RTW day 28: dall’alba al tramonto con i giganti!

Ci svegliamo, dopo sogni di uomini-uccello che si tuffano dai dirupi e in cui l’arbitro di “giochi senza frontiere” dà il via alla gara (attention, un, deux, trois). Considerando ciò di buon auspicio decidiamo di giocare il jolly: affittiamo l’auto per visitare l’altra parte dell’isola. Se ci va bene e non ci sono nuvole vedremo uno spettacolo unico. Se invece facciamo come l’Italia, che, quando giocava il jolly a “giochi senza frontiere”, arrivava sempre ultima, siamo fregati, visto che nostro budget non ci permetterà un altro giorno di affitto auto e che io ho posto il veto sulla bici per i prossimi vent’anni. A dire il vero ci sarebbe l’opzione motorino, ma dovremmo partire alle 4:00 di mattina e io non ho un ottimo rapporto con le due ruote motorizzate… Mi vedo già in un fosso a gambe all’aria con un moai abbattuto di fianco a me.

Mentre alle 5:30 facciamo colazione, mettiamo a punto il piano di battaglia con Lilian e invitiamo anche Lance nella missione: tutti pronti, si va! Carovanataaaaa!

Arriviamo a Ahu Tongariki in tempo e… bingo! Cielo perfetto, un po’ di nuvole, ma non troppe, per riflettere i primi raggi e sereno quanto basta per far filtrare la luce del sole; tutto ciò crea una vista memorabile. 10 punti! Raddoppiamo col jolly e andiamo a 20… Giampiero Galeazzi ci fa la telecronaca: superiamo Cina, Canada e Cile e andiamo avvvvincere! Mitticci!

Scopriamo che esiste un Moai viaggiatore, quello isolato rispetto al gruppetto dei 15… il fatto che il simpatico bestione di roccia giri il mondo, ospitato in vari musei, mi piace, ma poi penso che questi guardiani possiedono la loro energia e la loro forza proprio per il fatto di stare su Rapa Nui.

Il luogo è particolarmente affollato per gli standard dell’isola, con un centinaio di persone presenti; sembra che almeno metà di loro siano fotografi mandati dal National Geographic, vista la foga con cui si danno da fare per immortalare questo momento, assumendo posizioni assurde. Paolo quasi viene scuoiato vivo e bollito nel calderone in onore al dio-uccello per esser entrato nel campo di vista della loro macchina fotografica… non sia mai, lode al dio-uccello e agli i-photografi con i loro flash sempre pronti a mandare segnali agli ufo… un giorno verranno a prenderseli magari!

Noi ci godiamo questo tramonto seduti comodamente su una roccia appuntita, vista la comodità ci alziamo e Lance ci scatta una foto a tradimento…io ovviamente sempre intabarrata!

Salutiamo i nostri amici e, illuminati dalla luce morbida del sole, immortaliamo (con l’immancabile scatto a caso) il primo tramonto di Lilian nella sua vita e l’ultimo, per questo viaggio, per Lance che a mezzogiorno avrà l’aereo per il ritorno.

Lilian torna in ostello a dormire, mentre noi, beh, dobbiamo sfruttare al massimo l’auto, quindi direzione Ahu Nau Nau per vedere i moai sulla spiaggia di Anakena, saltati qualche giorno fa causa pioggia.

Arriviamo in uno scenario surreale. Il sole è appena sorto e non c’è letteralmente nessuno, a parte due cani intenti a crogiolarsi sulla sabbia e a grattarsi le chiappotte.

Autoscatto, manco a dirlo, a più riprese…con la faccia di Paolo rassegnata!

Ormai è il quinto giorno che siamo qui e siamo entrati alla grande nel mood locale, quindi via le scarpe e i calzini e finalmente pucciamo i piedi nell’acqua dell’oceano (freddissimo, secondo i miei standard ovviamente, Paolo ci farebbe tranquillamente il bagno, così dice ma non la fa).

Vi sembra la faccia di uno che farebbe il bagno?

Sulla via del ritorno passiamo anche da Ahu Akivi, dove ci sono gli unici 7 moai che guardano verso il mare, in onore dei primi esploratori che sbarcarono sull’isola, giunti fin qui dalle isole polinesiane. Il sito aveva anche una funzione astronomica, infatti le sette avi guardano esattamente verso il punto in cui il sole tramonta durante gli equinozi.

Raggiungiamo il cratere di Puna Pau, che forniva la pietra rossastra con cui venivano scolpiti i pukao, cioè le acconciature rossastre di forma cilindrica che ornano la testa di molti moai, un tempo erano molto diffuse tra gli uomini di Rapa Nui.

Sono solo le 13:30 e abbiamo fatto le trottole, così torniamo in ostello e ci spariamo un riposino post pranzo e il pomeriggio se ne va tranquillo, mentre rimettiamo ordine tra i nostri pensieri.

Dopo un’alba da favola dall’altra parte dell’isola, anche il tramonto vicino al nostro ostello, dai nostri Moai preferiti, ci lascia senza fiato!

Domani partiamo e lasceremo i nostri amici giganti qui, a vegliare per i prossimi mille anni su questa isola ancora avvolta nel mistero.

La lingua Rongorongo che si esprime in petroglifi risulta ad oggi sconosciuta… molte domande su questa civiltà rimangono irrisolte, Paolo sembra pensare ad una in particolare, di fondamentale importanza: ma i calzini sporchi chi glieli lavava all’uomo-uccello?

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Rosalba ha detto:

    Ragazzi siete fantastici…..Foto bellissime….
    Rosalba

    1. la Vale ha detto:

      Grazie!! Un abbraccio cara! ❤️

  2. ros ha detto:

    ma come si può tornare al bianco di una scrivania….dopo aver letto e visto le ultime cinque giornate….io vi denuncio!!

    1. la Vale ha detto:

      😂😂 sei un mito!!

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