RTW day 4: Tigre e tigrotti

Iniziamo la nostra permanenza a Buenos Aires e inauguriamo l’esperienza con Couchsurfing.

Per chi non lo sapesse questo social network mette in contatto persone che hanno bisogno di ospitalità con persone che possono offrire una sistemazione. Niente di strano se tutto ciò non fosse a titolo completamente gratuito. Viviamo in una società abituata a far pagare qualsiasi cosa e a tradurre in cifre ogni minuto dedicato a sconosciuti, a temere chi è diverso da noi; ma questa affascinante forma di ospitalità permette di riconnetterci con il lato umano delle persone, usando come moneta di scambio racconti, esperienze, consigli al posto del denaro. E se non lo vivi non lo capisci… cosa porta una persona che non ti conosce a chiederti se puoi stare a dormire a casa sua? Queste persone esistono e ci permettono di resettarci su una scala di valori più genuina. Mi sono chiesto la stessa cosa questa estate, quando abbiamo sistemato due bici scassate alla Ri-ciclofficina 20092 di Cinisello. Davide ci ha aiutato a smontarle e soprattutto a rimontarle, dedicandoci innumerevoli domeniche. E tu sei lì che che lo vedi smadonnare tra un freno e un “manüber” ti chiedi “perché?”… neanche mi conosci quasi! E poi domenica dopo domenica inizi a percepire il valore del tempo dedicato agli altri, ti rendi conto che è il collante a presa rapida migliore che esista, ti riporta ad una dimensione sociale dimenticata nelle grandi città, ma che ancora esiste come brace sotto metri di cenere. E come la brace, quando la scopri, è in grado di riaccendere la fiamma, così queste esperienze ti bruciano centimetri di scorie depositate in superficie da anni di consumismo selvaggio e ti connettono con un mondo diverso, da cui poi è difficile starne fuori per l’energia che ti trasmette.

Quindi grazie Fernando (il nostro host a Buenos Aires) e grazie Davide (il nostro mastro biciclettaro a Cinisello), veri combattenti per un mondo migliore.

Ma dopo questo pippone filosofico torniamo a Buenos Aires…

Tre giorni interi dedicati a questa area, dei quali: due alla città vera e propria, uno a Tigre (graziosa cittadina a nord di BA) e uno a Colonia del Sacramento (in Uruguay, ma raggiungibile in un’ora di traghetto)

Partiamo con Tigre, capitale dei formaggini, città natale del famoso uomo lottatore, gemellata con Mompracem. Ok non ho studiato la guida preparata con attenzione certosina dalla Vale, lo ammetto… però mi è piaciuta lo stesso… La si raggiunge con il tren de la costa (capolinea Delta, partendo da Mitre) o col treno regolare (capolinea Tigre, partendo da Retiro). Tra le due opzioni meglio la prima che passa attraverso stazioni e piccoli mercatini, soprattutto nel fine settimana. Se però avete una consorte come la mia, che svaligerebbe ogni bancarella nel raggio di 15 km, assicuratevi di avere i finestrini ben chiusi e di ancorarla con un moschettone al sedile del treno. Una volta giunti a Tigre, città a noi sconosciuta come ci orientiamo? Stili completamente diversi:

Paolo:

  • guarda il sole e anche di giorno si orienta con le costellazioni
  • Cerca il muschio (e lo trova anche nel deserto) per capire dove è il nord
  • Prende la mappa della città e sa esattamente dove ci troviamo e quanto ci si mette a raggiungere il punto x
  • Usa Google Map per capire quale bus prendere, ma alla fine si va sempre a piedi perché “ci si mette di meno”.

La Vale:

  • Guarda il sole e mette gli occhiali scuri e la crema protezione 100 (praticamente i Vinavil)
  • Se vede il muschio pensa al Natale e subito le viene in mente che deve comprare il picanello dell’albero
  • Prende in mano la mappa della città e guarda i disegnini e pensa già a come farla entrare nel diario di viaggio
  • Apre Google Maps, fa almeno 3 giri su se stessa (credo sia un rito scaramantico come quando si schiacciano le balle del toro in galleria Vittorio Emanuele a Milano) per capire quale è la direzione corretta, si incammina e finisce sistematicamente nella direzione opposta
  • Conclude dopo aver provato tutti i metodi precedenti con: “si va di là” e quasi sempre una vocina risponde “sai dove stai andando?”, e lei: “certo!” (mentendo spudoratamente). Poi segue l’odore, anzi il profumo di vernici, di solventi e di tempere a olio, si fa guidare dai colori delle case e dalle luci dei negozi, si fa chiamare dai profumi e dai sapori e si finisce sempre in qualche angolo di paradiso.

E anche oggi la Vale cala l’asso e con il suo fiuto leggendario si infila in una viuzza stupenda, boulevard Saenz-Pena, con tanto di ristorantino shabby-chic (se vi state chiedendo cosa vuol dire, chiedete alla vostra fidanzata/moglie, ella sa).

Proseguiamo dopo il pit-stop culinario e, grazie all’altrettanto leggendario senso dell’orientamento del sottoscritto, ci perdiamo completamente. Ansia da prestazione. Il fit-bit ringrazia con i fuochi d’artificio visto che sono solo le 14 e siamo già a ottomilamilioni di passi. Ritorniamo indietro sempre a piedi, dopo esserci accertati che argentini-italiani-una-faccia-una-razza anche nei trasporti pubblici, che passano quando cazzo vogliono loro e soprattutto si fermano quando cazzo vogliono loro (o quando ti sdrai in mezzo alla strada). Abbiamo ancora il tempo di visitare il Museo dell’arte, saggiamente collocato all’estremo opposto della città (ma raggiungibile con una gradevole passeggiata di altri millemila passi), prima di tornare alla nostra base a Loma de Zamora (che scopriamo essere la città natale di Diegoarmandomaraddona)

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Rosanna Calandra ha detto:

    question n. 1: ma se vale si ferma alle bancarelle….guarda e basta o acquista e rincara il bagaglio? se la risposta è la seconda…segue altra question

    1. Pablo ha detto:

      Diciamo che ho posto il veto su tutti i souvenir che superano i 20 grammi… niente porte antiche come in marocco per capirci… devo dire che fino ad ora è stata brava…

    2. la Vale ha detto:

      In questo viaggio posso solo guardare…
      se tocco scatta l’allarme…
      se compro, compare una squadra della cia che mi incappuccia e mi porta in un punto senza bancarelle in meno di 10 secondi… considerato il mio senso dell’orientamento non le troverò mai più! Comunque in questo viaggio mi sto portando a casa solo ricordi, nessuno oggetto!

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