RTW day 69-70: peste a Fort Lauderdale

Con la telenovela spagnola ci siamo fermati alla puntata del giorno 54, nella quale Pablo prendeva la peste e comunicava alla sua amata la notizia. Nel lungo peregrinare Pablo è miracolosamente guarito, ma la puntata che oggi va in onda ha un’evoluzione inaspettata…

Valentina Maria Alfonsa si sveglia con due tonsille grosse come due angurie e dice all’ex moribondo resuscitato: “Pablo me atacaste la peste, mierda!” Dopo varie peripezie la puntata si conclude con lei che esclama: “si la peste no te ha matato, te mato yo ahora” e trama la terribile vendetta verso il consorte-untore.

Come darle torto. Avere l’influenza fa schifo.

Avere l’influenza a 14.000 km da casa fa ancora più schifo

Avere l’influenza a 14.000 km da casa in Florida mentre fuori piove ininterrottamente fa decisamente ancora più schifissimo.

Siamo in transito attraverso gli Stati Uniti in quanto sono la rotta più economica e semplice per raggiungere la Nuova Zelanda. In più, ad essere sinceri, speravamo nel sole onnipresente di Miami. Il nostro ostello, il Napoli Belmar, gestito da figli di immigrati ischitani, si trova a due passi dalla spiaggia di Fort Lauderdale, la versione low cost di Miami, solo mezz’ora più a nord. Intuiamo vagamente di essere nella zona dei “turisti vorrei ma non posso ” dal benvenuto di un orrendo pupazzo di neve fatto di sabbia, che forse ci sbeffeggia pure.

Come detto però il clima non è dei migliori e la salute pure, quindi ce ne stiamo rintanati a recuperare le forze. Qui mica si fanno scoraggiare dal vento e dalla pioggia e già alle 9:00 di mattina grigliano come pazzi salsicce e pancetta, alla faccia del colesterolo.

Ridendo e scherzando abbiamo superato un terzo del nostro viaggio, quindi possiamo tranquillamente tirare la riga, visto che tra poco abbandoneremo il continente americano. L’ultimo mese è stato emotivamente e fisicamente tosto, ci ha messo alla prova e ci ha costretto ad ascoltarci di più, a seguire un ritmo più naturale e soprattutto a credere in noi stessi. Paesaggi, visi, sorrisi e lacrime si accalcano nelle testa, capiamo che abbiamo bisogno di tempo per riflettere e per far sedimentare le emozioni, quindi schiacciare il piede sul freno ci sembra la cosa giusta da fare in questo momento. Non abbiamo perso niente, incredibilmente… anche la batteria della mia macchina fotografica è riapparsa magicamente dopo due settimane di vacanza nello zaino della Vale (oh, Paolo… guarda cos’ho trovato, ma questa è la tua?!). Ci siamo alleggeriti di molti ammennicoli che non abbiamo mai usato fino a qui e che a breve ovviamente si riveleranno indispensabili! Anche i primi due diari cartacei sono stati affidati in buone mani ed ora sono in Italia, ad attendere il nostro ritorno. In fondo questo è anche un viaggio che ti fa capire l’essenziale nella vita, che ti obbliga a fare delle scelte, perché ogni grammo extra si moltiplica per 1.000 in 6 mesi. E noi abbiamo avuto la nostra epifania, la rivelazione che una cosa sola non può mancare nel nostro viaggio. La pasta. Praticamente se togliamo la pasta, l’olio, il sale e il parmigiano dal mio trolley, non resta quasi più niente. Lo so fa molto italiano disperato pizzaspaghettimandolino, ma quando apro la borsa e vedo il pacco di rigatoni inconsciamente sto bene… è la mia coperta di Linus. So che dovrò superare anche questa… in Australia me la sequestrano di sicuro (e non voglio fare la fine dei cinesi di Airport Security) e figurati se in Myanmar trovi la Divella… ma per ora resta lì, tronfia del suo quarto di valigia e della sua porzione di cuore conquistato. In più, al di là dei sentimentalismi, non ci possiamo permettere ristoranti tutti i giorni e la spending review è come una spada di Damocle sulla testa… quindi per par condicio Barilla e Divella, così non facciamo torto a nessuno, anche se la parta maccarozzi del Sud America ci mancherà!

Il secondo giorno al Napoli Belmar trascorre come il primo, pensieroso, un po’ malinconico, piovoso. Riusciamo giusto a fare una passeggiata sul lungo mare nel pomeriggio, approfittando di un tempo leggermente più clemente. Le nuvole però non promettono nulla di buono così ci facciamo prestare un ombrello dalla sicura dell’ostello: peso specifico di una lastra di marmo, apertura alare di un paracadute e punta in frassino contro i vampiri… armati di tutto punto affrontiamo la spiaggia.

Sembra di stare a Rimini a Novembre, con la differenza che quelli che fanno il bagno sono americani e non tedeschi e che al posto dei racchettoni hanno le palestre e il campo da basket a bordo spiaggia.

Non demordiamo e il tempo non ci abbatte, riusciamo a farci 42 autoscatti pure qui… che la Vale quasi mi fischia giù dalla sedia!

Poi l’ombrello del Belmar (del peso di 12 kg asciutto) posto a protezione della lente durante l’autoscatto cade e quasi abbatte la macchina fotografica…

E finalmente ce la facciamo… quasi

Buona questa e non se ne parli più, ma forse noi siamo più veri in quelle sopra.

Raccogliamo le energie residue e, maledicendo l’aria condizionata sempre sparata a palla in ogni auto e stanza, ci dirigiamo in aeroporto, destinazione Los Angeles.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. SONIA LORELLA NADALI ha detto:

    Ciao cari ragazzi!! Vi leggo sempre con molto piacere. Per prima cosa, anche se con un po di ritardo, vi auguro buon anno!! Colgo l’occasione (e questa volta “precisa”!!) per fare tanti auguri di buon compleanno a Paolo 🎂 buon proseguimento. Un abbraccio con affetto Sonia 🤗

    1. Pablo ha detto:

      Grazie Sonia! Qui si procede al passo alternato ma si procede sempre! 😂

    2. la Vale ha detto:

      Grazie Sonia che piacere leggerti, buon anno anche a te! Un abbraccio forte.

  2. ROS ha detto:

    bhe possiamo dirlo la pasta sta a voi come l’aria condizionata a tutti gli americani !!!!

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