RTW day 46: ebbri di chicha de maiz nella valle sacra

Oggi sveglia soft, abbiamo negli occhi e nella mente ancora le meraviglie del Machu Picchu (anche detto Macio Picio da un nostro familiare stretto di cui non riveleremo l’identità). Io ho sognato tutta la notte che salivo e scendevo da gradini e gradoni sull’orlo del precipizio. Per fortuna non ho fatto il militare, che si mandavano a fare l’alpino restavo traumatizzato a vita. Oggi, viste le nostre gambe di pietra a causa della scalata di ieri, con la guida di un driver raggiungeremo Cuzco, passando attraverso due perle della Valle Sacra: il paese di Moray con i suoi terrazzamenti Inca e le saline di Maras. Destinazioni scovate dalla Vale, come da copione 3 stelle su 3! Devo ammettere che, dopo la giornata di ieri e la vista del Machu Picchu, ero dubbioso… pensavo che difficilmente avremmo visto qualcosa di altrettanto unico. E invece la Vale non sbaglia un colpo!!

Ma facciamo un salto indietro: sono le 9:00, aspettiamo il driver in ostello. Vedo passare un settantenne, lui sbircia dentro e a me si gela il sangue… non sarà mica lui?! Un attimo di esitazione, ma poi tira dritto… fiuuuu, scampata! Già mi vedevo giù dal precipizio alla prima curva. Passano 5 minuti e rieccolo! Questa volta entra, mi guarda e dice: “Mr. Salbi?” Mi giro verso la mia dolce metà: “Oh Vale, ha detto Salbi! Secondo me non siamo noi, fai finta di niente…”. Realizzo quasi immediatamente che ci siamo solo noi in questa guest house, vabbè puntiamo tutto sull’esperienza e speriamo che conosca queste strade a occhi chiusi.

La nostra guida si chiama Hermenegildo Mendoza, per gli amici Ermo, ma soprannominato da noi Ermes Rubagotti (chissà in quanti si ricorderanno di questo personaggio). A guardarlo bene sembra il cugino peruviano di Ruggero de Ceglie, adesso si mette a masticare le foglie di coca facendo “gnignigni”. Ha capelli corvini tinti e i suoi occhi sono una fessura, sempre!! Ora gli viene un abbiocco e giù dalla prima scarpata… E invece no, vigilissimo come un condor, agile tra le viuzze dei paesini come un puma. Forse, vista l’età, discende direttamente dai re Incas. Parla pure un quechua perfetto, che da queste parti è un lasciapassare straordinario… Non sappiamo il perché, ma tra una balla e l’altra ci fanno sempre passare senza pagare un sol. Sulla strada conosciamo anche il figlio, che ci lascia una recensione lampo: “mio papà è l’autista migliore del mondo!” Un po’ di parte, ma ci lasciamo rincuorare.

In meno di un’ora arriviamo nei dintorni di Moray, dove vediamo dei terrazzamenti incas perfettamente circolari, ciascun livello ha un suo microclima a seconda della profondità. Sembra che gli incas utilizzassero queste terrazze come una sorta di laboratorio per determinare quali fossero le condizioni più favorevoli alle diverse colture.

Sul fianco della collina si trovano terrazze, il cui terreno è stato trasportato a mano dagli incas dalle zone più fertili delle pianure sottostanti. I terrazzamenti descrivono ampie curve e sono quasi completamente privi di gradini, in quanto avrebbero richiesto una maggiore manutenzione, così i vari livelli sono collegati da scalinate diagonali realizzate con lastre di pietra conficcate nei muri di contenimento delle terrazze.

Anche qui si sale si scende di continuo e l’acido lattico si fa sentire, i nostri polpacci chiedono pietà! Torniamo a fatica da Ermo, che ci porta nella cittadina semiabbandonata di Moray. In questa città anticamente convivevano pacificamente incas e conquistadores e scolpiti sulle porte delle case si possono ancora vedere un miscuglio di simbologie di varie origini: puma, condor, lune, soli, croci, calici e santi…

Facciamo tappa in piazza, dove una signora, insieme alla figlia, sta preparando la chicha de maiz. Ermo ovviamente si esibisce in una conversazione incomprensibile in quechua, così dopo pochi minuti mi trovo con un bicchiere in mano, appena estratto da un’anfora che ribolle per l’effetto della fermentazione del mais. Street food (o drink) estremo… la Vale puccia la lingua e mi passa il bicchiere in un secondo, dicendo: “qui sicuro mi viene il cagotto se lo bevo!”, ora tutti gli occhi sono puntati su di me, addio mondo crudele! Tappo il naso e trangugio giù tutto. Cagotto vieni a me! Il sapore non è malvagio, come direbbe Stephan “una buona acqua”, come direbbe il primo re Inca, Manco Capac “e sti in-cazzi!”.

Partiamo, mentre ora anche la mia pancia fa le bolle come l’anfora. Giriamo ancora un po’ nel paese fino a quando incontriamo la vecchina villaggio, sembra una puntata di Linea Verde. Questa dolce signora, coperta da strati di vestiti pesanti e dalla pelle segnata dal sole e dall’età, ha la bellezza di 105 anni ed è felicemente sposata con marito di 103 anni… Azz, sta chicha de maiz fa proprio bene allora! Un altro bicchiere!!

La catturo in una fotografia per portarla con noi, ma ci accorgiamo che ha uno sguardo intimorito, quasi spaventato. I suoi occhi non sono dei più sereni.

Parliamo con lei, tramite Ermo, e ci racconta che è preoccupata perché il marito non sta bene e ha paura di restare sola, qui, in un paese semi-deserto, dove c’è poco o niente. Ermo si chiede come mai il governo non tuteli la povera gente, le allunga qualche soles, anche noi facciamo altrettanto, incoraggiandola ad essere forte. In cambio riceviamo una benedizione in lingua quechua e uno sguardo un filo più sereno!

Ripartiamo, pensando a quello sguardo così profondo!

Dopo qualche ora raggiungiamo la Valle Sagrado a 3.400 m di altezza e ci troviamo davanti le Saline di Maras, ricavate sul pendio di una montagna per l’estrazione del sale durante il periodo di dominio Incas e tutt’oggi utilizzate solo da abitanti della città. In cima alla valle si trova un torrente, ad elevato contenuto di sodio, la cui acqua viene deviata nelle saline e fatta evaporare per produrre il sale venduto al mercato locale e per nutrire il bestiame. La vista del complesso di almeno 3.000 pozze è spettacolare.

Il cielo è scuro e i proprietari delle vasche sono indaffarati a raccogliere il loro oro candido (in Europa è venduto a 8 euro al chilo). Non si sa fino a quando la montagna continuerà a donare il prezioso sale, ma le persone qui non sembrano preoccuparsene: filtrano, spalano, controllano, puliscono, setacciano e raccolgono in continuazione, facendo slalom tra i pochi turisti che vengono qui ad ammirare questo spettacolo.

Purtroppo incontriamo anche un gruppo di turisti che non rispettano minimamente il luogo e il fatto che gli abitanti lavorino in queste saline, urlando a squarciagola e scrivendo sul sale essiccato nelle pozze. Scagliamo su di loro la maledizione di Manco Capac, che gli effetti della chicha de maiz li colgano… e proseguiamo.

Noi ci lasciano affascinare da questa ragnatela di vasche dalle sfumature del bianco per quasi due ore! Alla fine sono troppo curioso, puccio un dito nel ruscello: l’acqua è leggermente tiepida e, incredibile a dirsi, è salata… Secondo la Vale ho fatto un ulteriore passo verso il cagotto assaggiando queste gocce salate, ma ormai dopo la chicha de maiz sono rassegnato!

Il colpo di grazia arriva verso le 14:30, in preda ad un attacco di fame famelica sfuggiamo ad Ermo e, in un paesino di cui non ricordo il nome (Chinchineros?!), dopo aver visitato la chiesa locale con bellissimi affreschi su tutto il soffitto in legno, ci infiliamo in un ristorantino per una empanada gigante a testa e un litro di succo di arancia per la Vale e papaya per me. I RIS di Parma sostengono che tutto quello che succederà nei prossimi due giorni è riconducibile al 99,9% a questo e, io aggiungerei, alla chicha de mais.

Alle porte del paese assistiamo ad una dimostrazione su come viene tagliata, lavata, filata e tinta la lana di Alpaca da una comunità locale. La lana viene filata grazie ad un osso, di quale animale? La signora ci spiega che è quella di un turista che non ha comprato nulla… ehm, compro tutto il negozio!

Siamo affascinati dall’uso delle magiche cocciniglie, insetti che dimorano sui cactus e che, una volta schiacciate e mischiate con altri elementi naturali (come limone o sale), danno origine a decine di colori diversi. Visto che ho bevuto e assaggiato di tutto sono tentato di mangiarmi pure queste, magari faccio la cacca blu!

Prima di salutarci ci tengono a fare una foto con noi vestiti con gli abiti locali, la Vale non smette più di ridere dopo avermi visto abbigliato da capo tribù! Che impertinenza!

La giornata finisce a Cusco, domani sarà ancora il simpatico Ermo a farci da guida per raggiungere Pisac.

Bollettino di guerra della sera:

  • Paolo (che ha bevuto l’acqua delle saline e la chicha de mais): caghetta
  • Vale: cagotto e dissenten come se non ci fosse un domani

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuliana Gambino ha detto:

    Ruben: “alloraaa! Cosa fai lì immobile ti sbrighi?” Giuliana: “lasciatemi stare, sto leggendo le avventure della Vale 😀”.

    1. la Vale ha detto:

      Che ridere! Saprei dirti perfettamente il tono di voce di Ruben e il tuo in risposta!

  2. Elena Bellingeri ha detto:

    Che ridere ragazzi 😀 e che foto stupende 😍

    1. la Vale ha detto:

      Se non ne combiniamo una non siamo noi!

  3. Gabriele ha detto:

    Posti bellissimi e poi…state proprio bene vestiti così 🙂

    1. la Vale ha detto:

      Ahahah, pensiamo di ritornare così e di lanciare una nuova moda! 😃

  4. ros ha detto:

    bellissimi abitanti del posto….magri !!!

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