RTW day 183: la gente di Bhaktapur

Ah, per la cronaca. Il viaggio non è ancora finito! Per chiudere il “famoso cerchio” avevamo bisogno di un altro timbro sul passaporto e così eccoci in Nepal.

Il 25 aprile 2015 il Nepal è stato colpito da un terremoto di magnitudo 7.8, il più forte degli ultimi 80 anni. Molti blog o siti sconsigliano di andarci per il fatto che, in seguito a questo evento, la maggior parte degli edifici, tra cui diversi templi meravigliosi e antichi, sono crollati. “Le città sono l’ombra di ciò che erano un tempo”, dicono. “Ormai è rimasto poco più di un cumulo di macerie”, dicono. Dicono così, ma noi andiamo controcorrente. Sempre. Non siamo turisti mordi e fuggi, crediamo che questo Paese, per potersi rialzare, abbia bisogno che i viaggiatori tornino a camminare per le sue strade.

Atterriamo all’aeroporto dì Kathmandu e ci spostiamo a Bhaktapur con la macchina di Paperino… Ganesha, tu che sei lì in bilico sul cruscotto, pensaci tu!

La prima impressione è che questa magica città di templi di pietra e di case di mattoni rossi sia ancora in ginocchio.

Ma si dice anche che il Nepal rinasca sempre.

È rinato dalla mattanza della famiglia reale, 16 anni fa, quando un figlio impazzito (o un complotto, chissà) inondò di sangue il palazzo dei sovrani.

È rinato dalla sua lunga guerra civile durata 10 anni e le stesse persone che prima si davano battaglia sulle montagne oggi siedono accanto in Parlamento.

È rinato anche dal devastante terremoto di tre anni fa: 8.000 vittime, valanghe sull’Everest, centinaia di villaggi distrutti, un patrimonio storico artistico finito in polvere.

Questo è il Nepal, con i suoi tesori. Anche se forse quello più prezioso resta sempre il suo popolo: così mescolato e sorridente, così capace di rialzarsi sempre.

Come questo signore che ci ferma subito per chiederci una foto e per scambiare due parole: lui in nepalese e noi i italiano. La magia sta proprio nel capirsi senza parlare la stessa lingua.

La giornata di trasferimento è alle spalle, abbiamo riposato abbastanza e infatti alle 4:30 siamo già con gli occhi spalancati. Meglio così perché le città come Bhaktapur danno il loro meglio di sé alle prime luci del giorno, quando la vera vita locale anima, a poco a poco, il centro storico. I mercati attorno alle piazze svegliano la città con i loro rumori.

La nostra guest house è ancora immersa nel sonno quando scassiniamo la porta per uscire, che Lupin scansati! Ci rechiamo subito in piazza Taumadhi, quella che ieri nel nostro breve giro di perlustrazione ci ha colpito di più.

In questo momento della giornata è un tripudio di colori. Donne dai vestiti rossi vendono mazzi di fiori gialli per le offerte al Bhairavnath Temple. Se volete dei colori più precisi chiedete alla Vale (mi suggerisce giallo sole e rosso porpora).

Colorata, la gente di Bhaktapur!

Ne compro un mazzetto giallo pure io, ma non ho capito come devo usarlo. Chiedo supporto alla Vale, che attacca bottone tempo zero con mezza piazza, tutti le fanno segno di metterlo nel tempio di Ganesha. Hanno detto il nome magico? Eccola che mette tutto il mazzo vicino ad una statuetta… boh, forse dovevamo mettere solo qualche petalo o al massimo un fiore, visto che non vediamo altri mazzetti nei dintorni. Ma chissenefrega… Tanti fiori, tanta benedizione!

Una signora invece cerca di spiegare alla Vale qual è la divinità del tempio tra le mille indù esistenti, ma non ci capiamo niente in inglese, figurarsi in nepalese. Qui troviamo più di un mercato o di un tempio, scopriamo quanto sia socievole la gente del Nepal, era proprio quello di cui sentivamo il bisogno ora!

Gentile la gente di Bhaktapur!

Ci facciamo un altro giro al mercato e due chiacchiere con alcuni mercanti.

La Nyatapola Pagoda è veramente maestosa ed è perfettamente incastonata in questa piazza. Incredibilmente sembra non essere stata danneggiata dal terremoto.

Salgo i suoi gradini per una migliore prospettiva sulla piazza, ma subito vengo cazziato da un omino, che si presenta come il guardiano del tempio.

Sembra che io debba fare un’offerta. Offro un sorriso. Non basta. 20 rupie. Non bastano. Eeee… ciao. Continuo a scattare foto mentre lui continua con gli insulti. Anche perché sembra che io sia il suo unico bersaglio. Boh forse non ho capito qualcosa…

Incazzosa, la gente di Bhaktapur.

La Vale intanto gironzola per il mercato e la vedo parlare amabilmente con le donne che popolano questa piazza. Andiamo a caso per le strade, a quest’ora è tutto un fiorire di bancarelle e ad ogni angolo della strada ci sono gruppetti di persone che se la raccontano.

Chiacchierona, la gente di Bhaktapur.

Questa città ci piace per la sua semplicità e abbiamo voglia di vagare senza meta tra le sue vie, respirare questa calma e incrociare qualche sguardo simpatico.

Arriviamo quasi per caso alla Pottery square con i suoi vasi di argilla e i forni già accesi.

Qui la distruzione che ha portato con sé il terremoto è ben visibile, ma non per questo gli abitanti di questo quartiere demordono. Cumuli di sabbia e mattoni appaiono qua e là, segno di una continua ricostruzione. Alcuni recuperano ancora qualche mattone scavando tra le macerie, li lavano in una tinozza e li posizionano in pile ordinate, in attesa di averne abbastanza per ricostruire le case.

Coriacea, la gente di Bhaktapur.

Anche io ne approfitto per un piccolo acquisto. Una campanellina di terracotta. Il venditore ci guarda e ci dice che, per due persone sorridenti come noi, è gratuita. Anzi ci mette tra le mani pure una statua di buddha. Dopo mesi in India siamo in allerta per la fregatura in arrivo e invece niente… è proprio sincero. Decliniamo la statuetta e gli paghiamo la campanella per premiare il suo lavoro e il suo approccio positivo al mondo. Un karma positivo istantaneo, se lo merita tutto. Gli chiediamo solo una foto, questo ci basta.

Vera, la gente di Bhaktapur.

Ritorniamo verso la piazza centrale, Durbar square, a quest’ora semi deserta di turisti. Qui i lavori di ristrutturazione sembrano ben avanzati, essendo il cuore turistico della città.

Ci allontaniamo un po’ dal centro seguendo la strada principale e ci ritroviamo in piazza Dattatreya.

Visione mistica. Ancora prima di notare il tempio che si affaccia su questa piazza veniamo rapiti da una pasticceria all’interno di una guest house da favola, la Peacock guest house.

Entriamo timidi per la sua porta elaborata. Ci sediamo e attendiamo con l’acquolina in bocca una fetta di torta a cioccolato e un muffin alle mele. I primi dolci occidentali dopo oltre 3 mesi. E per di più buoni! Estasi suprema.

Dolce, la gente di Bhaktapur.

Sazi e viziati come non facevamo da tempo, usciamo con lo spirito giusto per dare un’occhiata al Dattatreya Temple e ai suoi dintorni. Le caprette, che inizialmente ci sembrano statue da quanto sono immobili, ci fanno ciao come fossimo novelli Heidi.

Qui vicino sembra esserci un palazzo con una finestra finemente intagliata, con un maestoso pavone scolpito, la Peacock Window.

Abile, la gente di Bhaktapur.

Bella, ma sulla strada faccio la scoperta che mi porterà gratitudine eterna da parte della mia dolce metà. La gentil donzella, evidentemente già con la mente proiettata al rientro, passa davanti ad un ingresso, che in altri tempi non avrebbe mai ignorato. Ora sì, non ci fa caso, non lo vede e tira dritto alla ricerca di sguardi, parole e storie.

Un palazzo dall’aria cadente ospita uno dei negozi più affascinanti di tutta Bhaktapur (e secondo la mia consorte del mondo intero). Un negozio/fabbrica di carta e soprattutto di timbrini di legno intagliati a mano, il Peacock shop (giusto per restare in tema). Per poco non mi sviene dall’emozione.

La lascio ipnotizzata nel negozio, mentre io mi addentro nella fabbrica sul retro.

Creativa, la gente di Bhaktapur.

Proibire alla Vale di fare incetta di timbrini qui sarebbe come rubare le caramelle ai bambini. Dopo averla portata in questo posto, chiudo tutti e due gli occhi. Non voglio sapere a quanti timbrini siano finiti in valigia. Ma il suo sorriso dice tutto. Tanti. E pure belli.

Pranziamo, di nuovo all Peacock guest house, dove questa mattina avevamo addocchiato sul menu i mo:mo al formaggio e spinaci, specialità della casa. Pesanti come un mattone, ma troppo buoni!

La Vale li ha digeriti tutti, io ovviamente no… dai qui parte tutta una sua teoria per come mangio e dice che io non digerisco nulla perché mangio con la stessa modalità di Kung Fu Panda.

Rientriamo in hotel, e incrociamo un gruppetto di bimbi che giocano nelle vicinanze di un pozzo. L’astinenza da chiacchiere in Bhutan fa subito lanciare la Vale in una conversazione con i due bimbi.

Ce la raccontiamo e scherziamo con loro. Si divertono come matti ad essere fotografati e a rivedersi, con le loro facce buffe e sorridenti; noi siamo sereni, immersi in questi contesti semplici.

Gli anziani giocano a carte sul lato della piazza. Anche qui come da manuale, quattro giocano e uno guarda le carte. Le donne nel frattempo lavorano.

Cazzute, le donne di Bhaktapur… e di tutto il mondo.

E proprio suo finire di questo viaggio una scritta ci ricorda il nostro mantra.

Ritorniamo in hotel e l’unica cosa che abbiamo nella mente è questa: amiamo Bhaktapur e la sua gente.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Carla ha detto:

    Un finale alla grande!!!
    Grazie per aver condiviso con noi le vostre magnifiche esperienze 😊

    1. la Vale ha detto:

      Il Nepal è stato la degna conclusione di questo viaggio!

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