RTW day 18: Santiago, Mendoza e marcador (parte seconda)

Abbandonata la fredda Patagonia, ora ci muoviamo verso nord, destinazione Argentina centrale, provincia di San Juan (fa minga ingan)… iniziamo a salire!

Facciamo scalo a Santiago e abbiamo un giorno di tempo per visitarla prima del prossimo volo. Anche se non è propriamente quel tipo di città che ci fa impazzire, magari qualche angolino carino lo becchiamo. La cosa che stupisce sono grattacieli e palazzoni, uno attaccato all’altro, e le Ande e l’oceano a portata di mano… Insomma al mattino ti puoi fare una sciata sui monti e al pomeriggio un bagno nell’oceano.

Ci godiamo un po’ di tranquillità e di colore al Barrio Bellavista, sui cui muri ammiriamo l’arte dei murales cileni.

Andiamo poi verso la Plaza de Armas quand’ecco che… Giubilo! A Santiago, capitale del Cile, riusciamo a trovare un centro commerciale dove prendere la matita per gli occhi! Per chi si fosse perso l’antefatto, rimando qui.

Campane a festa, la Picanella parte come un razzo dalla prima commessa e mi abbandona nella zona profumi a farmi spruzzettare di campioncini dalle altre commesse gelose (tra l’altro una più brutta dell’altra). Riemergo dalla nube di essenze miste, che vanno dal pino-silvestre-pisciottato-da-cane a fiore-di-campo-cacato-da-mucca e la vedo raggiante con il suo marcador in mano, simbolo del potere femminile sull’uomo.

Ora possiamo proseguire il nostro viaggio sereni. Almeno così pensavo…

Mentre io recupero le valigie, la Vale schiaccia un sonnellino sul divanetto. Consegno tre etichette dei bagagli e mi tornano due trolley di cui uno non nostro… ehm… non ci siamo… mi tuffo anche io nel locale bagagli (uno stanzino 2 metri per 2 con 427 bagagli stivati). Riesco ad estrarre il mio zaino sotto una pigna di valigie e a recuperare il trolley rimanente.

Trovo la Vale con la bolla al naso che armeggia sonnambula con sacchetti e sacchettini, ma non c’è tempo per uscire dalla fase REM, il transfer per l’aeroporto sta per partire.

Sul pulmino ad un certo punto, mi guarda e sgrana gli occhi: “Pi sono sicura che ho buttato la matita… insieme al sacchettino del negozio…”

Io: 😑

Lei: 😭

Provo a farla ragionare sull’improbabilità di tale episodio, la matita sarà in qualche anfratto dello zaino, ma niente… do la colpa al sonnambulismo e mi rassegno, siamo di nuovo alla ricerca del marcador, che in confronto i crociati che cercavano il santo Graal erano dei dilettanti.

E appena passati i controlli rieccola che si rituffa a capofitto nel duty free. Questa volta a scanso di equivoci le matite prese saranno due, si sa mai che una evapori per la famosa legge di Beronulli-Poisson a causa di un improvviso calo di pressione nella cabina dell’aereo…

Arriviamo al gate un po’ in anticipo e cerco il diario di viaggio cartaceo (sì esiste anche una versione cartacea di questo blog con tanto di disegnini, biglietti di viaggio, cartine e cartoline).

E cosa ti salta fuori? Uno strano pastello… non è una penna… non è una matita per scrivere… e avete già capito… siamo a tre marcadores ora… possiamo truccare mezzo carnevale di Rio ora!

Un’oretta di volo ci permette di vedere la Cordillera dall’alto e in pochissimo mettiamo piede di nuovo in Argentina, a Mendoza, sulla cui pista di atterraggio corrono centinaia di coniglietti.

Passiamo per i controlli della dogana cilena e anche qui, di nuovo, il modulo del terrore: “trasportate cibi?”… Io, dopo essermi preparato quattro panini col salame sull’aereo, compilo i campi anche per la Vale e casualmente il suo modulo ne esce leggermente unto… Ho già capito che la perquisiranno per tutta la giornata alla ricerca della salamella clandestina… Già mi vedo i cani anti-salamella che se la snasano all’arrivo dei bagagli… (p.s.: il mio modulo è intonso ovviamente…)

Inaspettatamente tutto scorre liscio e usciamo in pochi minuti. Accompagnano il nostro viaggio verso l’ostello filari e filari di vigneti… Vale è contenta, con i suoi tre nuovi marcadores in saccoccia.

Mendoza ci sembra da subito una cittadina allegra: canti, musiche e balli ad ogni angolo e carretti che condividono la strada con auto super tamarre.

Domani ci aspetterà la traversata verso i parchi desertici più a nord, 6 ore abbondanti di viaggio, così facciamo rifornimento di bottiglie d’acqua e cibo per i prossimi giorni. Uscendo dal super veniamo subito attirati da coppie di ballerini, che si muovono sensualissimi a ritmo di bachata, salsa e merengue. Veniamo presi dall’atmosfera latina, iniziamo a muovere un po’ le natiche, forse neanche troppo ritmo di musica. Ci sembrava di essere stati catapultati nel film “Dirty dancing”, nella scena in cui i ballerini danzano sfrenati nello scantinato e Babe esclama: io porto un cocomero!” (so che la mamma di Vale e la Giu saprebbero dire esattamente il minuto del film in cui avviene questa scena).

Torniamo verso l’ostello ballando a nostro modo, con le nostre casse dell’acqua al posto dei cocomeri!

Giunti lì, un gruppetto di viaggiatori (un cileno, un francese e una tedesca… sembra l’inizio di una barzelletta, ma non lo è) ci propone di unirci a loro e condividere salsicce e carne alla brace… tutto ciò alle 22:30. Ma una volta non si andava a letto con la tisana?

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