RTW day 6: Cool-onia del Sacramento

Sveglia all’alba oggi. Lomas de Zamora dista un’ora e mezza abbondante da Puerto Madero, ovvero da dove salpa il nostro ferry per Colonia. Peschiamo il jolly e grazie al black Friday prendiamo due biglietti della Buquebus al costo di uno. Colonia del Sacramento si trova in Uruguay: e vai di altro timbro sul passaporto! A parte questo dettaglio non trascurabile, è anche un grazioso paesino coloniale e si gira in un paio di ore, forse anche meno, se però non avete una compagna di viaggio innamorata dei dettagli. Se questo invece è il vostro caso, pensate seriamente al pernottamento in loco, visto che solo la Calle de los Suspiros, una via di venti metri, chiamata così per i sospiri dei mariti in attesa delle mogli, vi terrà inchiodati per almeno un’ora. Due se aggiungete l’autoscatto di rito, rifatto venti volte.

Questa calle sembra un buco nero: in venti metri c’è una bottega di un pittore, dalla quale la nostra Picanella viene totalmente rapita; la scruta in lungo e in largo, sale e scende le scale, fotografa e rifotografa. Tutto questo girovagare le fa venire fame e con il suo solito ottimo fiuto scova pure un ottimo ristorantino, nascosto in un anfratto (di cui probabilmente neppure i locali sanno dell’esistenza).

Mangiamo picadas (i nostri taglieri di salumi e formaggi), ma non ordiniamo vino, tanto che il locandiere esclama: “questo è un incubo”, ma in poco tempo capisce che l’alcool può solo aggravare i danni che la Vale può combinare da borracha, così ci porta una mega spremuta nella brocca del vino.

  

In questo angolino delizioso della città, la Vale si trasforma in San Francesco e, dopo essersi sbafata il suo tagliere, in un sprazzo di generosità dona le briciole di pane agli uccellini che ci svolazzano intorno, sperando di attirare il tero, la seconda vera ragione per cui siamo qui. Eh sì, perché nella guida di viaggio è stato inserito anche il tero, l’uccello tipico dei campi dell’Uruguay, che vive vicino a laghi o fiumi, ma si può trovare anche in zone urbane. Questo uccello è considerato un guardiano, dato che in presenza di estranei inizia ad emettere dei gridi tipo “tero-tero-tero, aho anvedi ce sta el ladron, tero-tero tero-tero” da cui deriva il nome onomatopeico. Quindi molti lo tengono come animale domestico al posto del cane e lo usano come antifurto, alla facciazza dell’allarme perimetrale e della telecamera a infrarossi. Preciso che questa cosa è vera!

Purtroppo per noi, nessuna traccia del tero. Pappagalli verdi come se non ci fosse un domani, ma niente tero.

La nostra vicina di tavolo abbatte un bicchiere di vino in pieno stile-Vale, tanto che la nostra eroina esclama: “se il disastro lo facevo io, dicevo che era stato il tero”… non fa una piega, meglio dare la colpa all’uccellaccio e per una volta il sottoscritto è salvo.

Prima di proseguire nella visita del villaggio vecchio, la Vale fa tappa bagno ed esce esclamando: “la stavo per fare grossa, quasi tiro giù la tazza del wc…mica è fissata al pavimento”. Abbiamo sfiorato la tragedia un’altra volta!

Passiamo per Plaza de Armas e vediamo una vecchissima auto decappottabile che ancora oggi sfreccia per le vie di ciottoli della città.

Sulla via del ritorno, quando ormai abbiamo perso le speranze, sentiamo un’eco distante… tero tero… tero tero… alla Vale si drizzano le vibrisse e assume la posizione del puma dell’Iguazú. È senza dubbio lui… macchina fotografica in una mano, briciole di pane nell’altra, si getta all’inseguimento come neanche un fotografo del National Geographic sulle tracce dello Yeti. E alla fine eccolo, un tenero tero tutto per noi. La giornata può dichiararsi conclusa con soddisfazione.

Rimane in sospeso solo il terzo obiettivo: la Vale voleva stringere la mano a José Mujica, presidente dell’Uruguay fino al 2014, grazie al quale il paese, in solo cinque anni di governo, ha attraversato un considerevole sviluppo in campo culturale e politico: sono stati introdotti l’aborto, i matrimoni omosessuali (prima ancora dell’Italia!!) e inaugurati ambiziosi programmi come il “Plan Ceibal”, che ha distribuito computer portatili predisposti per l’accesso a internet a tutti gli studenti del paese. Grande stima per quest’uomo, al di là di qualsiasi ideologia politica, che si è fatto conoscere soprattutto per un approccio umile e per una grande coerenza (si rifiutò di abitare nel palazzo presidenziale e devolse la maggior parte del suo compenso a organizzazioni benefiche)

Dal libro “Felicità al potere” di Pepe José, regalo di una saggia amica, una frase del suo libro: “PERCHE’ E’ QUESTO IL TESORO PIU’ IMPORTANTE CHE ABBIAMO: LA FELICITA’!”

La giornata sta per finire e, seguendo le vecchie rotaie della stazione, arriviamo al porto in pochi minuti, per prendere la nave che ci riporterà a Buenos Aires dove, in preda al delirio culinario, bissiamo la performance di ieri con una pasta alla carbonara, che Fernando ancora se la sogna.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Rosanna Calandra ha detto:

    question n. 2: Paolo ma perchè Vale fa l’impiegata e non l’artista a tempo pieno ? In ogni caso avrei pagato per la stretta di mano a JOSE’ MUJICA …anche in cambio di dieci tero tero tero………….ah vale a casa mia puoi andare in bagno tranquilla…il wc è fissato al suolo!!

    1. la Vale ha detto:

      Sulla question 2 ogni tanto mi faccio qualche domanda anche io…
      Se avessi incontrato Josè penso che sarei ancora lì a fargli domande… altro che i quesiti della Rosanna, ti battevo alla grande!!

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