RTW day 62: 2018 coccole e più… – N.P.H. Honduras – Tegucigalpa

Il sole qui sorge piuttosto presto e, nonostante la lunga nottata di festeggiamenti, siamo in piedi prima del previsto… poco alla volta ci troviamo nella cucina dei volontari, così approfittiamo della mattina di relax per conoscerci meglio: ognuno ha la propria storia alle spalle e le proprie motivazioni per essere qui, ma ci accomuna la voglia di comprendere e il desiderio di mettersi in gioco per gli altri.

Il Rancho Santa Fè si sveglia a poco a poco e oggi il nostro unico e piacevolissimo compito è quello di giocare con i bimbi. Alcuni hanno energia da vendere e sono estroversi, altri sono più diffidenti e riesci solo con pazienza a strappargli un sorriso fugace, altri passano dalla gioia alla stizza in pochi secondi e tu ti trovi in mezzo a questo turbinio di emozioni cercando di rispettare i loro tempi e i loro spazi, immaginando il loro vissuto, rispondendo ai loro sorrisi, incoraggiando la loro gioia o calmando il loro astio.

O almeno ci provi, mettendo tutto te stesso e il tuo cuore; alla fine ti accorgi che scambiarsi un occhiolino o mandare un bacio a distanza con la mano è tutto ciò che serve per sentire una vicina che ti pone una semplice domanda, ma che ti riempie l’anima e ti fa ritornare bambina: “tia, vieni a giocare con me?

Presto ci rendiamo conto di quanta energia serva e che la nostra stima verso le tias aumenta sempre di più. Per fortuna siamo un bel gruppo, con la risata sempre pronta, disposti ad aiutarci a vicenda nel gestire tutto questo e a sorreggerci nei dubbi e nelle emozioni che ci pervadono senza preavviso!

Questa sera pizza, sono due mesi che non ne mangiamo una e il sapore ci manca tanto! Spinta anche dai miei compagni di avventura decidiamo di fare il bis, così con il mio piatto in mano mi metto in fila insieme ai bimbi, solo che alcuni mi passano davanti o in mezzo alle gambe, ma io non demordo! Le ragazze mi fotografano, così mia mamma può vedere che mangio!

Ceniamo tutti insieme al campo da basket, ma durante i pasti non si può parlare, questa regola serve per far concentrare i bimbi sul cibo, in quanto alcuni di loro sono arrivati qui malnutriti o denutriti. Per noi sono i primi giorni e da italiani non siamo proprio abituati a stare in silenzio. Milena con disinvoltura chiede ad una bimba se le piace la pizza, la piccola senza proferire una parola ci pensa e un po’ intimidita annuisce. La nostra amica vicentina si rende conto della gaffe, io e Vittoria scoppiamo a ridere insieme a lei… in principio avevamo pensato a due ipotesi: o Milena vuole fuorviare la bimba o la sta mettendo alla prova facendole “l’inganno della cadrega!” Ovviamente nulla di tutto ciò, solo tanta ingenuità che ci ha fatto ridere un sacco!

Mangiamo una pizza molto poco italiana e ci ripromettiamo che, prima di ripartire, ci offriremo come cuochi per preparare una versione degna della bandiera tricolore.

La serata si conclude all’insegna delle emozioni: io e Vittoria possiamo mettere a letto i più piccoli… non ho mai avuto la FORTUNA di poter addormentare un bimbo e credo sia una delle cose più tenere che mi siano mai capitate! Le tias ci fanno sedere sulle sedie a dondolo per coccolare e rilassare i bimbi cosicché si possano addormentare. Scoppiamo a ridere per lo scompiglio che abbiamo creato con il nostro arrivo, due bimbi si arrampicano su Vittoria, il suo dondolo si muove alla velocità della luce e temo che lei possa replicare un capitombolo da quel trabiccolo dondolante… eh sì, perché io e la ragazza ce la giochiamo in fatto di equilibrio precario! Non riesco a smettere di ridere però…

Dopo un primo momento di caos in cui tutti vogliono salire contemporaneamente, riusciamo a disciplinare il flusso di coccole e iniziamo a cullarli. Mi rilasso così tanto che quasi mi addormento io prima di tutti loro. In TV c’è “Spirit cavallo selvaggio”, il cartone animato più triste della storia di sempre. Io piango già alla sigla iniziale e a metà mi devono fare le flebo perché sono disidratata. Ma ai bimbi sembra piacere, quindi incasso e continuo la visione.

Ogni tanto fa capolino da dietro gli armadi un simpatico bimbo, che di dormire non ne ha proprio voglia…

Di tutti i visini che ho avuto tra le braccia, una bimba mi ha fatto innamorare: capelli riccissimi, guance piene e caratterino deciso. La sollevo, mi guarda e mi dice: “tia, peso mucho?“, io le rispondo: “no amore non pesi…”, lei insiste preoccupata: “peso mucho?“, io e Vittoria ci guardiamo e la rassicuriamo dicendole che è bellissima. Ed è davvero così, una meraviglia! Pian piano i bimbi si addormentano tra le nostre braccia e le tias li trasferiscono nei loro lettini. Ognuno riceve la sua parte di dondolamenti e carezze, così nel giro di un’ora sono tutti nel mondo dei sogni!Tornando all’alloggio dei volontari, la commozione è forte: vorrei che tutti loro avessero qualcuno che li culli ogni sera. Le tias sono eccezionali, saltano da uno all’altro, sempre disponibili. Ma penso a quanto siamo stati fortunati noi che ogni sera avevamo chi ci rimboccava le coperte e ci dava un bacio in fronte. Non sono sensi di colpa. Non dipende da noi la parte di mondo in cui siamo nati. Però prendere coscienza della diversità di condizioni in cui siamo cresciuti ci permette di apprezzare ancora di più quei ragazzi della casa che ora sono falegnami, chirurghi, architetti, ingegneri o coloro che hanno dedicato la loro vita a sostegno della famiglia N.P.H e dei suoi valori, credendo fortemente in questo progetto.

Uscite dalla casetta dei bimbi notiamo i loro stivaletti tutti in fila… sembrano usciti da un libro di fiabe!

Prima di entrare in camera mi sdraio sull’amaca che abbiamo in cortile (e quasi mi ribalto), guardo il cielo stellato, ma lo sguardo di quella bimba mi ritorna in mente appena chiudo gli occhi… si chiama come un personaggio del romanzo di James Matthew Barrie, così cerco un passaggio del testo su internet:

Le stelle, per quanto meravigliose, non possono in alcun modo immischiarsi nelle faccende umane, ma devono limitarsi a guardare in eterno. È una punizione che si è abbattuta su di loro così tanto tempo fa che nessuna stella ne ricorda il motivo. E così quelle più anziane sono diventate cieche e taciturne (le stelle comunicano tra loro ammiccando con gli occhi), ma quelle più giovani si meravigliano ancora di tutto.

Scopro quanto sia bello meravigliarsi ancora di qualcosa e commuoversi per una carezza e due occhioni grandi! Non posso e non voglio abituarmi a tutto questo! Questo viaggio si sta rivelando sempre più una scoperta, degli altri e di me stessa.

Raggiungo il fagotto che russa in stanza… La porta fa un po’ rumore così si sveglia, gli racconto tutto prima di crollare e anche io ricevo la mia dose di coccole!

Per saperne di più sulla Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, sulla casa di N.P.H. Honduras e per sostenere i suoi progetti:

https://www.nph-italia.org/cosafacciamo/casenph/6/honduras/

Per i prossimi campus di volontariato organizzati dalla Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus:

https://www.nph-italia.org/notizie/727/foto-e-racconti-dal-campus-di-volontariato-di-nata/

Con 26 euro al mese è possibile cambiare la vita di un bambino accolto nelle case N.P.H. Per saperne di più sulle adozioni a distanza potete scrivere a padrini@nph-italia.org

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