RTW day 76-77: trottolata messicana

Salutiamo Lucia e le belve con un po’ di commozione e lasciamo la casa che ci ha fatto da porto sicuro in questi giorni, non prima di dedicare alcune righe scritte su un bigliettino che recita una delle parole più belle…

Autoscatto di rito (in cui Stella dà il meglio di sè con posa da star), baci, abbracci, canzone ovviamente di Ricky Martin per la nostra compilation e via, sfrecciamo verso San Diego su una Focus rossa fiammante.

Partiamo verso le 10:00 in modo da evitare il traffico selvaggio di Los Angeles, che riesce ad essere più congestionata de Il Cairo, nonostante abbia strade a 40 corsie per senso di marcia. Non abbiamo bene in mente cosa vedere a San Diego, tutti ci hanno sempre detto che è molto bella e ci siamo fidati. Lucia ci ha consigliato un paio di posticini carini avendo vissuto lì durante l’università. Ma nel tragitto la Piccanella trama uno dei suoi giri arzigogolati; la guardo e so che sta per propormi qualcosa di strano. Il suo piano prevede:

  • Pranzetto a Little Italy, come consigliato da Lucia
  • Pomeriggio in Messico a Tijuana
  • Rientro prima che i trafficanti ci sequestrino al confine (scherzo eh! Son cambiati i tempi!)
  • Cena in hotel con doccia bollente e (finalmente) dormita
  • Mattinata seguente giro a San Diego al Gas Lamp Quarter e passeggiata alla Marina

Me gusta! D’altronde fino ad ora ci ha sempre preso.

Camminiamo per le strade di San Diego iniziando da Little Italy, la guida cartacea ci dice che è stata ricreata la tipica città italiana; non siamo proprio d’accordo, ma il quartiere è accogliente e si respira un po’ di stereotipo!

Partiamo con il ristorante, italiano, gestito da italiani e il caso vuole che davanti ci sia una cartoleria; da notare che la grandezza dell’insegna è direttamente proporzionale alla dimensione del negozio, quindi è enorme.

La Vale non ce la fa, ordina e poi fugge perdendosi tra i corridoi pieni di carta, biro e timbri, mentre io aspetto al tavolo del ristorante. Nel frattempo sono arrivati al tavolo i nostri antipasti senza che ci siano segni di rientro alla base della mia amata; dopo mezz’ora sarei tentato di sbranare pure i suoi fiori di zucca fritti. Ho capito che devo andare a recuperarla… ha un sorrisone a 46 denti e nasconde qualcosa dietro la schiena… ha trovato il mio regalo di compleanno! Vabbè come si fa a non perdonarla? Ahahah…

Abbuffati come porcelli e con due doggy bag al seguito ci alziamo per la seconda parte del piano: prendere il tram (qui chiamato trolley, infatti non capivamo su che diamine di valigia dovevamo salire) che in un’oretta circa ci porterà al varco San Isidro, la frontiera più attraversata del mondo.

Da lì si procede a piedi per un tratto di strada cintata con alte pareti in metallo che culminano con del filo spinato, non si possono far foto e tutti camminano a passo spedito con il passaporto già in mano. Il confine si valica passando sotto la scritta Mexico per un tornello. Esatto, un tornello come quello degli stadi.

Code lunghissime di macchine sono ferme per i controlli doganali e per chi lo attraversa in auto un cartello indica “solo Mexico”

Per noi timbro sul passaporto e foglietto volante dell’immigrazione che se lo perdi sei finito!

Mettiamo piede a Tijuana, città diventata purtroppo famosa per il muro che divide gli Stati Uniti da Baja California, avamposto più occidentale dell’America Latina. È la porta obbligata per chi vuole andare a “el otro lado” in cerca fortuna a solo una manciata di chilometri dalla lussuosa San Diego.

Una volta arrivati, la zona ci si presenta caotica e trafficata esattamente come nei film. Il clima è rilassato, nonostante il muro imponente e inquietante che separa i due stati. In passato questa è stata una frontiera molto “calda”, ma ora nonostante i proclami politici degli ultimi tempi, tutto avviene nella massima tranquillità.

Passati dall’altra parte, facciamo la nostra consueta scelta in controtendenza: il mercato turistico Hidalgo a 10 minuti a piedi o la più genuina spiaggia locale dove il muro di confine si getta in mare a mezz’ora di taxi? Ovviamente sapete già cosa abbiamo scelto. Trascorriamo un paio di ore a fotografare il muro e a respirare iodio, odio e speranza. Leggiamo su ogni palo metallico del confine una storia, un nome, un messaggio.

Prima del tramonto siamo di ritorno sul trolley e, mentre rimiriamo il nostro timbro sul passaporto, riflettiamo su quello che abbiamo visto e sull’attualità americana.

La vicinanza di due Stati così contrapposti da sembrare appartenenti a due mondi diversi non facilita le cose: il Messico povero e tradizionalista e gli Stati Uniti ricchi e all’avanguardia, fanno sì che “il sogno americano” sia ancora vivo nell’ideale di molti.

Per controllare l’immigrazione nel 1994 è stato costruito questo muro di 3.000 km, alto 3 metri, che costeggia tutto il confine Messico-Stati Uniti fino al Texas. I messicani l’hanno ribattezzato “il muro della vergogna” e tutta Tijuana, tutta, è dominata da questa angosciante presenza che ad ogni passo ricorda chi è nato dalla parte giusta.

Tra l’altro il caso vuole che oggi sia il giorno in cui gli Stati Uniti ricordano ufficialmente Martin Luther King.

Il suo messaggio è ancora attuale, ma si percepisce chiaramente come il sistema abbia inglobato quella fantastica anomalia rivoluzionaria, canonizzandola, usandola a proprio vantaggio. Proprio ora la first lady twitta il suo impegno contro la disuguaglianza e l’oppressione delle minoranze. Forse è un po’ che non si parla col marito, che fa del suo cavallo di battaglia “l’America agli americani” (possibilmente bianchi). Gli Stati Uniti sono così. Grandiosi e ottusi, rivoluzionari e controrivoluzionari, tutto e niente, prendere o lasciare. E per noi è arrivato quasi il momento di lasciarli.

Ceniamo con gli avanzi della doggy bag (praticamente un piatto abbondante a testa) e il letto ci chiama con un messaggio ben chiaro… sleep!

La mattina seguente è dedicata al Gaslamp District, quartiere storico caratterizzato dai tipici lampioni a gas ancora in funzione, da cui l’area prende il nome.

Passiamo qualche ora spensierata lungo la Marina della città, passeggiando tra i suoi negozietti a tema.

Ci facciamo pure leggere le carte da Zoltan, pupazzo reso celebre dal film di Tom Hanks “Big”, che in cambio di un dollaro predice il futuro.

Vista la sfiga degli ultimi giorni pendiamo dalle sue labbra; dopo averci detto che l’età è solo una questione mentale, ci sforna un bigliettino colmo di buoni presagi… prima di tutto: i giorni bui sono giunti al termine! Scopro tramite Zotlan di avere anche amici nelle forze armate pronti ad aiutarmi… anvedi! Mi metto in saccoccia il bonus Marines e sono più sereno.

Scorgiamo in lontananza la Statua del Bacio che fino a qualche anno fa compariva sulle cartoline di Civitavecchia, ma a causa del degrado in cui verteva la zona fu trasportata qui, davanti alla base navale. La statua è ispirata dalla foto di Alfred Eisenstaedt. Il suo scatto ha dato l’immortalità ad un momento, quello in cui un marinaio e un’infermiera si baciavano a Times Square per festeggiare la fine del secondo conflitto mondiale con  la vittoria degli Stati Unti sul Giappone, ora una targa simboleggia il legame tra i due paesi (speriamo).

Ci prende la stupidera e cerchiamo di riproporre a nostro modo la statua.

Primo scatto: Vale è sempre molto rilassata quando si tratta di buttarsi all’indietro… rigida come un’asse da stiro.

Secondo scatto: la femminista che è in lei prende il sopravvento… io mi butto tra le sue braccia come un salmone che risale la corrente.

Terzo scatto: caschiamo per terra, con l’ilarità generale di tutta la piazza che sta ridendo sulle nostre pose da 10 minuti.

È giunto il momento di lasciare San Diego, dopo una (abbondante) zuppa di pesce si ritorna a Los Angeles, dove ci aspetta il volo per la Nuova Zelanda.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. ROS ha detto:

    una delle cose che invidio agli States….i bigliettini per tutte le occasioni ….quelli con il THANK YOU….li avrei comprati a kili!!!

  2. Giuliana Gambino ha detto:

    Davvero Interessante questo racconto di confine ragazzi 🙂

    1. la Vale ha detto:

      ✌🏼mi sembra lontano anni luce!

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