RTW day 55: abbracci intensi – N.P.H. Perù – Cañete

È la mattina del 25 dicembre ed è il nostro turno da Babbi Natali. Camminiamo verso il cancello e sentiamo i nostri nomi, i bimbi ormai riconoscono i nostri passi e appena entrati ci troviamo davanti la solita scena: sorrisoni e tante feste, ma noi non ci stanchiamo mai di questo “rito”! Troviamo un angolino tranquillo con la nostra figlioccia e le consegnano un orsetto con un cuore rosso ricamato sul petto. Questo pupazzetto di pezza, che ha già una sua storia, è il regalo di una cara amica, dopo un percorso fatto di domande e risposte, di dubbi e paure, di coraggio e di punti fermi, o forse è stato “semplicemente” l’inizio di un cammino e la scoperta di una nuova strada. L’orsetto ha viaggiato con noi fino a qui ed ora continuerà a vivere nuove ed emozionanti avventure tra le braccia della nostra figlioccia.

Lo guarda con attenzione in ogni suo particolare e con le sue ditina gli accarezza il cuore. Ci ringrazia e ci salta al collo per abbracciarci… la gola inizia già a stringersi a tutti e due!

Le abbiamo scritto un bigliettino comprato sull’isola di Pasqua, all’interno contiene anche una frase di Barbara: “un orso perché è forte, ma possiede un cuore grande, come te”. Ovviamente il compito di leggerle il bigliettino (in uno spagnolo super fluente) tocca a me e al mio nodo in gola; ma se ho imparato una cosa da questo viaggio è quella di non reprimere le emozioni… qualunque esse siano fanno parte di me e sono un regalo meraviglioso per la persona a cui le stai donando! Glielo leggo e lei è super attenta ad ogni frase, tanto che mi commuovo e lei mi sgama tempo zero, infatti mi chiede subito se sto piangendo… Le rispondo: “un pochito“. Lei mi chiede “perché?”, non so risponderle, alla fine sono felice e ho vissuto tutti questi giorni intensamente con lei e con tutti gli altri bimbi, ma vorrei che questo momento non finisse mai, che il tempo si dilatasse tanto e le lancette dell’orologio scattassero molto lentamente!

Per tutti gli altri abbiamo portato stickers di vari personaggi, che li hanno fatti impazzire… li usano subito per incollarli nelle loro letterine destinate a padrini e madrine che presto spediranno. La mattina trascorre in giardino e tutte le volte che qualche bimbo mi chiede di essere caricato sulle spalle, io indico la mia dolce metà (che a quest’ora avrà un ernia multipla) dicendo: “El tio es más fuerte, yo no tengo fuerza!“… passa un secondo e sento: “tio cargameeee!” e vedo una fila di bimbi con le braccia alzate. Ops!

Paolo mi lancia lo sguardo della tigre, ma si lascia fare di tutto da loro! Lo guardo e sorrido, dopo 14 anni di vita insieme scopro un lato del suo carattere che non conoscevo, ma che adoro. Ha una dolcezza particolare con questi bimbi, li ascolta, li tranquillizza e li fa divertire… anche se a volte mi chiedo chi si diverta di più!

Mangiamo di nuovo insieme nel comedor, ma il tempo ormai vola ed è il momento di salutare tutti. Li abbracciamo profondamente e tra sorrisi e lacrime riusciamo solo a dire che li porteremo sempre nel cuore… SEMPRE! Secondo giro di abbracci, che dicono molto di più di tante parole, anche perché questa volta abbiamo un grosso groppo in gola che ci blocca tutte le sillabe.

Siamo felici che questi bimbi vivano in un ambiente protetto e accogliente, grazie anche al lavoro delle formidabili tias, che definirei delle wonder women. La cosa più bella è che qui si respira gioia e che i bimbi si sentono in una famiglia, chiamandosi tra di loro hermanos e hermanas, a prescindere dal legame di sangue. Tutto lo staff ci ha accolto come persone della casa, compresa la direttrice, una donna decisa ma con un cuore grande! Noi abbiamo occhi che guardano il mondo da una prospettiva diversa, siamo arrivati come madrina e padrino di una bimba, ma partiamo come tia e tio di tutti loro, ognuno ci ha regalato sorrisi e carezze che valgono oro. Guardiamo i loro occhioni ancora una volta per stamparceli nella mente e per portarceli nel cuore per sempre!

Lasciamo la casa di N.P.H. e nonostante abbiamo salutato e risalutato, abbracciato e riabbracciato, ci verrebbe da correre indietro un’altra volta e fare finta che non si parte più. Magari non partire più veramente. È un po’ come nei film, dove sai già come vanno a finire, ma speri sempre che questa volta il finale cambi. Ma siamo spinti dalla corrente, che in questo momento va in un’altra direzione, anche se il vento un giorno ci potrà portare nuovamente qui, perché ormai un filo ci lega a questo luogo. Ci risuona la voce dei bimbi nella testa e nel cuore e lì ci rimarrà a lungo.

Ci dirigiamo verso il cancellone che porta la scritta “N.P.H. Peru” e mentre trasciniamo le valigie, un bel po’ più pesanti e cariche di ricordi, sentiamo chiamare i nostri nomi. Sono alcune ragazze, a cui abbiamo lasciato delle lettere, che ci corrono incontro chiedendoci di non partire, ci abbracciamo senza fretta, augurando loro di diventare ciò che desiderano nella loro vita!

Abbiamo “addomesticato” e siamo stati “addomesticati” con una facilità che ci ha spiazzato, abbiamo dedicato del tempo alla nostra rosa e ora non sarà mai più una rosa come tutte le altre. Adios niña querida, e come diceva Coco… recuerdame

Sul pullman che ci riporta a Lima noto sul dorso della mano di Paolo il cuore che gli aveva disegnato la nostra figlioccia. Io ne ho uno identico. Gli stringo la mano e ripenso a lei. Anche lei ha un cuore identico sulla sua manina che le abbiamo disegnato prima di salutarla. In qualche modo qualche goccia d’inchiostro ci tiene ancora legati in questo addio.

Poi ripenso anche a tutti gli altri bimbi e mi accorgo che mi mancano tutti allo stesso modo!

La volpe disse: “ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “per favore… addomesticami”, disse.

“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.

“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”

“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…” […]

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.

“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”

“È vero”, disse la volpe.

“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.

“È certo”, disse la volpe.

“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

Poi soggiunse: “Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. […]

E ritornò dalla volpe.

“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

“È il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”

“Io sono responsabile della mia rosa…” ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Per saperne di più sulla Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, sulla casa di N.P.H. Peru e per sostenere i suoi progetti:

https://www.nph-italia.org/cosafacciamo/casenph/9/peru/

Con 26 euro al mese è possibile cambiare la vita di un bambino accolto nelle case N.P.H. Per saperne di più sulle adozioni a distanza potete scrivere a padrini@nph-italia.org

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuliana Gambino ha detto:

    Non trovo proprio parole ❤️

    1. la Vale ha detto:

      😘

  2. ros ha detto:

    Che emozioni e che bello non fermarle !

    1. la Vale ha detto:

      ❤️❤️

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.