RTW day 34: e alla fine fu Salar de Uyuni

Se c’è una cosa che la Bolivia ci sta insegnando è quella di dimenticarci della fretta milanese. Qui è impossibile correre. Te li vedi i boliviani correre per prendere l’autobus andando al lavoro e imprecare se lo perdono? Impossibile…

Noi già abbiamo forzato i ritmi con l’ascesa dei due giorni passati, obbligati dalla totale impossibilità di fare tappe di acclimamento su questo itinerario desertico. Ora però cerchiamo di fare tutto a velocità “bradipo”. Noi abbiamo 3 velocità: quella standard, quella RNC (razzo nel ecc. ecc.) e quella bradipo. Credo di aver vissuto gli ultimi 20 anni della mia vita in modalità RNC. Ecco, qui se lo fai ti ricoverano dopo due giorni. Quindi ci bradipizziamo: siamo passati dal preparare i bagagli in 15 minuti netti in Cile ad un’ora abbondante su questi altopiani; anche chiudere lo zaino ti fa venire il fiatone qui. E poi capisci perché quando ti dicono: “sono lì in cinque minuti”, li vedi mezz’ora dopo. Io arriverei dopo un’ora, con la lingua per terra, quindi tanta stima. In questo posto hanno sempre più senso le parole del Piccolo Principe: “se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”

Questa mattina arriva il piatto forte, quello per cui abbiamo lottato negli ultimi due giorni contro mal di testa, nausee, insonnie e fiato corto (non che oggi respiriamo a pieni polmoni): il Salar de Uyuni.

Sono le 7:55 e siamo in attesa dell’alba sull’Isla Inchausi, nata dai resti di un antico vulcano, che in quechua significa casa degli Inca. Siamo partiti alle 6:00 per essere qui in tempo (quindi per il discorso di cui sopra ci siamo svegliati alle 5:00). Abbiamo percorso a fari spenti circa 20 km di salar, guidati solo dalla luce della luna piena, in un’atmosfera surreale. All’orizzonte, al centro di un mare di sale asciutto, una piccola montagna si è fatta sempre più grande. Siamo sbarcati sulle sue rive e abbiamo iniziato l’ascesa. 50 metri di dislivello che ci sono sembrati 500. Guida la scalata Stephen, che con piglio teutonico dissimula ogni malessere (pur avendo finito di vomitare da 5 minuti su di un cactus), dietro la sua compagna Yvonne e a chiudere il gruppo noi, in perenne carenza di ossigeno. Vale fa i primi gradoni e dopo nenche un minuto sento: “ahia! Ma porc’…”. La furbazza si è appena appoggiata ad un cactus per darsi la spinta su per il sentiero… conclusione: mano spinata.

Proseguiamo visto che ormai Yvonne e Stephan ci hanno staccati. Per fortuna ci appare Messner ad indicarci la strada, visto che i nostri amici stavano imboccando il sentiero per tornare all’auto. Chiamiamo Yvonne con un filo di voce rimasta e la sentiamo borbottare, devono rifarsi a ritroso 20 metri di scalinata. La Vale non molla un colpo, inciampiamo ogni due sassi, ma alla fine ci siamo, 7:55 seduti in prima fila, alba alle ore 8:00. Tempismo perfetto. Fa freddissimo!!! Qualche nuvola all’orizzonte nasconde il sole nascente, ma tutto qui è talmente unico da essere ugualmente mozzafiato (e non per l’altezza questa volta).

Oh, volevo precisare, c’erano con noi anche gli stambecchi francesi Lea e Thibault, che hanno fatto il percorso in 10 minuti netti… secondo me si drogano di pappa reale mattina e sera… o molto probabilmente siamo noi che siamo scarsi… o forse loro hanno 10 anni meno di noi?!

Autoscatti a non finire anche qui, a testimonianza perenne del gesto eroico.

Noi, a dire la verità, siamo più interessati al salar che al tramonto. Molto spesso ci succede in posti affollati, dove tutti guardano e fotografano in una direzione, basta girarsi nella direzione opposta per scoprire un mondo nuovo e inesplorato, che è lì solo per te. Da qui, con la luce tenue della luna mischiata a quella delicata dell’alba, il salar sembra una tela su cui qualche artista spazialista abbia tagliato degli squarci, per interromperne la sua irreale monotonia.

Il flusso dei pensieri viene però interrotto dal brontolio dei nostri stomaci. Alla base dell’isla ci aspetta la colazione preparata da Marcial. Scendiamo zompettando… arriviamo ad in bivio da cui si può scegliere di risalire verso un altro punto di osservazione. La parola “risalire” è magicamente scomparsa dal nostro dizionario, quindi ci limitiamo a commentare all’unisono con un “bello” e ci rituffiamo in discesa. Piano piano il sole scavalca la cima dell’isoletta e arriva a scaldarci, seduti al tavolo di pietra su cui consumiamo la nostra lauta colazione.

Ma il salar ha ancora molto da offrirci, quindi ripartiamo alternandoci alla guida del 4×4. Quando salgo io, la fama dei guidatori italiani terrorizza tutti, i nostri amici tedeschi sono più bianchi del solito. Per rassicurarli metto la cintura e parto con la freccia inserita. Poi mi accorgo che il tachimetro della macchina non funziona e quindi mi lascio andare e sfrecciamo su questa tavola piatta: Marcial ci guida verso uno spiazzo incontaminato in cui giocare con la prospettiva irreale di questo luogo. Sembriamo tornati bambini e il tempo vola tra risate, autoscatti e corse (poche corse a dire la verità).

Allontanandosi dal gruppetto, il silenzio prende il sopravvento quasi immediatamente e sembra essere possibile sentire il suono dei propri pensieri. Il candore abbagliate del lago salato di Uyuni ci lascia senza fiato, è la più grande distesa di sale del mondo e, quando ti trovi lì in mezzo, ti sembra apparentemente senza fine. Il deserto è come un paesaggio invernale dove la neve (sale) non si scioglie mai.

Ultima foto con la nostra mitica e simpaticissima guida Marcial che ci carica tutti in autostop!

È ora di andare, ma prima di uscire passiamo dal museo di sale, indicato da un’infinità di bandiere di molti paesi del mondo. Questo infatti è stato il punto di ritrovo della Parigi-Dakar del 2016.

A pochi minuti si trova l’immancabile mercatino finale, dove abbiamo degli obiettivi ben precisi:

  • Vale: perdersi tra le bancarelle, cercando il copri-penna a forma di lama! Missione fallita!

  • Io: depennare dalla lista delle cose da fare entro i 40 anni una voce fondamentale, ovvero abbracciare un lama senza venire sputazzato (visto che in nord america vengono utilizzati per proteggere le greggi dai coyote, grazie al loro sputazzo costituito da succhi gastrici). La cosa mi riesce a metà, maledetto alpaca timido… La faccia della proprietaria, che se la ghigna alle mie spalle, dice tutto… Blanca non è collaborativa.

Prima di arrivare c’è ancora tempo di passare al cimitero dei treni di Uyuni. Snobbato dai più, ma io resto sempre affascinato da questi luoghi decadenti. Modalità black and white, filtro Acros e la mitica Fuji sforna immagini suggestive anche qui.

Siamo veramente al termine della giornata e del viaggio attraverso questi paesaggi. Rientriamo all’ufficio dell’agenzia di Uyuni, dove i nostri amici verranno trasferiti su altre jeep che tornano a San Pedro de Atacama. Il pensiero di rifarsi tutto il percorso a ritroso terrorizza tutti, in modo particolare Yvonne e Stephan. A posteriori abbiamo fatto veramente bene a prendere l’opzione di sola andata. Questa notte dormiremo a La Paz, 3600 metri, sempre meglio che riassaporare i 4200 in mezzo al nulla. Salutiamo i nostri compagni di viaggio, ripromettendoci di condividere le foto di questa avventura.

La segretaria dell’agenzia ci permette di aspettare nell’ufficio, visto che avremo il volo questa sera alle 20:30. Approfittiamo per fare il punto della situazione per i prossimi giorni, ma mentre siamo lì non possiamo fare a meno di ascoltare la telenovela che la segretaria e un autista stanno guardando sul pc. Ambientazione: periodo coloniale. Personaggi: vari, tutti addolorati e sofferenti. Causa: peste dilagante nel villaggio. Rumori e urla, nasce un bambino. Al protagonista viene diagnosticata la peste e parte un dialogo di 25 minuti che fa più o meno così: “Pablo, tu tienes la peste” – “No! No es posible, no tiengo la pesteeee!” – “Si tu tienes la peste” – “Te dico que no tiengo la peste!”… 25 minuti dopo: “Maria Olivar, mio amor… tiengo la peste… muero… adios…”. Lacrime in tutto l’ufficio, la Vale ovviamente si è commossa anche qui. Prima che si disidrati, decido che è ora di andare in aeroporto. Disperazione: non sapremo mai se Pablo è sopravvissuto alla peste. La Vale prova a chiederlo al tassista, sembra che Pablo muoia e risorga nella ventisettesima serie della telenovela, ma scoprendo che Maria Olivar nel frattempo si è risposata, rimuore di crepacuore.

Siamo veramente provati da tutte le emozioni di oggi e questo è il colpo di grazia. Raggiungeremo La Paz in aereo e arrivati in aeroporto a Uyuni per un attimo temiamo che il nostro aereo sia questo:

Per fortuna si tratta di un jet normalissimo, ci abbiocchiamo e ci ritroviamo in ostello. Cosa sia successo nel mezzo non me lo ricordo, ho solo dei flash del viaggio in taxi dall’aeroporto di Al Alto (uno dei più alti del mondo) verso la città di La Paz. Una valle immensa, completamente riempita di puntini illuminati, strade arzigogolate con una pendenza impossibile, donne ricoperte da infiniti strati di vestiti sotto la pioggia battente. Non ho le forza di estrarre la macchina fotografica, mi stampo nella mente queste tre immagini, che sono le uniche cose che ricorderò di questa città; domani siamo già in partenza per l’isla del Sol, sul lago Titicaca.

BANDIERA

Filippo, non ci siamo dimenticati di te, approfittiamo della sosta bandiere nel Salar, dove tu avresti avuto visioni mistiche , per raccontanti quella della Bolivia. È del 1888, il colore rosso rappresenta il valore militare del popolo, il giallo la ricchezza del sottosuolo e il verde i prodotti dell’agricoltura.

Usiamo la foto che abbiamo fatto proprio al confine per mostrartela.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. NINO ha detto:

    …e dopo aver letto e visto le foto di questo bellissimo reportage, come facciamo a dirvi che per il Capodanno andremo a Rimini? Ci consoleremo ricordano la canzone “il mare d’inverno”. Bacioni

    1. la Vale ha detto:

      Mangiate una piada per noi!!!

  2. Mara Todde ha detto:

    Filo” non so come ringraziarli perché sono proprio carini, mi pensano e mi scrivono! Grazie grazie grazie! Mi mancano tanto mamma però sono felice che vedano tutti questi posti belli”😍😍😍 ( inutile dire che a me è scappata una lacrimuccia😢)

    1. la Vale ha detto:

      Non dirlo a noi! 😭 in Perù non vedo bandiere appese, siamo già in crisi! 😂

  3. r ha detto:

    ragazzi tra giugno e luglio mi spiegate la storia magnifica delle prospettive???
    bacissimi…

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.