RTW day 31: santi, madonne, lagune e fenicotteri

Oggi ci siamo ricaduti… tour organizzato per vedere le lagune altipianiche del deserto di Atacama. L’idea di guidare per altri 1.000 km non ci allettava e, sulla fiducia, abbiamo prenotato il giro delle lagune con la stessa agenzia locale che ci porterà attraverso il Salar de Uyuni.

Siamo passati ieri sera per verificare che sia tutto a posto e già sono sorti i primi dubbi… “Dove ci dobbiamo far trovare?”- “Al vostro ostello!” – “Sapete qual è?” “No!”. Ottimo!… controllo se mi hanno messo un gps nelle mutande a mia insaputa, ma no… niente aggeggi strani. Quindi chiedo candidamente: “E quindi come fate a recuperarci?”. Il tizio mi guarda come se avessi fatto la domanda più intelligente del secolo. Segue un’intensa sessione di messaggi con un collega e alla fine stabiliscono che sì, hanno bisogno del nostro indirizzo. Bene! “Ora di ritrovo?” “Sette-settemmezza-otto”… perfetto, precisone svizzera.

E ci avrei giurato che ci svegliavamo alle 6:00 e io son qui che faccio la vedetta lombarda fuori dall’ostello. Alle 8:15, tra madonne e santi, al freddo e al gelo, guardando tutti i furgoncini dirigersi fuori da San Pedro, passa pure la Suca Travel davanti al mio naso e non so perché ma mi sa tanto di sfottò.

Quand’ecco che da dietro la curva, all’alba delle 8:30, vedo spuntare un pullman scassato da trenta posti almeno. Deduco che saremo in compagnia di altrettanti turisti. La Vale sbianca al ricordo dell’Isola della Magdalena. Io impreco, la nostra agenzia come è pratica comune da queste parti, ci ha “venduto”, non avendo raggiunto un numero sufficiente, ad un’altra agenzia. Saliamo temendo il peggio… non siamo ancora gli ultimi quindi perdiamo un’altra mezz’ora buona a raccattare altri disperati per il paesino. Le ultime a salire sono una italiana e l’amica cilena, disperse nel loro ostello. Per tutelare la loro incolumità le chiamerò affettuosamente Guanciotta e Mutanda. Ovviamente si siedono dietro di noi e le antenne di Vale si drizzano, a ragione. Per le prossime 4 ore le due si esibiranno in una lezione interminabile su come tradurre dallo spagnolo all’italiano le seguenti parole (fondamentali nel dizionario di chiunque): mutanda, reggiseno, carta igienica e guanciotta (apparentemente impronunciabile da un cileno). Il tutto a 300 decibel di voce e condito da un “oh my god” ogni 5 minuti, manco fossero suore addolorate della santissima trinità. “Un lama! Oh my god! Un sasso! Oh my god! Mi scappa la pipì! Oh my god!”. Che giuro ad un certo punto ho sperato nell’esistenza del supremo, che le sentisse e le assumesse in cielo a tesserne le lodi in diretta stereo.

Si assopiscono per un momento e quando le nostre orecchie finalmente tirano un sospiro di sollievo, l’autista decide bene di sparare a tutto volume la discografia completa degli Intillimani. Non ce la possiamo fare… tutto il viaggio sarà così… 10 interminabili ore, ma passiamo oltre.

Sembra lo sfogo di un viaggiatore viziato, ma a mia difesa qui trovate un breve video di 10 secondi. Ecco moltiplicate per 3600.

Raggiungiamo per prime le lagune Miscanti e Miniques, ma forse siamo ancora troppo frastornati per apprezzarle appieno. Il tutto è misurabile dal numero di autoscatti: 2 (considerando quello sbagliato, immancabile, e quello corretto in cui siamo in visibile carenza di ossigeno)

Facciamo colazione qui insieme ad altri gruppi. Colazione nostra: biscotti stantii, pane e marmellata dal gusto indefinibile, tendente al cactus, bottiglione di Fanta al mandarino dal colore violaceo. Colazione del gruppo vicino al nostro: frittatona imperiale cucinata sul posto, avocado come se non ci fosse un domani e formaggio di lama andino allevato sopra i 5000 metri. Tentiamo di infiltrarci, ma veniamo indecorosamente respinti e ci ciucciamo i nostri biscotti di marmo.

Ripartiamo.

La temperatura inizia ad alzarsi e il nostro baldo autista decide di accendere l’aria condizionata proprio sopra una duna di sabbia. Mi giro e trovo la Vale bianca come un pupazzo di neve, completamente rivestita di polvere manco fossimo in una tempesta nel deserto… armeggiamo per chiudere le bocchette dell’aria prima di essere completamente sepolti.

Proseguiamo verso Las Piedras Rojas e qui si inizia a ragionare (10 autoscatti), nonostante si siano abbondantemente superati i 4000 metri. I paesaggi sono lunari e il vento tira forte.

L’altezza inizia a farsi sentire e il fiato è corto. Effetto collaterale di queste quote, come tutti ben sanno, è che le tappe al bagno aumentano. Quindi, se già la Vale normalmente deve fermarsi ogni 2 ore per un pit-stop, ora siamo a livello di una sosta ogni 15 minuti… piccolo dettaglio, qui non solo non c’è un bagno nel raggio di 300 km, ma non ci sono neanche pietroni da imbosco di emergenza. E niente, ora è qui di fianco a me in iperventilazione con la vescica in fase di esplosione… l’opzione bottiglietta d’acqua è stata rigettata, si passa al mimetismo evolutivo. Travestita da cactus riesce finalmente ad espletare alla prima sosta-fotografie… Ubi major… manca il cesso.

In questa foto la vediamo ritratta mentre usa il trucco del fotografo, fingendo di riprendere l’ape maia sul fiore, mentre in realtà allaga la valle.

Sono le 15:30 e la nostra guida decide che è ora di pranzo… neanche a Siviglia pranzano alle 15:30… ci fermiamo a Socaire, sulla via del ritorno, nel classico ristorante convenzionato a menù fisso. Niente da ridire, l’avevamo messo in conto. A sto giro approfitto io del bagno, memore di quanto successo a Vale. Vado e mi trovo davanti tutte le donne della comitiva… disastro… tra un’ora sono ancora qui… la carenza di cespugli pure qui mi costringe in meditazione a riflettere sul perché, per una donna, il bagno diventi un buco nero spazio-temporale. Mistero che, in confronto, quelli dell’Isola di Pasqua sono cruciverba per bambini.

Mangiamo alla velocità della luce, perché la Vale ha visto “una chiesetta con la porta di legno di cactus” e bisogna vederla assolutamente prima che la combriccola riparta. Andiamo a vedere sta chiesa del cactus! La guida ci concede 15 minuti (e io mi riprometto per la centesima volta oggi di non ricadere mai più in un tour di questo tipo) quindi andiamo in modalità “RNC” (Razzo Nel Cu…ore) che però a 3000 metri si fa sentire… arriviamo con la lingua fuori e… sorpresa! La porta del cactus è sparita! Altri santi e madonne per completare il rosario della giornata.

Torniamo mogi al pullman, si riparte per la laguna Chaxa. Nel programma originario dovevamo andarci di mattina all’alba per vedere i fenicotteri, ma l’agenzia mi ha convinto che la cosa non era fattibile per un milione di motivi diversi (tra cui arresto in flagranza, carcere a vita, possibilità di terremoti improvvisi e invasioni di cavallette).

Ci arriviamo verso le 18 ed in effetti i fenicotteri ci sono veramente (anche se probabilmente sono un decimo di quelli presenti all’alba)! Il sole sparato non ci permette foto artistiche, ma ci godiamo comunque il posto, reso decisamente suggestivo da questi volatili longilinei.

Il tempo vola e siamo di nuovo sul bus dove la guida inizia a sboroneggiare mostrando foto sue, fatte proprio in questa laguna… e immaginate un po’, ad un certo punto, mi sfodera una fantastica foto fatta all’alba. Inizio a schiumare in preda ad un attacco epilettico, la Vale mi deve abbattere con una doppia dose di curaro, sennò faccio una strage.

Mi riprendo dopo una mezz’oretta con un cerchio alla testa infernale e chiedo alla guida se è possibile abbassare di quei 200 decibel la radio… “no problem”… toglie gli Intillimani e li sostituisce con la Saturday Night Chilean Warrior Compilation, che Gigi Dag ci fa un baffo. Forse il mio spagnolo non è proprio il massimo, o forse molto più probabilmente abbiamo la guida più tamarra dell’intero Cile.

Altra video testimonianza del delirio interminabile (notare che questo video è stato fatto 8 ore dopo quello sopra):

Ultima fermata al paesino di Tocona, dove la guida annuncia: “5 minuti di stop”. Dopo 50 di minuti siamo ancora qui, per fortuna la Vale ha trovato un’altra chiesa con la porta di Cactus (l’hanno fregata a quello di Socaire?) e ammazziamo il tempo con qualche foto.

Arriviamo a sera tarda a San Pedro, cotti dal vento, dal sole, dalla musica, dall’altitudine, dagli “oh my god”, domani forse dimenticheremo tutta la fatica e ci rimarranno solo le immagini di questi posti unici e le risate che riusciamo sempre a farci in queste situazioni allucinanti. A posteriori avrei affittato una jeep, magari condivisa con qualcuno dell’ostello: avremmo speso meno, raggiunto i posti che ci interessavano all’ora migliore, evitato i trappoloni turistici e salvato le nostre orecchie…

Domani si parte verso la frontiera boliviana, quindi dobbiamo cambiare i pesos rimasti in bolivianos visto che dubito che nel salar di Uyuni ci sia un bancomat. Con 600 bolivianos in saccoccia passiamo dall’agenzia per assicurarci che sia tutto ok (e che si ricordino il nostro indirizzo). La Vale si perde a far foto nelle viuzze del paese, che col buio rendono ancora di più l’idea del paese di frontiera.

Io nel frattempo conosco in agenzia due degli altri quattro compagni di viaggio dei prossimi giorni, Yvonne e Stephen, due biondi tedeschi che hanno deciso di prenotare l’escursione per il Salar di Uyuni all’ultimo momento. Non parlano una parola di spagnolo, quindi saremo noi a fare da interpreti… siamo a posto… domani conosceremo anche gli altri due, una coppia di francesi dicono… ci sono due italiani, due francesi e due tedeschi… l’inizio di una nuova esilarante barzelletta.

Arrivati in ostello mi rilasso con qualche dondolata sull’amaca e decidiamo che siamo in carenza di carboidrati, così si ripiega di nuovo sulla pasta, nello specifico di buonissimi mascarroni Carozzi (che per la cronaca erano penne).

E di nuovo manca l’accendino per il gas della cucina. Visto che io mi sono opposto categoricamente all’acquisto di una scatola di fiammiferi, ferito nell’orgoglio dalla sfiducia che la mia donna ha nei miei confronti, risfodero l’acciarino da battaglia. 42 minuti dopo sono ancora lì a bestemmiare, mezzo stordito dal gas. Ad un certo punto fanno il loro ingresso in cucina due ragazze svedesi. Una di loro, impietosita, si offre di aiutarmi ed in 15 secondi accende il fuoco. La Vale se la ghigna sotto i baffi. Il mio orgoglio viene salvato in corner dal fatto che il padre della suddetta ragazza, che mi ha bellamente umiliato, produce acciarini. Il commento della Vale: “eh ma non è che perché tuo papà è geometra allora tu progetti case” viene bellamente ignorato… questa sicuramente da piccola, invece che giocare con le bambole, dava fuoco ai mobili dell’Ikea con l’acciarino.

Domani si riparte, destinazione finale salar di Uyuni, tutti a letto!

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mara Todde ha detto:

    Paolo! Gli Intillimani a palla sono la tua giusta punizione per aver insultato Bruce! 😂😂😂

    1. Pablo ha detto:

      😂😂😂😂 vero! Mai più!!

    2. la Vale ha detto:

      Sto male!! 😂

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