RTW day 7-8: che fate a El Calafate?

Il giorno 7 lo dedichiamo a far sedimentare la tempesta di luoghi e persone incontrati in questa settimana… è passata una settimana e già lo zaino è pieno di racconti, il blog festeggia i suoi 250 visitatori, il diario di viaggio cartaceo è già a metà delle pagine, ricco di immagini, sorrisi, disegni ed emozioni da non dimenticare! Salutiamo Fernando e, per ringraziarlo dell’ospitalità, gli lasciamo un racconto per bambini, ma io aggiungerei anche per adulti, un libro che ci ha “chiamato” da una bancarella, poco distante da quella del pifferaio matto: “El Principito”, che in fondo è legato a questi luoghi, poiché lo scrittore fece proprio un atterraggio di fortuna vicino a Buenos Aires.

Nel pomeriggio richiudiamo le valigie e ci dirigiamo in aeroporto, dove ci ricordiamo di essere figli ingrati, così chiamiamo le rispettive famiglie per rassicurare il parentado del fatto che siamo ancora vivi (e che mangiamo!), prima di partire per la remota Patagonia e lasciarci il wi-fi alle spalle per almeno una settimana.

Il viaggio è tranquillo, se non fosse per una turista tedesca che tossisce come se avesse l’ebola e la tbc contemporaneamente a due posti di distanza. Nel giro di 5 minuti dal decollo si crea il vuoto attorno a lei. Cordone sanitario, turista in quarantena, sedile dell’espulsione attivato, problema risolto. Il panorama che vediamo dall’alto ci fa pregustare ciò che visiteremo nei prossimi giorni nella Patagonia argentina: ghiacciai, montagne, laghi e strade sterrate, così dritte che sembrano tracciate con una riga.

 

Il nostro ostello è il Bla. Scelto a caso da Paolo, anche se ormai siamo convinti che il caso non esista in questo viaggio e la linea sottile che unisce i punti diventi sempre più chiara mano a mano che procediamo. Infatti, appena entrati, occhio-di-falchetto colpisce ancora e subito noto una lampada con un disegno familiare, riconosco in quelle linee il cappello (o il boa che mangia l’elefante) dell’illustrazione del Piccolo Principe. Il ragazzo alla reception ci accoglie con un mega-sorriso e mi dice: “claro que sì!”. Oggi mi sento a casa! Mi guardo intorno e vedo mongolfiere colorate appese ovunque… prima o poi ci salirò su uno di quegli affari, con grande gioia di Paolo…

 

Giorno 8 ci svegliamo nella pittoresca cittadina El Calafate, e qui scatta il momento Superquark: il suo nome deriva da un arbusto con fiori gialli e bacche blu e si racconta che, se mangiati, garantiscano il ritorno in Patagonia, oltre che una lavanda gastrica al più vicino ospedale (700km). Facciamo che andiamo sulla fiducia qui!

Dopo un’ora abbondante su un bus traballante arriviamo al Perito Moreno. Ovviamente, come sempre accade, Paolo è sprovvisto di guanti e cappello, mentre io sono pronta per la scalata del ghiacciaio vestita come la figlia di Reinhold Messner (livello: “non si sa mai, se poi ho freddo??”), nonostante i 20 gradi inusuali per questo periodo. Entriamo nel Parque National Los Glaciares da Sud e ci troviamo davanti uno spettacolo visivo impressionante: il ghiacciaio si estende per 30 km! Anche il fattore uditivo non è da meno: quando i giganteschi blocchi di ghiaccio si staccano dal fronte ghiacciato, a causa dell’impatto con il lago, provocano un fragore che risuona per tutta la vallata. Peccato che tutte le volte che questo spettacolo si ripeteva Paolo era impegnato in altre attività: allacciarsi una scarpa, cercare un fazzoletto, guardare una chica hermosa…tempismo perfetto! Un’altra meraviglia dei ghiacciai è la loro colorazione, che varia a seconda della compattezza del ghiaccio: blu, turchese, azzurro e bianco (Paolo tranquillo, poi ti passo la scala ral).

Soddisfatti rientriamo all’ostello, ma le trottole non possono stare ferme troppo a lungo, così partiamo in direzione El Chalten per vedere anche la parte Nord del parco. Recuperiamo l’auto a noleggio e facciamo scorta di acqua, cibo (banane come se non ci fosse un domani) e soprattutto il mio occhio di lince controlla che il serbatoio della benzina sia pieno, perché, come si dice da queste parti sé que mis pollos (conosco i miei polli), non vorrei ritrovarmi come nella Death Valley in riserva sparata. Non so per quale stano motivo ma la mia dolce metà fa rifornimento solo quando la lancetta inizia a scavare nel cruscotto… magari spera che faccia un giro di 360 gradi e il serbatoio torni pieno per magia…

Percorriamo la Ruta 40 dove i cartelli ci ricordano che:

  • Le pecore hanno la precedenza (anche se vengono da sinistra… maledetta lobby delle pecore!)
  • Il vento porta via le palme (che qui non ci sono) e, se non sei zavorrato, porta via pure te
  • I guanachi quando non sono impegnati a zomparsi a vicenda potrebbero zompare in mezzo alla strada, così, per rendere il viaggio meno noioso

Appuriamo che il vento c’è: ad ogni raffica la nostra Golf-baracca (senza i finestrini agvzzzzz, ma in versione gnic-gnic) traballa, ma fiera percorre questa strada leggendaria e dall’autoradio risuonano le canzoni che i nostri amici ci hanno inviato prima della partenza.

La Patagonia è uno di quei luoghi che, quando li vedi in tv, ti fanno venire voglia di catapultarti lì e, quando li leggi nei libri, ti fanno sognare un viaggio sconfinato e leggendario.

Ora siamo qui davvero: il paesaggio è così vasto da sembrare infinito, la strada dritta è circondata solo da immensi prati e steppe solcate dal vento che si estendono a perdita d’occhio, ma all’improvviso compaiono vette glaciali e laghi di un colore verde smeraldo da lasciare senza fiato. Guanachi, aquile e nandù accompagnano il nostro cammino, facendo capolino ai lati della strada. Ci accorgiamo di una nube di polvere che si alza improvvisamente: ne emerge un gruppo di cavalli selvaggi che corrono liberi e qui l’emozione non la riesco proprio a trattenere (nonostante Paolo cerchi di rovinare la poesia esclamando robe tipo “è Spirit! È vivo! Te l’avevo detto che andava a finire bene!”). Li seguo con lo sguardo finché non spariscono dalla vista.

Arriviamo a El Chalten, un paesino di poche case, dove il vento soffia incessante. È un luogo abitato da gente semplice che ti accoglie con un sorriso, braghine e canotta, come il simpatico Juan (il proprietario della nostra cabana). Noi intabarrati ci chiediamo come possa non congelare all’istante. Ci mostra la stanza nella quale predomina il verde evidenziatore, dai cuscini agli asciugamani e fino alle pareti. Il posto è molto modesto, ma caldo e pulito e questo ci basta. Vogliamo che questo viaggio sia il più responsabile e sostenibile così, dove possibile, scegliamo di alloggiare presso la gente del luogo. Cotti ci infiliamo a letto, sotto le coperte, verdi, ovviamente.

BANDIERA

Devo mantenere una promessa fatta ad un scout di 9 anni, che conosce tutte le bandiere del mondo e che ci segue giornalmente (un’infanzia traumatizzata), e approfitto di una foto scattata proprio oggi per onorarla!

Un altro invasato delle bandiere era proprio il nostro Picanello, che da piccolo costringeva sua nonna a cucirgliele con gli scampoli di stoffa avanzati… tanta stima per la nonna Onorina!

La bandiera dell’Argentina ha tre strisce orizzontali: due bande esterne azzurre e una centrale bianca. Si racconta che l’origine dei colori della bandiera derivino dai colori delle vesti della Madonna.

Al centro vi è il Sol de Mayo (una divinità indigena) con 16 raggi dritti e 16 raggi alternativamente fiammati. Questo simbolo è apparso già in precedenti bandiere dell’Argentina e la sua rappresentazione è identica al sole apparso sulla prima moneta argentina. Il disco solare con un viso circondato da raggi simboleggiava la mitologia Inca: il figlio del divino creatore Inti Viracocha.

In tempo di guerra la bandiera si esponeva con il sole, mentre in tempo di pace non veniva raffigurato. Oggi, entrambe le versioni possono essere utilizzate a piacimento.

Solo un commento personale, ma il sole non ha un po’ la bocca tipica dell’espressione da selfie?

Ciao Fil, la prossima bandiera sarà quella cilena!

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. NINO ha detto:

    Vorremmo tanto che qualcuno ci togliesse un po’ di primavere….. deve essere un’emozione indescrivibile. Chatwin ce l’aveva anticipato! Siamo con voi intensamente. Un grosso abbraccio Nino e Angela

    1. la Vale ha detto:

      Si sono luoghi emozionanti e i pensieri si aggrovigliano l’un l’altro! Siamo proprio sulle tracce del suo viaggio, tra la Patagonia cilena e quella argentina…ovviamente noi siamo dei profani rispetto al suo diario di viaggio! Diverse ma ugualmente bellissime!

  2. Caterina ha detto:

    Posso dire. ……..ho perso le parole voglio solo leggervi. Ciao ragazzi.

    1. la Vale ha detto:

      Ahah, gracias Cate! Qualcuno cantava: ho perso le parole, eppure ce le avevo qua un attimo fa!
      Besos!!!

  3. Sandra & luigi. ha detto:

    Ciao Vale e Paolo, vi seguiamo sempre nel vostro viaggio.
    Le foto che avete fatto sono bellissime.
    Il centro metereologico fantastico!!!!
    Baci.

    1. la Vale ha detto:

      Le foto non rendono la bellezza della realtà…comunque quel sasso non l’abbiamo mai visto fermo in 3 giorni!!

  4. Mara ha detto:

    Grazie Vale! Il regalo più bello per Filippo! Ora però le aspettative sulle prossime bandiere sono alte… ti tocca essere la versione moderna di nonna Onorina!
    Un abbraccio da orso a tutti e due…(come solo Filo li sa dare 🐻)

    1. la Vale ha detto:

      Non gliele potremo portare ma gliele regaliamo in foto…versione 2.0 della nonna Onorina: digitale. Abbraccio da orso anche per voi!! Bacioni!

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