RTW day 27: la storia dell’uomo-uccello rivista in chiave moderna

Una coppia di cinesi è arrivata in ostello e finalmente scopro che esiste qualcuno più imbranato di me. La moglie vede un gatto, inizia miagolare, dicendo l’equivalente di “micio-micio-micio” in cinese, cade per terra inciampando in un gradino. Io sono seduta in veranda, lei si accorge che sono lì, così per dissimulare l’accaduto, inizia a gattonare imitando il gatto. Nel frattempo esce il marito della stanza, osserva la scena, scuote la testa e rientra senza proferire verbo. Ah, l’amore!

Alziamo gli occhi al cielo: è grigio, che più grigio non si può! Spiaggia con i moai rimandata anche oggi, così ripieghiamo sul Ranu Kau, un lago vulcanico, coperto da una palude di fluttuanti canne di totora. C’è un po’ di afa ma non ci abbattiamo e iniziamo la scalata. Raggiungiamo la cima e, visto dall’alto, il lago assomiglia ad un enorme calderone di una strega. Da un lato sporge su un precipizio verticale che si getta nelle acque blu cobalto dell’oceano, dall’altro lato si affaccia il villaggio cerimoniale di Orongo.

Ma torniamo un passo indietro, sul sentiero iniziano a venirmi i primi dubbi: siamo gli unici a sudare come fontane su questa salita. Non c’è proprio nessuno che fa la nostra stessa strada, come mai? Arrivati in cima noto che c’è una via pianeggiante e asfaltata, così chiedo a Paolo se ne fosse al corrente. Ovvio che ne era al corrente, il maledetto!… solo che lui voleva ripercorrere le orme degli antichi abitanti dell’isola, che su questi sentieri si sfidavano per il titolo di uomo-uccello. Tutta la storia è narrata tra i resti del villaggio di Orongo, nei pressi del vulcano. Questo è quello che ho capito io (ma ero in carenza di ossigeno quindi potrebbe non aderire alla realtà): ogni anno i rappresentanti delle varie tribù si sfidavano in una gara, che in confronto i nostri “giochi senza frontiere” sono una bazzecola, su e giù dalla montagna, scalando scogliere alte 300 metri a picco sul mare, avanti e indietro a nuoto in acque tempestose e piene di squali per raggiungere l’isoletta di fronte, sulla quale raccogliere un uovo di uccello, riportarlo al villaggio per primo ed essere così proclamato uomo-uccello e ricevere il remo cerimoniale della vittoria (detto ao), onore e gloria… che poi onore e gloria mica tanto, visto che per l’anno seguente sarebbe dovuto stare recluso sulla cima della montagna perché considerato sacro! Che fregatura dopo tutto sto sbattimento! Comunque secondo me andava ancora peggio alla moglie… già durante la preparazione alla gara non vedeva mai il marito, sempre agli allenamenti con gli amici, tutte le sere le toccava lavare la maglietta e i pantaloncini sudati, rammendare le braghe che nelle prove si erano strappate perchè lo squalo gli ha tirato una smozzicata e poi preparare la borsa perché lui era stanco… e finalmente, quando vinceva, sta povera donna doveva pure portargli da mangiare in cima al monte per un anno!

In un impeto di femminismo, quando ho comunicato a Paolo che anche le donne avrebbero dovuto essere ammesse alla competizione, lui fa un sospiro e butta gli occhi al cielo, ricordandomi che fine ha fatto l’uovo nelle mie mani alle cascate dell’Iguaçu… vabbè, ma mica tutte sono come me e poi cosa vuoi che sia una piccola distrazione… al massimo frittata per tutto il villaggio! Metti lì la Pellegrini e vedi che ti fa il giro dell’isola a nuoto con l’uovo sulla punta del naso, mentre si lava i capelli con lo shampoo head shoulders!

Ci mangiamo il nostro panino in cima al vulcano e poi via per la discesa per tornare alla base, visto che le nuvole non promettono nulla di buono. Sulla via del ritorno incrociamo in motorino due nonnetti, in testa dei caschi rosso fiammanti e il bastone legato dietro la schiena… ci suonano e ci salutano: sono loro, i Mitici!!

Dopo la faticata, arrivati in centro, veniamo attirati dal profumo di un panificio: pane, torte ed empanadas (che qui sono grossi come i nostri panzerotti). Un empanada non si nega mai, soprattutto se appena sfornata.

Sosta in sei supermercati per fare la spesa per oggi e domani… Giusto il tempo di mettere piede in stanza e viene giù il diluvio. Tempismo perfetto e giornata ufficialmente conclusa. In ostello, pianifichiamo la mattina seguente e parlando con Lilian, una ragazza di Singapore super sorridente, decidiamo di andare tutti insieme all’Ahu Tongariki, il posto perfetto per vedere l’alba, dove si trovano i famosi 15 moai, visti il giorno prima.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Caterina ha detto:

    Qualcuno era seriamente preoccupata del vostro “lungo silenzio” “mamma non avranno il wi fi” “sarà tutto ok”?……. sono in bagno a impigiamarmi e sento.la sua vocina “Ahhhhh hanno ritrovato i nonnetti” naturalmente non capisco è urlo dal bagno “cosa hai detto? ” ……….” mamma sono arrivate le trottolenelmondo………………”. Non si può più avere la gioia di leggervi per primi. Grazie grazie e grazie ma non ritardate troppo. Cate & Roro’ (aury) come la chiama la sua migliore amica.

    1. la Vale ha detto:

      Ahaha, che ridere!!! Non avevamo Wi-Fi ed eravamo in mezzo al nulla. Si, li abbiamo ritrovati, il destino. Un abbraccio a voi! ❤️

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