RTW day 25: MoAI più bicicletta in salita!

Per raggiungere la spiaggia di Anakena, sulla quale risiedono tranquilli alcuni Moai, decidiamo che 20 km (solo andata) in bici sono una passeggiata. Io preparo lo zaino con panini e acqua per la traversata dell’isola, intanto Paolo si fa consigliare su quale sia la strada migliore dalla ragazza che tutte le mattine ci fa trovare un’ottima poe (torta di banane) per colazione. In ostello ci forniscono due mountain-bike e la combinazione del lucchetto, che, grazie al mio corso di memoria super intensivo, mi ricordo ancora (1904!) e di buon’ora siamo in sella!

La versione ufficiale del capitano di brigata è che gli hanno detto di percorrere la parte interna per l’andata e la costa per il ritorno, così si evitano le salite. Mi fido, come sempre, sbagliando.

Prima salita: brillantissima!

Seconda salita: alla grande!

Terza salita: uuuh che caldo!

Quarta salita: sto a schiatta’!

Alla quinta salita senza vedere l’ombra di un tratto pianeggiante inizio a dubitare del percorso che stiamo seguendo. Poi, Paolo compie un errore gravissimo, dicendomi: “dopo di questa c’è una discesa!”. Mi fido, ma mi trovo davanti altre tre salite e inizio anche a domandarmi del perché il sellino della mountain-bike non sia altro che un resto di un moai montato sul tubo.

Paolo insiste: “adesso di sicuro la discesa ci deve essere.” La parola discesa ora per me assume lo stesso effetto del suono della parola “roccolo”: quando ci perdiamo in montagna è tipica la frase: “eh Vale, c’è un roccolo, quindi da qualche parte porterà il sentiero.” Peccato che il roccolo in questione è decadente e abbandonato e non vede un’anima passare da anni.

Ora, le ipotesi sono due:

1. la nostra amica cuoca è bravissima a far torte, ma come tutte le donne ha un unico e piccolissimo difetto: il senso dell’orientamento non propriamente sviluppato e ha invertito il percorso dell’andata con quello del ritorno.

2. Paolo non ha capito una mazza e ad ogni cosa lui risponde: “si, ya”; poi si scopre che è andato ad intuito e, come noto, non sempre gli dice bene.

Dopo 10 Km di sole salite, pulsazioni a 160, un male al sedere che mi durerà per giorni, dei nuvoloni neri proprio in direzione della nostra meta che promettevano solo un gran temporale, prendo in mano la situazione e lo intimo di tornare indietro per la mia vita e per la sua incolumità!

Accetta (era scoppiato pure lui ma mai lo ammetterà) cercando di farmi fare pure una strada alternativa, io non ci penso nemmeno!! Lascio ai posteri l’ardua sentenza:

  • Andata – tempo di percorrenza un’ora e mezza, ingranaggio bassissimo con 200 mini pedalate al secondo, che mi sembrava di guidare un triciclo, dagli ingranaggi uscivano le scintille e i moscerini mi tamponavano.
  • Ritorno – Tempo di percorrenza 30 minuti, ingranaggio altissimo, zero pedalate e tutto in discesa.

Secondo me la strada era sbagliata, invece per lo zuccone dopo quella curva la strada era tutta discesa. Lasciamo le bici e ci dirigiamo a nord-est dell’isola, lontano dal temporale.

Sull’Ahu Tongariki, il più grande centro cerimoniale mai costruito, splende un bel sole. Subito ci colpiscono le statue, alcune delle quali hanno ancora un profilo ben definito, ma solo una possiede ancora l’acconciatura. Uno tsunami, verificatosi nel 1960 a seguito del terremoto più forte mai registrato nel mondo, ha abbattuto le statue e scagliato diverse acconciature più all’interno.

15 Moai, anzi 16… imperturbabili!

Sarà quell’alone di mistero che ancora oggi li ricopre, sarà la loro imponenza, sarà la loro posizione rilassata, ma di controllo su tutto ciò che gli si mostra davanti, sarà il loro dominio su un mare impetuoso che si infrange sugli scogli alle loro spalle, saranno le loro espressioni, a volte un po’ buffe, ma questi bestioni di pietra sembrano trasmettere un’energia che arriva da molto lontano. Si dice che rappresentassero gli avi dei clan dell’isola e la leggenda narra che i Moai, camminando, andassero da soli a posizionarsi nel loro Ahu vicino all’Oceano Pacifico.

Mentre li osservo vedo in lontananza una coppia di anziani, non capisco la nazionalità, ma parlano in spagnolo. Lei si aiuta a camminare con un bastone e sulla testa porta uno sgargiante ma grazioso cappellino giallo; lui porta un berretto grigio e una macchina fotografica al collo; insieme camminano mano nella mano. Ad un certo punto, scatta momento foto: lei si mette in posa e sullo sfondo i Moai li guardano sorridendo. Il marito le prende il bastone e lo usa come cavalletto, così la foto non viene mossa. Lei borbotta qualcosa, lui pure!

Click – “tu eres hermosa!” (sei bellissima), esclama lui.

Io, che a film mentali e a viaggi pindarici sono un drago e che a confronto Ally McBeal è una dilettante, già mi vedo così tra quarant’anni con il Picanello a girare il lungo e il largo il mondo, a combinarne di tutti colori, a borbottare e a rivederci belli come quando avevamo 23 anni… Magari l’autoscatto da 12 secondi non ci basterà per raggiungere l’altro, ma escogiteremo un modo senza cedere al lato scuro della forza del selfie. Spada laser sì, selfie-stick no.

La cava da dove veniva estratta la pietra vulcanica per scolpirli si trova poco distante, così ci dirigiamo verso Rano Raraku. I moai sono sparsi lungo le pendici del vulcano, in quanto si pensa che le statue presenti in quest’area giacciano qui semplicemente perché erano state appena completate ed in attesa di essere spostate lungo la costa. Ce ne sono tantissimi, dalle dimensioni ed espressioni più svariate!

Momento autoscatto come sempre un cinema: macchina fotografica in bilico su un cartello e corsa immortalata!

La serata si conclude con una cena tranquilla in ostello, invitiamo anche Lance, il nostro vicino di stanza… non ce la faccio più a vederlo mangiare pane e burro di arachidi a colazione, pranzo e cena! Un etto di pasta al tonno a testa e a letto!

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Roberta ha detto:

    Siete fantastici e questo blog stupendo!!la coppia di nonnini spagnoli troppo tenera!!!!❤️Bravissimi ragazzi ormai vi seguo con passione!!!!😊

    1. la Vale ha detto:

      Ciao cara Roby!! Tenerissima e mi sono pure commossa a guardarli e a scrivere ho allagato la tastiera… ❤️ Ti abbraccio forte!

    2. Pablo ha detto:

      Ciao Roby! Grazie per il supporto morale! 👍👍

  2. Elena ha detto:

    Ciao Vale 😃! bellissima la vostra avventura! E il vostro diario di viaggio mi piace un sacco!!! Ti seguo con grande piacere nel tuo “trottolare”….buon proseguimento 😘 😘

    1. la Vale ha detto:

      Ciao Bry, grazie!! È un bel girare, un po’ all’avventura, ma per questo magnifico! ❤️

  3. Luigi ha detto:

    Ci sarebbe tanto piaciuto essere al posto di quella coppia attempati! Magari vi avremmo fatto commuovere anche noi, ma poi avremmo rischiato di rendere inservibile la tastiera…..Comunque non sarebbe una cattiva idea trasferirci su quell’isola anche in una capanna a vivere nella natura (vedi film con la Melato e Giannini)😁😁😁😚😚mamma e papà

    1. la Vale ha detto:

      Secondo me quella perfetta per voi sarebbe la Grecia, ma ce ne sono tante da esplorare!

  4. nino ha detto:

    Sì, come Filemone e Bauci…

    1. la Vale ha detto:

      Tra mito e realtà!

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