RTW day 45: la montagna barbuta (Machu Picchu)

Sono le 6:00 e, come da premonizione, siamo già deragliati dal piano ufficiale di ieri sera. Se non fosse altro che sulle rovine di Machu Picchu c’è una nebbia fitta che sembra di essere a Malpensa nelle peggiori giornate. Guardiamo fuori dalla finestra dubbiosi, in attesa del sole… forse è meglio così, almeno ci possiamo fare una colazione come si deve, in vista della giornata intensa che ci aspetta. Mega-buffet questa mattina! Yevvai! Scatto subito al tostapane, la rotella è impostata sull’1… macchè macchè, domani sono ancora qui che aspetto… sposto la rotella sul 7. Uh… yogurt e frutta fresca… quasi quasi intanto che si scalda il pane… Uh! Una brioche, da quanto non ne mangio una… Uh l’avocado… mi fa impazzire! Quando, nella sala colazioni, vedo entrare i pompieri mi si accende la lampadina… Uh… caxxo, il pane!!! Mi giro e vedo una colonna di fumo nero al centro del buffet… ops… sala colazioni evacuata, gente che si butta dalla finestra, idranti a tutto spiano… anche qui mi sono giocata la reputazione, al prossimo giro troverò la mia foto all’ingresso delle sale colazioni dei principiali hotel del mondo intero. Meglio svignarsela! Ma noi non dovevamo essere all’ingresso di Machu Picchu all’alba??

Ecco, arriviamo ai blocchi di partenza verso le 7:00, ma la situazione non è cambiata di molto. La torre di controllo di Malpensa ancora non ha dato il via libera, visibilità 15 centimetri.

Noi abbiamo l’ingresso al sentiero che porta alla cima della Montaña Machu Picchu dalle 7 alle 8, quindi non abbiamo scelta. Speranzosi, facciamo un primo giro alla torre del guardiano, dove in hotel ci avevano detto che si gode la vista migliore.

In effetti come si vede la nebbia da qui non si vede da nessun’altra parte! Non ci resta che inerpicarci per la montagna, il tempo stimato per il percorso è di 3 ore e mezza, 4 ore per gli scassati. Noi quindi ne stimiamo 5. Massimo per le 13:00 dovremmo essere di ritorno, sperando che con l’alzarsi della temperatura la nebbia si dissipi. All’ingresso del sentiero, firmiamo le nostre ultime volontà sul librone degli scalatori. Ci avvisano che per le 14:00 dobbiamo essere di ritorno se non vogliamo passare la notte sulla montagna divorati dai puma e dai lama mannari. Questi hanno già capito di che pasta siamo fatti. Ci rincuoriamo vedendo che, prima di noi, sul librone ha firmato una coppia di signori di 65 anni… se ce la fanno loro!

In effetti come ci avevano anticipato questo percorso è molto meno trafficato se comparato al sentiero di Wayna Picchu con la sua famosa, quanto adrenalinica, scalinata de la muerte. Noi, che già ieri abbiamo rischiato l’infarto, preferiamo la montaña Machu Picchu, che in quechua vuol dire montagna vecchia o montagna con la barba per distinguerla da Huayna Picchu ovvero montagna giovane, senza barba, poiché i suoi pendii ripidissimi non hanno praticamente vegetazione. Prima di noi sul librone ci sono solo una trentina di turisti. Scattano le domande esistenziali… perché così pochi? Non è che sto sentiero è più muerte de la muerte? Ci tranquillizziamo pensando che è bassa stagione e che in effetti il tempo è pessimo. La guardia all’ingresso ci dice che ci sono 10 miradores lungo il percorso (e che ovviamente il migliore è quello in cima alla montagna), ma dopo i primi due capiamo che la nebbia la farà da padrona per tutta l’ascesa, nascondendo le rovine sottostanti ai nostri occhi di condor. Raggiungiamo la coppia di vecchietti dopo circa mezz’ora, Paolo per dissimulare il fiatone si finge botanico e inizia a fotografare ogni fiore nell’arco di 100 gradini, i vecchietti sembrano molto più i forma di noi.

Scambiamo due chiacchiere per riprendere fiato e la guida che sta con loro si beffa di noi e del nostro passo cittadino. Iniziamo a capire che non sarà un’ascesa facilissima e che soprattutto sarà costellata di personaggi alquanto improbabili che incroceranno il nostro cammino.

In ordine di apparizione:

  • L’instagrammer: questo sentiero per lei non è altro che un’infinita serie di selfie. Non fa niente se lo sfondo è completamente coperto dalla nebbia, l’importante è crederci intensamente e fare la bocca a cuoricino. Capacità speciale di posizionarsi in posti di passaggio critici occupando tutto il sentiero e costringendoti a valutare chi buttare giù dalla torre. Lei o il suo cellulare? Entrambi per non sbagliare. Plus: cartolina con micino di natale che fa oh-oh-oh da includere nell’inquadratura. Voto 4: insipida.
  • Il trendy: non conta che l’umidità sfiori il 100%, la camicia con le toppe sui gomiti, il pantalone alla zuava e il mocassino sono d’obbligo. Con conseguente sudore a zampillo. Lui stesso inoltre contribuisce direttamente alla formazione della nebbia. Voto 5: pluviale. Disponibile anche in versione femminile con calzamaglia e ballerine. Voto 5: la morte del cigno.
  • Lo sportivo: lo si riconosce dal polpaccio cubico e dal fatto che la guida al seguito abbia la lingua a terra. È il primo della lista sul librone, è salito correndo con la guida in spalla e quando noi siamo a neanche metà percorso lui sta già scendendo. Ci guarda e ci dice che siamo quasi arrivati… bene il suo “quasi” vuol dire altre 2 ore, ci prepariamo al peggio. Voto 8: superman.
  • Il marito: lui non voleva venire, glielo leggi chiaramente in fronte. Ma alla fine lei l’ha convinto, dicendogli che era un percorso fichissimo e che i suoi amici sarebbero impazziti di invidia. Peccato che lui sta per collassare sotto il peso di due zaini (di cui uno palesemente non suo), una borsa frigo e 12 bottiglie di acqua. Moglie non in vista per preservare la salute della coppia e la vita di lei, che segue a distanza di sicurezza. Voto 7: stoico.
  • Il fotografo: è salito all’alba con un armamentario fotografico da far invidia al National Geographic. Solo che la nebbia ha rovinato i suoi piani. Ad ogni folata di vento cambia posizione sperando in uno scorcio utile. Disperato passa al bianco e nero, spacciando scatti al nulla assoluto per opere d’arte. Voto 5: illuso.
  • L’equilibrista: si muove come uno stambecco per questi sentieri, non c’è abisso che lo trattenga da un selfie estremo. Sembra che il suo baricentro sia negli alluci, mentre si esibisce nella posizione dell’albero sulla balausta in cima alla montagna per far passare il tempo e deliziare i suoi follower. Voto 2: gli puzza la salute.
  • Il fobico: alter-ego dell’equilibrista, ha sviluppato poteri soprannaturali e ora riesce a fondersi con la pietra nei punti del sentiero con lo strapiombo. Nella sua testa scorre in continuazione il peggiore dei film splatter, dove tutti cadono ad ogni passo e la montagna esplode per un eruzione vulcanica ponendo fine alla vita sulla terra. Lo si riconosce perché, anche seduto nel centro di uno spiazzo di 50 metri, ha le vertigini. I suoi sorrisi sono in realtà frutto di una paresi e quando fa una fotografia nei pressi di un cartello la mano a pinza è indice chiaro di terrore interiore. Sviene ogni volta che l’equilibrista si fa una foto sul bordo della balaustra. Frase tipica: “a quello ci spusa la salut”. Apprezzabile l’impegno. Voto: 10. Paolo.

  • La compagna di merende del fobico: ama fermarsi nei punti più assurdi per scattare fotografie, costringendo il fobico ad un esercizio extra di meditazione zen. Frase tipica: “ti dispiace se mi fermo sullo strapiombo a fotografare questo bellissimo fiorellino rosso?”. Ama i quiz e si esibisce in domande improbabili nei momenti più delicati per distrarre il suo compagno da pensieri catastrofici. Ad esempio: se la parola Picchu viene pronunciata con il giusto suono glottale, il termine indica il mucchietto di foglie di coca nella guancia di un masticatore. Voto 10. La Vale.

Passiamo da una vegetazione quasi incantata a burroni a strapiombo celati dalla nebbia.

Paolo ha esaurito la sua autonomia e inizia a dare preoccupanti segni di cedimento. In effetti lo sforzo fisico e anche psicologico non è indifferente. Arrivati a 2/3 del tragitto facciamo una lunga sosta su un masso, scopriamo poi che entrambi stavamo pensando di tornare indietro, ma nessuno lo confessa all’altro in quel momento per non abbattere il consorte. Poi una vocina dentro di me ha preso il sopravvento e ho esclamato: “dai, piano piano arriviamo in cima, non ci corre dietro nessuno, manca solo 1/3 di percorso, non molleremo mica ora!!” In realtà scopriamo che l’ultimo tratto è ancora più difficile. Riflettiamo su quanto sia potente la mente, che ci può bloccare quando la proiettiamo nel futuro specialmente se negativo (moriremo tutti!!! Le cavalletteeeeee!) o che ci può portare a fare grandi cose quando rimaniamo concentrati sull’attimo presente o su un futuro positivo vicino e raggiungibile (ancora una curva!! Non possiamo mollare ora! Daje!). Arriviamo in cima e ancora nebbia, io lo trovo suggestivo: ogni tanto le cime delle montagne fatto capolino, per poi ricoprirsi subito dopo. Oggi siamo usciti dalla nostra zona di comfort a sufficienza (e soprattutto non si vede una mazza neanche da qui), dopo una mezz’ora decidiamo di scendere e…. magia delle magie! Ad una quota leggermente più bassa iniziamo ad intravedere le rovine di Machu Picchu (alla facciazza del fotografo che è ancora su sulla cima ad aspettare l’epifania).

Più scendiamo e più il panorama migliora. Arriviamo di nuovo al posto di controllo e il tizio stappa lo champagne e annulla la squadra di soccorso. Tempo netto con sosta sulla cima: 4 ore 45 minuti. Siamo di nuovo alla casa del guardiano e ora si inizia a ragionare. Mentre io riposo i miei poveri piedini, Paolo si sbizzarrisce nella più classica e suggestiva delle foto in questo posto.

Gironzoliamo per la città meravigliosamente conservata: qui gli spagnoli non arrivarono mai, nonostante gli incas la abbandonarono proprio perché considerata non abbastanza sicura. Fu riscoperta agli inizi del 1900 da un pastore locale che ne fece la sua dimora, da lì a poco vide l’arrivo degli archeologi europei alla ricerca del famigerato tesoro inca. Ora ci saranno suppergiù un centinaio di persone, la nebbia a quanto pare ha tenuto lontano le folle oceaniche che normalmente visitano questo posto.

Ormai è tempo di tornare giù al paese. Ma sul pulmino, la stessa natura che ci aveva accolto con la nebbia ora ci saluta con un arcobaleno (delirio di una simpaticissima signora giapponese, seduta di fianco a noi, che in 10 minuti scatta 4.722 foto in un secondo).

Grazie Machu Picchu per averci regalato questo spettacolo!

Scopriamo che esiste un’altra città Inca molto simile, Choquequirao, di solito ci si riferisce a lei come alla “sorella”. Riceve molti meno turisti, ma le sue rovine sono altrettanto interessanti; questa città finisce nella “to do list” per un nostro futuro ritorno in Perù!

In attesa del treno facciamo un giro nel mercato, dove incrociamo sguardi di turisti piuttosto cotti.

Torniamo ad Ollantaytambo per la notte, alla stazione prendiamo il taxi-moto-carrozzetta di Batman per raggiungere l’ostello, ma ancora mi chiedo come abbiamo fatto a starci dietro e a non fischiare giù alla prima curva.

Ci buttiamo nel letto ma il sonno tarda ad arrivare, abbiamo ancora l’adrenalina ai massimi storici.

BANDIERA

La bandiera del Perù non può che non rientrare in questo articolo… caro Filippo, vedrai che la sua storia è davvero particolare.

La bandiera del Perù è costituita da tre strisce verticali di uguali dimensioni: bianca quella centrale e rosse le due laterali; invece quella di stato ha anche lo stemma al centro.

Si racconta che l’origine dei colori della bandiera derivi dai colori di uno stormo di fenicotteri dal petto bianco e dalle ali rosse. Il generale José de San Martín, durante la guerra contro la Spagna, vedendoli levarsi in cielo avrebbe esclamato: “Ecco la bandiera della libertà”.

Lo stemma (che io ho fotografato dal lato sbagliato) è inserito in uno scudo diviso in tre campi: uno celeste a destra, su cui è raffigurata una vigogna che guarda verso l’interno, un altro bianco a sinistra, dove è collocato un albero di china; ed uno in basso, in cui si vede una cornucopia che elargisce monete, indicando con questi simboli i tesori del Paese nei tre regni naturali.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Carla ha detto:

    Mi sono stancata solo a leggere!!! Non oso immaginare fare davvero una scarpinata simile😨

    Comunque, sempre MITICI! 🏃‍♂️🏃‍♀️

    1. la Vale ha detto:

      Ahah! Ne è valsa assolutamente la pena, sia per la spettacolarità del posto che per un orgoglio personale!

    2. la Vale ha detto:

      La mente è potentissima, è stata la nostra alleata!

  2. Caterina ha detto:

    La bocca non è a cuoricino ma “a culo di gallina” una testata e giù dal dirupo. Ciao viaggiatori.

    1. la Vale ha detto:

      Noi siamo stati più romantici…

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