RTW day 59-60: inizia la nostra avventura – N.P.H. Honduras – Tegucigalpa

Spendiamo gli ultimi colones costaricani con un timbrino (e la mia passione per questi aggeggi ormai è nota ai più) in legno scolpito mano (il che fa schizzare alle stelle il desiderio) che mi chiama a gran voce dallo scaffale e costa esattamente quanto l’ultima banconota che mi rimane in tasca. Un segno del destino che non si può ignorare!

Volo tranquillo, Paolo vede un film allucinante di mostriciattoli, guerrieri e mongolfiere che si incendiano ogni 5 minuti; mi auguro solo che non assomiglino a quelle del Myanmar su cui voleremo a febbraio.

Fino all’ultimo la nostra avventura in Honduras è rimasta in bilico a causa della situazione politica e sociale molto tesa. Il ritardo nella pubblicazione dei risultati delle elezioni del 26 novembre e il sospetto, non troppo velato, di brogli hanno portato a tumulti, blocchi stradali e scontri tra manifestanti di fazioni diverse e forze dell’ordine. La casa N.P.H. in Honduras è riconosciuta a livello nazionale dal governo, quindi all’interno del rancho siamo tutelati e protetti. Le festività natalizie hanno calmato un po’ gli animi e la situazione ora è relativamente tranquilla. Siamo comunque tra i pochi gruppi di volontari che hanno confermato la loro presenza qui, ci dicono che i bimbi della casa saranno felici di vederci in questo Natale per loro inusualmente povero di visite.

Atterrati, incontriamo in aeroporto i primi due volontari italiani che arrivano da Vicenza: Roberto e Milena. Mangiamo qualcosa insieme e facciamo amicizia in attesa dell’arrivo degli altri. Chiediamo dell’acqua: niente acqua, solo Sprite, Coca-Cola e Fanta: benvenuti in America! Utilizziamo la nostra scorta di acqua, mentre loro due si danno alla pazza gioia con l’acqua del rubinetto… memori del nostro recente passato tremiamo per loro! Come volevasi dimostrare il cagotto purtroppo li coglie in poco tempo… la maledizione dell’acqua del rubinetto all’estero non sbaglia un colpo! Dopo un’ora arriva Federica che ci raggiunge a pranzo, lei è la veterana del gruppo, essendo già stata qui in passato, ci anticipa un po’ cosa troveremo al Rancho Santa Fe. Nel primo pomeriggio arrivano anche Vittoria e Rachele, la coordinatrice della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia. Entrambe sono senza valigie, rimaste a Huston, e sono più preoccupate per i regali destinati ai bimbi che per i loro vestiti. Capiamo subito che siamo nel posto giusto con le persone giuste! Siamo al completo, il responsabile locale dei visitors Robert e un ragazzo della sicurezza del campus ci portano allo scuolabus, esattamente quello che si vede nei film, per capirci.

Facciamo tappa per la spesa al supermercato, dove diamo prepotentemente sfogo alla nostra italianità. Riempiamo carrelli manco dovessimo partire per una spedizione in Antartide e, dopo un’ora di saccheggio selvaggio, il bus appare così:

Tutti i sedili vuoti sono riempiti dalle buste della spesa, della serie “sono arrivati gli italiani”! Ovviamente la pasta e il sugo sono stati il primo pensiero in cima alla lista! Vittoria si incarica di tenere le uova, che dati i miei precedenti non vengono affidate a me.

Il rancho è fuori città, quindi tra sosta spesa e traffico ci mettiamo quasi 3 ore per arrivare. Passiamo in zone molto povere, tra cui una discarica a cielo aperto, nelle cui strettissime vicinanze vive la popolazione locale, che raccogliendo plastica e carta dalla pigna immensa di rifiuti cerca di racimolare qualche limpira, mettendo però in grave pericolo la propria salute.

Il tragitto prosegue tra piccole case e baracche, in Honduras circa il 75% degli abitanti vive al di sotto della soglia di povertà. Il bus continua a salire e all’improvviso si apre la vista su tutta la città.

Arriviamo al campus quando ormai è sera e quindi ci sistemiamo subito nelle varie stanze. Cena veloce a base di tortillas e fagioli e via a letto. Una scritta sulla porta si fa notare per la sua semplicità e ci accoglie con positività!

Il giorno seguente facciamo un giro in tutte le casette del campus con Robert, che ci spiega anche la filosofia e i valori della casa N.P.H. Honduras.

Subito le dimensioni ci appaiono molto diverse dalla realtà che abbiamo lasciato da poco in Perù. Qui sono più di 500 ragazzi, mentre in Perù erano una sessantina. Le case sono molto distanziate poiché l’appezzamento di terreno è vastissimo. Al suo interno ci sono la scuola e laboratori professionali di alto livello, la Chiesa, la cucina, la tortilleria, degli enormi forni a legna, una clinica in costruzione, l’ospedale (che fornisce assistenza anche alla popolazione locale), la fattoria e gli orti con cui la casa si autosostiene dal punto di vista alimentare. Intravediamo moltissime mucche che danno il latte per produrre il formaggio, rivenduto anche all’esterno.

Visitiamo anche Casa Eva dove vive un gruppetto di anziani, che ci accoglie con grandi sorrisi e tanta dolcezza!

Tutte le case ci appaiono accoglienti e in fase di trasformazione, infatti da poco è cambiato l’approccio e i bimbi sopra i 6 anni non sono più divisi per fasce di età, ma viene favorita la convivenza di diverse età per responsabilizzare tutti e soprattutto, in caso di fratelli e sorelle, per tutelare i legami esistenti. Le case sono in ristrutturazione per creare un ambiente caldo ed accogliente sempre più simile ad una vera e propria casa: gli androni unici dei dormitori sono stati da poco divisi in stanzette da 4-5 letti per creare un clima più intimo e familiare, aggiungendo anche piccole cucine e salotti. I bimbi sono contentissimi dei loro nuovi spazi! Ci sono casette dedicate a delle iniziative formative come “Chicas poderosas“, che insegna alle ragazze ad avere coscienza delle loro potenzialità nel mondo del lavoro e ad avere rispetto di se stesse; invece per i ragazzi il progetto si chiama “Hombres de honores” che gli insegna a rispettare le donne e ad abbandonare il modello “machista”, purtroppo molto di moda nella società moderna (non solo honduregna). Il rispetto reciproco, la non-violenza e il riconoscimento delle situazioni di pericolo sono alla base di entrambi. Lo trovo molto interessante e positivo, qualcosa da cui anche noi possiamo imparare.

Il tour è finito e noi siamo a pezzi, il rancho è davvero molto esteso e io ho già perso l’orientamento. Questa sera c’è la finale del torneo di calcio e tutti vi partecipano con molto entusiasmo, ragazze comprese che sono in finale. Noi seguiamo tutto dagli spalti, appollaiati sui nostri trespoli con la classica tortilla in mano, attenti a non capicollare giù dalla scalinata ad ogni esultanza per i goal.

Per saperne di più sulla Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, sulla casa di N.P.H. Honduras e per sostenere i suoi progetti:

https://www.nph-italia.org/cosafacciamo/casenph/6/honduras/

Per i prossimi campus di volontariato organizzati dalla Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus:

https://www.nph-italia.org/notizie/727/foto-e-racconti-dal-campus-di-volontariato-di-nata/

Con 26 euro al mese è possibile cambiare la vita di un bambino accolto nelle case N.P.H. Per saperne di più sulle adozioni a distanza potete scrivere a padrini@nph-italia.org

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    questa tappa me la segno proprio ragazzi, quando tornerete, voglio sentire tutti i racconti e i dettagli di un’esperienza che non mi risulta difficile immaginare unica !
    vi stimo e vi abbraccio !!!

    1. la Vale ha detto:

      ❤️ alla fine non abbiamo fatto nulla di eccezionale, la grande stima va alle tias e a tutto lo staff che gira intorno a questi ragazzi. Un abbraccio, grazie!

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