RTW day 185: il vero Nepal tra Panauti e Patan

Scendiamo in reception quatti quatti. Sorriso smagliante, aria rassicurante, zaino in spalla. Se ieri il cameriere quasi fa harakiri perché ho avanzato lo yogurt frizzante, non so cosa possa succedere oggi quando gli comunicheremo che ce ne andiamo un giorno prima. Che poi l’alloggio non è neanche male… è Dulikhel che ci ha fregato. O meglio i blogger che sboroneggiano in merito a viste incredibili sull’Everest, che quasi lo puoi toccare con la mano, ingrandendo le foto di 100 volte.

Poco male, abbiamo già nell’obiettivo Panauti, raggiungibile con 6 ore a piedi per 20km di sentieri e strade o in mezz’ora di taxi. Solo perché minaccia pioggia optiamo per il taxi. Giuro. Solo per quello.

Lo stesso tassista ci porterà poi a Patan, dove dormiremo stanotte. Strappiamo un buon prezzo per il viaggio, compreso di sosta. Un’ora a Panauti dovrebbe bastare. Sembra che il tassista non si fidi delle nostre capacità di rispettare i tempi (e fa bene). Ci dice che vuole venire con noi. Abbello! Già in Bhutan avevamo il secondino che ci marcava a uomo, non vogliamo ripetere l’esperienza, così la Vale sfoggia lo sguardo della tigre e il nostro amico si rifugia tranquillo all’ombra delle fresche frasche! Ormai l’avete capito, la Picanella è vagabonda nell’anima… puoi dirle dove andare, a volte, ma la strada deve deciderla lei (possibilmente anche perdendosi).

Gironzoliamo per questo paesino, anche qui il terremoto ha lasciato la sua scia di devastazione.

Più ci addentriamo nella parte vecchia e più ci accorgiamo che forse un’ora è poca… zero turisti, case antiche, templi e soprattutto personaggi unici si incontrano ogni due passi, tante storie tra le rughe di queste donne e tra i sorrisi di bimbi dagli occhi grandi. E’ il nostro posto! Non ce ne possiamo andare senza scoprirne ogni angolo.

I templi che hanno resistito alle forti scosse sono bellissimi e le massicce statue all’ingresso sembrano volerli proteggere ancora a lungo. A guardarle bene sembrano sorriderci di gusto. L’odore di olio, incenso e fiori rendono tutto ancora più evocativo.

L’ora concessaci dal nostro autista é agli sgoccioli, ma non se ne parla proprio di tornare al taxi, questo paesino ci sta catturando e la Vale ha attaccato bottone (in nepalese!?!?) solo con due sciure… abbondantemente sotto la media!

Anche i colori degli abiti e i panni appesi ovunque ad asciugare contribuiscono a decorare questo piccolo posto e lo rendono più vivo. Eravamo abituati a vedere le bandiere di preghiera su ogni ponte attraversato nelle ultime settimane, qui c’è la variante panni stesi. Le offerte e le preghiere ci accompagnano ad ogni passo: fiori e polveri si imprimono anche sotto le nostre suole.

Tutti sono curiosissimi, probabilmente non vedono tanti turisti da queste parti. La Vale conquista la solita vecchina del villaggio. Simpaticissima, ma ormai dopo 6 mesi di incontri, ci chiediamo come mai tutti i blogger incontrano sempre super gnocche vestite da battaglia e noi solo vecchine sdentate? Vabbè, ma sai che ti dico? Meglio così! Hanno tanto da dire, anche solo con un sorriso. La nonnina ci presenta a tutta la famiglia e così concludiamo in bellezza il nostro giro a Panauti.

In perfetto orario (o quasi), torniamo al taxi e ripartiamo, destinazione Patan, anticamente conosciuta con il nome sanscrito Laliptur, che significa “città della bellezza”, ma chiamata anche Yala in lingua newari. È una delle città più antiche e più belle dell’intera valle di Kathmandu, fondata nel 250 a. C, governata da aristocratici locali e conquistata infine dai sovrani Malla. Inoltre è la più vicina a Kathmandu, quindi decidiamo di usarla come base per visitare entrambe le città.

Durbar Square è decisamente affascinante, con i suoi palazzi e le sue pagode. Ai quattro angoli estremi della città, prima del terremoto, sorgevano quattro grandi stupa, e oltre 600 piccoli e medi erano da scoprire tra i suoi vicoli. Nonostante molti siano crollati, il centro di Patan rivaleggia con Bhaktapur ancora per templi ed architettura.

Il Chyasim Deval Krishna Temple è ancora intatto e magnetico. Gli altri purtroppo sono ancora in fase di restauro.

Qui è stato girato Dr. Strange, uno degli ultimi film della Marvel. Così mentre la Vale gironzola per le bancarelle e chiacchiera con chiunque le capiti a tiro, mi lancio in un sopralluogo per trovare le corrispondenze. Ci sono! Ma purtroppo dubito che riuscirò a rifare le stesse foto…

Ci allontaniamo un po’ dal centro e visitiamo il Golden Temple.

Qui la Vale decide di prendere una zuccata epocale che i sismografi hanno registrato un’onda d’urto di magnitudo 6.4 della scala Picanellis. Panico per le strade, lacrimoni della Picanella, ma nessun palazzo crollato fortunatamente.

Faccio ritorno in ostello con la bernoccoluta sperando che sia la botta pari e che rinsavisca. Ma la prossima testata non sarà lontana, conoscendola.

Ceniamo e la Vale quasi si porta a casa il poster dello scheletro che ride… era la botta dispari mi sa… maledizione!

Ci addormentiamo come sassi, me lo sento, questa è la volta buona che tiriamo fino alle 8 di mattina. Se non fosse per il tizio che decide bene di farsi un chiacchierata alle 3 di notte sotto al nostro balcone…

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