RTW day 43-44: nella valle sacra verso Machu Picchu

Antefatto: ieri siamo tornati alla Pasta Canteen per scofanarci un altro piatto di pasta fatta in casa. Buonissima anche questa volta! Vicino a noi è seduta una coppia di inglesi, lei chiede al cameriere: “Cosa esser carbonera?”… aaaah, bestemmia!! Alzati subito dal tavolo, profanatrice di comide italiane! La perdono solo se non ordina combinazioni allucinogene dei sughi. Ma stiamo a vedere e diamole un’ultima opportunità. Eccola che ordina: fetucini con sugo, spinaci e funghi… eccallà, lo sapevo che faceva un disastro! Paolo, incantato dal capello biondo, dice: “Vale, è un abbinamento da chef, alta classe, altro che Cracco!”… no comment, dopo la svedese al confine col Perù, pure l’inglese lo encanta! Il fidanzato della bionda invece, che mette i funghi nel pesto, è un imbecille… come si giustifica questa disparità di giudizi?

Il mattino seguente alle 5:00 siamo già sul bus. Da Arequipa si passa a Puno e poi a Cusco, ci attendono 12 ore di viaggio. Non male, penso io, ci possiamo riposare, il bus sembra abbastanza moderno… tempo 10 minuti dalla partenza e parte la proiezione di film a volume sparato. Ottimo… Paolo è in versione furia cieca, intabarrato nella sua felpa per isolarsi dal casino.

Primo film: “Una settimana da dio” con Jim Carrey. Vecchio ma sempre gradito. Per fortuna ci sono i sottotitoli in olandese (e l’ho già visto 3 volte). Voto: 7-. Classicone.

Intervallo al passo Lacumillas in alta quota a 4.400 mt e tappa bagno. Foto alla vicuña che si pappa la mia banana.

Secondo film: commedia americana sconosciuta dal finale già scritto dopo le prime due scene. Lei ama lui che ama l’amica ed è amata dall’amico. Finisce che l’amico lo piglia in saccoccia (che come cantava Max, la regola dell’amico non sbaglia mai), lei sposa lui, l’amica sposa un giamaicano. E vissero (quasi) tutti felici e contenti. Voto 4. Banale.

Altro intervallo e pausa pranzo al ristorante. Mangiamo in 15 minuti e si riparte. Strategia da volpe della guida sul pullman: lei sale (il pullman nel frattempo parte), “manca qualcuno?”… silenzio… “Bene ci siamo tutti!”. Peccato che ci siamo persi due passeggeri, recuperati in extremis alla prima area di sosta. Si riparte.

Terzo film: “Memorie di una geisha”. Per intenditori. Lei è destinata a diventare geisha. E lo diventa. Ma trova l’amore negli ultimi 2 minuti di film. Film in inglese con doppiatori giapponesi. Frasi capite 2%. Voto 7 (solo per la scenografia, e solo per la parte dove non ho dormito). Suggestivo.

Quarto film: spionaggio in piena guerra fredda. Lui della CIA, l’altro lui del KGB, lei meccanico (!) tedesco figlia di un bombarolo in combutta con una famiglia di italiani, manco a dirlo mafiosi, che vogliono realizzare una bomba atomica in cantina. Lui spara a lei che spara a lui e tutti si sparano. Altra sparatoria in ordine inverso. Forse il russo si innamora di lei, ma non lo ammetterà mai. Lei fa il doppio gioco e tradisce tutti. Arrivati a Cusco e fine della proiezione a 10 minuti dal termine… non sapremo mai il finale… noooooo… Voto 4,5. Incompiuto.

Dopo 12 ore di bus, più tutte quelle fatte in questa settimana, il team del Perù/Bolivia Hop ci dice che possiamo ritirare la maglia del viaggio meritata ad honorem!

Siamo un po’ cotti, così facciamo l’ultimo tratto verso Ollantaytambo in taxi, mentre il sole tramonta. Arriviamo alle 20:00 passate in ostello, cena leggera e subito a letto. Ormai ci siamo quasi, siamo nella valle sacra, abbiamo attraversato l’Urubamba. Alea iacta est.

Come aperitivo, prima del Machu Picchu decidiamo di rimanere la mattinata seguente a Ollantaytambo, un villaggio pittoresco con stradine acciottolate. Questa città fu l’ultimo baluardo incaico a cadere contro i conquistadores spagnoli. Abbiamo due opzioni: la fortezza, semplice da visitare con i suoi gradoni scolpiti, già affollata di turisti alle 8, oppure le rovine di Pinkuylluna, con i suoi sentieri a strapiombo e dimenticata da dio e da ogni turista sano di mente. Ovviamente scegliamo la seconda.

Capiamo subito perché la città abbia resistito così a lungo. La metà dei soldati spagnoli sarà capicollata giù dai sentieri, l’altra metà sarà stata stroncata da infarti multipli al milionesimo gradino salito. Paolo qui si muove a suo agio come un elefante su un lago ghiacciato. Sale al ritmo di un gradino al minuto e scandisce la salita con borbottamenti vari in quechua antico (credo anche nei miei confronti che l’ho convinto a venire da questo lato della valle).

Presa dai rimorsi, cerco di distrarlo facendogli i quiz: “sai perché Arequipa si chiama così? E il lago Titicaca?”. Mi sentivo troppo il papà del film “Il mio grosso grasso matrimonio greco”. Non sembra funzionare, ma almeno il ritmo delle imprecazioni aumenta e di conseguenza anche i gradini saliti al minuto. Arrivati in cima ci godiamo la vista sulla vallata e scattiamo qualche foto prima di ridiscendere. Siamo i soli ad essere lì!

Sono solo le 10, ma ci sembrano le 13 da come batte il sole. Decidiamo di scendere a valle. Cuor di leone mi dice: “Vai avanti tu, che ti copro le spalle”… ma da cosa mi deve coprire le spalle?? Dal puma? Dagli attacchi dei conquistadores? Io faccio strada, adesa alla parete di roccia, invocando tutti i santi che conosco, mentre lui scatta foto nei momenti più critici invece di aiutarmi.

Da questa posizione privilegiata vediamo che su quasi tutti i tetti della cittadina ci sono dei tori. Sono i toriti di Pucara utilizzati anticamente nei rituali andini, ora questi tori con la lingua nel naso e fatti di ceramica vengono posizionati a coppie sui tetti delle case come portafortuna.

 

Nel pomeriggio finalmente ci sediamo su di un treno, il primo di questo viaggio, dopo decine di bus e aerei. Questo treno è speciale: collega Ollantaytambo con Machu Picchu Pueblo ed è uno dei pochi modi per raggiungere il paesino ai piedi delle rovine omonime.

È dotato di ampie finestre anche sul tetto per poter ammirare le montagne circostanti, mentre si attraversa la valle. Alcuni treni non hanno la locomotiva in testa, dando la possibilità ai fortunati passeggeri dei posti 1 e 2 di vedere il viaggio come fossero davanti ad un maxischermo da 1000 pollici. Noi abbiamo il 3 e il 4, ma, senza un apparente motivo, veniamo piazzati al 45 e 46. Dopo una lotta all’ultimo sangue con simpatiche vecchine, riusciamo comunque a portarci a casa qualche scatto e suggestivi scorci di paesaggio. Le hostess nel frattempo cercano di porre fine alle varie faide in corso offrendo a tutti la Cicha Morada (da me ribattezzata Cicciacolorada), ma con scarsi risultati. Arriviamo e Paolo zompetta giù dal treno ancora in corsa… nein! La hostess lo fa risalire, blocca tutti, posiziona la pedana con il logo. Ora sì che abbiamo il permesso di scendere!

Ceniamo e dormiamo in un hotel, quelli in cui ci vai solo perché hai accumulato 4 milioni di punti Fidaty dalla nascita e li investi tutti in un colpo. Ho come l’impressione che tra oggi e domani farò una delle mie figure pure qui… nel frattempo alla reception ci asciugano di informazioni e ci offrono una limonata di cactus (??) dal colore rosa, molto sospetto. Trangugiamo fidandoci della fama dell’hotel. I prezzi della cena ci lasciano impietriti per gli standard peruviani, scegliamo con molta accuratezza i piatti. Il cameriere che ha già capito tutto, ci tiene a farci notare che l’acqua è gratis. Un barile grazie, che la beviamo tutta a garganella! Mentre ceniamo un gruppo musicale locale, che potremmo paragonare ai Beatles, si esibisce innalzando inni alla pachamama. Noto, con meraviglia, che uno di loro ha la stessa frangetta di Paolo.

Glielo comunico e la mia dolce metà estrae all’istante il suo coltello/acciarino e si taglia la chioma all’istante. Si passa ai pifferi e la colonna sonora diventa alquanto impegnativa, scatta la ridarola al nostro tavolo, ormai abbiamo lasciato i freni inibitori sul treno… ci ritiriamo nelle camere imperiali (upgrade gratis pure qui) e crolliamo sfatti. Il piano di Paolo per domani prevede sveglia all’alba, colazione in 5 minuti, posizionamento all’ingresso ore 5:40, prima che alle 5:45 arrivi il primo bus dal paese, sprint alla torre del guardiano una volta passati i controlli e foto da National Geographic con Machu Picchu ancora deserto, premio Pulitzer e gloria eterna. Ho come l’impressione che non andrà proprio così, ma lo lascio sognare (nonostante la storia della tizia inglese non mi sia ancora andata giù).

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    la band della frangetta ….non vi si addice…tornate in voi ragazzi !
    una question ma l’hotel è ad aguas caliente? o qualcosa del genere?
    da li non c’è più la scarpinata notturna fino a su….cioè che quando arrivi su sei così morto che machu picchu…lo vedi ad occhi semichiusi?

    1. la Vale ha detto:

      È all’ingresso del sito, un hotel super lusso che abbiamo preso solo perché avevamo dei punti viaggio da poter utilizzare, così ci è venuto gratis, altrimenti mai nella vita. Dentro c’era la band che spifferava a più non posso!

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