RTW day 19: San Agustin e la val fertil (fertile 200 milioni di anni fa)

Partiamo la mattina presto da Mendoza, oggi ci aspettano 6 ore di auto, unico modo per raggiungere San Agustín, che per i prossimi due giorni sarà il nostro punto di appoggio per visitare due parchi desertici… che detto così, uno si chiederebbe: “cosa ci andate a fare?”

Per far passare il tempo, durante il tragitto, cantiamo sulle note del repertorio degli 883, rifatte con altri cantanti, cercando di indovinare con chi stia duettando Max Pezzali. Paolo è un cecchino, invece io, che per i nomi non ho memoria, inizio a sparare a caso o a dire: “lo so, quello pelato, quello con la barba e gli occhiali”…alla fine è diventa una partita di “indovina chi?”… Ma è Jack, ecco chi è!

Sono così intonata e a tempo che Paolo scoppia a ridere e ci viene in mente la scena del film “Tre uomini e una gamba”, in cui la Litizzetto canta alle prove del ricevimento delle sue nozze (questa per chi non se la ricordasse).

Giunti alla terza ora, quando Pezzali ci ha attaccato la pezza, decidiamo di ampliare il nostro vocabolario di spagnolo e il modo più geniale che ci viene in mente è quello di farlo attraverso le canzoni di Prince Royce, detto il “principe della bachata” e famosissimo in Sud America. Grazie a lui ora abbiamo in mano la perfetta guida del cucadores latinoamericano!

Dopo ore e ore di guida su strade semi asfaltate, vediamo un capannello di donne che pregano davanti a dei santi posizionati tra una carreggiata e l’altra in un tabernacolo improvvisato, ci colpisce quello dedicato a San Expedito. Chi proteggerà? I tamarri che passano a 180 km all’ora? A guardarlo bene in effetti ha la mantella di Superman, la catenazza d’oro di P.E. Barakus, la maglietta e i braghini corti di Big Jim Missione Hawai… San Espedito prega per noi che qui non arriviamo più!

Arriviamo San Agustín de Valle Fértil (forse una volta) percorrendo una strada statale tutta curve che attraversa un paesaggio desertico. Il fatto che questa valle semidesertica sia definita “fertile” rende l’idea di quanto sia arida la campagna circostante.

Giriamo per le strade di questa cittadina così piccola e ci accorgiamo che gli abitanti prestano scarsa attenzione ai nomi delle vie. Il ritmo della vita è lento e la gente è seduta all’ombra delle piante a salutare i passanti.

Presi da un attacco di fame fulminante, inchiodiamo davanti ad un ristorante, attirati dal cuoco-dinosauro e consapevoli che questo non promette nulla di buono, ma abbiamo bisogno di qualcosa da azzannare e siamo in simbiosi con il velocitaptor…

Paolo colpisce ancora, afferra il menu con piglio deciso e ordina cose di cui non comprendo il significato. “Vale ho preso un tagliere misto e delle empanadas così son veloci da fare e ci servono subito”. Un’ora dopo arriva una bruschetta indefinita, con sopra 1 oliva, 1 pomodoro secco sott’olio, formaggio grattugiato e mayonese a volontà, più due empanadas che sanno di cipolla da un chilometro di distanza. Ottimo, il dinosauro-chef ha mandato in tilt il cervello del mio lui un’altra volta!

Sazi (mica tanto) si riparte, prima meta: il Parque Provincial Ischigaustrasto (Google Maps si rifiuta di credere che esista un posto con tale nome). Ci aspetta una bella traversata in queste lande desolate, il parco dista ancora un’ora abbondante dalla già lontana San Agustín.

Arriviamo al parco, che deve il proprio nome alla parola diaguita “terra senza vita”, ma è conosciuto anche come “Valle de la Luna”.

Al suo interno, visti i 43 km da percorrere sotto un sole battente e un vento incessante, si procede con la propria auto, accompagnati da un ranger, che sale sulla prima della fila. E noi siamo proprio i primi sulla griglia di partenza, grande prestazione nelle qualifiche sul circuito Mendoza-Ischigualastro, con un tempo di 6 ore e 15 minuti netti, compreso pit stop culinario.

Ci becchiamo quindi il ranger, il buon Luis, per tre ore in auto, con la possibilità di un riepilogo a velocità x0.5 di tutte le spiegazioni in spagnolo.

La conversazione con la nostra guida è molto piacevole e ci dà modo di praticare il nostro spagnolo arrancante, mentre visitiamo questo paesaggio pressoché lunare, se non fosse per qualche arbusto e per i cactus che spiccano altissimi.

Luis racconta di quanto ami fare la guida e di quanto sia affascinante la storia della creazione del mondo (qui siamo nel pieno del periodo Triassico), finito il momento Super Quark ci chiede dell’Italia e dei nostri rispettivi lavori… mi sento carica, parto in quarta, ma mi vengono in mente tutte le parole della canzone “Quero un beso” di Prince Royce… per farvi capire il genere, vi scrivo le prime tre strofe:

Amarte como te amo es complicado; Pensar como te pienso es un pecado; Mirar como te miro está prohibido” e la canzone prosegue con una serie di cose che il nostro principe farebbe per conquistare una tizia che non lo calcola di pezza!

Resetto dalla memoria tutto, anche se il ritmo mi risuona ancora in testa… io che le canzoni latino-americane non le ho mai sopportate, a parte despacito che è diventato l’inno del Simpaty Group (a proposito, ciao ragazzi…anche qui spopola)!

Adesso, io non vorrei dire, ma in tutte le parole spagnole aggiungi una S o togli le doppie e il gioco è fatto, invece per fargli capire “bilancio” ho dovuto fare il gioco dei mimi e partecipare a chi vuol essere milionario, utilizzando il 50 e il 50 e l’aiuto da casa! Alla fine imparo che bilancio si dice “presupuesto”!

Il parco si estende tra montagne e surreali formazioni rocciose dalle forme stravaganti e nomi fantasiosi.

La Valle della Luna vera e propria:

Il Campo da Bocce (dove obbligo Paolo alla foto-turista-sfigato dell’anno):

Il Sottomarino:

Il Fungo:

Luis, che vive a San Agustin, ci consiglia di andare a mangiare il chivo asado da Liliana…cerco sul vocabolario e la traduzione dà: “bambino affumicato”… gelo… mmmm…mi sa che non è quello. Capiamo dopo pochi attimi di panico che si tratta del capretto, uno dei pochi animali che resiste qui. Il nostro budget è però risicato dato l’ingresso al parco, quindi si cucina in ostello stasera, capretto sei salvo!

Salutiamo Luis con un autoscatto e facciamo un ultimo giro al museo prima di tornare alla base: scopro che il condor è grande quanto il guanaco e se lo vedo col cavolo che mi fermo a fotografarlo…un rumore assordante ci accompagna x tutta la visita, pensiamo stiano segando qualche muro, invece scopro anche che esiste un aspirapolvere più rumoroso del Folletto degli anni 90 di mia mamma.

Certa che questa notte Prince Royce mi apparirà in sogno sulla via di Damasco, spengo la luce e vado a letto!

P.S.

LeleEle quando torniamo vi vogliamo vedere ballare la canzone di Prince Royce!

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Gabriele ha detto:

    Grandi ragazzi è un piacere seguirvi 😘

    1. la Vale ha detto:

      Grande Lele…guarda che una volta entrati nel tunnel di Royce non se ne esce più! 😘

  2. NINO ha detto:

    Allora, più che s.Expedito, potremmo chiamarlo s.Speedy Gonzales…
    Una curiosità:quelle conformazioni sferiche della valle della luna sono geodi?

    1. la Vale ha detto:

      Devo chiamare Luis…non credo, è tutta roccia anche all’interno. Ci ha spiegato che il processo è simile a quello che avviene per la formazione di una perla.

  3. Luigi ha detto:

    Ok ☺

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