zanzare vampiro appostate e pronte con la cannuccia in mano a prelevare il cocktail.

Divya, la proprietaria della guest house a gestione familiare presso la quale siamo alloggiati, ci propone un massaggio ayurvedico indian style in un centro vicino… ci va tutta la sua famiglia lì. In effetti, un massaggino con gli oli essenziali profumati e l’ampolla che cola l’olio sulla fronte non ci dispiacerebbe. Siamo al day 172 e, in pieno stile trottole, ancora non abbiamo fatto un giorno di relax.

Vada per il massaggio e Paolo esclama: “ah, appena mi fanno colare l’olio sulla fronte mi parte la bolla al naso… mi perdete tempo zero!”

Io in compenso sto già immaginando il comodo lettino, il profumo di essenze che si spande nell’aria, la luce soffusa, la musica new age, gli asciugamani morbidi e due mani delicate che mi massaggiano!… e Paolo che si addormenta con la bocca aperta con l’olio che gli finisce in bocca mentre cade in letargo.

Ma qui siamo in India, quindi veniamo bruscamente riportati alla realtà in breve tempo, quando arriviamo davanti ad un container prefabbricato, che dovrebbe essere la nostra spa. È decisamente indian style, il che vuol dire:

  • Bugigattolo per i massaggi che se starnutisco viene giù tutta la baracca
  • Lettino durissimo in legno di teak, costruito per l’altezza media degli indiani, quindi ci spuntava fuori un pezzo, dagli stinchi in giù
  • Asciugamano in carta vetrata di grana grossa per scartavetrare il ferro
  • Luce al neon da obitorio
  • Sottofondo del rumore del ventilatore che scattava ad ogni giro
  • Massaggiatore per uomo che fino a ieri ha fatto il muratore
  • Massaggiatrice per donna con due mani grandi come due vanghe

Io e Paolo siamo in due stanze diverse ma confinanti.

La mia massaggiatrice parla solo in hindi e, quando cerco di comunicare a gesti, mi risponde ciondolando la testa; non capisco mai se è un si, un no o un forse… eh già, perché in India per dire sì, muovono la testa come quei pupazzetti che hanno il collo snodato, che si vedono sul cruscotto di alcune auto.

Il massaggio si svolge in ben 6 fasi:

  • Fase 1: massaggio con l’olio alla testa

Io, praticamente, quasi rimango pelata da quanto la tipa mi ha frizionato il cuoio capelluto. Sento da lontano “toc-toc”, vengo a sapere successivamente che la versione maschile consiste in pugni in testa (ecco cosa erano quei rumori che provenivano dallo stanzino di Paolo).

Vincitore premio tortura ayurvedica: Paolo.

  • Fase 2: letto del fachiro e mazzate ayurvediche

Ci fanno sdraiare a pancia in giù, un untamento unico e poi vai di massaggio; la parola rilassante è lontana anni luce grazie al lettino durissimo e alla delicatezza dei nostri due carnefici. Sono convinta che il suddetto lettino passi il controllo qualità con la prova fachiro, che ne certificano la durezza e la scomodità. Alla sera scopriamo che Paolo ha pure due lividi sulla schiena.

Vincitore premio tortura ayurvedica: Paolo.

  • Fase 3: massaggio con ospite indesiderato

Ci girano come due maiali sullo spiedo e ci ritroviamo a pancia in su. Io noto un coinquilino sul soffitto: un ragno grande quanto una vedova nera. Basta, è finito il relax… lo seguo con lo sguardo e non lo perdo di vista neanche un secondo. Sembrerebbe che Paolo non abbia ospiti indesiderati.

Vincitore premio tortura ayurvedica: Vale.

  • Fase 4: macchina medievale della tortura

Da lì, tutti belli unti come due cotolette veniamo infilati in una specie di “vergine di ferro”, ma di legno. Paolo è stato chiuso pure con il lucchetto (forse per paura della fuga). Inoltre, un aggeggio di alta ingegneria: un pentolino di acqua calda che bolle, viene collegato a questa prigione per emettere vapore. La sciura esce e mi lascia lì a bollire… piccolo particolare: ho un mille piedi che mi cammina a 10 centimetri dal naso. Cerco di far passare un po’ di vapore all’esterno per bollirlo, ma niente da fare… si allontana per qualche secondo e poi ritorna. L’ho osservato per così tanto e così bene che so esattamente anche quante zampette ha. In più ho scoperto che può muovere indistintamente capo e coda in due direzioni diverse con tutti i suoi piedini.

Vincitore premio tortura ayurvedica e menzione Super Quark: Vale. (2 pari, palla al centro!)

  • Fase 5: asciugatura con carta vetrata

Liberati da lì, e per fortuna io non sono stata assalita dal mille piedi, veniamo frizionati con un asciugamano che l’ammorbidente non l’ha mai visto in tutta la sua vita. Lo scrub non era incluso nel prezzo ma direi che tutte le cellule morte, insieme ad uno strato di pelle è rimasto attaccato là.

Vincitore premio tortura ayurvedica: parimerito. Ci giochiamo tutto all’ultimo round.

  • Fase 6: ampolla di olio caldo

Il rituale si conclude con l’ampolla che cola olio caldo sulla fronte. Teoricamente molto rilassante, praticamente per nulla, perché la testa è appoggiata su un tocco di legno durissimo. Come da depliant, dovremmo indossare una fascetta che tecnicamente eviterebbe che l’olio arrivi in faccia.

Di fascetta ce n’è una sola e se la cucca Paolo… io ho la massaggiatrice che ogni tanto passa la pezzetta della consistenza della paglietta dei piatti sulla mia fronte. Nel frattempo il ragnazzo è sempre lì che tesse la tela di Penelope.

Sul finire io ricevo anche lo strizzaggio capelli, che quei pochi peli che mi erano rimasti in testa sono fuggiti.

Vincitore premio tortura ayurvedica: Vale.

Ecco, se volevamo rilassarci non siamo finiti nel posto giusto… e io ho pure vinto la coppa con il risultato finale Paolo 4 – Vale 5.

I 100 minuti (interminabili) sono finiti e la massaggiatrice mi dice qualcosa in hindi, io capisco chiaramente: “questa mano pó esse fero o pó esse piuma… oggi è stata fero!” Eccheculo!

Ci rivestiamo e ci ritroviamo fuori, unti come due sardine, perché “mi raccomando non bisogna lavarsi prima di un’ora dalla fine del massaggio”. Riusciamo con le ultime forze a fotografare il campo di tortura da cui siamo appena usciti.

Così belli oliati e con i vestiti appiccicati, che non verranno mai più puliti, ritorniamo al nostro alloggio. Nel frattempo ci raccontiamo cosa ci è capitato in quest’ora e mezza di massaggio, non riusciamo a smettere di ridere per la situazione paradossale e in cui siamo capitati e per come siamo conciati! Paolo fa la doccia appena arrivato in camera, io ho il coraggio di aspettare dopo cena, come da istruzioni.

Ceniamo con piatti tipici del Kerala cucinati da Diyva.

Finiamo la serata colorando dei disegni con Menuu. Disegna anche noi due e ovviamente il ritratto di Paolo a me fa spaccare dal ridere.

Giornata finita ed esperienza in pieno stile indiano superata!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    rido ancora…..questa è una delle tappe più comiche dell’india!!!
    il massaggio alla testa….strappa capelli…ve l’ho invidiato….le altre torture….facciamo in un’altra vita!!!

    1. la Vale ha detto:

      Ahah! Ros io pensavo di aprire una spa indian style in Italia, sarai la prima cavia…

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