RTW day 73: e guardo il mondo da un oblò

I nostri vestiti camminano da soli ormai e quindi oggi decido di fare un giretto per il quartiere per portarli a spasso. In realtà devo trovare una lavanderia a gettoni prima che mi divorino, ma non glielo posso dire altrimenti scappano. Passo per le viuzze di questo quartiere che sembra uscito dal film “The Truman Show”, solo leggermente meno perfetto e un poco più popolare. Casetta in legno con giardino e cane, casetta in legno con giardino e poltrona nel patio, casetta in legno con giardino e auto tamarra super pimpata in cortile, casetta in legno abbandonata, casetta in legno con giardino e antenna parabolica per dialogare con gli alieni (o con il vicino forse).

Il furgoncino dei gelati pensavo esistesse solo nei film e invece, annunciato dalla sua musichetta un po’ inquietante alla “It”, attraversa puntuale ogni viuzza, tutti i giorni, tra le immancabili palme altissimissime della California.

Dopo circa 15 minuti arrivo alla lavanderia “Los Amigos”. Mi aspetto di trovare una gang colombiana dedita al lavaggio di vestiti e non solo, invece dal bugigattolo in fondo al locale, tra mille lavatrici ronzanti, spunta un cinese minuto, imboscato tra cartoni e vestiti. Mi faccio avanti… vorrei solo capire come funziona la baracca, non che ci voglia una laurea, me ne rendo conto, ma non vorrei creare un’esplosione nucleare a catena perché ho schiacciato il pulsante sbagliato. Esordisco con “Excuse me, how does it work here?” (come funziona qui?), semplice, immediato, poche parole. John, così recita la sua targhetta (anche se dubito sia la versione originale del nome), mi guarda terrorizzato… biascica qualcosa… capisco solo “employee” (dipendente)… forse mi sta dicendo che non è impiegato lì, magari è lo zio che per fare un favore alla sorella che ha portato i figli dal medico la sta sostituendo. Nella mia testa è in corso una puntata di Beautiful in cinese sottotitolato. Vabbè, esco dall’empasse mostrandogli una confezione di detersivo ed esclamando “Uan!”, ci capiamo questa volta e riesco a comprarne una. Vado alla mia postazione, cambio in moneta qualche dollaro e inizio a smanettare per far partire il catorcio che sembra uscito direttamente dal motore di una Ford T.

Quand’ecco che John mi appare davanti con taccuino e penna in mano, mi fissa e mi dice: “Name and phone numbel”… mmm… forse è perchè se dimentico un calzino (cosa probabile) mi chiamano, troppo avanti, facciamo subito sta cosa che se lascio indietro qualcosa chi la sente la Vale, che si è pure raccomandata di guardare bene nel cestello!? Poi John mi guarda di nuovo e aggiunge: “Social seculiti numbel”. Ehm… questa non l’ho capita, ma per lavare un sacchetto di vestiti sono necessarie tutte queste informazioni? Gli dico che sono italiano e che se vuole gli do la tessera dei punti fragola dell’Esselunga, ma il numero di previdenza sociale non ce l’ho. Insiste: “Social seculiti numbel”…. aaaaa John! Non ce l’ho! Mollami! D’un tratto la lavatrice parte con un botto. John fa un salto come se gli avessero sparato e torna a passi lunghi nello sgabuzzino dove l’avevo trovato. Boh… io nel frattempo lavo e asciugo, controllo di non aver perso niente per strada, come mi ricorda l’angioletto che mi appare sulla spalla destra, dalle fattezze incredibilmente uguali a quelle della Vale quando fa lo sguardo della tigre. Arrivo a casa che ancora mi chiedo a cosa cavolo serva il numero di previdenza sociale per potersi lavare le mutande.

Appena entro in casa esordisco: “non puoi capire cosa mi sia successo?!” Lei mi chiede se ho fatto la fine di Stephen nel film “una passeggiata nel bosco”. Per fortuna no, nessun abbordaggio, le racconto tutto e mi illumina, essendo in piena empatia linguistica con l’amico cinese… John (così come la Vale) di “How does it work here?” aveva capito solo le parole “Work here” ed era convinto mi stessi candidando per un posto di lavoro. Direi perfetto, se restiamo altri sei mesi qui so già come mandare avanti la baracca!

P.s. Ovviamente vengo prontamente accusato di aver perso una maglietta che dopo 5 minuti magicamente si materializza dal nulla. Grazie John per averla riportata!

La serata si conclude con cenetta preparata da Vale:

  • pasta zucchine e gamberetti
  • zucchine ripiene vegetariane al forno
  • Insalata
  • Macedonia di frutta

Lucia ha già annunciato che il giorno della partenza ci farà trovare la porta sprangata, in quanto la sua cena avrebbe previsto ravioli in scatola già pronti, avanzati la sera prima perché immangiabili. Devo rianimare la Vale dopo questa notizia dei preparati in scatola. La nostra amica ci racconta un po’ di lei, del giorno in cui è scappata da scuola per andare a vedere Ricky Martin e del giorno in cui da grande, finalmente lo ha incontrato. Le piace anche la musica classica, così sulle note di Bocelli concludiamo la serata ridendo ancora per la storia della lavanderia.

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