RTW day 67-68: chao Honduras – N.P.H. Honduras – Tegucigalpa

Oggi è l’epifania e i re magi sono finalmente giunti a destinazione nel presepe all’interno della chiesa. Siamo a messa e, durante lo scambio del segno della pace, il bimbetto che vuole sempre farmi correre attraversa la chiesa e mi trascina al suo posto. È una molla, non sta fermo un secondo, ma in braccio è decisamente più tranquillo, anche se durante le canzoni ci muoviamo a ritmo di musica e battiamo le mani insieme.

Al rancho Santa Fè è un giorno di festa e vogliamo godercelo anche se sappiamo che la nostra permanenza ormai è giunta agli sgoccioli. Non ci facciamo prendere dalla malinconia e cantiamo a squarciagola le due canzoni che abbiamo imparato in questi giorni: “Belen, campanas di Belen” e “Los pesces en el rio“. Non abbiamo nessuna idea del significato e non capiamo perché questi pesci nel rio continuino a bere, ma ci diverte e tutti, dai bimbi ai nonni, le cantano con un allegria supercontagiosa battendo le mani e agitandosi a ritmo di musica.

A capodanno il direttore della casa aveva annunciato che, a causa dei recenti problemi di ordine pubblico, il cioccolato non sarebbe arrivato come da tradizione; Rachele comunica la notizia alla Fondazione Francesca Rava, che si preoccupa di offrire questo dono per tutti i 500 ragazzi. Dopo la messa viene comunicata la bella notizia che la cioccolata arriverà: tutti i bimbi sorridono e grande ovazione! Poi il responsabile ci ringrazia per essere venuti qui e per la pizza di ieri sera: seconda ovazione! Vorremmo ringraziarli noi per essere stati ospitati in casa loro e per averci accolto nei loro cuori con una facilità a cui non siamo abituati, ma abbiamo già un po’ di nodo in gola, sapendo che ci resta solo un ultimo giorno qui. Infatti, subito dopo, annuncia che domani partiremo, si alza un coro di “nooooooo”. Tra me e me ripeto: Vale non piangere, Vale non piangere, Vale non pian… ma il bimbo che ho in braccio mi guarda e mi dice: “te vas?“. Gli rispondo che andrò via insieme agli altri volontari, ma che sono felice di averlo conosciuto e di aver giocato insieme. Mi guarda e indica Paolo, poi dice: “Tú y tu esposo están aquí!“, mi abbraccia e gli dico che ci vedremo più tardi per stare ancora un po’ con lui!

Nel pomeriggio cerchiamo di salutare tutti e di stare il più possibile con i piccoli. Neanche ce ne siamo andati e già ci mancano.

Mi intercetta il bimbo della messa e mi mostra un gioco fatto con i cappucci delle ghiande, le usa come trottole (beh, un segno del destino che ci dice di andare avanti!), mi insegna come farle girare e ci perdiamo via per una buona mezz’ora. Gli racconto che le trottole mi piacciono tanto e mi incanto a guardarle roteare, lui raccoglie da terra due “cappuccetti” delle ghiande, di quelli che roteano meglio su se stessi e me li mette in mano, aggiungendo: “para ti y para Paolo“. Li guardo sul palmo della mia mano come la cosa più preziosa del mondo, lo abbraccio e gli dico che li porterò in Italia così ci ricorderemo di lui. Li metto in tasca e chiudo la zip della felpa per non perderli, corriamo (manco a dirlo) da Paolo e gli mostriamo questo gioco… si perde via pure lui!

Bisogna approfittare delle ultime ore, così in pochi minuti ci porta dal cavallo, di corsa… sui giochi, di corsa… sull’altalena, di corsa… e corriamo, corriamo ovunque, da una parte all’altra!

Io e Paolo abbiamo la lingua di fuori, ma un sorriso grande stampato in volto… e corriamo!

La sera riceviamo la visita del Presidente di N.P.H. International, Reinhart, a prima vista un tedesco tutto d’un pezzo, ma poi lo guardi negli occhi e il suo sguardo, quello di un uomo che ha visto tanto, fa breccia nell’animo! Quando non è in giro per il mondo a gestire l’organizzazione, lui vive qui con tutta la sua famiglia, parla con i ragazzi e si interessa a loro; l’abbiamo visto in questi giorni nella casa e, nonostante la sua posizione di rilievo, ha mantenuto una grande umanità: è sempre pronto a donare un abbraccio ai ragazzi, ad ascoltarli per capire le loro aspirazioni e ad instradarli.

Ci ringrazia e ci chiede suggerimenti su come migliorare il programma, ascoltando tutti con grande attenzione e rispettando il nostro punto di vista, ci spiega il perché di molti dubbi, quasi come un padre di famiglia… beh, lui lo è, è il papà di più di 500 ragazzi e lotta perché ciascuno di loro abbia la possibilità di costruirsi un futuro. Prima di salutarci chiede se può recitare una preghiera per noi. Ci colpisce particolarmente, un po’ perché è inaspettata, un po’ perché veramente sentita… “…Dio da’ loro piedi forti affinché possano camminare tanto e nei loro viaggi possano portare la tua luce nel mondo, fai che che le loro mani siano forti per accarezzare e fare del bene, dona loro una voce forte per raccontare di questo mondo e dire ciò che pensano, fai che i loro occhi siano forti per poterci rivedere in futuro!…”. La commozione è generale, ciascuno ha trovato in queste parole un proprio significato, indipendentemente dalla fede che si possa possedere. È la sensibilità e la coscienza delle persone che fa la differenza e non la religione… io queste parole le ho sentite vere!

Questo viaggio si sta rivelando sempre più un sentiero sul quale incontriamo persone che ci lasciano un po’ della loro saggezza e che ispirano! Grazie Reinhart, uomo di grande carisma, le cui parole non sono solo una sequenza di lettere alle quali non seguono però i fatti, come mi è capitato di vedere a volte in persone che ricoprono posizioni di grande responsabilità, spesso concentrate solo su se stesse, che dimenticano quanto sia importante ed arricchente ascoltare e dare spazio alle opinioni degli altri.

A Reinhart vorrei dedicare le parole di un libro, parole che non sono riuscita a dire perché avevo un nodo in gola grande come un rospo.

Cos’è un maestro? Ebbene io ti rispondo: non è chi insegna qualcosa, ma chi ispira l’alunno a dare il meglio di sé per scoprire una conoscenza che già possiede nella propria anima. Unisciti a chi sperimenta, rischia, cade, si fa male, e torna a rischiare. Allontanati da chi asserisce delle verità, critica chi non la pensa come loro, non ha mai mosso un dito senza avere la certezza che avrebbe ottenuto rispetto e preferisce avere certezze piuttosto che dubbi. Unisciti a chi si espone e non ha paura di mostrarsi vulnerabile”

Il cammino dell’arco – Paulo Coelho

I bimbi sono già a letto, quindi alle 21:00 mangiamo l’ultimo nostro piatto di pasta tutti insieme.

Domani partiremo alle 7:00 per l’aeroporto, nonostante il volo sia molto più tardi, ma si temono scontri in città per via della situazione politica ancora molto tesa.

Proviamo a dare un ultimo saluto all’alba ai bimbi però essendo domenica dormono ancora tutti, Simone e Federica riescono a vederli per pochi minuti mentre aprono gli occhi.

Partiamo infine, ma non prima di aver scattato una foto di gruppo!

In questi giorni abbiamo condiviso un cammino con persone che hanno in comune una cosa: nessuno di noi sa, o ha mai saputo, dove vuole esattamente arrivare nella vita. O magari qualcuno lo sapeva, ma la vita stessa l’ha portato da tutt’altra parte. E tutti hanno saputo godere del loro viaggio, adattarsi, flettersi, trovare il positivo e l’occasione di diventare persone migliori ogni volta che si sono trovati davanti ad una difficoltà. Hanno seguito segnali sottili, flussi nascosti che solo chi non è ossessionato dalla meta riesce a vedere, riuscendo a godere delle sfumature di colore invisibili a coloro che hanno la verità in tasca.

Siamo un’armata di coscientemente incoscienti, in uno stato sull’orlo di una grave crisi politica, uniti dalla volontà di restituire parte della fortuna che la vita ci ha dato, nonostante le paure, nonostante i nostri limiti.

Siamo tutti viaggiatori alla Baudelaire, quelli che “partono per partire e basta: cuori lievi simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno la formula delle nuvole.

Non chiedeteci dove saremo tra cinque anni, siamo qui e ora; sappiamo solo che tra cinque anni avremo tante storie da raccontare!

Ci salutiamo tutti all’aeroporto di Tegicicalpa, noi siamo gli ultimi a partire. Gli abbracci sono particolarmente intensi, sembra che questi giorni ci abbiano allenato in questa rara specialità. Ci ripromettiamo di ritrovarci e tutti ci augurano una buona continuazione nella nostra avventura.

Ore 15:30, mentre cerco di scongelarmi dal freddo dell’aria condizionata sparata a palla nell’aeroporto, dal finestrino dell’aereo guardo il paesaggio che si fa sempre più piccolo… chao Honduras, le trottole sono di nuovo in marcia!

Alle 18:30 tocchiamo il suolo americano a Miami, ma prima ci chiediamo se la signora davanti a noi sia ancora tutta intera… Solo una domanda: ma puoi?!?

Questa volta la procedura alla frontiera U.S.A. è leggermente diversa dal solito. Siamo indirizzati verso delle macchinette automatiche che in base ai tratti somatici stabiliscono la probabilità che tu sia un soggetto a rischio. Sopra gli 80 punti l’aggeggio infernale ti sputa un fogliettino su cui appare una X e vieni deviato verso un energumeno di due metri dotato di guanti di lattice per la perquisizione corporale. Parto io… 45… onesto… forse è il foulard che ha fatto salire il punteggio… o forse perché sembro un pupazzo dei muppets e quindi mi valuta innocua.

Tocca a Paolo… la macchinetta ci pensa un po’ su, emette strani rumori e poi se ne esce con un 73! Perquisizione evitata! Freedom! La prossima volta però se si fa la barba prima di prendere l’aereo magari è meglio…

Ore 20:00 siamo in ostello, giornata lunga… giusto il tempo di cucinarci una pasta e via a letto.

BANDIERA

Caro Filippo, come da tradizione ecco il momento per te… questa volta non c’è la foto di una bandiera che sventola, ma un murales che si trova all’interno del Rancho.

Quando venne sciolta la federazione centroamericana, l’Honduras mantenne la bandiera delle Province Unite senza alcun emblema fino al 1866, anno in cui vennero introdotte le 5 stelle. A ciascuna di queste fu associata una provincia centroamericana originaria: la stella centrale per l’Honduras, le altre, procedendo in senso orario da sinistra in alto, rappresentano Guatemala, Nicaragua, Salvador e Costa Rica. Le bande blu laterali rappresentano l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico e le stelle la speranza di ricostituire l’unione.

Non abbiamo visitato questo paese in lungo e in largo, ma lo abbiamo visitato atteraverso le persone e dentro noi stessi…

La sua bandiera per noi è NPH e l’ultimo giorno alcuni bimbi ci hanno chiamato dal campo da basket per salutarci proprio sotto quel disegno.

L’ultima immagine di questo luogo che ho nella mente è proprio quella in cui io e Paolo camminiamo mano nella mano mentre questo simpaticissimo bambino con un mega sorriso, in punta di piedi, ci saluta!

Per saperne di più sulla Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, sulla casa di N.P.H. Honduras e per sostenere i suoi progetti:

https://www.nph-italia.org/cosafacciamo/casenph/6/honduras/

Per i prossimi campus di volontariato organizzati dalla Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus:

https://www.nph-italia.org/notizie/727/foto-e-racconti-dal-campus-di-volontariato-di-nata/

Con 26 euro al mese è possibile cambiare la vita di un bambino accolto nelle case N.P.H. Per saperne di più sulle adozioni a distanza potete scrivere a padrini@nph-italia.org

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mara ha detto:

    Mamma perché stai piangendo? Non piango sono solo un po’ commossa. Mmmmm…Anche Valentina sta piangendo? Credo di sì…(prima,durante e dopo)
    A me la foto del bambino sopra il muro fa ridere…
    Anche a me ( tirando su col naso al sesto kleenex)…
    Mi racconti bene la storia delle cinque stelle? Mi piace pensare che si riuniranno…
    Grazie Vale….

    1. la Vale ha detto:

      Solo un commento… ❤️❤️❤️ un abbraccio forte a voi e grazie a Filippo per averci messo in mente la storia delle bandiere! chao!

  2. Nicoletta Metta ha detto:

    Ragazzi questo blog deve diventare un libro! Assolutamente! È stupendo, lo amo! Un bacio a voi, fate venire una voglia matta di andare da quei bambini meravigliosi!😍😍😍

    1. la Vale ha detto:

      Ciao Nico, grazie!! Una volta arrivata lì poi non vorrai più partire e rimetti in ordine alcune priorità. Un abbraccio!!

  3. ros ha detto:

    A latitudini diverse o erano solo longitudini …bho poco importa…
    ritrovare le stesse emozioni vissute, ritrovare un mondo di emozioni in un recinto.
    Sono così felice nel leggere il vostro racconto che lo vorrei raccontare a tutti….bellissimi pensieri e farò mia anche questa bella preghiera: “… fai che che le loro mani siano forti per accarezzare e fare del bene, dona loro una voce forte per raccontare di questo mondo e dire ciò che pensano…”
    GRAZIE VALE E PAOLO….per il pezzo di voi condiviso!

    1. la Vale ha detto:

      Era da un po’ che non vedevo i tuoi commenti e mi stavo preoccupando! 😂 Mi sa che la tua esperienza in Africa non si discosta molto come emozioni… ti rimane dentro e ogni tanto rileggendo queste giornate mi ricorderò quanta gioia c’è in un sorriso! Grazie a te per fare tua questa preghiera!

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