RTW day 184: sulle tracce dell’Everest a Dulikhel

Coloro che si sono iscritti al blog, in questo momento avranno ricevuto una e-mail. No, non siamo ripartiti, ma eccoci qui davanti alla tastiera a scrivere dei nostri ultimi giorni di viaggio intorno al mondo, che erano rimasti impressi nelle pagine del nostro diario di bordo cartaceo da un inchiostro blu psichedelico, ma non erano comparsi qui… forse perché fino all’ultimo avremmo voluto continuare e dirigerci verso un’altra tappa o forse perché volevamo tenerci stretta tra le dita questa avventura!

Ma poi succede che vedi girare per Milano due ragazzi con una mappa in mano, zaini in spalla e abbigliamento da “scappati di casa” e ti emozioni perché ti accorgi quanto ti manca il mal di piedi alla fine della giornata, la doccia fredda, la macchina fotografica al collo e parlare in una lingua incomprensibile con chiunque ti capita di incontrare fino a fondere le nostre vite, anche per poche ore.

Ci eravamo lasciati al giorno 183 a Baktapur. Al mattino ci svegliamo e abbiamo una sola idea in testa: tornare per l’ennesima volta alla Peacock Guesthouse per mangiarci una fetta di torta al cioccolato. Che i proprietari ormai si staranno chiedendo perché non abbiamo prenotato lì pure per dormire. Non che la nostra guest house faccia proprio schifo, anzi, è proprio carina… solo che la colazione… ehm… un mattone di pane e uova fritte di Jurassic Park!

7:30 e stiamo già bussando al portone, neanche ci devono portare i menù, andiamo a colpo sicuro. Due fette di torta al cioccolato! Mentre siamo lì inizia a piovere. Ci prenderemo una lavata a tornare, ma ne è valsa la pena. Cosa non fa l’astinenza da cioccolato?!

E poi all’ingresso c’è un contenitore di mazze chiodate (soprannominate così da me, ma meglio conosciute come ruote di preghiera nepalesi con il manico). Ora è chiara la strategia della Vale: imbottirmi di carboidrati ed endorfine indotte da cioccolato, con lo scopo di ammorbidire i miei veti sui souvenir. E mazza chiodata sia… non sono più il ghepardo di una volta.

Oggi partiamo per Dulikhel. Dopo aver visto, a un palmo di chiappe, l’Everest dall’aereo, ora vogliamo goderci lo spettacolo di queste catene montuose anche da quaggiù. Sembra che i due posti migliori nei dintorni di Khatmandu per ammirarlo siano Nagarkot e, appunto, Dulikhel. Quest’ultima dovrebbe avere il vantaggio di essere meno turistica, in quanto più lontana. Andata!

Partiamo verso le 10:00 a bordo del solito taxi scassato, una costante in Nepal. In poco meno di un’ora arriviamo nella cittadina e subito ci accorgiamo che il terremoto ha lasciato il segno del suo passaggio anche qui.

Il primo impatto non è dei migliori, non per i resti che il terremoto ha lasciato dietro di sé, ma per le alte costruzioni “moderne” sorte in modo caotico e il tanto traffico. Il cielo è coperto e la valle sembra poco panoramica, Everest dove sei? Il nostro alloggio è a 10 minuti dal centro e sembra essere stato costruito da poco. Le scorte di zuccheri della torta di questa mattina si esauriscono di colpo e cadiamo in un profondo letargo fino alle 13:00. La Vale deve avere qualche problema di termoregolazione oggi, visto che si è sparata addosso l’aria calda a 30 gradi e sta dormendo sotto il piumone con la giacca a vento e piumino. Dopo un po’, si sveglia tutta sudata ed esclama: “minchia, che ronfata!” – Oxford!

È ancora viva, così pranziamo in ostello, anche perché l’offerta locale è praticamente inesistente. Dulikhel è poco turistica, ma anche poco attrezzata. La Vale prende di nuovo i suoi amati mo-mo al grido “squadra che vince non si cambia”, io vado di pizzetta surgelata scaldata al microonde, in un momento di italica nostalgia culinaria.

Ci siamo rifocillati, riposati ed è ora di andare a caccia dell’Everest. Attraversiamo il paese e non ci colpisce particolarmente. Poi giriamo l’angolo e, mentre ci chiediamo come siamo finiti qui, come sempre chi fa la differenza sono le persone che incontriamo e il nostro saper ridere delle nostre avventure. Quello che fa svoltare la giornata è un un gruppetto di uomini che giocano a “Ludo”; mai sentito, ma dalle loro risate sembra sia divertente. E anche qui c’è il quinto uomo che osserva mentre gli altri si sfidano all’ultimo duello!

La Vale attacca bottone anche qui è ci fermiamo con loro a scherzare, mentre si insultano in nepalese a turno ad ogni lancio del dado.

Proseguiamo e imbocchiamo un sentiero di mille gradini che porta in cima ad una collina.

La Vale mi convince a proseguire con l’idea che da lì vedremo l’Everest, mentre i piedi di Buddha ci indicano la direzione.

Lassù, oltre ad esserci un tempio dedicato alla dea Kali, si dovrebbe avere una buona visuale sulle catene montuose vicine. Il condizionale è d’obbligo visto che il cielo è sempre più grigio.

A metà sentiero si erge una statua di Buddha dai capelli blu.

Meglio di spalle…Alto, ma brutto. Che uno brutto così non l’abbiamo mai visto! Qui il detto “altezza mezza bellezza” non ha funzionato. Ci fermiamo, ma solo perché dobbiamo prendere fiato.

Arriviamo alla sommità, il cielo è sempre coperto e nell’aria c’è una foschia costante. Niente Everest a quanto pare.

Come se non bastasse, in concomitanza col nostro arrivo, un pullman locale fa sbarcare una trentina di indiani che prendono d’assalto il tempio, ululando come pazzi indemoniati. Anche lo spiazzo che dà sulla valle è invaso, prima da mister selfie (che si fa fare un intero servizio fotografico dalla Vale, rischiando di capicollare da una roccia ad ogni secondo, viste le scarpe adattissime dalla suola liscia, nella posa del Cristo Redentore brasiliano) e poi dal resto della ciurma.

Quiete rovinata, come sempre. Inizia pure a piovigginare quindi decidiamo di rientrare, senza i panorami che tutti i blog consultati ci avevano spacciato.

Arrivati nel nostro alloggio decidiamo di capirci di più e scopriamo che le foto che abbiamo visto e che ci hanno convinto a venir fin qui sono “leggermente” artificiose e ritoccate. Ma solo minima! Questo vale sia per Nagarkot (da cui l’Everest si vede, ma grande come un puntino) che per Dulikhel (da cui non si può vedere l’Everest proprio per niente).

Giusto per capire:

foto da blog/locandina di Nagarkot…

…foto reale di Nagarkot…

E lo stesso vale ovviamente per Dulikhel. Poco male, cambio di piano, ormai a sei mesi dalla partenza siamo flessibili come canne di bambù. Domani si va a Patan di prima mattina, passando per il paesino di Panauti.

Ceniamo ancora al nostro hotel. Mi lancio di nuovo con il “nepalese set menu real newari kitchen”. Non vi dico cosa ha ordinato la Vale, tanto lo potete immaginare. Arriva il mio mega piatto con:

  • tonnellata di riso bollito al centro
  • rape in brodo super piccanti con vago sapore di piedi
  • verdura cruda, il terrore del viaggiatore
  • pancake frittissimo
  • patate speziate
  • bastoncini di zenzero
  • yogurt inacidito

Mi impegno e sono abbastanza soddisfatto di essere riuscito a mangiare almeno la metà dei cibi. Ma evidentemente il cameriere non la pensa allo stesso modo. Visto il piatto mezzo pieno (dal suo punto di vista, mezzo vuoto dal mio), mi guarda come se gli avessi dato una pugnalata alla schiena. “Is something not good?” (Qualcosa non era buono?). Gelo. Mi prodigo in complimenti, visto che il tizio quasi mi sta per scoppiare in lacrime. Glisso: “Tutto buono, sono pieno!”. Mi guarda come se stesse facendo un calcolo del volume del mio stomaco, basandosi sulla mia altezza. Forse ha intuito il bluff. “Do you have a problem with the food?”. Oh mamma… “Vale diglielo pure tu che era buono!”… la maledetta si è sbafata tutti i ravioloni e con aria da prima della classe se la ghigna da sotto i baffi. “If you have a problem, we have to talk”. Ma no che non ho un problema!!! Mannaggia a me, dovevo replicare la pizza! Cerco di cambiare argomento: “A che ora è la colazione domani? Che fuso orario c’è qui? Qual’è il tasso di conversione euro-rupia?”. Niente da fare… se non facciamo qualcosa inizierà a prendersi a vassoiate in testa per autopunirsi. La Vale continua a ridere sotto i baffi e mostra il suo piatto dicendo: “oh, io ho mangiato tutti i miei mo-mo”, nonostante io cerchi di chiudere la conversazione e fuggire in satanza. Valeeeee, andiamooooo…

Finalmente siamo in camera. Ora però mi chiedo come reagirà domani il nostro amico, quando gli comunicheremo che ce ne andiamo un giorno prima del previsto… Vale, questa volta vai avanti tu!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mara Todde ha detto:

    Evviva!!! Finalmente avete ripreso a scrivere!!!
    Mi mancavate un bel po’!!!
    😍😍😍

    1. la Vale ha detto:

      😄 ci avremmo scommesso che saresti stata tra i primi a leggerci!

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