RTW day 176: puntata a Punakha

Iniziamo la mattinata con un classicone: visita dello dzong di Thimphu. Molto grande, ma non particolarmente scenografico, almeno da fuori.

Dentro invece si rivela un’ottima tela per i disegni e le traiettorie che le persone del luogo tracciano, inconsapevoli.

Tutto “gira” intorno alle ruote di preghiera, ruote cilindriche in ottone, legno, stagno o pietra, che contengono rotoli inscritti con mantra. Si crede che, girandole in senso orario, i mantra al suo interno vengano attivati e rilasciati. I mantra purificano la negatività, generano compassione, eliminano gli ostacoli verso l’illuminazione e portano beneficio a tutti gli esseri senzienti. La rotazione di una ruota di preghiera è altrettanto efficace come recitare il mantra oralmente.

Il loro girare è ipnotico e il loro rumore è rilassante… camminare per questi luoghi regala una pace incredibile!

Unica nota stonata sono i gambaletti che gli uomini di qui indossano accoppiati ai mocassini, non si possono vedere. Anche la nostra guida ne sfoggia un paio marroni con la fibbia.

Negli dzong, i templi-fortezza bhutanesi, ci sono sempre due zone. Una riservata ai monaci, in cui è presente il tempio vero e proprio, l’altra riservata agli uffici amministrativi della città e rigorosamente vietata al pubblico. Il problema è che la linea di demarcazione non è sempre così chiara e segnalata. La Vale è un po’ nervosa… “dici che posso andare di qui?”. Io: “ma certo Vale, figurati!”… fiiiiiii… Lei cammina e tempo zero la nostra guida interviene a gamba tesa a fermare la mia dolce metà. Cartellino giallo, al prossimo scavallamento espulsione diretta dal paese o botola con i coccodrilli, a scelta. Non trascrivo gli insulti che ho ricevuto nei minuti seguenti.

Abbiamo ancora un paio di posti da visitare qui a Thimphu prima di partire per la prossima meta. Ci dirigiamo sulla sommità di una collina, da cui si domina l’intera valle.

Qui si trova il Dordenma Buddha, un buddhone gigantesco seduto e alto 50 metri, ancora in costruzione, ma quasi ultimato. Interamente sponsorizzato dal governo di Singapore. Oh ragazzi se vi avanza qualche dollaro anche io avrei un paio di idee da farmi sponsorizzare! Questa statua possiede un segreto invisibile non conosciuto a molte persone che la osservano da fuori: in relatà non si sta guardando un solo Buddha, ma ben 125.000. Entriamo all’interno della statua e in effetti vediamo tanti piccoli occhietti. Nelle teche ci sono migliaia di statuette che ci guardano pacificamente. Ciò significa che a Thimphu, che ha una popolazione di circa 100.000 persone, ci sono più Buddha che esseri umani.

Secondo la nostra guida, una volta ultimato sarà il Buddha seduto più grande del mondo, nonché l’ottava meraviglia moderna. Ora io non vorrei raffreddare gli animi che poi finisco tra i coccodrilli pure io insieme alla Vale, ma a Monywa, gli amici birmani ne stanno costruendo uno che è circa il triplo (dopo averne già costruito uno in piedi e uno sdraiato, come abbiamo raccontato qui). Quindi abbassate la cresta, eh! Ma vedendoli così gasati, tengo questa considerazione per me.

La scalinata di accesso è ancora in costruzione, qui servirebbero veramente un paio di magutti bergamaschi e vedi come ti finiscono tutto in due settimane. Certo, bisognerebbe mettere qualche biip per le parolacce e le bestemmie, ma póta loro sono così, veraci!

Oggi è l’anniversario della morte del fondatore del Bhutan e quindi è festa nazionale. Visitiamo un luogo particolare, in cui gli abitanti della città si ritrovano per commemorare i loro antenati. È il Memorial Chorten, un grande stupa tibetano, circondato da piccole costruzioni adibite a luogo di preghiera. Chorten letteralmente significa “sede di fede” e spesso i buddisti si riferiscono a questo posto come “la mente del Buddha”.

Un chorten contiene normalmente reliquie sacre, ma non è questo il caso, tuttavia, il memoriale ospita elaborati dipinti religiosi e complesse statue tantriche che raffigurano la filosofia buddista; per molti questo luogo rappresenta il centro della devozione quotidiana e, in segno di preghiera, ruotano i rulli appesi.

Sono passati due giorni da quando abbiamo una guida al seguito e iniziano i primi segni di insofferenza della Picanella. La Vale per poco non si incatena ad una ruota gigante di preghiera e finisce per piantarsi come un mulo davanti ad un gruppo di vecchietti che fanno roteare la loro ruota di preghiera “tascabile”. Se ne starebbe qui ore, a farsi incantare dai loro visi, dai loro abiti tradizionali colorati e dai simpatici cappellini in lana.

Le persone anziane del Bhutan trascorrono la maggior parte dei loro giorni qui, adempiendo ai loro riti per ottenere meriti spirituali, non solo per se stessi, ma anche per le loro famiglie e amici. Qui pregano e se la chiacchierano tra di loro fino a sera, quando le famiglie tornano dal lavoro.

Oggi invece è frequentatissimo da persone di ogni età, che con i loro abiti tradizionali sfilano e camminano per tre volte attorno allo stupa.

Le candele vengono accese in un locale distinto dallo stupa per evitare che prenda fuoco (cosa molto comune nel passato dei palazzi e templi bhutanesi). Entriamo e la temperatura è veramente alta e si sente l’odore di burro bruciato… lo stesso che si sente a casa nostra quando la Vale è tra i fornelli! E infatti è proprio burro, qui lo usano al posto della cera per le candele.

Fare tre giri in segno di preghiera attorno allo stupa si sarebbe rivelato toccante, così come vedere e sentire la devozione spirituale di coloro che stavano camminando intorno al chorten, ma la nostra guida ha un po’ il pepe… non dico dove… quindi siamo costretti a proseguire per la prossima meta.

Lasciamo i 2.300 metri di quota di Thimphu e ci dirigiamo a est passando per il passo Dochula a 3.140 metri di altezza. Qui, in teoria, si potrebbe ammirare il massiccio dell’Himalaya nelle giornate serene. Inutile dire che sta per piovere!

Ci facciamo una passeggiata tra gli stupa, fatti costruire qui dalla regina madre per commemorare le vittime della recente guerra del 2003 con i ribelli separatisti di Assam al confine sud, nella prima e unica offensiva militare della storia del Bhutan moderno.

Il posto ci piace e ci perdiamo tra i migliaia di tangka, drappi sacri coloratissimi, e i 108 chorten, su ognuno è rappresentato una figura differente.

Credo che la Vale se li sia scrutati tutti e 108, in fase “fuga per le libertà” visto che la guida è rimasta al parcheggio… io medito (la vendetta) per l’attesa.

Una bimba, che gioca tra gli stupa, ci regala un saluto e un sorriso prima di ripartire tra le curve.

Scavalliamo e in poco meno di due ore siamo a Punakha. Siamo scesi di 2.000 metri rispetto al passo e la temperatura ne risente, donandoci un clima decisamente più gradevole.

Oggi è la giornata degli dzong, quindi prima di recarci in hotel, visitiamo il Punakha Dzong Punthang Dechen Phodrang. Già la sua vista sulla strada per raggiungerlo ci sembra decisamente più suggestivo rispetto a quello di Thimphu di questa mattina. Questo monastero imponente si trova alla confluenza tra il Mo Chhu (Fiume Madre) e il Pho Chhu (Fiume Padre), tra il fiume “maschile” e “femminile” nasce la più bella di tutte le fortezze di Bhutan. Questo Dzong è la sede dell’incoronazione dei re bhutanesi, anche il recente matrimonio del re attuale è stato tenuto qui.

Il monastero è stato costruito nel 1637 e conserva i massimi esempi della storia dell’arte bhutanese.

Se i disegni sembrano impressionanti, la costruzione degli dzong è ancora più sorprendente. Nessun chiodo viene utilizzato nella costruzione e i loro architetti non hanno mai utilizzato alcun progetto, basandosi solo su calcoli mentali.

Gli dzong sono stati progettati per proteggere contro l’invasione dei nemici; una delle caratteristiche strategiche di questa fortezza è la ripida scala di ingresso in legno che può essere issata e conduce ad una massiccia porta.

All’interno un suggestivo albero, chiamato l’albero della gente, ci attira per un autoscatto.

La festa nazionale qui si celebra con spifferamenti e tamburi, che accompagnano i mantra dei monaci, qui presenti in massa.

Terminata questa visita, dato che è ancora presto, la nostra guida ci porta in un posto vicino. Si tratta del ponte sospeso più lungo del Bhutan, fatto costruire dagli abitanti che vivono dall’altra parte del fiume. Per raggiungere il centro della città dovevano scendere di parecchi chilometri più a sud per attraversare il fiume e si erano stufati di fare il giro largo. Le bandiere svolazzanti sono immancabili… nessun collaudo e nessuna manutenzione, attaccano le bandiere con i mantra e che Buddha ce la mandi buona!

Così, grazie a sti sfaticati, ora mi tocca attraversare sto ponte dondolante sospeso a venti metri sul fiume, con decine di turisti che lo fanno oscillare in continuazione. Ma dopo le imprese di Machu Picchu, niente ci spaventa più, anche se dopo la traversata entrambi abbiamo bisogno della xamamina e del sacchettino delle svomitazzate.

Al ritorno, sfidato dalla Vale, azzardo anche un tratto senza mani…

Programma della giornata completato e check in fatto. Questa volta, arrivato in camera memore dell’esperienza di ieri, mi trattengo, che non voglio un altro facchino sulla coscienza, che poi mi trovo i cartelli “Io non posso entrare” con la mia faccia nei prossimi hotel.

Nel ristorante servono un piatto tipico. Il cigno macigno. Polpette di volatile dure come il marmo. Dentiere da rifare per entrambi. Ripieghiamo sul riso rosso e sul brodino, che fanno molto pensionato col cagotto, ma almeno i nostri incisivi sono salvi.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.