RTW day 5: aria buona a Buenos Aires

Continuiamo con la “regola del numero perfetto” e di tutta questa grande città scegliamo di vedere tre zone: la Recoleta, il quartiere di San Telmo e il Caminito.

La Recoleta è la prima tappa, raggiunta a piedi dalla stazione di Retiro, dopo aver rinunciato al bike sharing che ci richiedeva una bolla papale con tanto di ceralacca per poter prendere una bici.

Il cimitero di Recoleta sorprende per la sua ricchezza architettonica e per la presenza di importanti personalità della vita sociale e politica argentina, tra le quali Eva Peron, santa o despota che fosse, qui gode di una fama che non ha eguali: donna carismatica e di umili origini, in pochi anni riuscì a rivoluzionare il Paese.

Visitiamo il cimitero monumentale dove riposa anche Evita, evitando, non proprio agilmente, le immancabili bancarelle della domenica che attorniano il complesso. Di tutte queste bancarelle, una in particolare attira la nostra attenzione: è la postazione di un signore sulla sessantina inoltrata, venditore di nonmiricordocosa, posizionato di fianco a un indiavolato venditore di pifferi, che spifferava come un ossesso, probabilmente dalle 6 di mattina, per incantare i passanti e qualche topastro locale.

Ora, io conservo un elenco di lavori che neanche se mi pagassero milioni di euro farei. Ecco, questo entra di diritto in quella lista e nella lista delle torture di guerra punite dal tribunale internazionale dell’Aia. E non ho guardato la cronaca locale la sera, ma sono sicuro che hanno trovato il pifferaio, con il suo strumento infilato in qualche anfratto corporeo, in una via buia, con un cartellino con scritto sopra: “hai rotto con sta minchia di piffero. Il tuo vicino di bancarella”.

Ancora ipnotizzati dalla cacofonia di suoni, troviamo una scultura singolare a poche centinaia di metri: la Floralis Genérica, un fiore alto ventitre metri, interamente in acciaio e alluminio che si apre alle 8 di mattina e si chiude al tramonto, simboleggiando la continua rinascita della speranza.

Con la speranza di trovare qualcosa da mangiare, ci dirigiamo a San Telmo e, dopo aver assistito allo scippo quotidiano delle 11:45, prendiamo il bus per lo storico quartiere del tango.

Mangiamo, preleviamo, ricarichiamo la tessera del bus, il tutto in ben due ore nette, in una performance da giochi senza frontiere, facendo passare 3 ristoranti, 22 bancomat e 37 tabaccai prima di trovare la combinazione giusta. Il tutto però nella magica atmosfera di San-Telmo-prega-per-noi, uno dei più antichi quartieri della città.

Si sta facendo tardi quindi ci dirigiamo verso il Caminito con un autobus guidato dal fratello argentino di Ayrton Senna. Tempo stimato da Google Maps: 28 minuti. Tempo effettivo: 12’37”, due vecchine all’ospedale, dodici pedoni investiti, tre ciclisti rottamati.

Girovaghiamo per le sue viuzze dai colori vivaci, scorci graziosi, finestre e lanterne dipinte con colori sgargianti e ballerini di tango che regalano un’atmosfera tutta argentina a questa giornata.

Siamo alla Boca, un pittoresco quartiere fondato nei primi del ‘900 da emigranti genovesi in cerca di fortuna e lavoro. Una particolarità di questo quartiere sono le sue case colorate, che i suoi abitanti dipinsero, quasi inconsapevolmente, con le vernici avanzate dopo aver dipinto le chiatte del porto.

Entrambi forti attrazioni per turisti e, come tali, un po’ svuotate di veracità. Ma basta fare un paio di passi (non di più se ci tenete al portafogli) fuori dai luoghi noti per trovare il vero spirito della Republica de la Boca, con il vero fascino del tango argentino ballato per strada, musicisti che suonano nei bar, una partita di pallone improvvisata davanti ad un murales di Maradona e musica latino americana che esce dalle case!

È ora di andare, oggi è domenica e si cena in famiglia. Fernando ha invitato a casa sua Lucia (un’altro host di Buenos Aires, ma originaria della Patagonia) e un couchsurfer Ecuadoriano che dorme da lei. Da buoni italiani lanciamo la proposta: pasta all’amatriciana per tutti! Facciamo passare 12 supermercati e alla fine troviamo la pasta italiana (De Cecco), una panceta passabile (il guanciale è sconosciuto pure qui) e un parmesanito perfecto di dubbia origine. Potremmo riuscire nell’impresa di cucinare qualcosa di mangiabile… il risultato è decisamente invitante, nessuna lamentela dai commensali e piatti spazzolati. Dalla salsa di pomodoro passiamo a parlare della salsa ballata (e ovviamente del tango argentino) fino a mezzanotte, il tutto in uno spagnolo improbabile… Lucia da il via alle danze ed è tutto uno scuotimento di natiche; noi in compenso siamo due tronchi ma ci buttiamo nel ballo!

Allo scoccare del nuovo giorno cala il sipario, Fernando domani lavora, noi salpiamo all’alba per Colonia del Sacramento. Serata stupenda, salvato l’onore dell’Italia e della sua cucina, alla faccia del parmesanito!

p.s. Ma io nei selfie dove cribbio guardo sempre??

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